sabato, ottobre 30, 2010

Viaggio in Marocco - Sulle dune di Merzouga

Chi conosce il Marocco sa che Merzouga fa rima con "cammellata-nel-deserto": sulla mappa e' un puntino, ma e' una tappa che varebbe da sola un viaggio intero. Mentre programmavo il viaggio, seduto su questo stesso divano dal quale ora ne scrivo i resoconti, mi chiedevo: che effetto ci fara' raggiungere questo avamposto di Sahara? Ci lasceremo sedurre dalla tentazione di trascorre una notte in un accampamento nascosto tra le dune del deserto? Ansie da principiante. Ora che ci sono stato e che so che per molti versi ha i contorni di una grande attrazione all'aperto ad uso e consumo dei turisti ci rido su, ma attenzione! Parliamo comunque di un luogo dove la natura regna sovrana, un luogo pieno di fascino, sconfinato, dalle geometrie perfette, ineffabile...  In un posto cosi', ci tornerei pure domattina!


Il primo problema, come per le altre tappe di questo viaggio, e' raggiungere il bed&breakfast che abbiamo prenotato via Internet: la Kasbah Mohayut. Secondo alcuni, la strada asfaltata termina a Rissani: poi, o si dispone di un quad, oppure e' il caso di abbandonare il veicolo e percorrere i 40 km rimanenti con un taxi ben carrozzato. Secondo altri, la strada asfaltata è stata realizzata e potremo raggiungere Merzouga tranquillamente a bordo della nostra Polo. Il tentativo di dirimere la questione attraverso Google non sortisce effetti, dal momento che la veloce ricerca che effettuo non restituisce notizie chiare. Non ci resta altro che andare e verificare di persona. Per non farla troppo lunga, alla fine vi posso confermare che la strada e' in ottimo stato, ma e' pur vero che nei pressi del villaggio di Hassi Labiad l'asfalto cede il posto ad un polveroso sterrato, pieno di insidiose buche e sassi: su un terreno del genere, meglio disporre di un 4x4. Per orientarsi e trovare la kasbah (l'unica apparentemente non indicata, seppure siano presenti numerose indicazioni stradali), ci avvaliamo del solito servizio di "scorta su due ruote", offerto dai bambini del posto.


Piu' che un resort, la Kasbah Mohayut ci appare come una vera e propria oasi del benessere: curata, elegante, piena di gente dall'aria rilassata, compresi i giovani berberi che la mandano avanti. La quasi totalita' degli ospiti e' composta da turisti occidentali; ne troviamo diversi spaparanzati sulle sdraio a bordo piscina (impossibile non posare gli occhi sulla sagoma di dromedario a capo vasca che sputa acqua dalla bocca), intenti a leggere o, piu' semplicemente, a sonnecchiare. Altri, invece, sostano nell'area ristorante, seduti all'ombra di frondose palme e chiacchierano soavemente, sbocconcellando sandwich o altre cibarie. Vista l'ora, ci facciamo preparare un paio di omelette “berbere” pure noi e, nell’attesa, attacchiamo bottone con una simpatica e cordiale coppia di signori olandesi: ci spiegano che fanno parte della comitiva che di lì a poco partira' con i cammelli e che passera' la notte nel deserto e ci invitano a far parte della spedizione. La proposta ci entusiasma subito, pur senza conoscerne i dettagli. Corro ad informarmi presso la reception se possiamo unirci al gruppo, con un'idea fissa in testa: quando ci ricapita un’occasione del genere? I berberi potranno avere mille difetti, ma quanto a senso dell'ospitalita' non sono secondi a nessuno: di buon grado, ci viene concesso il cambio programma ("nothing is impossible, in the desert"), nonostante il fatto che ci balli un minimo di differenza sul prezzo pattuito all'atto della prenotazione con Venere.com. Bene! E' deciso: dormiremo sotto le stelle…


Alle cinque in punto, veniamo chiamati a raccolta da alcuni giovani con tradizionale palandrana blu fino alle caviglie e turbante: i nostri cammellieri. Il gruppo di turisti comprende cinque coppie adulte: oltre ai due olandesi (Engelien e Ad), abbiamo una coppia di tedeschi (Birgit e Walter), una coppia di inglesi (Toni e David) e una di origine filippina (Miki e Teddy), che porta con se' un pargolo di appena un anno e mezzo (Jared). Un gruppo tanto eterogeneo quanto allegro: lingua franca l'inglese. David rompe subito il ghiaccio facendomi notare che i dromedari su cui io e Manu (da subito, "the italians") stiamo montando non sono buoni: i tedeschi, infatti, li hanno scartati. Walter, il marito tedesco, in realta' ha un "cammello" motorizzato ed alquanto inaffidabile: un quad che, da quanto apprendiamo in serata presso il campo berbero, si e' insabbiato nel risalire una duna. I nostri dromedari, allora, non sono poi cosi' male!


