venerdì, ottobre 01, 2010

Viaggio in Marocco - La medina di Fes

Usciti dall'aereo, l'aria e' quella di un forno a duecentoventi gradi. Ci mettiamo pazientemente in coda per il timbro sul passaporto e nel frattempo scambiamo qualche chiacchiera con una allegra famigliola (coppia mista, lui marocchino, lei italiana, con due figli in eta' da liceo) che ha tutta l'aria di sapere cosa ci aspetta li' fuori, per le vie di Fes. Quindi la medina e' un posto dove ci si muove solamente con carretti e muli? E come facciamo noi che abbiamo affittato un'auto per tutta la durata della vacanza?

Sulla carta, anzi sulla cartina di googlemap, il compito non sembra essere poi cosi' arduo; il nostro Riad risulta non troppo distante da Bab Guissa: basta arrivare nei pressi della porta, posteggiare la macchina e dirigerci a piedi in direzione di rue Talaa Kebira. Ma, non appena ci immettiamo sul vialone che costeggian le mura, ci rendiamo conto che l'impresa non sara' semplice, perche' mancano i cartelli e la segnaletica toponomastica; oltretutto, occorre destreggiarsi tra mezzi di ogni tipo: auto, moto, biciclette, carretti, muli e gente in mezzo alla strada (se non fosse per i muli, potrebbe sembrare il caos di Milano! :-)). In queste condizioni, ogni tipo di manovra e' difficoltosa, ma, soprattutto, e' proibito tentennare: o sai dove andare, o e' meglio tirarsi fuori da quella confusione.

Veduta della Medina di Fes

Arrivati all'altezza del grande cimitero di Bad Ftouh, un tizio, intuendo che siamo in difficolta', ci ferma e ci da alcune sommarie indicazioni; poi, ci insegue col motorino, offrendosi di accompagnarci a destinazione. Decidiamo di seguirlo: qui funziona cosi'. Giungiamo a Bab Guissa, lo ringraziamo offrendogli una lauta mancia e concordiamo con lui anche il prezzo del parcheggio per le successive notti sul piazzale; quindi, consegniamo i bagagli ad un uomo della sua cricca, sbucato all'improvviso da un angolo del parcheggio, assieme ad un misero carretto. Il personaggio, a dire il vero, non ci ispira molta fiducia, visto e considerato oltretutto che non spiccica una parola in inglese o francese o tantomeno italiano, ma non possiamo far altro che seguirlo attraverso il labirinto della medina. Sono le tre del pomeriggio e il solleone rende faticoso ogni singolo passo. Il tizio si ferma piu' volte per chiedere indicazioni a questo e a quel passante, dal momento che il Riad non e' affatto nelle vicinanze e nessuno, compreso lui, sembra sapere dove andare. Sale il nervoso...

Porta Blu (Bab Bou Jeloud)

Finalmente raggiungiamo l'indirizzo desiderato e scopriamo, cosi', di trovarci in realta' molto vicini ad un'altra porta, Bab Bou Jeloud (la porta blu), un bel pezzo a sud-ovest del punto in cui abbiamo lasciato la nostra auto. Pace! Devo aver interpretato male la mappa. Se non altro, ci siamo fatti una prima (lunga) passeggiata per i polverosi e tortuosi vicoli della medina di Fes. Liquidare il facchino non e' cosa semplice, perche' non si accontenta della mancia che gli proponiamo e chiede almeno quaranta dirham (circa quattro euro). Pur senza avere ancora alcuna esperienza di economia locale, intuisco chiaramente che quella cifra corrisponde ad una intera giornata di lavoro, o roba del genere, per cui sono un po' seccato di dovermi piegare ad una richiesta tanto perentoria e insistente. Pago per sfinimento. A quel punto, mi sento come sopraffatto: che fatica per raggiungere un hotel! Peggio dell'incubo-parcheggio di Siviglia...

Riad Hala

Fortunatamente, la vista del Riad Hala e' di quelle che rincuora: si tratta di un piccolo scrigno d'arte, con arabeschi alle pareti, divani in tessuto rosso finemente ricamati con motivi geometrici, tappeti artigianali, piante, fresco e tanta tranquillita'. I giovani portieri ci mettono subito a nostro agio, offrendoci il primo the alla mente bollente della vacanza e dandoci qualche consiglio per la visita alla citta' e per i ristoranti per la sera. A cena, naturalmente, ci buttiamo subito sul couscous di carne di montone e pollo condito con stufato di verdure; il piatto diventa anche il pretesto per fare amicizia con un simpatico giovane marocchino, seduto al tavolo accanto, che ci racconta la sua storia di emigrante a Londra.

