martedì, ottobre 30, 2018



Se Arturo l'avesse potuto vedere, ne avrebbe gongolato per giorni e magari ci avrebbe pure fatto un articolo sul suo blog: parlo della video clip realizzata per raccontare il mio (primo) progetto di machine learning ad una platea di 1300 persone collegate da tutta Europa in video conferenza con Milano, in occasione del plenary meeting annuale. Ne sarebbe stato orgoglioso sia perche' un nipote che fa breccia con le sue idee tra le maglie aziendali esalta le virtu' di famiglia, ma poi soprattutto perche' da geniale video maker quale era avrebbe certamente apprezzato l'estro creativo alla base della storia, la simpatica e volutamente teatrale esecuzione e il sapiente lavoro di rifinitura eseguito dallo studio dei media partner che ci assistono in queste occasioni. L'unico neo e' che non avrebbe capito un'acca di quel che diciamo in quei tre minuti e quattordici secondi, in quanto parliamo in inglese, ma questo sarebbe stato solo un dettaglio.

In breve, ci sono quattro scene.

Nella prima c'e' il mio capo, Nicolai, che pur contento dei risultati fin qui ottenuti si domanda come si possa far fruttare al meglio tutti i dati che i nostri sistemi ogni mese producono. Siamo in piena
rivoluzione industriale 4.0, ci dovra' pur essere un modo per trasformare i nostri processi, ad esempio quelli di assistenza alla clientela, nella direzione dell'automazione digitale? Nel mio copione originale, Nicolai avrebbe dovuto a questo punto indossare un cappello ed un grembiule da chef e avrebbe dovuto sfogliare un libro di cucina in cui la ricetta richiede di insaporire i nostri dati con un misterioso ingrediente: un pizzico di innovazione ("a hint of innovation"). Ma Nicolai ha glissato sulla faccenda del cuoco e in stile teutonico lancia dal suo ufficio di Berlino una semplice sfida: "Dino, trovami il pizzico di innovazione!".

E qui arrivo io. Nella seconda scena, mi domando cosa sia e dove si possa trovare. Parte una carrellata di immagini in cui mi arrovello a pensare, leggo, scrivo, passeggio nervosamente, ma non riesco a trovare la soluzione. Finche', fatto realmente accaduto, l'illuminazione arriva un giorno in cui ascolto un seminario tenuto da un professore svizzero che parla di autostrade del futuro (nel video parlo di smart cities... dopo il crollo del ponte Morandi di Genova parlare di autostrade non mi sembrava proprio il caso!) capaci di prevedere dove e quando si verificheranno ingorghi e incidenti, grazie all'intelligenza artificiale applicata ai dati di traffico. Fantastico, penso. Perche' non riutilizzare lo stesso approccio? Nelle Telco gli incidenti sono le lamentele dei clienti causate da un disservizio sulla linea: noi monitoriamo continuamente le linee dunque basta solo elaborare i dati che gia' abbiamo per fare previsioni e, potenzialmente, intervenire prima che il cliente chiami. Ecco la chiave di volta, quel pizzico di innovazione che, come l'ultimo pezzo di un puzzle (CARS, nel mio caso), mancava per completare la trasformazione digitale!

Si entra quindi nella terza scena. Indossando i panni di AI (Artificial Intelligence, acronimo stampato a caratteri cubitali blu sulla sua maglietta bianca), la bella Marta, analista, collega e amica, si adopera subito nello studiare i nostri dati e nel costruire ed allenare dei modelli statistici. Metaforicamente parlando, solleva pesi, fa gli addominali e corre avanti ed indietro per i corridoi, fino a quando si dichiara pronta e capace di prevedere le chiamate al call center dei clienti e le motivazioni alla base
delle lamentele con alta precisione. Per rappresentare questa capacita' quasi divintatoria di anticipare gli eventi, AI guarda una palla di vetro e agita le mani sopra di essa come a leggere realmente nel futuro. Wow!

Ma questa non e' magia! Nella quarta scena appaio nuovamente io che mi disfo della palla di vetro e spiego che dietro questa soluzione c'e' semplicemente un uso innovativo dei dati tecnici delle linee che sono gia' a nostra disposizione: basta correlarli in modo opportuno con la storia delle lamentele avvenute nel passato ed il gioco e' fatto.

Il video finisce in modo inatteso, simpatico e, per certi aspetti, davvero geniale. Siamo in pieno centro a Milano, nella trafficata via Carducci, ad un passo da Sant'Ambrogio: io guardo in camera e dico che, per quanto riguarda il fatto di evitare ingorghi e cavarsela nell'ora di punta, il pizzico di innovazione e' prendere la bicicletta. A quel punto, mentre io mi allaccio il casco, Marta entra in scena, si siede sulla canna della mia city bike e partiamo insieme, come due fidanzatini, salutando con la mano. La cosa divertente e' che siamo partiti con il rosso, fortunatamente quasi nessuno se n'e' accorto.

Enjoy: Proactive Assurance





domenica, ottobre 28, 2018

Berlino parte seconda


Le trasferte di lavoro sono sempre un’incognita, si parte carichi di dubbi e aspettative: come andrà? Porterò a casa qualche risultato? Ne varrà la pena? Questa a Berlino (la seconda), dal punto di vista pratico, è stata proprio inutile: per quel che riguarda i miei progetti non si è deciso nulla di più di quello che ci saremmo potuti dire anche al telefono, non ho fornito alcun contributo strategico alla discussione principale, in quanto ambito al di fuori delle mie competenze (i.e.: DOCSIS Provisioning). Non abbiamo neppure definito un chiaro piano d’azione che mi veda coinvolto per il futuro. Almeno per ora. Dunque, che ci sono andato a fare? Parrebbe un viaggio a vuoto, forse ho addirittura perso tempo.

Ma poi ci sono altri aspetti, altre prospettive e risvolti da considerare: quando hai un capo che opera così lontano da te, ogni ora spesa con lui di persona è un’ora investita nella relazione, nella conoscenza del mondo che lo circonda, nella comprensione dei retroscena che normalmente non vedi. Parli con lui, ma anche con tutti quelli che lo circondano, misuri la temperatura ambientale, puoi osservare da vicino come girano le cose, entri dentro ai meccanismi. Fatemi aggiungere che stiamo parlando di colleghi tedeschi, favolosi professionisti, maestri nella pianifazione e progettazione, ma non certo campioni di comunicazione. In occasioni del genere non si torna mai a mani vuote! 

E poi c’è l’aspetto “ludico”: gli scampoli di giornata da turista mentre ci si muove verso un ristorante o l'albergo, gli aperitivi in allegra compagnia, le cene esotiche nei posti più assurdi o quelle succulente nei locali più gettonati, le risate a crepapelle con personaggi come Andrea che definirlo solo un collega è un crimine contro la sua (grande) umanità. Con tutto il rispetto per il luccicante mondo Big Data che da qualche tempo mi ammalia, il vecchio mondo dell’ingegneria di rete regala ancora delle belle soddisfazioni: è una comunità piccola, fatta di gente strana e a volte un po' musona, forse proprio perche' deve sempre svangare notevoli complessita', ma che in fondo, sotto sotto, si diverte. 

A proposito! Il "BAU" a Berlino non ha prezzo: Nicolai (il mio capo) e' un mostro di calcio balilla e anche questa volta ha stracciato tutti: incredibile come un omone di quella stazza sia cosi' rapido e agile nel manovrare le bacchette. Ma se avessero un tavolo da ping pong, ragazzi miei, gli restituivo la pariglia...