giovedì, giugno 17, 2010

Valencia, que guapa!

Mentre a Roma si discute, Sagunto cade
["Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur" - da Tito Livio, Storie, XXI, 7]

Carissimi, so che siete tutti li' in trepidante attesa dei reportage del viaggio in Spagna. Avete ragione, ve lo avevo promesso e ora me la sto prendendo comoda. Il fatto e' che da quando sono tornato, tra lavoro e movida milanese - si fa per dire - non ho avuto molto tempo. Anyway, il primo articolo e' finalmente pronto: eccolo, caldo caldo, appena sfornato. Gustatevelo!

L'incipit del post e' un motto latino molto famoso, ma alla luce di quello che ho appena visto in questo viaggio in Spagna, va aggiornato e riscritto, aggiustando un tantino i termini del paragone: 

Mentre a Milano si discute, Valencia gode 
["Dum Mediolano consulitur, Valentia gaudet" - da The Cicianebbia's, Blog, 17 Giugno - Nota a margine: Valencia e Sagunto distano solo una manciata di chilometri - quanto alla sostituzione di Roma con Milano, be' quella e' una licenza geo-culturale che ci prendiamo noi dello staff]

Il riferimento e' alla capacita' di coniugare storia e modernita' propria di Valencia (ma potrei dire la stessa cosa anche di altre citta' spagnole, come Madrid, Barcellona e Saragozza), contrapposta all'incapacita' di riprogettarsi e aprirsi al futuro che contraddistingue purtroppo le nostre citta', Milano in particolare. Eh si' perche' io credo che da Milano sia ancora quella capitale economica e morale del paese da cui e' lecito attendersi molto, al di la' di Expo 2015.

Fine del prologo: ora entriamo nel vivo del racconto.


La visita a Valencia, lo avrete capito, mi ha molto colpito ed emozionato: se non ci siete mai stati, progettate un weekend da queste parti perche' e' una citta' che merita la fatica del viaggio. Parto azitutto dagli 11 km di parco del Jardin del Turia e li definisco con una sola parola: spet-ta-co-la-ri! La sola idea di trasformare il dramma di una calamita' naturale, dalle conseguenze nefaste, come l'alluvione del 1957, in una grande opportunita' di sviluppo e benessere per l'intera comunita' cittadina ha di per se' dello straordinario. A seguito di quel tragico evento, infatti, il corso del Turia venne deviato in un canale artificiale fuori dal perimetro urbano e il letto naturale del fiume, con un'ampiezza media di 150-200 metri, venne utilizzato come spazio verde, su cui realizzare - col tempo - giardini pubblici, parchi giochi per bambini (il "Gulliver"!!!), campi da calcio e centri sportivi e, piu' recentemente, strutture museali e avveneristiche come la Ciudad de las Artes y las Ciencias. Quasi a voler incorniciare questo immenso serpentone verde (160 ettari, il piu' grande parco cittadino di Spagna), parallelamente al tracciato, corrono degli splendidi vialoni alberati, adorni di palme e fiori, collegati da vecchi ponti in pietra tirati a lucido e adibiti, in molti casi, al solo passeggio pedonale.

Da amante della bicicletta, ho soprattutto invidiato la pista ciclabile da sogno sviluppata all'interno del Jardin del Turia, all'ombra delle sua splendida vegetazione. Un esempio unico, credo, di come si possa attraversare una citta' da nord a sud, in completa sicurezza, lontani da traffico, semafori e smog, godendo di bellezze naturali, architettoniche e artistiche. Chapeau.

Riprendo per un attimo il paragone con Milano e vi chiedo: come valorizziamo dalle nostre parti i corsi d'acqua cittadini e le aree verdi annesse? Se penso ai Navigli, penso ad una realta' ridotta nel migliore dei casi a tappezzeria per ristoranti galleggianti e locali da aperitivo e nel peggiore a discariche di ferraglia e ciarpame vario. Il grosso, naturalmente, e' stato interrato negli anni '60 per far posto a strade e automobili. Non parliamo dello stato di abbandono in cui malversa la Darsena o del tremendo disastro ecologico che ha colpito il gia' malato Lambro, lo scorso febbraio. Per quanto riguarda il futuro, Milano pensa di dotarsi di una scenografica Via d'Acqua, ma la cintura verde a ovest della citta' interessata dal progetto e' gia' nel mirino della speculazione edilizia (cfr. anche qui). Dunque, di quale futuro stiamo parlando?


