lunedì, novembre 30, 2009

Undici anni fa

Undici anni fa ero proprio un ragazzino (pero' questo baffetto mi dona!).
Undici anni fa e undici chili fa.
Undici anni fa e lo stesso sorriso buono.
Undici anni fa e non ho un capello fuori posto!
Undici anni fa ero bianca come un lenzuolo!
Undici anni fa non ero cosi' felice e rilassato.
Undici anni fa c'era anche il Roby (per simmetria, lo abbiamo riportato anche a destra)

giovedì, novembre 19, 2009

Saga dei mobili - ultimo atto

E mobile fu. Ma che fatica, gente! Il padroncino e' arrivato questa mattina comodo comodo attorno alle 10:00, giusto per dare subito un po' sui nervi, ma - mi son detto - tanto la mattina e' da immolare alla causa, per cui ora piu' ora meno... Povero illuso, che sono. I montatori se ne sono andati alle 16:30, dopo una giornata di passione e ho dovuto chiamare in ufficio per comunicare che mi prendevo una giornata intera di ferie. L'ultima, per fortuna.

Cos'e' successo? Be', tanto per cominciare, dovevate vedere gli imballaggi utilizzati per coprire i mobili: cartoni di seconda mano, spiegazzati, mezzi usurati, tenuti assieme da chili di scotch tirati alla meno peggio. Un lavoro fatto di fretta, all'ultimo minuto, forse funzionale, ma certamente poco presentabile. Ma questo e' nulla: spacchettando i mobili, abbiamo trovato varie sorpresine: qualche graffio qui e la' (fortunatamente, non su parti a vista) e un bello sbercio (questo si', a vista) sulla base d'appoggio dei pensili bassi. Passi l'ineleganza... Ma l'ultima volta, in occasione della consegna "bacata", il padroncino si e' riportato indietro i mobili senza premurarsi di riutilizzare gli imballaggi, procurando - facile prevederlo - il danno. Tranquilli: e' tutto scritto nel verbale di consegna, per cui il pezzo verra' sostituito a spese loro. La menata e' che dovro' perderci altro tempo.

Vi posso assicurare che se gli incovenienti fossero terminati qua, stasera non avrei sentito neppure il bisogno di pubblicare un altro pezzo sulla saga dei mobili. Tremate, quindi. Anzi, prima spiegatemi cosa c'e' di cosi' difficile e ingestibile nella richiesta di avere mensole piu' corte della misura standard: 94 invece che 100 cm. Lo spieghi all'arredatrice e poi al direttore. Viene riportato nei disegni per i fornitori, sta scritto sui fogli dati in mano ai montatori. Eppure no, non c'e' verso: ti arrivano comunque di 100 cm. Non conta niente il fatto che c'e' gia' stata una consegna "bacata", con tanto di verbale che dice che le mensole non sono state tagliate secondo misura. Ma il Centro di Assistenza a cosa serve? A creare altri problemi?

Alla fine, preso dall'esasperazione, ho trovato la soluzione: tenersi le mensole da 100 e accettare una piccola variante alla disposizione originale dei mobili. L'alternativa era litigare nuovamente con il famigerato negozio per la questione del saldo e rimandare la consegna del mobilio a Natale, o chissa' quando. Brrrr... Non me la sentivo proprio. Voi che avreste fatto?

Non e' tutto. La saga del mobile ha, in realta', un lieto fine. Sappiate che l'email che ho indirizzato al giovane direttore (con in copia CEO e vertici aziendali) ha sortito i suoi effetti. Nel corso di questo movimentato pomeriggio, ho ricevuto la telefonata dall'ufficio Customer del Gruppo, che, scusandosi per vecchi e nuovi inconvenienti, mi ha preannunciato l'invio di un buono acquisto sostanzioso, da spendere in uno qualsiasi dei loro punti vendita.

Be', a questo punto mettiamo una bella X su Pognano e direi che ci orientiamo su un bell'acquisto take-away... :-)))

martedì, novembre 17, 2009

Bravi! Bravi! Bravi!

I complimenti sono tutti per gli amici di QuellidelTreno (Comitato Pendolari di Bergamo), che finalmente raccolgono tanti buoni frutti dal gran lavoro di squadra fatto in questi ultimi due anni, post attivazione del quadruplicamento della linea Treviglio-Milano.

