giovedì, dicembre 02, 2010

Viaggio in Marocco - Todra Gorges

Colazione nel deserto, tempo di calorosi saluti e auguri che valgono per una vita intera, ma anche di scambi di email e promesse. Le fotografie, mi raccomando! Scriviamoci per condivere gli scatti piu' belli e chissa' che un giorno, per qualche strana coincidenza, non ci si ritrovi di nuovo fra le dune di qualche deserto (o, piu' curiosamente, in piazza Duomo a Milano). Con animo gonfio di buone sensazioni, ci rimettiamo in viaggio: davanti a noi, un orizzonte di ghiaia e sabbia, oltre il quale, da qualche parte, deve esistere la strada asfaltata. Basta trovarla, ma non e' un'impresa semplice, dal momento che non ci sono i soliti bambini a cui chiedere aiuto.


David e Toni ci offrono la soluzione. Il loro autista, una guida locale, conosce la via e ci mettiamo d'accordo perche' ci facciano strada fino alle Gole del Todra ("Todra Gorges"), dove siamo diretti tutti quanti. Gentilissimi davvero! Anche perche' su quel tipo di terreno noi (a differenza loro, che hanno un mezzo a prova di safari) non possiamo muoverci a piu' di 5 km/h e devono attendere un bel po' prima di vederci emergere dal sentiero sterrato. Una bella fortuna non aver forato neppure una volta, per aver fatto 1700 km di strada in Marocco!


A meta' percorso, la guida propone una visita "culturale" presso antichi pozzi berberi, ormai secchi, custoditi da alcuni conoscenti, i quali prima ci danno qualche scarna informazione sulla genesi del posto e sul funzionamento dei sistemi di raccolta dell'acqua e poi ci invitano a dare un'occhiata alla vasta scelta di (finti) fossili e minerali dai colori sgargianti, di cui la zona abbonda. Ci rimettiamo in marcia, dopo aver allungato una piccola mancia e attraversiamo paesini poveri, affollati di persone (uomini in maggioranza), bambini e bestie da soma, in cui tutti si premurano di sbucare da ogni dove, ingombrando la carreggiata: con tutta questa confusione, non e' difficile rispettare il limite urbano dei 40 km/h.


Finalmente, giungiamo in prossimita' delle gole e ci fermiamo in un punto in cui la strada guarda la valle sottostante come fosse un balcone affacciato sul mare: la differenza e' che davanti a noi non c'e' una distesa d'acqua sconfinata, ma palme a perdita d'occhio e campi coltivati, ad incorniciare quella perla antica di color ocra e beige che e' Tinghir. Salutiamo gli inglesi, che proseguono, mentre noi scattiamo prima qualche foto ricordo. Ripartiamo quasi subito, perche' l'ora di pranzo e' suonata da un pezzo, non abbiamo ancora messo niente sotto ai denti e dobbiamo ancora trovare il nostro hotel.


Sebbene dissestata, la strada non appare affatto disastrosa come ci è stata descritta, il vero problema sono gli autoveicoli che sfrecciano in direzione opposta, incuranti del poco spazio di manovra disponibile: tutto vero quello che le guide raccontano a proposito dello stile di guida dei marocchini! Finalmente, raggiungiamo Douar Tizgui e scorgiamo l'insegna del Dar Ayour ("Casa della Luna"). Parcheggiamo in quello che crediamo essere il garage dell'hotel; in realta', si tratta del garage di una palazzina privata, con bandiere internazionali svolazzanti da ogni balcone. Il proprietario e' un personaggio alquanto loquace e bizzarro, dall'aria fin troppo amichevole, non apprezzo molto le confidenze da vecchi amici che si prende dopo che ci accordiamo sul prezzo del servizio di parcheggio.


"Non date monetine ai bambini, perche' quanti piu' dirham ricevono dai turisti tanto meno voglia gli rimane di andare a scuola”. Con queste parole accompagnate da un bel sorriso aperto ci accoglie Adnan, manager della struttura in cui lavora con i suoi fratelli e alcuni dipendenti: una squadra di giovani molto volenterosi e in gamba, che si fanno in quattro pur di attirare gente in questo sperduto angolo del paese. Sembra che fino ad ora abbiano vinto la scommessa e tutto grazie ad una maniacale cura della reputazione che la struttura ha su Internet: Adnan ci racconta di come cura il sito, le relazioni con le agenzie via email e, dell'importanza dei commenti dei visitatori presso i portali del turismo, etc.. Ci svela pure i retroscena di come e' finito in cima alle preferenze della Lonely Planet (Dar Ayour e' "il nostro preferito" dell'edizione 2009): mi ha fatto un po' specie sapere che l'autrice della guida non abbia passato neppure una notte nella guest house, ma si sia limitata a gironzolare per le stanze, facendo domande e prendendo minuziosi appunti.