Il primo impatto con i dromedari è tranquillo. Si tratta di animali assai pacati, con l'unica pecca di puzzare tremendamente e ruminare rumorosamente. Deglutiscono e digeriscono (e defecano) in continuazione, a tratti pare pure che siano contenti della loro condizione, almeno a giudicare da quella specie di ghigno che gli si stampiglia sul muso mentre masticano. Uno alla volta, ci accomodiamo in sella alle bestie, accovacciate per terra; poi le guide impartiscono il comando di alzarsi e, un attimo dopo, superata la prova di un paio di strattoni da rodeo, ci troviamo ad osservare il mondo da due metri di altezza.


Comincia in questo modo la nostra avventura attraverso le dune di sabbia rossa di Merzouga: i cammellieri davanti, a far strada a piedi e tutti noi sui cammelli dietro, legati l'uno con l'altro, in due file per cinque. Nessuna descrizione puo' dar merito alla bellezza del paesaggio che ci sfila accanto; le stesse fotografie che abbiamo selezionato e postato in questo articolo sono un supporto assai misero alla rappresentazione di una cosi' memorabile esperienza!


Quello che posso dire, a commento delle immagini, e' che il deserto mi ha fatto uno strano effetto: passavo da momenti di inspiegabile euforia, in cui sentivo la necessita' di sdrammatizzare quelle geometrie cosi' perfette con grandi risate e commenti divertiti espressi ad voce alta, ad altri in cui mi chiudevo per lunghi attimi in un silenzio ammirato. Contemplavo, assorto, tanta bellezza.


I dromedari hanno un passo lento e dinoccolato. In salita ed in discesa è un’impresa rimanere in sella e seguire i movimenti degli animali che affondano con le loro zampe a stantuffo nella sabbia. Dopo un’oretta circa di cammino i cammellieri ci concedono una sosta e ci invitano a raggiungere la sommita' della grossa duna che ci si para davanti per godere dello spettacolo del sole al tramonto. Alla spicciolata, scaliamo la vetta e diamo libero sfogo alla vena artistica e fotografica che caratterizza ogni occidentale che si rispetti. Il piccolo Jared, invece, scoperta la sabbia, inizia a giocare ridendo come un matto al contatto con i finissimi granelli di polvere rossastra. Che posto fanstatico!


Calato il sole, ci issiamo di nuovo sui dromedari e ci dirigiamo all’accampamento: una struttura a ferro di cavallo coperta di tappeti, con brandine in metallo, materassi e lenzuola sui quali si dorme vestiti (non abbiamo visto trasportare nuova biancheria per i letti…). Le guide ci rassicurano circa l’assenza di insetti e rettili pericolosi. Con tutti i turisti che da anni visitano quest'angolo di deserto, non si fa fatica a crederlo: saranno scappati altrove! Ci fanno quindi accomodare attorno ad una bella tavolata rischiarata da una lanterna a cherosene e ci servono frutta secca ed un ottimo tajine. Vedo David e Ad estrarre dal cilindro due bottiglie di vino (rosso e rosato) con il quale brindiamo alla bella compagnia. David racconta una storiella divertente mettendo a confronto la naturalezza con cui, secondo lui, ho cavalcato il mio dromedario e i suoi disperati e maldestri tentativi di rimanere aggrappato alla sella del suo animale: la gestualità e l'enfasi che mette nel descrivere la scena comunica un’ilarità contagiosa.


Purtoppo il cielo coperto non ci permette di vedere le stelle, ma andiamo a letto soddisfatti della splendida avventura, accompagnati dal chiarore della luna che fa capolino tra le nuvole. Birgit e Walter, a dispetto del cielo che minaccia pioggia, chiedono di poter dormire all’aperto e le guide portano i loro letti sulla sabbia, immediatamente fuori dall’accampamento. La mattina moriamo di invidia: il cielo, rischiaratosi nel corso della notte, ha regalato ai coraggiosi una stellata memorabile.


L’alba e' alle porte e chiama il gruppo di fotografi a rapporto. Saliamo nel silenzio più completo fino alla sommita' della duna dove sostano i dromedari, che ci accolgono con i loro versi; quindi proseguiamo oltre in direzione di una duna che domina una porzione di deserto, aspettando che il sole faccia capolino. La sabbia fresca sotto i piedi da’ una sensazione da brivido. Dopo qualche minuto di studio, decido di conquistarmi una duna ancora piu' in la', tutta per me, da cui godere in solitaria lo spettacolo dei primi raggi del nuovo giorno.


I cammellieri, nel frattempo, sono al lavoro per sistemare accampamento e cammelli per la partenza. Dopo una buona dose di whisky berbero (the alla menta) e una foto di gruppo, ci rimettiamo in cammino per tornare alla kasbah, dove ci aspettano una doccia rigenerante e un’abbondante colazione. Peccato, questa faccenda di accamparsi nel deserto cominciava a piacermi.


Arriva il momento dei saluti augurali e dello scambio di email. Siamo pronti per la prossima tappa, ma un pezzo dei nostri cuori rimarra' per sempre nascosto tra le aride dune di questo deserto.

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