venerdì, ottobre 08, 2010

Viaggio in Marocco - La palmerie di Er-Rachidia

La quarta giornata del nostro tour del Marocco e' una specie di tappa di trasferimento verso sud: 350 km nel nulla di paesaggi via via piu' brulli e desertici. I pochi centri urbani che incrociamo distano tra loro anche diverse decine di chilometri e per lunghi tratti dalla strada non si vede altro che rocce e sterpaglia. Di rado, capita di avvistare qualche isolato pastore col suo gregge e qualche ancor piu' raro meccanico improvvisato, seduto sotto un albero, in prossimita' della strada, con un misero banchetto di attrezzi. Vien da chiedersi come questa gente riesca a campare tutta una vita con mezzi tanto modesti.


Da ultimo, ma non meno importante, occorre dire che per le strade si incontrano molte pattuglie di polizia stradale. Vi sembrera' strano, ma il presidio e' costante e particolarmente meticolosi, guai a sgarrare! Io ne so qualcosa, dal momento che mi sono beccato una multa per eccesso di velocita' all'altezza di Ifrane: 80 km/h, contro un limite di 60 km/h. Boh! Giuro che io non ho visto nessun cartello "60", tuttavia, considerata l'elevato numero di tratti stradali con lavori in corso e' del tutto possibile che mi sia sfuggito. Il poliziotto mi ha fatto un verbale in piena regola da 400 dirham (40 euro) e da allora, per paura di incappare di nuovo nella stessa tagliola, ho guidato praticamente a 60 km/h fissi (o meno).


Fortunatamente, il lungo viaggio in macchina ha regalato anche qualche piacevole sorpresa, come i maestosi scorci panoramici della valle del fiume ("oued") Ziz. Immaginate un corso d'acqua color ocra che solca una ampia e profonda valle, dove le fronde delle palme si intrecciano senza soluzione di continuita', per decine e decine di chilometri. Immaginate una cornice di monti scavati dall'acqua e dal tempo, polverosi e completamente privi di vegetazione, di colore rosso argilla. Immaginate, infine, che le uniche tracce della presenza umana siano case di fango e roccia, dello stesso colore delle montagne, al limitare dei palmeti.


La kasbah che abbiamo prenotato si trova in uno di questi villaggi, a 30 km dal centro abitato capoluogo di questa zona, Er-Rachidia. Per raggiungerla, svoltiamo a destra in una stradina in discesa che sembra buttarsi dritta nel cuore della vallata. Costeggiando le case del villaggio, notiamo che gli occhi della gente assistono curiosi al nostro passaggio; viene da pensare che da queste parti non siamo molto abituati a vedere stranieri. Chiediamo a due ragazzini in bici di farci strada fino alla Maison d'Hotes Zouala, visto che la segnaletica e' un po' ambigua. La kasbah ha un aspetto imponente, circondata com'e' da mura spesse. Veniamo accolti da un uomo minuto, avvolto in tipici panni berberi, dal fare molto spigliato, che ci accompagna nelle nostre stanze: uso il plurale volutamente, perché sostanzialmente, considerato il limitato numero di ospiti, ci hanno riservato una intera ala dell'edificio al piano superiore: tre camere da letto in tutto. Nella nostra matrimoniale, c'e' un camino, tappeti per terra e sulle pareti e varie lampade artigianali, ricavate da vasi di terracotta rielaborati in modo artistico.


Ci godiamo l'aria profumata e le ultime luci del tramonto, scattando qualche fotografia romantica, mentre un gruppo di bambini tira quattro calci ad un pallone, nella semi-oscurita' e, manco a dirlo, su un campo pieno di pietre e polvere. Si fa l'ora di cena e Mr Moha, il padrone del maniero, raduna gli ospiti, facendo strada fino ad una elegante sala da pranzo, piena di morbidi tappeti, cuscini, arredi in bronzo e artigianato locale; al centro della stanza, quattro colonne, anch'esse rivestite di splendidi tappeti. Prima di entrare, veniamo invitati a togliere le scarpe. La cena berbera e' fin troppo abbondante e gustosa: zuppa di verdure, accompagnata da focaccia fatta in casa, couscous e tajine di carne, una specie di budino con crema di mirtillo. Mi spiace lasciare nel piatto molta di quella roba. Mr Moha scambia chiacchiere un po' con tutti; e' un uomo carismatico e dai modi affabili, anche se alla lunga mi infastidisce un po' l'insistenza con cui ci consiglia l'hotel di un suo conoscente a Merzouga. E si' che gli avro' ripetuto almeno un paio di volte che avevano gia' in mano una prenotazione per un altro posto!