"Chi va piano, va sano e lontano". Pare che da queste parti tutti conoscano questo saggio detto italiano. Adnan lo scandisce, sottolineandolo con grandi risate, mentre ci porta a tavola una omelette berbera e qualche fetta di pane. E' un ragazzo solare e mi diverto un mondo a riempirlo di domande mischiando volutamente francese, inglese, spagnolo e italiano al solo scopo di misurare la sua abilita' nel rispondere ora in un idioma ora nell'altro. Davvero formidabili con le lingue, questi marocchini!


A proposito di lingue, ristorati e riposati, la mattina successiva, ci incamminiamo con una delle guide del Dar Ayour, alla volta delle famose gole. Con noi, altre 4 persone: una coppia francese di mezza eta' e una giovane coppia di Zurigo. Lingua prescelta dalla guida? Il francese, tanto lo capiamo tutti, giusto? Certo, come no! Diamo il nostro placet per non deludere le aspettative di mezza Europa, ma ovviamente non comprendiamo quasi nulla di quello che Said (la guida) spiega lungo la via.


Tutto sommato, le gole non sono poi cosi' mozzafiato, come ce le aspettavamo: gli Orridi della Val Taleggio, giusto per fare un esempio vicino, non hanno nulla da invidiare alle incombenti e ravvicinate pareti verticali scavate dal fiume Todra. Ci colpiscono molto, invece, i percorsi creati ad uso e consumo dei rocciatori, ben visibili dai bordi della strada: bisogna essere proprio matti (pura follia verticale, commenta Manu) per avventurarsi lassu'! Proprio alla base di uno di questi percorsi, incrociamo e scambiamo qualche battuta con due giovani svizzeri, che stanno predisponendo l'attrezzatura per l'arrampicata. Mentre osservo la scena, penso all'incontestabile verita' che Dio li fa e poi li accoppia: Manuela non si misurerebbe mai con un'impresa del genere, neppure se le puntassero contro la canna di un fucile. E il secondo colpo sarebbe mio.


Nel punto piu' stretto della gola, la strada scompare, inghiottita dal fiume. Prima e dopo quel punto, si possono vedere chiaramente le tracce dei pneumatici dei 4x4 che abbandonano l'asfalto e si gettano nelle acque. Ecco come fanno a raggiungere gli alberghi e le guest house oltre Tizgui! Ci rallegriamo parecchio al pensiero della fortuna sfacciata che abbiamo avuto nel selezionare, senza saperlo, una guest house al di qua della strozzatura.

Come ci aspettavamo, il tour proposto da Said include la visita del suo villaggio e un classico the alla menta a casa sua. Costeggiando i campi lungo gli argini del fiume, scorgiamo le donne che, con la schiena piegata, coltivano e raccolgono verdura e frutta per le loro famiglie. Poco oltre, troviamo altre donne che lavano i panni con i piedi a mollo nell'acqua, immagine di un mondo che da noi e' scomparso almeno due o tre generazioni fa. Said ci invita a non scattare fotografie, se non a persone consenzienti. Da lontano, una anziana ci chiede se vogliamo dare una mano e non capisco se lo faccia con fare amichevole o irritato.


Finalmente, giungiamo alla casa di Said. Sulla porta veniamo calorosamente accolti dal cugino della nostra guida, che ci introduce al piano superiore e ci fa accomodare per terra all'interno di una stanza ampia e priva di mobilio, ma completamente foderata di tappeti e cuscini. Su un lato della stanza, scorgiamo un grosso telaio e, accanto ad esso, una donna di un'eta' indefinibile (la sorella del padrone di casa?), che ci sorride appena, tutta all'opre femminili intenta. Quando non tesse, la donna fila e solo ogni tanto si alza per aiutare gli uomini a srotolare i magnifici tappeti che cercano di propinarci. Nessuno di noi appare interessato a comprare quindi finiamo di sorbettare il the alla menta, salutiamo promettendo di fare pubblicita' e rompiamo le righe. E' ora di ripartire!


Le gole del Todra ci regalano a questo punto un altro quadretto di costume: ricordate il garage che custodisce la nostra vettura? Bene, e' chiuso e scopriamo che il proprietario, fumatosi (in tutti i sensi) gli accordi fatti, se n'è bellamente andato al mercato del Lunedi' di Tinghir e non è reperibile in alcun modo. Lo dicevo che quel tipo non mi convinceva per niente... Fortunatamente, al Dar Ayour sanno dove abita il padre dell'inaffidabile garagista e chiedono aiuto. Passano i minuti e alla fine compare un vecchio scorbutico con un mazzo, non esagero, di almeno cento chiavi di diverse fatture e dimensioni; lo vedo rovistare, estrarne una a colpo sicuro, infilarla nel lucchetto e aprire la serratura. Incredibile. Il vecchio stregone, a quel punto, con una bella faccia tosta ci chiede i soldi per i servigi suoi e per quelli del figlio, ma i ragazzi del Dar Ayour sistemano la faccenda pagando il conto al posto nostro. Decisamente, se andate da quelle parti, mettetevi nelle loro mani!

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