mercoledì, giugno 23, 2010

Lunga vita alla ciclabile di Via Giulio Cesare (possibilmente espandetela!)

Il tam-tam di messaggi ha raggiunto anche me: mobilitiamoci, vogliono dismettere la ciclabile di Via Giulio Cesare! Ormai e' passato un anno da quando ho smesso i panni del pendolare Bergamo-Milano, ma certe notizie mi procurano ugualmente delle fitte acutissime, come se quei panni mi fossero stati cuciti addosso, a mo' di una seconda pelle. Io sono un ciclo-ferro-pendolare dentro. Niente di strano, questa giunta ha gia' cassato quella di Via Papa Giovanni XXIII, per far contenti quattro negozianti che, tra parentesi, non erano neppure di Bergamo. Ma toccare Giulio Cesare vuole dire toccare un pezzo della mia storia, per cui ora ve la racconto tutta.


Utilizzavo quotidianamente la ciclabile di Via Giulio Cesare per dirigermi alla stazione di Piazzale Marconi. Da casa ad ufficio ci mettevo circa un'ora e tre quarti: 15 minuti di bici a Bergamo, 75 minuti di treni (se andava bene, cioe' senza incappare in ritardi o soppressioni), piu' altri 15 minuti, in sella ad una seconda bicicletta che lasciavo a Milano e con cui raggiungevo la mia destinazione. Chi ha la bonta' di seguire questo blog stara' sbadigliando: sono fatti arcinoti. Orbene, senza bicicletta, utilizzando i mezzi pubblici, lo stesso tragitto mi costava almeno 30 minuti in piu', che tra andata e ritorno significano un'ora di viaggi in piu' al giorno. E qui non parlo dello stress accumulato tutte le volte in cui saltava una corsa del bus e perdevo le coincidenze con i treni. Con la bici, non solo ci si mette di meno, ma - punto strategico per un ciclo-ferro-pendolare - ci si mette sempre lo stesso (contenutissimo) tempo. Naturalmente, ho anche provato ad utilizzare l'automobile per andare al lavoro, col risultato che il tempo di percorrenza non era inferiore a quello della soluzione treni+bicicletta, lo stress del viaggio e' salito alle stelle, cosi' come le spese. Morale? Conclusi gli esperimenti, per anni ho sempre optato per le due ruote: d'estate, d'inverno, con la pioggia, con la neve, col sole... Non per fanatismo. Per una semplice questione di sopravvivenza e qualita' della vita.

E' dall'alto di questa esperienza che dico giudico profondamente sbagliata la decisione della giunta di eliminare questa e altre piste ciclabili. Chi utilizza la bicicletta sa perfettamente che non c'e' mezzo migliore per spostarsi in citta' e ogni tentativo di lasciare spazio alle due ruote andrebbe incoraggiato, sostenuto, moltiplicato, cosi' che tutti si sentano invogliati alla pedalata. Ovviamente, questa e' la mia filosofia di vita anche a Milano, pur correndo maggiori rischi e pericoli (evviva i marciapiedi larghi... non vorremo mica adibirlo a sole isole di parcheggio? :-)) Cari consiglieri bergamaschi, andate in Belgio, in Olanda, a Stoccolma, con il suo clima rigido: la gente pedala e l'aria e' buona. Vorrei poter dire lo stesso di Bergamo, un giorno!

Non vi chiedo di andarci in bicicletta, anche se l'invito a scendere ogni tanto dalle vostre fiammanti mercedes papali, quello si', rimane...

martedì, giugno 22, 2010

La Mancha e Toledo

Riuscite ad indovinare quale é stato il primo libro che Manu ha comprato una volta tornata dalla Spagna? Chi ha pensato ad un libro di ricette di Tapas non ci è andato troppo lontato: in effetti, abbiamo comprato anche quello, in aereoporto a Madrid, insieme ad altri souvenir.


In realtà, la risposta esatta e' "Don Chisciotte", il più grande e celebre romanzo di tutta la letteratura spagnola. Una scelta, nel nostro caso, dettata dalle suggestioni vissute nel secondo giorno di vacanza. Dopo aver salutato Valencia-la-guapa (Giamby, porta pazienza! :-)), infatti, abbiamo attraversato la Mancha, da Est a Ovest, in direzione di Toledo e abbiamo così potuto ammirare i paesaggi assolati e le sconfinate campagne in cui è ambientata l'opera seicentesca. Sebbene si sia trattato di perccorrere in auto circa quattrocento chilometri, si è trattato di un viaggio molto piacevole e appagante: che bellezza la meseta coltivata a vigneti (dalle tipiche piante basse) e uliveti a perdita d'occhio, punteggiata qui e là di macchie di papaveri rosso fuoco!