A colazione, il giorno successivo, facciamo amicizia con una coppia di francesi di mezza eta', che stanno facendo un tour del Marocco della durata di un mese con un 4x4. Lui mi ricorda un po' Alain Delon, versione sportiva, anche se ha il naso a patata e i capelli gia' tutti bianchi e lunghi, raccolti in una coda da vero macho; lei e' molto dolce, pacata, ma si vede che ama molto lo stile di vita avventuroso che fa con il suo Alain. Ci mostrano cartine molto dettagliate del giro che si sono inventati: hanno gia' visitato o stanno per visitare zone che noi non ci sogniamo neppure di prendere in considerazione. Non è la prima volta, per loro, in Marocco e affrontano il viaggio con una tranquillità e un fatalismo invidiabile: non hanno prenotato nulla, per non rischiare di trovarsi vincolati a posti non di loro gradimento e la jeep, per loro, e' una buona alternativa nel caso in cui non ci siano altre soluzioni. Lui ci svela anche di conoscere un po' di arabo ("io so parlare l'arabo, come tu il francese", mi dice e io lo prendo per una specie di complimento... da solito narciso!): molto utile, sia per le contrattazioni, che in caso di problemi, ad esempio, con la polizia stradale. Ci spiega, ad esempio, che lo scoglio dei 400 dirham di multa e' facilmente aggirabile: basta - come per tutte le altre situazioni tipiche del Marocco - contrattare, farlo in arabo rende il compito piu' agevole. Naturalmente, occorre un bel po' di faccia tosta, ma a lui certo non sembra mancare e finora di multe non ne ha pagate. Parentesi: a Marrakesh, ci hanno spiegato che in alcuni casi funziona persino la scusa della carta di credito: mi spiace, non ho moneta...  Io, comunque, non ci scherzerei troppo con quei poliziotti: la Lonely ammonisce chiaramente sul fatto che le loro carceri non siano il posto migliore dove trascorrere le ferie... :-)


Finita la colazione, facciamo un giro per la palmeraie in compagnia di Said, il berbero minuto che ci ha accolti all'arrivo nella kasbah. Said ci spiega la vita della gente del villaggio: ogni famiglia coltiva un pezzo di terra all'interno della palmeto; ogni pezzo di terra e' separato da quello dei vicini mediante dossi di fango. Girando per i campi, notiamo che sono principalmente le donne a lavorare la terra, mentre gli uomini - a detta della nostra guida - si occupano della raccolta della frutta. Said ci illustra anche l'ingegnoso e antico sistema di irrigazione: il corso del fiume può essere deviato creando canali di irrigazione, ma solo utilizzando sbarramenti fatti di sassi e legno, perche' il cemento ostruirebbe completamente il passaggio dell’acqua, arrecando danni a chi vive più a valle. Chi non possiede terra lavora nei campi delle altre famiglie oppure presta servizi di manutenzione dei canali di irrigazione. Ciascuno è libero di cogliere della frutta sul posto e mangiarla, ma non può portarla via e rivenderla come fosse sua. Tutte le controversie vengono risolte all'interno del villaggio, senza mai ricorrere alla giustizia civile: esiste, infatti, una commissione di saggi-giudici, composta da solo sei persone, espressione delle famiglie piu' nobili.  Said ci spiega tutto questo e risponde pazientemente a tutte le nostre domande. L'unico aspetto che non ci convince e' il fatto che abbia un solo figlio: com'e' possibile che tutte le persone ci dicono di avere solo uno o due figli al massimo, sempre maschi tra l'altro, quando noi vediamo nugoli di bambini ovunque?

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