Leggendo questo articolo dell'Eco, che anticipa tutte le novita' che verranno introdotte con il nuovo orario 2009-2010, c'e' di che sorridere: treni diretti per Milano con tempi di percorrenza tagliati di 15 minuti (da 63' a 48' fino a Milano C.le, e quindi sotto i 40' su Lambrate), conferma e, quindi, fine della sperimentazione per il servizio di navetta Bergamo-Treviglio con le fermate di Stezzano, Levate ed Arcene, che offre anche la possibilita' di proseguire il viaggio verso Caravaggio, Crema e Cremona. Presto dovremmo vedere anche il passante ferroviario attestato a Treviglio, che offrira' ai bergamaschi una gran varieta' di collegamenti con le metropolitane e il territorio di Milano, nonche' con il polo Rho Fiera, Varese e Novara. Un quadro finalmente confortante.

E pensare che proprio un anno fa, di questi tempi, si respirava un'aria pesante! Chi non ricorda il senso di impotenza, delusione e rabbia, di fronte alle proposte irricevibili che ci giungevano dalla Regione e che, nostro malgrado, fummo costretti ad ingoiare? Ma alla fine, il motto "chi la dura la vince" oggi sembra calzare a pennello su questi risultati, di cui, credetemi, bisogna andare proprio orgogliosi.

Sono convinto che il Comitato, ridotto ad un manipolo di irriducibili, azzoppato dai guai col sito, sempre preso com'e' dalla routine delle segnalazioni di disservizi ferroviari, dall'incalzare di nuovi incontri, etc... non solo non si trovera' d'accordo con l'analisi a tinte rosa che sto facendo, ma probabilmente non sentira' alcuna esigenza di celebrare il momento. Eppure, credetemi, ce ne sarebbero tutte le ragioni: ve lo dice uno che ha ha dato un po' del suo sangue alla causa e che ora guarda la cosa da fuori, con estrema soddisfazione.

Certo, molto rimane da fare (salto del montone, potenziamento delle infrastrutture sulle altre linee, piu' attenzione alle coincidenze, composizione carrozze, pulizia, etc...), ma questo orario e' un traguardo importante, la base solida - che nessuno ce la tocchi! - da cui ripartire per le prossime sfide e, scusatemi, lasciatemelo dire... Un vanto, un punto d'onore per il Comitato, un risultato che tutta la cittadinanza dovrebbe conoscere e riconoscere.

Di nuovo: bravi! bravi! bravi!

venerdì, novembre 13, 2009

Saga dei mobili - email al direttore e...

Sembra impossibile, ma e' passato un altro mese e non abbiamo ancora visto i nostri mobili: ben 15 settimane solari di ritardo, rispetto alla data indicata nel contratto e garantita come sicura da parte del famigerato negozio all'atto dell'acquisto. Una situazione che, settimana dopo settimana, sta diventando sempre piu' grottesca, kafkiana, fastidiosa e irritante

Non solo. Dopo le numerosissime telefonate, i fax di sollecito e i fatti del 13 e 16 Ottobre, quando - lo ricordo - ci furono prima una mancata consegna e poi una consegna "bacata" (pezzi mancanti e sbagliati) con arrabbiature e perdite di tempo annesse e connesse, il famigerato negozio si e' preso altri 10 giorni prima di richiamarci, assicurandoci che entro 14 giorni al massimo la questione della consegna sarebbe stata risolta. Di giorni ne sono passati 16, non solo senza che la consegna sia stata ancora fatta, ma senza neppure essere stati contattati dall'oscura Logistica di Trezzano...

A questo punto, il povero cliente cosa dovrebbe fare? Perdere la pazienza e passare alle vie di fatto, presentandosi al famigerato negozio coi carabinieri (sui forum, in internet e su facebook, si leggono anche di queste cose)? Ingaggiare realmente un avvocato?

Fermo restando che il giudizio complessivo su tutta la baracca e' fortemente negativo (cacchio, hanno dei problemi di processo grandi quanto i loro magazzini), abbiamo deciso di non gettare la spugna e di riporre le residue speranze su di un giovane, all'apparenza solerte, serio, coscienzioso, degno di fiducia: una persona (ne esistono ancora!) che ci tiene all'etica professionale. Il famigerato Gruppo lo ha spedito, quale novello direttore, presso una sua filiale veneta, proprio all'indomani del nostro acquisto, ma lui si ricorda ancora di noi e noi crediamo nell'iniziativa del singolo. Pur se lontano, pur se in questo marasma, forse, chissa', lui riuscira'...

