venerdì, marzo 10, 2017

10 Marzo, maniche corte


Guardate qua: c'è chi si mangia un panino in compagnia, chi legge un libro o studia, chi se ne sta beatamente sdraiato al sole in maglietta a maniche corte. Per forza! Oggi a Milano abbiamo toccato la bella temperatura di ventidue gradi! Una favola, certo, basta solo non consultare il calendario e scordarsi che oggi è soltanto il 10 del mese di Marzo. Aiuto... C'è da dire che a queste bizzarrie da paese tropicale forse ci stiamo un po' tutti abituando e la cosa non ci sorprende più. L'inverno in città è diventato un incerto balletto di poche settimane attorno allo zero, più sopra che sotto a dire il vero, con precipitazioni scarse e neve ormai quasi del tutto assente (menomale, dirà qualcuno). Con un clima tanto mite, non è stato necessario riporre la bicicletta in cantina e ho potuto usarla quotidianamente per recarmi in ufficio; forse dovrò farlo più avanti, se il caldo avrà il sopravvento. Vedremo.

Questo anticipo di primavera invita ovviamente a starsene il più possibile all'aria aperta. Oggi che ero in ferie mi sono fatto una pedalata da San Protaso a San Cristoforo, ho scattato la foto che vedete sopra in Darsena, quindi mi sono messo il cappello da turista e ho girovagato in centro alla scoperta di angoli e tesori nascosti che mi ero appuntato di visitare: Via Conca del Naviglio, il parco archeologico dell'anfiteatro romano, di cui oggi rimangono ben poche tracce ma che a suo tempo era grande quanto l'Arena di Verona, la Basilica di San Lorenzo (intessuta delle pietre dell'anfiteatro), la chiesa di San Sepolcro, che sorge proprio nel foro antico di Mediolanum, la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, celeberrima per via del finto coro realizzato da Bramante e, infine, San Bernardino alle Ossa. Altro che real bodies...

Ho chiuso il giro in piazza Duomo, all'ombra delle palme e dei banani piantati da Starbucks, che - se mi è consentito entrare nell'acceso dibattito - non mi dispiacciono affatto: gli intenti ultimi non saranno così nobili come quelli a cui si ispirava il maestro Abbado, gli alberi non saranno autoctoni e padanamente intonati alla sacralità del luogo, ma è pur sempre una macchia di verde che rallegra la vista per il resto schiava di una imperante lapidea monocromia.

Ah, c'è da scommettere che con questo sole camperanno più che bene e daranno pure frutti!

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