domenica, febbraio 25, 2018

Dio salvi e protegga l'Ecuador!

Leggendo questo post forse qualcuno penserà che si tratti (letteralmente) di esagerazioni dell'altro mondo, ma io non ne sono affatto convinto. Certo, partecipare ad una festa di compleanno (5) di un compagnetto della scuola materna di tua figlia, in mezzo a non meno di cento convitati dove si è ben mangiato e ben bevuto, scherzato, cantato e ballato con grande allegria dalle quattro del pomeriggio fino all'una di notte non è una cosa a cui si può dire di essere abituati, rappresenta anzi una rarità se non un fatto unico.

Come noto, infatti, i compleanni dei bambini di questa età sono per lo più noiosi. Spesso, infatti, si riducono a rituali consumistici con poca anima e molti effetti speciali, tipo i mega-scivoli delle ludoteche o il pagliaccio trucca-bimbi che fa il pifferaio magico per due ore e poi si sfila la parrucca, intasca i soldi, ringrazia e se ne va alla festa successiva. In tutto questo, gli adulti giocano un ruolo di comparse, accompagnatori-guardiani nell'ombra. Ciao come stai, tutto bene? Sorrisi, quattro chiacchiere ma alla fine, si è e si resta estranei fra estranei. Poi per fortuna arriva la torta, si soffiano le candele, si aprono i regali e tanti cordiali saluti a tutti. Il compitino finisce. Ognuno a casa sua.

Quello che ieri ha fatto la differenza, invece, era percepire che non era solo e soltanto il compleanno di Emanuele. Era anche anche la festa di una famiglia (bisnonni compresi) e dei suoi amici. La mamma e il papà hanno sicuramente fatto tanto per la buona riuscita dell'evento, ma quante altre persone hanno contribuito! C'era chi si occupava degli stuzzichini, chi metteva in fresco e distribuiva le birre, chi serviva la cena, chi faceva le fotografie, chi montava le casse, chi mixava la musica. Persino il clown non era da solo, ma è venuto con due aiutanti (credo moglie e figlia, impegnate a vario titolo durante i giochi-premio). E chissà quanti ancora avranno aiutato a addobbare la sala, fare e trasportare la spesa, preparare la pignata, comprare i tanti pacchetti con i regalini per i bambini, ripulire la sala a tarda notte, etc... Tanto lavoro, tanta fatica, tanti sacrifici, ma il risultato è stato stupefacente: coinvolgimento, allegria, partecipazione. E alla prossima occasione, la ruota gira e si ricambiano i favori.

Dio salvi e protegga l'Equador!

Questa gente ci insegna quello che una volta ci apparteneva e che abbiamo poi dimenticato: stare assieme e fare comunità. Mentre tornavo a casa pensavo anche che i miei figli sono fortunati ad abitare a Milano: qui più che altrove, in Italia, l'immigrazione produce ricchezza e non solo paure. 

PS: maiale, mais bianco, patate lesse e insalata di cipolle, pomodoro e salsa piccante... Qualcuno sa come si chiama questo piatto delizioso?

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