Abbiamo, tuttavia, pensato che anche il giovane piu' volenteroso della Terra avesse bisogno di un aiuto. E' per questo che, nell'email lamentosa che gli ho spedito questo pomeriggio, invocandone l'intervento, ho creduto opportuno mettere in copia e conoscenza il CEO e il principale azionista del famigerato Gruppo (con Linkedin e Google, considerato che stiamo parlando forse del piu' grande Gruppo italiano del settore, e' stato un attimo trovare nomi e cognomi). Laddove trovasse qualche porta chiusa, sono sicuro che con il loro supporto, si trovera' il modo di buttarla giu'.

Ah, non sia mai che si scordino della promessa del succulento buono acquisto, cosi', per non sbagliare, ho messo in cc anche il CFO... :-))

giovedì, novembre 12, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Pamukkale




Pamukkale, ovvero il "castello di cotone" (come lo hanno ribattezzato i turchi), e' una curiosissima collina prospiciente una estesa valle agricola completamente rivestita di una formazione rocciosa calcarea dal colore bianco puro e dall'aspetto rugoso. Il travertino. Questo materiale, molto apprezzato tra gli scultori e in ambito edile, in genere, origina dalla precipitazione del carbonato di calcio discolto in acqua stagnante; la caratteristica di questo posto e' proprio quella di ospitare numerosissime piscine naturali, frequentate fin dai tempi antichi come oasi di relax e cure termali. A dimostrarlo, In cima al sito, e' possibile visitare le vaste rovine della citta' ellenistico-romana di Ierapoli, fondata nel 190 a.c. da Eumene II di Pergamo.

Purtroppo, Pamukkale e' stata spremuta fino all'osso, soprattutto negli ultimi decenni di turismo incontrollato, tanto che oggi molte delle vasche sono completamente asciutte e il corso delle acque che solcano la collina appare lento e incerto. Un delitto, a cui si sta faticosamente cercando di porre rimedio, limitando le zone accessibili ai visitatori. Purtroppo, non tutti afferrano le regole del rispetto: noi, ad esempio, ci siamo imbattuti in un gruppetto di giovani russe intente a trasformare le distese di travertino in un set fotografico d'eccezione. Pose da dive in bikini succinti, puah che robaccia... :-)

martedì, novembre 10, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Selcuk (Efeso)


Efeso ospitava una delle sette meraviglie del mondo antico. Quali erano queste meraviglie? Scanso equivoci (no, il Colosseo non e' tra questi) elenco tutte e sette le meraviglie:

  1. i Giardini pensili di Babilonia [Iraq] 
  2. il Colosso di Rodi [Grecia]
  3. il Mausoleo di Alicarnasso [Turchia] 
  4. il Faro di Alessandria [Egitto]
  5. la statua di Zeus ad Olimpia [Grecia] 
  6. la Piramide di Cheope a Giza [Egitto]
  7. il tempio di Artemide [Turchia]

Oggi e' uno dei siti archeologici piu' visitati del mondo (nel 2008 ha nettamente battuto Pompei) e la ragione e' probabilmente legata allo stato di conservazione dei suoi monumenti: la Biblioteca di Celso che vedete in fotografia ne e' un fulgido esempio. Ma non e' il solo. 

domenica, novembre 08, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Pergamo


Due PBergamaschi e Pergamo... ihihihih! :-)

Con un medico al mio fianco, non poteva mancare una visita all'Asclepion. Sotto la guida del grande Galeno, Pergamo divenne celebre come capitale universale delle cure mediche. Il non plus ultra, come per noi oggi farsi operare a New York o in Svizzera. Gia' solo osservando le dimensioni del sito archeologico si capisce quanto dovesse essere sviluppato questo centro, capace di ospitare malati (anche illustri, come l'imperatore Caracalla, nel 214) provenienti da ogni angolo del mondo antico.


Al tempo del re Eumene II nel secondo secolo a.c. Pergamo raggiunse il suo massimo splendore: la biblioteca era seconda per numero di libri solo a quella di Alessandria d'Egitto e la sua acropoli rivaleggiava per bellezza con quella di Atene. Purtroppo, rimangono poche testimonianze della grandezza raggiunta in quell'epoca strorica: l'acropoli che vediamo oggi e' un susseguirsi di colonne, archi, vestigia di templi ed enormi rovine murarie. L'anfiteatro, tuttavia, conserva intatta la sua vertiginosa e imponente bellezza, grazie alla posizione panoramica e dominante sulla valle sottostante.


