martedì, giugno 22, 2010

La Mancha e Toledo

Riuscite ad indovinare quale é stato il primo libro che Manu ha comprato una volta tornata dalla Spagna? Chi ha pensato ad un libro di ricette di Tapas non ci è andato troppo lontato: in effetti, abbiamo comprato anche quello, in aereoporto a Madrid, insieme ad altri souvenir.


In realtà, la risposta esatta e' "Don Chisciotte", il più grande e celebre romanzo di tutta la letteratura spagnola. Una scelta, nel nostro caso, dettata dalle suggestioni vissute nel secondo giorno di vacanza. Dopo aver salutato Valencia-la-guapa (Giamby, porta pazienza! :-)), infatti, abbiamo attraversato la Mancha, da Est a Ovest, in direzione di Toledo e abbiamo così potuto ammirare i paesaggi assolati e le sconfinate campagne in cui è ambientata l'opera seicentesca. Sebbene si sia trattato di perccorrere in auto circa quattrocento chilometri, si è trattato di un viaggio molto piacevole e appagante: che bellezza la meseta coltivata a vigneti (dalle tipiche piante basse) e uliveti a perdita d'occhio, punteggiata qui e là di macchie di papaveri rosso fuoco!


Ma è stato a Mota del Cuevo che abbiamo avuto l'incontro più ravvicinato ed emozionante con Cervantes e le sue creature. Abbacinati dalla luce del sole dell'una e mezza e dal suo riverbero contro pareti bianchissime, abbiamo affrontato una fila di "giganti", allineati sul crinale di una collina brulla e deserta, fatta eccezione per una coppia di turisti tedeschi e per il silenzioso guardiano del mulino centrale. Incuriositi dal personaggio, abbiamo avuto l'accesso alla pancia del suo "protetto", scoprendo cosi' una sorta di museo del mulino a vento don chisciottesco (la targa recitava proprio: "museo de la molienda"), con tanto di fotografie, testi e gadget più o meno kitsch. Le pale girano solo la domenica, da quanto abbiamo capito; tuttavia, abbiamo potuto esplorare il piano superiore della costruzione con gli ingranaggi in legno e gli strumenti d'epoca: interessante!


Vista l'ora tarda, la calura e i morsi della fame, ci siamo fermati a pochi chilometri da Mota del Cuevo, in un altro paesino legato a doppio filo alla saga del cavalier errante dalla trista figura: Campo de la Criptana. Ci siamo infilati nel primo bar aperto che abbiamo trovato lungo la strada, dove siamo stati accolti da un donnone rustico che non spiccicava nessuna parola di inglese o altro idioma che non fosse quello locale. In qualche modo, siamo riusciti ad ordinare quattro bocadillos al prosciutto e maiale, cosi' generosi, che avrebbero potuto sfamare tranquillamente uno squadra di calcio. Il tempo di ordinare un caffe' e, all'improvviso, si scatena l'inferno annunciato la sera prima dalle previsioni meteo tv: un doccione violento, con acqua a secchiate, grandine come se piovessero mandarini, strade allagate e fango a bloccare il traffico. Senza dubbio, quello e' stato il momento in cui ho ringraziato la voce che mi ha convinto a fare l'assicurazione "plus" sui danni extra all'auto affittata all'aereoporto! :-)


Dulcis in fundo: Toledo. Che dire, per me viaggiare e' visitare una citta' come Toledo, ricca di bellezze artistiche, significati e storia; datemi poi una Lonely Planet, una fotocamera, una giornata di sole e un fondale di cielo blu e mi renderete davvero felice! Con le sue graziose mura, le torri e le porte di accesso, i vicoli stretti (con tanti sali-e-scendi), le piazze e i palazzi antichi mi ha ricordato la mia amata Citta' Alta, anche se ovviamente l'immensita' della Cattedrale gotica e l'imponenza della fortezza (Alcazar) sono segni inequivocabili di un passato grandioso e di ben altro spessore. Ci vorrebbero giorni per scoprire tutti i tesori nascosti di un sito urbano dichiarato patrimonio dell'umanita dall'UNESCO! Noi, putroppo, abbiamo avuto un solo pomeriggio a disposizione e lo abbiamo impiegato gironzolando per le vie del centro storico, invase da turisti provenienti da tutto il mondo. 


Se e' vero che abbiamo calcolato male la durata della visita, non c'e' dubbio che abbiamo azzeccato il momento piu' opportuno: visitare Toledo nel giorno della festa del Corpus Domini significa, infatti, vederla nel massimo del suo splendore. Lo spettacolo offerto dai drappi ricamati e dai cesti di fiori penzolanti da tutti i balconi e dalle bandiere, stemmi multicolori e immagini sacre appese ad ogni finestra crea stupore e meraviglia, ovunque si proceda. Piazza Zocodover, addobbata a quel modo, mi ha letteralmente frastornato: impossibile (almeno per me) restituire l'atmosfera con delle semplici fotografie. Nella piazza dell'Ayuntamiento abbiamo, infine, ritrovato i Gigantes gia' ammirati a Valencia: decisamente, un leit motiv di questa vacanza!


Bene, a questo punto, non mi rimane che raccontarvi dei tre giorni a Madrid, ma per questo dovrete attendere l'ultimo post del reportage. Hasta pronto! :-)

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