venerdì, marzo 22, 2013

Il blog e' come un fior (ehi, ape, dove vai???)


Io non comprerei mai un libro che si presenta come "il meglio del mio blog, una selezione dei post piu' belli", anche se firmato da un blogger di fama. Figuriamoci se lo scrittore e' un tizio di cui non ho mai sentito neppure nominare il nome. Non lo sfoglierei neppure, non mi colpirebbe, probabilmente dubiterei che sia noioso e gli negherei subito la patente di originalita'. Per carita', ci sono blog e blog, ci sono quelli specializzati, quelli che assomigliano ad un diario, quelli scritti bene e coltivati con cura e quelli invece fermi da mesi come il mio... In ogni caso, per me il libro e' un'altra cosa. 

Il libro ha un suo perche'. Accende la fantasia, strizza l'occhio ad una passione, fa pregustare un piacere lento ma intenso, a cui nessun blog, neppure se stampato e rilegato in pelle, puo' aspirare: lo compro perche' sono convinto che il tempo che impieghero' nel leggerlo non sara' stato perso.

Di blog ce ne sono tanti. Un amante del genere puo' visitarli e seguirli un po' come fa l'ape quando danza sui fiori: su quelli che giudica piu' dolci ci torna allegra e voluttuosa, ma sempre per brevi soste e poi via a succhiare da un'altra parte. Il lettore invece si accosta ad un libro un po' come l'uomo al sacramento del matrimonio: quando si sceglie una donna sa che e' per sempre, o comunque ci mette una certa dose impegno. Ma lo fa solo se ha davanti quella giusta, dev'esserci stato amore a prima vista.   

E voi cosa ne pensate: da un blog puo' nascere un libro? Quale approccio seguireste?

PS: state tranquilli, non ho progetti editoriali strani in testa per "The Cicianebbia's", ho solo accettato di fare da consulente ad una persona mooolto speciale, che ha deciso di mettersi in gioco :-)

PPS: caro il mio scrittore in erba, perche' non mi fornisci - in cambio dei miei preziosissimi consigli - una delle tue famose immagini artistiche a corredo di questo post?

1 commento:

Anonimo ha detto...

‘nnagg… !!!

In effetti, ero nell’attesa (con ansia) dei tuoi illuminati e preziosissimi consigli caro nipote e di tempo ne è passato tanto, a dire il vero, “d’altronde, quando si è così solleciti verso gli altri, si possono prendere solo ringraziamenti…” mi aveva scritto una volta una mia amica per ringraziarmi delle cose che avevo fatto con sollecitudine (appunto) per lei, della quale attendo ancora una risposta sempre sullo stesso argomento – consolati, non sei il solo…  - e invece vengo casualmente nel tuo blog e cosa mi trovo? Una dissertazione filosofico_romantica sull’approccio che si dovrebbe avere con il libro.

Beh, ti confesso che personalmente con i libri vivo una particolare sintonia, praticamente li adoro, diciamo che non potrei farne a meno, nella mia vita mi hanno fatto compagnia e di cose me ne hanno insegnate tante. Sono un lettore accanito di tutto ciò che è formazione oltre che informazione, ma come tu sai, io sono un inguaribile romantico, di conseguenza un sognatore ad oltranza, pensa che il libro della mia adolescenza che ricordo con più tenerezza è “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain e questo potrebbe spiegare tante cose.

Ma torniamo a noi.

La tua analisi non fa una piega, la condivido e la sottoscrivo, se non altro per amore Ziesco, non potrei mai contraddire una teoria così stringente ma, se ci mettiamo per un attimo in un angolino e consideriamo un paio di cosette a mio parere interessanti, la cosa prende un altro aspetto.

Di cosa è fatto un libro? Di storie, più o meno romanzate, più o meno reali.
Di cosa è fatto un blog? Di storie, più o meno romanzate, più o meno reali.

Insomma, sempre di storie si tratta, l’unica differenza sta di come queste storie sono presentate, come dire che alla fine della fiera è solo una questione di marketing, nient’altro.

E se ci pensi è vero. Il tuo discorso regge se parliamo di romanzi e di autori che comunque sia propongono un prodotto di qualità, per quanto mi riguarda il libro prima ancora che per chi l’ha scritto, mi attrae per come è scritto, sono un amante di libri gialli, una letteratura a volte sottovalutata, ma che secondo me ha dalla sua uno stile libero da archetipi e costrizioni letterarie che obbligano il lettore a ritornare più volte sullo stesso periodo per riuscire a capirci qualcosa.

Mi piace lo stile giornalistico, il pensiero che “immediato” è recepito senza alcuna difficoltà da un lettore qualunque, la scrittura secondo me deve coinvolgere oltre che creare le basi per una condivisione, non deve creare barriere o differenze culturali.

Indubbiamente ognuno si sceglie i libri più vicini alla sua formazione, ma se parliamo di romanzi, è inconcepibile che non siano alla portata di tutti.

Il blog, come ho scritto una volta, è senz’altro una vetrina dove ogni blogger espone il “suo prodotto”, la condivisione così come il coinvolgimento è naturale e non è vero che è come un’ape che danza sui fiori, ho lettori che mi hanno seguito fin dall’inizio e che continuano a farlo, perché leggendo ci si conosce un po’ per volta, in una realtà che a mio parere non ha nulla di virtuale, perché dietro ad una tastiera e ad un video, c’è un cuore che batte, “ho trovato le persone, semplici persone che avevano voglia di dividere e questo “spazio” le lasciava libere di farlo, proprio perché non era ad un post che dovevano rispondere ma solo a quel bisogno che è un po’ di tutti, di parlare solo per farlo, di parlare per ricevere, se era il caso, una risposta.” (scusa l’autocitazione!  )
Il blog è un libro aperto, pronto per essere sfogliato e difficilmente potrebbe restare a prendere polvere sopra ad un comodino.
Il mio, a torto o a ragione, credo sia così!
L’unico limite sta nel fatto di trovare il modo per poterlo far leggere, nient’altro.
Parliamone!

Arthur

ps: e siamo a 200.000 e passa... :-)