La nostra visita e' stata allietata dall'incontro con Anna e Claudio, una coppia di Roma, che qualche anno fa, quando i prezzi erano ancora molto bassi, ha comprato casa a Bodrum e che ora si gode la pensione facendo la spola tra l'Italia e la Turchia. Beati loro! Sono stati loro ad indirizzarci verso le rovine della Basilica Rossa, una delle sette chiese citate dall'Apocalisse di Giovanni: sembra incredibile, ma questo tratto di costa egea, oggi completamente islamizzata, vide gli albori della chiesa cristiana... 

sabato, novembre 07, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Troia


Non rimangono che quattro sassi al posto delle inespugnabili mura della mitica Troia e a poco e' valso che le abbiano erette i divini Apollo e Poseidone: sembra che il tempo abbia cancellato ogni vestigia di quel passato leggendario e glorioso. La difficolta' maggiore per chi visita il sito archeologico risiede tuttavia nel fatto che gli scavi hanno rinvenuto un intricato intreccio di strati di varie citta' sovrapposte (almeno nove), costruite una sull'altra a partire dal 3000 a.c.. Difficile, dunque, in mezzo a quel groviglio di rovine, immaginare che aspetto realmente avesse la bella Ilio di Omero. Lo stesso Schliemann, del resto, si convinse di aver trovato il tesoro di Priamo e la famosa maschera di Agamennone, quando in realta' sappiamo che si trattava di oggetti preziosi risalenti ad un'epoca piu' antica.

Ciononostante, non si puo' resistere al fascino di varcare le Porte Scee (o quel che ne rimane), lasciandosi suggestionare dall'idea di camminare sulle orme della leggenda, sulla terra che diede origine alla civilta' occidentale (a proposito, stridente il contrasto con gli echi della preghiera del muezzin, provenienti dalla vicina moschea di campagna), sul campo di battaglia dei grandi e imperituri eroi dell'Iliade: Achille, Ettore, Patroclo, Paride, Aiace, Menelao, Enea, Ulisse...


A proposito di Ulisse! I turchi hanno eretto un mastodontico cavallo di legno proprio all'ingresso dell'area museale. Che ve ne pare? Come rovinare la poesia. Per lo meno be abbiamo ricavato un simpatico souvenir! :-)

venerdì, novembre 06, 2009

Viaggio in Grecia e Truchia: Il commerciante di tappeti

Una delle storie piu' divertenti (a posteriori) che possiamo raccontarvi della Turchia e' ambientata nel Gran Bazar di Istanbul. Premetto che, pur avendo avuto a che fare in passato con dei bazar, non eravamo assolutamente preparati ad affrontare il kapalı çarşı, uno dei piu' grandi e antichi bazar del mondo. La nostra Lonely, giustamente, consiglia di visitarlo solo se si e' di buon umore, carichi di energia e se si e' disposti a scambiare battute scherzose con le decine e decine di commercianti che cercano di attirare i turisti nei loro negozi-trappola: ce ne sono piu' di quattromila e si susseguono per chilometri di vicoli intricati e caotici, quasi a formare un labirinto in cui e' molto facile smarrire il senso dell'orientamento.

Non ho usato a caso il termine "negozi-trappola" e non mi riferisco soltanto al fatto che con tutta quella merce esposta e' fortissima la tentazione di comprare qualcosa, spendendo spesso cifre che eccedono il valore intrinseco dell'acquisto. Presto capirete, seguitate a leggere.

Una volta entrati dall'accesso che si trova in fondo a Nuru Osmaniye Caddesi, siamo stati subito rapiti dal senso di eleganza composta e bellezza della lunga galleria che ci siamo trovati di fronte: belle le volte decorate, grazioso il susseguirsi di archi a sesto acuto e lucernari, molto gradevole anche il fondo giallo pastello delle pareti e l'abbinamento con i colori bordeaux e blu dei motivi geometrici. Ma lo spettacolo principale, naturalmente, era costituito dal susseguirsi dei negozi e dal via-vai continuo di turisti (tra i 250 e i 400 mila al giorno): gioellerie, negozi di borse, valigie, cinture, ceramiche, piatti, piattini, vasi, tessuti e stoffe, maglieria e abbigliamento, oggetti di antiquariato, strumenti musicali, lampade, portagioie, scacchi, ciarpame vario e chi piu' ne ha ha piu' ne metta. Un mondo.

Stavamo curiosando qui e la', come bambini alla scoperta di un gioco nuovo, quando siamo stati avvicinati da un procacciatore di clienti, che con fare molto abile, capita la nostra provenienza, ci ha chiesto in perfetto italiano se eravamo interessati a vedere dei tappeti tipici e ci ha accompagnato con passo svelto verso il suo negozio. Non abbiamo avuto neppure il tempo di pensarci: Manu a dire il vero ha provato a dissuadermi, ma ormai quell'individuo aveva acceso la mia fantasia e io mi sentivo sufficientemente "scafato" per non cadere in alcun tranello. Nel mio sangue scorre pur sempre il sangue degli avi napoletani... Non avessimo mai detto di si!

Ad accoglierci sull'uscio del negozio, c'era un signore alto, molto distinto, sulla sessantina d'anni, dai modi assai garbati, che prima ci invita all'interno e poi, in men che non si dica, ci invita a seguirlo su per delle scalette, ci fa accomodare su di un sofa' al piano soppalcato e comincia il suo show. Come vi chiamate, da dove venite, che mestiere fate, siete sposati o forse in viaggio di nozze, quanto vi fermate ad Istanbul, quali posti avete gia' visitato e via con una lunga serie di domande fatte in italiano fluente, come fosse stato per anni di casa a Roma. L'italiano, del resto, non e' l'unica lingua che conosce alla perfezione: il nostro affabile interlocutore dichiara che per ragioni di affari ha finito con l'impararne ben otto (oltre al turco) e ce ne da un saggio, rivolgendoci parola in inglese, francese, spagnolo, portoghese, russo e tedesco. Se non ricordo male, l'ottava lingua a catalogo era l'arabo, questa come le altre rigorosamente imparate stando a contatto con i clienti. Ci confida, quindi, che e' quarant'anni che fa questo mestiere e prima di lui suo padre e prima ancora suo nonno; infine, ci mostra la copertina di un National Geographic, vecchio di qualche anno, che pubblicizza all'interno un articolo dedicato al Gran Bazar e al suo negozio. Tutto molto affascinante.

A quel punto, il clima e' decisamente favorevole al commerciante di tappeti. Manu sembra a suo agio ed e' a lei che si rivolge il commerciante, tirando fuori dagli scaffali e commentando tappeti di varie misure e colori, con annodature semplici e a trama complessa, in lana o seta, persiani e kilim, etc (immagine da nationalgeographic.com). Alla fine di tutta la spiegazione, Manuela fa degli apprezzamenti su un kilim dai motivi geometrici e i colori caldi e il nostro commerciante ci guarda come un serpente che ha stretto tra le spire la sua preda. Comunica il suo prezzo, 360 euro, dicendo che per via della crisi ha dovuto abbassarlo dai mille iniziali, ma fuga subito tutti i dubbi sul fatto che una merce non ha un prezzo intrinseco: sono gli acquirenti, assieme al venditore che determinano il giusto prezzo, come frutto stesso del negozio. Ahia! A quel punto, il campanello d'allarme suona come una sirena dei pompieri. E' chiaro che quest'uomo da qui non ci fa andar via se in un modo o nell'altro non ci saremo comprati questo tappeto.

Pensando di fare una mossa furba, domando al mio uomo se sarebbe stato disposto a cedercelo per 200 euro. Errore! Invece che prenderla per quello che era e cioe' una rozza boutade fatta a bella posta per suggerire scarso interesse nei confronti dell'articolo, il commerciante rigira la frittata e, prima loda con modi teatrali e ironia Manuela ("Donna mille volte fortunata! Quest'uomo ti fara' diventare ricca"), poi attacca a raccontare la storia di quel tappeto, dicendo che e' stato fatto a mano da una povera ragazza di campagna, che ci sara' voluto almeno un mese a tessere quel drappo, consumandosi gli occhi di sera, dopo aver trascoro la giornata pei campi e che non lo si puo' certo svendere a quel modo. E poi ancora discorsi sulla necessita' di sostenere l'economia, ma soprattutto le tradizioni turche, et... il commerciante e' cosi' calato nella sua parte che tira fuori dal cilindro pure un aneddoto improbabile e romantico: vedete le Y tessute qui e la' sul tappeto? Ecco, si tratta dell'iniziale del nome del giovane di cui la ragazza di campagna e' perdutamente innamorata. Roba da sciogliersi per terra.

Di fronte a tanta ostinazione, seduti come siano su un sofa' da forse un'ora, intrattenuti amabilmente da una vecchia volpe che la sa molto lunga e che si sta cucinando Manuela con complimenti, tentazioni e lusinghe d'ogni tipo, senza vie meteriali di fuga, mi sento sempre piu' intrappolato. Mi faccio fornza per non tradire il nervosismo e provo a difendermi come posso, sostenendo che il Kilim e' molto bello, lungi da noi disprezzarlo con offerte troppo basse, ma che noi siamo venuti con l'intento di curiosare e non di comprare, che non abbiamo la piu' pallida idea di quanto valga un oggetto di quel tipo, perche' non abbiamo esperienza di queste cose e che, in circostanze come queste, ci piace confrontare varie alternative e, soprattutto, discuterne tra noi. Del resto, 200 o 300 euro sono una bella cifretta, bisogna pur sempre pensarci un attimo. Ma il commerciante sembra essere preparato a tutto, annusa il disimpegno e ribatte sicuro e cortese che non c'e' alcun motivo per rimandare la scelta, la mia signora ha espresso una chiara preferenza e sarebbe un peccato se quel Kilim, per l'incertezza di un momento, finisse nelle mani di altri acquirenti; quanto al prezzo, quello e' l'ultimo problema, se ricevera' un'offerta giusta, troveremo un accordo. Una logica stringente, mi manca l'aria.

A questo punto commette l'unico, fatale errore della giornata. Se avesse tirato ancora un po' la corda, sarei certamente capitolato: pur di uscire da quel posto, gli avrei dato i suoi duecento o trecento euro, mi sarei portato a casa il tappeto e non ne avrei piu' voluto sapere nulla di lui e di quel maledetto posto. Invece, con gesto magnanimo, il commerciante ci concede inaspettatamente un quarto d'ora di break, in cui poter confabulare tra noi e decidere sull'offerta da fare e ci manda persino su anche una tazza di chai (il famoso tè alla mela, il primo che beviamo a Istanbul). Un toccasana. Riprendo fiato ed energie e con Manuela decidiamo che e' meglio pensarci su almeno un giorno: quel kilim ci piace, ma l'insistenza dell'uomo ci ha messo a disagio e sospettiamo che in qualche modo ci stia rifilando una fregatura.

Quando l'uomo ci riappare davanti, sono pronto ad affrontarlo, perfettamente padrone di me stesso e cosciente che niente e nessuno puo' obbligarmi a prendere una cosa che non voglio. Sento che Manuela e' solidale e che tra di noi non soffia piu' alcun vento diabolico. Egregio signore, gli dico con fermezza, guardandolo negli occhi, la ringraziamo per la sua infinita gentilezza, pazienza e per il tempo che ci ha dedicato, ma abbiamo deciso di non acquistare il tappeto. Vogliamo prima pensarci un po', pertanto la preghiamo di non insistere ulteriormente. Ci siamo fatti un'idea piu' che chiara, ora ci lasci andare, vedra' che torneremo da lei. E il commerciante: ma come, il negozio, il prezzo, si era detto duecento euro. Non insista, la prego. Ma la povera ragazza, bisogna sostenerla. Prego, vorremmo andar via. Ma in tanti anni, non mi e' mai successo... non capisco. C'e' sempre una prima volta, mio caro. Eppure, il National Geographic, i miei avi... Arrivederci. Passate per lo meno a salutarmi, prima di partire. Ci conti [...].

Non potete immaginare quanto fosse fresca, frizzante, rigenerante l'aria di Istanbul all'uscita dal Gran Bazar. Neppure fossimo a quota duemila, respiravo a pieni polmoni. Dal commerciante di tappeti non ci siamo piu' tornati, in compenso, in giro per la Turchia abbiamo incontrato molte altre persone disposte a venderci un tappeto: una guida turistica a Pergamo, un benzinaio nei pressi di Pamukkale, un negoziante di cartoline e souvenir ad Efeso. Abbiamo ringraziato tutti, asserendo di aver gia' fatto acquisti ad Istanbul:

guagliò ca nisciuno e' fesso!

giovedì, novembre 05, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Istanbul

A volte, per scoprire come funzionano davvero le cose, bisogna passare attraverso un imprevisto, cioe' un accidente capace di rompere i rigidi schemi delle convenzioni e svelare l'anima delle cose e delle persone. Metti un giorno di vacanza ad Istanbul, ad esempio: il penultimo prima della partenza, per l'esattezza. Metti che lo vuoi passare in gita sul Bosforo e che arrivato al porto scopri di esserti perso l'ultimo traghetto utile, dopo esserti fatto tra l'altro un sacco di strada a vuoto a piedi, per colpa delle indicazioni non aggiornate della tua guida turistica (cara Lonely, quanto ti abbiano maledetto, quella mattina!). Be', non si puo' dire che sia stato un buon inizio di giornata...