****

Mattina successiva, ore cinque: la preghiera del muezzin irrompe dalle finestre della nostra camera, che in effetti guarda proprio dritta davanti al minareto della moschea Bou Inania. Non ricordavo quanto potesse essere fastidiosa questa faccenda della preghiera mattutina... Tento inutilmente di riprendere sonno.

Per i vicoli della Medina di Fes

La ricca colazione a base di olive, uova, focacce e pane, burro, miele, marmellate, caffe’, latte, oltre che l'immancabile the alla menta, mi rimette in sesto. Partiamo alla scoperta delle bellezze artistiche della medina al seguito di Hamid, una guida presentataci dai portieri del nostro Riad. O per lo meno, questa e' l'intenzione! In realta', piu' che proporci un giro di monumenti, Hamid sembra interessato (e' la parola giusta) a farci incontrare artigiani e visitare botteghe e relativi negozi: c'e' l'amico che lavora il legno e quello che lavora il bronzo, quello che fa ceramiche e quello che fa lampade, c'e poi l'amico delle stoffe e quello dei pellami (la visita piu' interessante... il negozio si affaccia sulle vasche della concia e della tintura). Ovviamente, non poteva mancare il venditore di tappeti, lo scoglio piu' duro dell'intero percorso. Fortunatamente, dopo Istanbul, so come affrontare queste situazioni: sorseggio con calma il the alla menta, mentre gli inservienti srotoloano davanti ai nostri occhi tappeti su tappeti, senza mostrare mai particolare interesse per nessun pezzo; discuto con il mio interlocutore, talvolta lusingandolo con qualche complimento, ma evitando accuratamente di cadere nelle trappole che ci tende ad ogni passo. Sorrido, restando il piu' possibile immobile. Alla fine, e' come un gioco in cui si vince se non succede niente.

Le sei ore trascorse con Hamid fruttano un solo acquisto: un pouf in pelle di capra, in tinta coi mobili del nostro soggiorno. Piccola nota folcloristica... Siamo tornati a casa da una settimana e il pouf e' ancora fuori in balcone a prendere aria: il puzzo di capra e' duro a morire. Tra un negozio e l'altro riusciamo a visitare la medersa di Bou Inania e la medersa di El-Attarine, oltre ad alcuni caravanserragli e (ma solo da fuori) l'antica universita' al-Kairaouine, che, secondo i marocchini, e' la piu' antica del mondo (alla faccia di Bologna!).

Vasche per la concia delle pelli a Fes

La nostra seconda e ultima giornata a Fes si chiude con una serata allegra e brillante, in un pub (il "Mezzanine") molto alla moda e in stile occidentale (= leggi, dove si puo' bere birra), in compagnia di due ragazzi spagnoli, Bea e Carlos, conosciuti sul posto. Piu' tardi, si unisce al gruppo anche Mr. Khalid, un imprenditore locale (*), gran conoscitore dei vizi e delle virtu' di molte nazioni europee, nonche' della storia e del carattere del suo paese. Mi colpiscono i suoi giudizi sul Marocco: una realta' in movimento, che guarda piu' a Nord, verso la Spagna (per associazione di idee, mi viene in mente la foto scattata verso Sud, tre anni fa, dal faro Europa Point di Gibilterra), che a est, verso La Mecca e che si trova sostanzialmente a meta' strada tra la miseria dei paesi islamici limitrofi e il livello di benessere raggiunto in occidente. Le chiacchiere sono molto piacevoli, si fa l'una senza che nessuno di noi se ne accorga. Sulla strada deserta del rientro verso il Riad, la Medina sembra quasi un'altra citta'.

Gruppo Mezzanine

(*) Khalid gestisce il Riad Borj Dhab, nella medina. Non abbiamo avuto modo di visitarlo, per cui non posso descrivervelo: da quello che ci raccontava dev'essere un posto di classe, gli faccio volentieri pubblicita'! :-)

Nessun commento: