mercoledì, marzo 23, 2011

Caravaggio International (pota!)


Andrea Previtali, Giovanni Busi detto il Cariani, Giovan Battista Moroni, Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio, Simone Peterzano, Bernardo Zenale, Evaristo Baschenis (il preferito di mio suocero, ripreso nel mitico cartellone "oggi sposi"), Vittore Ghislandi detto Fra Galgario. Tutti grandi pittori bergamaschi del passato che potete ammirare tanto all'Accademia Carrara di Bergamo, quanto a Milano, nella maestosa cornice della Pinacoteca di Brera (in foto). Ma il piu' grande, il piu' noto, il piu' affascinante di tutti e' quel Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, al quale da oggi e' ufficialmente intitolato l'areoporto di Orio al Serio: "Caravaggio International Airport Bergamo Orio al Serio".

Indubbiamente, questa notizia ha il sapore della beffa (o della rivincita, a seconda di come la si guarda): Bergamo, per una volta, si muove agile e compatta e "ruba" a Milano, in particolare al sindaco Moratti, l'idea di legare il nome del grande artista ad uno scalo aeroportuale. Sarebbe stato, infatti, davvero intollerabile per Bergamo assistere alla consacrazione di un binomio come Malpensa-Caravaggio, dal momento che non solo la citta' non accoglie le spoglie del maestro ne' ospita alcuna delle sue opere (a differenza di Milano, Cremona, Modena, Firenze, Prato, Roma, Napoli, Palermo, Siracusa, Messina e grandi musei di mezzo mondo), ma si e' recentemente pure vista "scippare" dei suoi natali. E da chi, se non dagli odiati rivali meneghini?

Pare, infine, che il Comune preferisse intitolare l'areoporto a Gaetano Donizetti, le cui arie sono oggi cantate nei teatri di tutto il mondo; tuttavia, in quel caso avremmo potuto innescare una "guerra del nome" niente meno che con Napoli, dal momento che il compositore bergamasco ha prodotto la maggior parte (e probabilmente anche il meglio) delle sue opere proprio nella citta' partenopea, tanto che nel 1871 Verdi lo defini' il piu' napoletano tra i musicisti. Qualcuno si ricorda che nel 1997 Napoli rivaleggio' con Bergamo per i festeggiamenti del bicentenario donizzettiano?

Morale: il prossimo aeroporto di BG - per andare sul sicuro - lo intitoliamo a Papa Roncalli! E guai se qualcuno a Roma alza un sopracciglio! :-)

sabato, marzo 05, 2011

Se il boom del fotovoltaico diventa un problema


Alla fine del 2009 era chiaro a tutti (vedi "Fotovoltaico, un'occasione da non perdere") che quello seguente sarebbe stato l’anno della cuccagna per il mercato fotovoltaico: tariffe incentivanti statali praticamente ferme e, di contro, una sforbiciata ai prezzi degli impianti di almeno il 30% rispetto ai 12 mesi precedenti. In quelle condizioni, un impianto a Bergamo avrebbe avuto gli stessi tempi di rientro dell'investimento di un impianto fatto a 
Siracusa un anno prima. Tutta l'Italia del Conto Energia scivolava verso sud, con vantaggiosissime ricadute sui business plan degli aspiranti autoproduttori, tant'è che già allora mi chiedevo: per quale motivo il ministero non rivede le tariffe, ora che il mercato è più maturo?

Nel corso del 2010 abbiamo puntualmente assistito all'esplosione della domanda di fotovoltaico. Secondo un comunicato stampa ufficiale del GSE dello scorso gennaio, la potenza fotovoltaica installata è cresciuto del 160% rispetto a quanto fatto nel 2009 , inoltre sono pervenute domande per ulteriori 55 mila impianti da mettere in esercizio entro giugno 2011 a parità di incentivi, secondo i termini prescritti dalla legge 129/2010. Per avere un’idea di cosa è successo, basta solo dire che alla fine la potenza incentivata dovrebbe aggirarsi complessivamente attorno ai 5,850 MW contro i 1,150 MW incentivati da quando esiste il meccanismo di feed-in tariff targato Italia (2005). Ma per quale motivo, chiedo ancora, in una situazione di squilibrio tra incentivi e prezzi degli impianti, il ministero ha promosso una legge come la 129/2010 che ha iper-stimolato una domanda, già molto sostenuta? Forse si potrebbe trovare una risposta cercando tra i beneficiari degli ultimi  4,000 MW ammessi all'incentivo...

Comunque sia, quando sono circolate le prime notizie relative al Decreto Romani con la proposta di taglio retroattivo degli incentivi e con la questione del tetto a quota 8,000 MW non riuscivo a crederci: ma come, questo è o non è lo stesso governo che ha governato negli ultimi 12-15 mesi? Ammetto che il fatto di essere rimasti per cinque mesi senza un titolare del dicastero delle attività produttive avrà pure giocato un ruolo in questa vicenda (e non solo questa, vedi tormentone Fibra cominciato a maggio), ma qui parliamo di clamorose negligenze di indirizzo a riguardo del Conto Energia avvenute prima dello scandalo che ha portato alle dimissioni di Claudio Scajola. Caro Romani, è il governo che si è dimostrato inadeguato a governare lo sviluppo del settore fotovoltaico, non il mercato che vuoi mettere sotto accusa.   