Torniamo a Valencia. L'attrazione piu' conosciuta, al centro di ogni guida che si rispetti, e' certamente la Ciudad de las Artes y las Ciencias, un complesso architettonico d'autore firmato dall'architetto valenciano Santiago Calatrava. Anche visto solo da fuori, lascia a bocca aperta: se non fosse per il sole cocente, si potrebbe girargli intorno per ore, cercando di fotografarlo da tutte le possibili angolazioni.

Ma sarebbe un peccato non visitarlo anche all'interno, perche' ha da offrire attrazioni di alto livello: un centro di produzione artistica (el Palau de les Arts Reina Sofía), un planetario (L'Hemisfèric), una galleria-giardino (L'Umbracle) varieta' di piante, un museo della scienza (el Museu de les Ciències Príncipe Felipe) e, infine, un grande acquario (L'Oceanographic), probabilmente il piu' grande d'Europa. Dato il poco tempo a disposizione, noi abbiamo visitato solo quest'ultimo. Le sezioni dei pesci del mediterraneo e delle zone tropicali e' molto ricca, ma quella piu' emozionante e' senza dubbio quella dedicata alla fauna oceanica, grazie ad un lungo tunnel di vetro che permette di essere quasi a contatto, o comunque circondati, da pesci non comuni e di grossa taglia: poter osservare diverse varieta' di squali o razze, da pochi centimetri di distanza, con una visuale ampia quasi 360 gradi e' un'esperienza davvero elettrizzante.


Meno coinvolgenti e anzi, decisamente tristi, le sezioni con i pinguini i leoni marini e i beluga: finiti gli effetti "speciali", ci si rende conto che tutte quelle creature non dovrebbero trovarsi rinchiuse li'... Infine, anche se non ho ben capito che nesso ci fosse col resto, vi segnalo la presenza di una bellissima ed enorme voliera, all'interno della quale si diventa matti a fotografare uccelli colorati, dai becchi curiosissimi, nonche' splendide tartarughe, tipiche di zone paludose ed umide (ne avevamo viste molte del genere in Florida).

Nel pomeriggio, abbiamo visitato il centro storico. Purtroppo - e mi mangio le mani - ci e' sfuggita la visita alla Lonja de la Seda (mercato della seta), palazzo simbolo della fioritura commerciale in epoca rinascimentale di Valencia. In compenso, ci siamo imbattuti in una piccola bottega-museo, in Calle de Roteros, poco oltre le Torres de Serranos, dove abbiamo potuto ammirare le enormi sculture lignee (i "gigantes", alti circa 4 metri) che sfilano per la vie della citta' in occasione della grande processione religiosa del Corpus Domini: oltre alle caricature di personaggi e santi vestiti dei tipici abiti della tradizionale locale, abbiamo visto mostruisi draghi, tartarughe gigantesche, re magi, dall'aspetto moresco, una madonna con San Giuseppe ed un mastodontico San Cristoforo (protettore dei pendolari della Bergamo - Milano Lorenteggio :-)). Il giorno successivo, Giovedi' del Corpus Domini, ci siamo ritrovati questo stesso tipo di statue nella piazza della cattedrale di Toledo, tutta imbandita a festa. Curiosita': in alcune localita' siciliane, esistono usanze molto simili...


La giornata si e' chiusa con una paella mediocre, unico neo di una giornata assai intensa. Diffidate dei ristoranti turistici attorno a Plaza de la Virgen: ma che ve lo dico a fare, sgamati come siete... :-)

2 commenti:

Giamby ha detto...

Non ci siamo Dino!!!!!!!!!!!!

Si dice " Valencia, qué bonita!!!" oppure, " Valencia, qué encanto!!"

Guapa si usa per persone....se vedi una bella tipa per la strada....ti giri e dici ..." Pero qué guapa la chica!!!"

E siiiii, con me non puoi sgarrare con lo spagnolo!!!

Dino ha detto...

Va be', concedimi questa licenza "poetica". In fondo di questa città mi sono anche un pò innamorato... :-)

Hasta pronto!

Dino