martedì, maggio 11, 2010

Alpini, la festa piu' grande

Una festa cosi', a Bergamo non s'era mai vista prima: immensa, travolgente, indimenticabile. Ma sarebbe ingiusto e riduttivo parlare dell'invasione pacifica dei cinquecentomila alpini della 83-a adunata nazionale solo in termini di numeri, proporzioni, raffronti con le edizioni precedenti. Questo meraviglioso corpo, composto da gente comune, proveniente da tutta Italia, ci ha lasciato nel cuore un senso profondo di gratitudine soprattutto per i valori morali e civili che con tanta limpidezza ci hanno saputo comunicare: unita' e patria, fratellanza e amicizia, solidarieta' e servizio del prossimo, senso del dovere, rispetto dell'autorita' e orgoglio, rispetto degli anziani (i "veci"), sacrificio. A pensarci bene, tutti concetti ammuffiti, riposti in solaio, dimenticati o comunque messi in secondo piano rispetto ai nuovi valori imposti dalla societa' del consumo. Certamente, valori di un'altra epoca, di un tempo in cui esisteva ancora la leva obbligatoria, la famiglia era patriarcale e non c'erano tanti fronzoli, come oggi.

L'ho voluto sottolineare rielaborando le fotografie scattate tra sabato e domenica e aggiungendo una patina "anni '60": sono convinto che presto, infatti, ci dimenticheremo del messaggio che, sotto la superficie festosa, questa adunata alpina ci ha passato, come si pensa ad un ricordo di tanti e tanti anni fa... 


 Lancio dei para' sullo stadio cittadino. La gente - e i bambini, soprattutto - coi nasi all'aria per vedere la discesa degli alpini dal cielo. Uno spettacolo emozionante!


Dieci lanci, quasi perfetti. Un para' finisce impigliato sulle reti di protezione davanti alla curva nord. Attimi di preoccupazione. Viene subito soccorso, ma pochi minuti dopo lo vediamo camminare e salutare la folla, che ricambia con affetto.


Fanfare allo stadio. Grande emozione, alla fine, sulle note dell'inno di mameli, suonate all'unisono da tutte le bande, riunite sul campo.


Orchestrine improvvisate per le strade del centro. Qui siamo in via Pignolo. Un giovane alpino abbraccia improvvisamente mia cognata e le fa fare un giro di valzer. Allegria a suon di musica.


L'immancabile coro alpino. Canzoni struggenti, canzoni sfottenti, canzoni per le fidanzate e canzoni alla madonna. Canti di montagna, che cementano le amicizie e che fanno volare in alto i cuori... a due, tre o piu' voci.


Sembra di essere tornati alla notte di Berlino, con l'Italia campione del mondo. E invece e' la notte degli alpini, la notte bianca di Bergamo: tutti in piazza, con grande allegria, ad attendere lo scintillare in cielo dei fuochi d'artificio.


Ed eccoli qui i fuochi, magnetici come sempre. Terminato lo spettacolo pirotecnico, continuiamo il nostro girovagare per le vie del centro, fino a raggiungere il piazzale della funicolare e quindi la fara. Domenica mattina, nei cieli di Bergamo, un altro spettacolo mozzafiato: il passaggio delle frecce tricolore.


Un'immagine simpatica, ad alto valore simbolico (ed etilico): gli alpini e il vino si fan sempre compagnia. O per dirla in rima: penna e fiaschetto, binomio perfetto. Sebbene ci sia capitato di trovare qualche alpino steso nelle aiuole, tramortito dalle sonore bevute, c'e' da dire che la compostezza, in generale, ha regnato sovrana. Questa e' gente che regge... :-)


La fotografia non e' un gran che, ma le mura avvolte dai tricolori erano proprio suggestive. A proposito di mura: commovente la scena degli alpini dell'Aquila che ripulivano le mura dalle erbacce, per riconoscenza verso gli alpici bergamaschi, tra i primi soccorritori e costruttori di case destinate alla popolazione del dopo-terremoto.


Omaggio alla chiesa del Monterosso. Una chiesa "alpina". Chi si ricorda dell'esibizione di due natali fa, quando, sul sagrato gelato, un gruppo di coristi intabarrati e con cappello piumato ha intonato "Signore delle cime"? Don Luciano ci vede sempre lungo...


Dopo l'allegra confusione del sabato sera, arriva il momento solenne della sfilata. Dalle nove di domenica mattina, per tredici ore, senza pause, sfilano in migliaia. Sono circa cinquecento mila, secondo le stime ufficiali. Due ali di folla festante li applaude, instancabilmente, cingendoli con affetto, anche sotto la pioggia battente.


Particolare della marcia. Alpini, gente comune, volti, espressioni, valori della vita reale. PS: ma quant'e' bella Bergamo bassa quando viene trasformata in un'immensa isola pedonale? La sfilata degli alpini ci ha ricordato che anche la nostra citta' bassa, senza auto, e' uno splendore.


Altro fatto curioso. Vedere la gente affacciata a finestre e balconi: a Bergamo e' cosa assai rara, ognuno e' molto geloso della sua privacy e dell'intimita' della sua casa. Per gli alpini, braccia e persiane aperte, voglia di stare assieme, di condividere e fare gruppo. Una Bergamo "diversa" dal solito.

 
Avrei altre immagini da mostrare (la cittadella allestita al parco suardi, le salamelle del Daragi, la messa al Lazzaretto, etc...), ma si e' fatto tardi e mi fermo qui. Chiudo con questa bella fotografia di alpino che batte il tempo al tamburo: tra ventiquattro anni, a Dio piacendo, la prossima adunata bergamasca.

A voi alpini, ancora grazie per le belle emozioni che ci avete regalato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dov'eri che non ti ho visto?

La copertina del magazine di questo mese c'ha una sorpresa... ;)

Arthur

Dino ha detto...

Era un tantinello complicato beccarsi in quella bolgia... :-)