Ora non voglio prendermela solo con Romani, cui voglio anzi concedere tutte le attenuanti del caso: è arrivato quando la frittata era già fatta da un pezzo e ha dovuto prima mettere ordine e poi tirare il freno, passando - compito ingrato - per il "cattivo” della situazione. Ma ho letto le sue dichiarazioni a proposito del peso economico del Conto Energia sulle tasche degli italiani: quei 4,000 MW di cosiddetta "speculazione fotovoltaica" costeranno circa 2 miliardi di euro l’anno come addizionali sulla bolletta elettrica, che è una delle più care d'Europa. Anche queste argomentazioni mi hanno fatto parecchio irritare. È vero che il fotovoltaico è finanziato dalle tasche degli italiani, ma è anche vero che allo stesso tempo non incide sul bilancio dello stato, quindi non distrae risorse da altri ambiti. E se giustamente si vuole combattere il caro-bolletta, perché non si punta il dito contro i finanziamenti alle fonti “assimilate”, che poco o nulla hanno da spartire con il CIP6 e che sono stati in questi ultimi venti anni appannaggio di pochissimi? Perchè non si guarda ai costi che ancora sosteniamo per via del nostro passato nucleare? E ancora, perchè non si considera il fatto che in cinque anni la green economy ha permesso la nascita di centinaia di nuove aziende e dato lavoro a 100,000 persone e generato vantaggi per 200,000 autoproduttori, con tutte le ricadute economiche del caso, anche in termini di entrate fiscali per lo Stato? Perchè non si dice che con 7,000 MW installati a Giugno 2011, l'Italia coprirà il 3% del suo fabbisogno di energia elettrica semplicemente con il sole, risparmiando gas, carbone e petrolio ed evitando la costruzione di nuove centrali, in un momento oltretutto in cui i paesi da cui importiamo sono attraversati da forte instabilità politica?

Fossi stato Romani, mi sarei vantato di aver portato l'Italia ad essere per il secondo anno consecutivo il secondo paese al mondo (!) per MW fotovoltaici installati: pensate, un governo di destra che ha fatto del nucleare la sua bandiera, che coglie risultati tanto brillanti nel campo delle rinnovabili. Roba da far sciogliere nella bile tutte le sinistre ecologiste del circondario. Romani doveva incassare il risultato, venderselo in tutti i talk show televisivi o tribune elettorali dei prossimi mesi ed annunciare il riequilibrio del sistema degli incentivi, con la semplice giustificazione che i prezzi dei pannelli in 3 anni si sono già dimezzati e continueranno a scendere di un altro 10-15%. Punto. Nessuno si sarebbe scomposto, a parte i soliti Bersani, Bindi, etc. naturalmente, ma ormai ci abbiamo fatto l'abitudine.

Purtroppo, temo che dietro quella reazione scomposta ci siano altre ragioni e precisi interessi da difendere. L'industria del nucleare, anzitutto, che vede nell'impetuosa crescita delle rinnovabili una minaccia per la sua stessa ragion d'essere. Del resto, la mossa di piazzare il referendum sul nucleare al 12 Giugno di ieri sembra confermarlo, non vi pare? 

venerdì, marzo 04, 2011

Modifica dell'art.75, premiamo la partecipazione!


L'articolo 75 della Costituzione Italiana istituisce il referendum come strumento di consultazione popolare su alcune delle leggi varate dal Parlamento, ma ne limita al contempo la valenza ad una specifica e vincolante condizione: il raggiungimento del quorum degli aventi diritto al voto.

Perché esiste questo vincolo?

Forse i padri costituenti davano per scontato il fatto che almeno un 50% della gente partecipasse attivamente alla vita politica del paese? O forse volevano precisamente evitare che una minoranza piccola a piacere potesse imporre la propria volontà a tutti? Forse l'uno e l'altro, ma oggi – a distanza di due generazioni di eletti ed elettori – il male piu' grande che affligge la democrazia è l'astensione, la disaffezione, l'indifferenza di grandi fette di elettorato rispetto al tema della gestione della cosa pubblica. Una condizione, questa, che e' figlia della disillusione e della sfiducia nei confronti di partiti e classe dirigente, che della politica sono l'incarnazione.

E senza partecipazione la democrazia è una parola vuota, senza significato. Prendo a prestito - lo avrete certamente notato - le parole di un grande milanese: Giorgio Gaber. A me vien facile, giacché lavoro e vivo a due passi dal bar del Giambellino (oggi bar Masuri, in foto... ci pensate, son passati 50 anni!) e respiro un pò di quell'aria che ha ispirato quei testi meravigliosi.

Insomma, oggi piu' che mai, occorre puntare sul coinvolgimento diretto dell’elettorato e ridare forza all'istituto referendario, perchè la gente torni ad interessarsi della cosa pubblica e creda nella possibilità di costruire il proprio futuro. Per fare questo, occorre che ogni voto conti davvero. Bisogna fare in modo che ogni singolo referendum abbia un esito di abolizione o di conferma della legge in questione, e che i politici non possano più giocare con il calendario (a spese della comunità), con il malcelato intento di affossare quesiti scomodi.

Modifichiamo l’articolo 75, basta eliminare una riga, neppure la fatica di riformularlo!

Art. 75 della Costituzione Italiana
È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.La legge determina le modalità di attuazione del referendum.