giovedì, novembre 30, 2017

Roadmaps e menù alla Catalana

Uno degli aspetti positivi della penultima riorganizzazione aziendale è che ho ripreso a viaggiare per lavoro, non spessissimo a dire il vero, giusto tre quattro trasferte all'anno che per me è più che perfetto: c'è il diversivo che non guasta ogni tanto così come la continuità a casa, che per una coppia da sola a Milano con due bimbi da crescere è disperatamente necessaria. L'ultima organizzazione è stata annunciata proprio la scorsa settimana e diventerà realtà tra poche settimane: sembra che il Lisbona diventerà il mio secondo ufficio, brrr... Staremo a vedere.

Intanto, pubblico questa bella foto notturna della casa Battlò e vi racconto del mio ultimo viaggio a Barcellona con la solita combriccola di colleghi buongustai delle software roadmaps and best practices sharing... Non vi starò a tediare con la storia delle bandiere catalane appese a tutti i balconi e la storia della Sagrada Familia (che avevo visto quindici anni fa più o meno incompiuta come l'ho trovata questa volta) che abbiamo ammirato per la via: vado dritto al punto culinario. Panza mia, che mangiate! Primo giorno, tataki di salmone con wok di verdure, salsa di ostrica e sesamo presso il raffinato ristorante "My Way", nel barrio gotico. Attenzione agli incontri notturni, c'è sempre gente poco raccomandabile da quelle parti. Secondo giorno, abbuffata di antipasti e frittura di pesce, più paella d'occasione al "Salamanca", in zona Barceloneta. Non ho dormito un gran che quella notte. Il terzo giorno, più sobria ma comunque gustosa cena a base di tapas al "Taller de Tapas", in zona molto chic e poco distante da piazza Catalunya e dalle Ramblas, dove abbiamo infatti poi chiuso la serata. Quarto ed ultimo giorno, pranzo in un ristorante frequentato solo da locali ("Cuina d'Amics") a base di filetto di baccala e fagioli. La mazzata finale.

Fortuna che a casa ho le mie certezze: frollacchia di carote, cipollotti e piselli e tanto pentimento per il resto della settimana!!!


domenica, novembre 26, 2017

Quel parcheggio sotto la Rocca


Bisogna riconoscere che c'e' una certa coerenza tra il fatto di costruire un parcheggio ai piedi dell'antica Rocca di Bergamo alta (pur tra frane, crepe, appelli e proteste dei cittadini) e la scarsità di mezzi pubblici che si arrampicano fino all'interno della citta' murata: le uniche alternative sono il (mini) bus "3" che parte ogni 45 minuti dall'Ostello della Gioventu' o la funicolare da Viale Vittorio Emanuele II che offre una corsa suggestiva ma scomoda per chi si trova lontano dal centro.

Si potevano fare scelte diverse? Credo di si, ormai di modelli virtuosi da copiare in giro ce ne sono molti e a Bergamo non mancano nè le risorse e nè le competenze per mettersi in scia o persino in testa al gruppo. Quel che manca alle amministrazioni che si susseguono a palazzo Frizzoni è la visione del futuro e il coraggio di affrontare con lungimiranza le sfide della globalizzazione. Pensare di risolvere il problema della mobilità e del turismo di massa con un parcheggio affidato a privati nel cuore di un centro storico da poco divenuto patrimonio UNESCO è semplicemente desolante.

 E ora vi saluto che mi aspetta la salita al campanone con i miei piccoli esploratori!


martedì, novembre 14, 2017

La tua prima volta a San Siro



Quando sarai grande capirai tante cose che ieri sera hai osservato senza farci troppo caso, tipo come mai salissimo la rampa della torre “torcigliona” di accesso al terzo anello fermandoci a contare ad ogni giro di spira a che piano fossimo, come mai ci fosse tutta quella gente e perchè sugli spalti si sentano dire tante parolacce o perché qualcuno tiri bottiglie vuote sulla testa di quelli sotto (questo, veramente, faccio fatica a capirlo anche io), cosa sia l’IKEA, perché Insigne, che è il nostro attaccante migliore, non abbia giocato (bè anche questo rimarrà un mistero, ma ormai che importa), etc… Da grande capirai che senza che ci fosse la minima intenzione hai assistito ad un evento storico, ad un “apocalisse” come molti giornali titolavano oggi, ad una delle pagine più nere del calcio italiano: la mancata qualificazione della nostra nazionale ad un campionato mondiale. È la seconda volta nella nostra storia, non succedeva da 60 anni… Avrai tempo per ragionare su queste cose. Ma il bello di essere bambini (e per me di averlo vissuto attraverso i tuoi occhi) è che una serata come quella di ieri – nonostante e al di là del risultato – è magia pura che non necessita di spiegazioni: si spalancano gli occhi, si salta, si canta e si urla sospinti dalla forza impetuosa della curva, si respirano emozioni a pieni polmoni e ci si abbandona all’euforia di una festa pazzesca, mai vista prima. Io, veramente, a San Siro ci ero già stato, ma andarci con te è stata tutta un’altra cosa!