Ma è stato a Mota del Cuevo che abbiamo avuto l'incontro più ravvicinato ed emozionante con Cervantes e le sue creature. Abbacinati dalla luce del sole dell'una e mezza e dal suo riverbero contro pareti bianchissime, abbiamo affrontato una fila di "giganti", allineati sul crinale di una collina brulla e deserta, fatta eccezione per una coppia di turisti tedeschi e per il silenzioso guardiano del mulino centrale. Incuriositi dal personaggio, abbiamo avuto l'accesso alla pancia del suo "protetto", scoprendo cosi' una sorta di museo del mulino a vento don chisciottesco (la targa recitava proprio: "museo de la molienda"), con tanto di fotografie, testi e gadget più o meno kitsch. Le pale girano solo la domenica, da quanto abbiamo capito; tuttavia, abbiamo potuto esplorare il piano superiore della costruzione con gli ingranaggi in legno e gli strumenti d'epoca: interessante!


Vista l'ora tarda, la calura e i morsi della fame, ci siamo fermati a pochi chilometri da Mota del Cuevo, in un altro paesino legato a doppio filo alla saga del cavalier errante dalla trista figura: Campo de la Criptana. Ci siamo infilati nel primo bar aperto che abbiamo trovato lungo la strada, dove siamo stati accolti da un donnone rustico che non spiccicava nessuna parola di inglese o altro idioma che non fosse quello locale. In qualche modo, siamo riusciti ad ordinare quattro bocadillos al prosciutto e maiale, cosi' generosi, che avrebbero potuto sfamare tranquillamente uno squadra di calcio. Il tempo di ordinare un caffe' e, all'improvviso, si scatena l'inferno annunciato la sera prima dalle previsioni meteo tv: un doccione violento, con acqua a secchiate, grandine come se piovessero mandarini, strade allagate e fango a bloccare il traffico. Senza dubbio, quello e' stato il momento in cui ho ringraziato la voce che mi ha convinto a fare l'assicurazione "plus" sui danni extra all'auto affittata all'aereoporto! :-)


Dulcis in fundo: Toledo. Che dire, per me viaggiare e' visitare una citta' come Toledo, ricca di bellezze artistiche, significati e storia; datemi poi una Lonely Planet, una fotocamera, una giornata di sole e un fondale di cielo blu e mi renderete davvero felice! Con le sue graziose mura, le torri e le porte di accesso, i vicoli stretti (con tanti sali-e-scendi), le piazze e i palazzi antichi mi ha ricordato la mia amata Citta' Alta, anche se ovviamente l'immensita' della Cattedrale gotica e l'imponenza della fortezza (Alcazar) sono segni inequivocabili di un passato grandioso e di ben altro spessore. Ci vorrebbero giorni per scoprire tutti i tesori nascosti di un sito urbano dichiarato patrimonio dell'umanita dall'UNESCO! Noi, putroppo, abbiamo avuto un solo pomeriggio a disposizione e lo abbiamo impiegato gironzolando per le vie del centro storico, invase da turisti provenienti da tutto il mondo. 


Se e' vero che abbiamo calcolato male la durata della visita, non c'e' dubbio che abbiamo azzeccato il momento piu' opportuno: visitare Toledo nel giorno della festa del Corpus Domini significa, infatti, vederla nel massimo del suo splendore. Lo spettacolo offerto dai drappi ricamati e dai cesti di fiori penzolanti da tutti i balconi e dalle bandiere, stemmi multicolori e immagini sacre appese ad ogni finestra crea stupore e meraviglia, ovunque si proceda. Piazza Zocodover, addobbata a quel modo, mi ha letteralmente frastornato: impossibile (almeno per me) restituire l'atmosfera con delle semplici fotografie. Nella piazza dell'Ayuntamiento abbiamo, infine, ritrovato i Gigantes gia' ammirati a Valencia: decisamente, un leit motiv di questa vacanza!


Bene, a questo punto, non mi rimane che raccontarvi dei tre giorni a Madrid, ma per questo dovrete attendere l'ultimo post del reportage. Hasta pronto! :-)

giovedì, giugno 17, 2010

Valencia, que guapa!

Mentre a Roma si discute, Sagunto cade
["Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur" - da Tito Livio, Storie, XXI, 7]

Carissimi, so che siete tutti li' in trepidante attesa dei reportage del viaggio in Spagna. Avete ragione, ve lo avevo promesso e ora me la sto prendendo comoda. Il fatto e' che da quando sono tornato, tra lavoro e movida milanese - si fa per dire - non ho avuto molto tempo. Anyway, il primo articolo e' finalmente pronto: eccolo, caldo caldo, appena sfornato. Gustatevelo!