Ma questo e' solo l'inizio. Tornando verso l'hotel, ci viene in mente che il giro del Bosforo, tutto sommato, possiamo farcelo anche in macchina: guidare ad Istanbul non e' il massimo, anzi, lo abbiamo accuratamente evitato fin da quando siamo arrivati, ma piuttosto che rinunciare al programma della giornata, si puo' fare. Chiedo le chiavi dell'automobile in reception, visto che ho parcheggiato davanti all'hotel, in divieto e ho dato disposizioni al portiere di spostarla in caso di necessita'. Tempo di salire in camera, la reception reclama le chiavi che mi ha appena consegnato, per liberare il parcheggio, in favore di un altro veicolo. E qui commetto l'errore fatale.

Premessa. Prima di partire, ho fatto un tagliando completo, senza badare a spese. A parte i classici liquidi, ho cambiato le pastiglie dei freni, ho sostituito tutti e quattro i pneumatici. Ho fatto riparare il motorino dell'alzacristalli elettrico, cambiando il braccio meccanico, che era usurato e stava cominciando a dare i numeri: un lavoraccio. L'unica cosa che non ho fatto riparare e' stato il motorino di avviamento. In effetti, da qualche tempo, mi dava problemi: una volta avviato il motore, dovevo riportare manualmente la chiave nella posizione di partenza, perche' il meccanismo di ritorno era guasto. Tanto, pensavo, che problema c'e'? Io dove toccare: solo io guido questa macchina...

Avete gia' capito. L'errore fatale e' stato il non realizzare che il portiere, non conoscendo il problema e la procedura per ovviarlo, con quattro manovre (in salita), mi avrebbe bruciato il motorino di avviamento. E cosi' e' stato. Quando sono entrato in macchina, pochi minuti dopo, non si accendeva neppure una luce nel cruscotto. Non un rantolo. Nessun segnale di vita.

Frittata alla turca.

A questo punto, dovete immaginarvi la scena. Io esco dall'auto piu' o meno come un pugile suonato puo' uscire dal ring, solo molto piu' pallido, avvicino il portiere, chiedendo aiuto e spiegando in un inglese (che quel punto non dev'essere stato molto fluido) che la macchina ha un problema serio, ma l'uomo - sorpreso - sostiene un'idea del tutto diversa dalla mia: "battery... battery...", ripete e, come per convincere piu' se stesso che me ("fino a cinque minuti fa andava, com'e' che ora s'e' piantata?" si deve essere chiesto), mi spiega che la batteria delle macchina si scarica, se uno non la adopera da diversi giorni. Grazie della notizia. Senza neppure darmi il tempo di riflettere e, soprattutto, senza curarsi troppo di mettermi al corrente delle sue intezioni, vedo che a quel punto chiama a rapporto uno scagnozzo, impartisce qualche ordine per me incomprensibile e avvia l'operazione "soccorso".

C'e' da dire che in un primo momento, ho pure sperato che avesse ragione lui e che sapesse cosa stava facendo, soprattutto quando la macchina, lanciata per la strada in discesa s'e' messa in moto, prima di sparire dietro ad una curva. Pochi secondi dopo, pero', e' squillato il telefonino del portiere e l'illusione s'e' infranta di fronte alla sua faccia, sempre piu' corrucciata: lo scagnozzo stava fin troppo chiaramente spiegando, come la macchina si fosse nuovamente spenta, senza piu' ripartire. Il problema, dunque, era piu' serio del previsto. E io che avevo detto?

La seconda parte di questa storia vede l'entrata in scena di un altro protagonista. Anche questo molto turkish: il meccanico della sponda asiatica. Ci arrivo subito, prima pero' occorre raccontare un piccolo antefatto.