L'incipit del post e' un motto latino molto famoso, ma alla luce di quello che ho appena visto in questo viaggio in Spagna, va aggiornato e riscritto, aggiustando un tantino i termini del paragone: 

Mentre a Milano si discute, Valencia gode 
["Dum Mediolano consulitur, Valentia gaudet" - da The Cicianebbia's, Blog, 17 Giugno - Nota a margine: Valencia e Sagunto distano solo una manciata di chilometri - quanto alla sostituzione di Roma con Milano, be' quella e' una licenza geo-culturale che ci prendiamo noi dello staff]

Il riferimento e' alla capacita' di coniugare storia e modernita' propria di Valencia (ma potrei dire la stessa cosa anche di altre citta' spagnole, come Madrid, Barcellona e Saragozza), contrapposta all'incapacita' di riprogettarsi e aprirsi al futuro che contraddistingue purtroppo le nostre citta', Milano in particolare. Eh si' perche' io credo che da Milano sia ancora quella capitale economica e morale del paese da cui e' lecito attendersi molto, al di la' di Expo 2015.

Fine del prologo: ora entriamo nel vivo del racconto.


La visita a Valencia, lo avrete capito, mi ha molto colpito ed emozionato: se non ci siete mai stati, progettate un weekend da queste parti perche' e' una citta' che merita la fatica del viaggio. Parto azitutto dagli 11 km di parco del Jardin del Turia e li definisco con una sola parola: spet-ta-co-la-ri! La sola idea di trasformare il dramma di una calamita' naturale, dalle conseguenze nefaste, come l'alluvione del 1957, in una grande opportunita' di sviluppo e benessere per l'intera comunita' cittadina ha di per se' dello straordinario. A seguito di quel tragico evento, infatti, il corso del Turia venne deviato in un canale artificiale fuori dal perimetro urbano e il letto naturale del fiume, con un'ampiezza media di 150-200 metri, venne utilizzato come spazio verde, su cui realizzare - col tempo - giardini pubblici, parchi giochi per bambini (il "Gulliver"!!!), campi da calcio e centri sportivi e, piu' recentemente, strutture museali e avveneristiche come la Ciudad de las Artes y las Ciencias. Quasi a voler incorniciare questo immenso serpentone verde (160 ettari, il piu' grande parco cittadino di Spagna), parallelamente al tracciato, corrono degli splendidi vialoni alberati, adorni di palme e fiori, collegati da vecchi ponti in pietra tirati a lucido e adibiti, in molti casi, al solo passeggio pedonale.

Da amante della bicicletta, ho soprattutto invidiato la pista ciclabile da sogno sviluppata all'interno del Jardin del Turia, all'ombra delle sua splendida vegetazione. Un esempio unico, credo, di come si possa attraversare una citta' da nord a sud, in completa sicurezza, lontani da traffico, semafori e smog, godendo di bellezze naturali, architettoniche e artistiche. Chapeau.

Riprendo per un attimo il paragone con Milano e vi chiedo: come valorizziamo dalle nostre parti i corsi d'acqua cittadini e le aree verdi annesse? Se penso ai Navigli, penso ad una realta' ridotta nel migliore dei casi a tappezzeria per ristoranti galleggianti e locali da aperitivo e nel peggiore a discariche di ferraglia e ciarpame vario. Il grosso, naturalmente, e' stato interrato negli anni '60 per far posto a strade e automobili. Non parliamo dello stato di abbandono in cui malversa la Darsena o del tremendo disastro ecologico che ha colpito il gia' malato Lambro, lo scorso febbraio. Per quanto riguarda il futuro, Milano pensa di dotarsi di una scenografica Via d'Acqua, ma la cintura verde a ovest della citta' interessata dal progetto e' gia' nel mirino della speculazione edilizia (cfr. anche qui). Dunque, di quale futuro stiamo parlando?


Torniamo a Valencia. L'attrazione piu' conosciuta, al centro di ogni guida che si rispetti, e' certamente la Ciudad de las Artes y las Ciencias, un complesso architettonico d'autore firmato dall'architetto valenciano Santiago Calatrava. Anche visto solo da fuori, lascia a bocca aperta: se non fosse per il sole cocente, si potrebbe girargli intorno per ore, cercando di fotografarlo da tutte le possibili angolazioni.

Ma sarebbe un peccato non visitarlo anche all'interno, perche' ha da offrire attrazioni di alto livello: un centro di produzione artistica (el Palau de les Arts Reina Sofía), un planetario (L'Hemisfèric), una galleria-giardino (L'Umbracle) varieta' di piante, un museo della scienza (el Museu de les Ciències Príncipe Felipe) e, infine, un grande acquario (L'Oceanographic), probabilmente il piu' grande d'Europa. Dato il poco tempo a disposizione, noi abbiamo visitato solo quest'ultimo. Le sezioni dei pesci del mediterraneo e delle zone tropicali e' molto ricca, ma quella piu' emozionante e' senza dubbio quella dedicata alla fauna oceanica, grazie ad un lungo tunnel di vetro che permette di essere quasi a contatto, o comunque circondati, da pesci non comuni e di grossa taglia: poter osservare diverse varieta' di squali o razze, da pochi centimetri di distanza, con una visuale ampia quasi 360 gradi e' un'esperienza davvero elettrizzante.


Meno coinvolgenti e anzi, decisamente tristi, le sezioni con i pinguini i leoni marini e i beluga: finiti gli effetti "speciali", ci si rende conto che tutte quelle creature non dovrebbero trovarsi rinchiuse li'... Infine, anche se non ho ben capito che nesso ci fosse col resto, vi segnalo la presenza di una bellissima ed enorme voliera, all'interno della quale si diventa matti a fotografare uccelli colorati, dai becchi curiosissimi, nonche' splendide tartarughe, tipiche di zone paludose ed umide (ne avevamo viste molte del genere in Florida).

Nel pomeriggio, abbiamo visitato il centro storico. Purtroppo - e mi mangio le mani - ci e' sfuggita la visita alla Lonja de la Seda (mercato della seta), palazzo simbolo della fioritura commerciale in epoca rinascimentale di Valencia. In compenso, ci siamo imbattuti in una piccola bottega-museo, in Calle de Roteros, poco oltre le Torres de Serranos, dove abbiamo potuto ammirare le enormi sculture lignee (i "gigantes", alti circa 4 metri) che sfilano per la vie della citta' in occasione della grande processione religiosa del Corpus Domini: oltre alle caricature di personaggi e santi vestiti dei tipici abiti della tradizionale locale, abbiamo visto mostruisi draghi, tartarughe gigantesche, re magi, dall'aspetto moresco, una madonna con San Giuseppe ed un mastodontico San Cristoforo (protettore dei pendolari della Bergamo - Milano Lorenteggio :-)). Il giorno successivo, Giovedi' del Corpus Domini, ci siamo ritrovati questo stesso tipo di statue nella piazza della cattedrale di Toledo, tutta imbandita a festa. Curiosita': in alcune localita' siciliane, esistono usanze molto simili...


La giornata si e' chiusa con una paella mediocre, unico neo di una giornata assai intensa. Diffidate dei ristoranti turistici attorno a Plaza de la Virgen: ma che ve lo dico a fare, sgamati come siete... :-)

martedì, giugno 01, 2010

Valencia e Madrid, si parte!

E' tutto pronto, tra poche ore si parte: torniamo in Spagna, a tre anni dall'ultimo meraviglioso viaggio in Andalusia. Considerata Barcelona 2002, si tratta della nostra terza visita nella penisola iberica. Decisamente, una terra che ci piace e interessa molto.  

Il programma di questo viaggio e' presto detto: due giorni a Valencia, sul mare della Coppa America, tra piazze antiche e architetture moderne (ah, non vedo l'ora di vedere La Ciudad de las Artes y de las Ciencias) e tre nel cuore pulsante della penisola iberica, per le via della citta' che non dorme mai, Madrid. Che bellezza! Se ce ne sara' il tempo, attraversando la regione della Manchia, scatteremo una fotografia ai famosi mulini a vento di Don Chisciotte nei pressi di Mota del Cuervo, e visiteremo la bella Toledo, patrimonio dell'Unesco.

Per muoverci, anche questa volta abbiamo scelto di affittare un'auto, per nulla memori dei patimenti di parcheggio a Siviglia: che volete, siamo italiani, "milanesi" per giunta e alle quattro ruote non sappiamo proprio rinunciare. Cliccate, cliccate: presto arriveranno i resoconti del viaggio! 

Prima dei saluti, vi lascio con un estratto tratto dal capolavoro di Cervantes, grande maestro di satira: la battaglia tra il Signor della Mancia e i mulini-giganti.

[...] Dove, sono i giganti? disse Sancio Pancia. — Quelli che vedi laggiù, rispose il padrone, con quelle braccia sì lunghe, che taluno d'essi le ha come di due leghe. — Guardi bene la signoria vostra, soggiunse Sancio, che quelli che colà si discoprono non sono altrimenti giganti, ma mulini da vento, e quelle che le paiono braccia sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino. — Ben si conosce, disse don Chisciotte, che non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone.»

[...] «Non fuggite, codarde e vili creature, che un solo è il cavaliere che viene con voi a battaglia.» In questo levossi un po' di vento per cui le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi; [...] raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinea sua signora affinché lo assistesse in quello scontro, ben coperto colla rotella, e posta la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui si incontrò e diede della lancia in una pala. Il vento in quel mentre la rivoltò con sì gran furia che ridusse in pezzi la lancia, e si tirò dietro impigliati cavallo e cavaliere, il quale andò a rotolare buon tratto per la campagna. 

Povero... Ciaooooooo!!!