Nella sua corsa folle verso il nulla, la mia povera auto s'e' fermata in mezzo alla strada (Alemdar Caddesi), tra la corsia delle auto, e le rotaie del tram, davanti alla fermata "Gülhane". Per capirci, siamo a meno di cento metri da Aya Sofya, in pieno centro storico, nell'ombelico turistico piu' famoso di tutta la Turchia; aggiungo che sono circa le 11:00 di sabato e che c'e' una folla da far spavento. Il povero Mahir (cosi' si chiama il portiere dell'hotel Meddusa, che - tra l'altro - vi consiglio vivamente), a quel punto costernato per l'accaduto, di cui si sente un po' colpevole, si prodiga per chiarire la situazione coi vigili, far spostare la macchina in modo che non intralci il traffico e contatta un centro di assistenza ad Istanbul, che pero' non mi puo' aiutare. Decido di chiamare, allora, la mia assicurazione in Italia che, prontamente, mi assicura l'invio di un carroattrezzi. Ringraziamo Mahir, lo congediamo e attendiamo fiduciosi.

Passano venti minuti e poi mezz'ora e non si vede nessuno. Richiamo piu' volte l'assicurazione e mi dicono che il fax e' partito e che devo pazientare. Un fax?!? Ma come facciamo a sapere se da questa parte qualcuno lo ha letto e sta provvedendo? Passa un'ora, richiamo e mi sento rispondere che mi trovo in una metropoli enorme, che ci vuole del tempo e che noi turisti all'estero non possiamo pretendere un'assistenza veloce quanto quella che avremmo in Italia. Bisogna pazientare ancora. E cosi' ci infiliamo nel pub all'angolo, dove ammazziamo il tempo, in modo penoso, scambiando pochissime parole, sorseggiando due spremute, per le quali ci chiedono dieci euro: uno sproposito, considerato il costo della vita a Istanbul.

Trascorse due ore di attesa snervante, decido di fare un ultimo tentativo con l'assicurazione: del carroattrezzi non si vede neppure l'ombra, quindi o non e' stato ingaggiato o da questa parte hanno dei problemi. Chiamo l'assicurazione ed e' un bel colpo quando sento rispondere la segreteria telefonica: quardo l'orologio, in Italia sono da poco passate le 14:00, a quell'ora gli uffici hanno appena chiuso i battenti. La segreteria mi informa che il servizio di assistenza riaprira' lunedi' alle nove. Vi rendete conto? Abbandonati al nostro destino, senza neppure lo straccio di un contatto telefonico!

Per fortuna, il nostro Mahir, giovane curdo, brillante, intraprendente, immagine stessa della Turchia moderna che guarda a Occidente, e' un uomo dalle mille risorse. Non voglio farvela troppo lunga: capita la situazione, manda a chiamare, tramite un amico, un conoscente meccanico e ci dice di stare tranquilli, perche' in un'ora o poco piu' arriveranno i soccorsi. Il conoscente meccanico, infatti, vive e lavora dall'altra parte del Bosforo, sulla sponda asiatica; nella mia testa, me lo immagino alla guida del suo carroattrezzi, imbottigliato nel traffico infernale attorno al ponte Boğaziçi... Immaginate il nostro stupore quando vediamo arrivare il nostro meccanico a piedi, in abiti comodi, ma civili (no tuta, o cose del genere), che porta con se' un misero sacchetto di plastica, tipo Esselunga, al cui interno sembrano esserci ben pochi attrezzi... Eppure il nostro uomo sa il fatto suo. In quattro e quattr'otto, smanettando qua e la', scopre il problema e, a giudicare dalle espressioni soddisfatte di Mahir e dell'amico mediatore, sembra conoscere il modo per rimettere in moto l'auto.

Ad un certo punto, il meccanico fa qualcosa che non intuisco chiaramente (un collegamento elettrico volante?), quindi, i tre si mettono a spingere l'auto in discesa, in contromano, lungo la carreggiata occupata dai binari del tram. Manu sbianca, la gente si ferma a guardare incuriosita, io rido come un pazzo. La scena e' davvero grottesca, soprattutto quando vedo la macchina tornare indietro a tutta birra, in marcia indietro: ce l'hanno fatta!!!

Terza ed ultima parte della storia. Torniamo in hotel, stanchi morti, ma con il cuore piu' leggero. L'appuntamento con il meccanico e' per il dopo cena e abbiamo quindi tutto il tempo di riposarci, rifocillarci e recuperare un po' delle energie, soprattutto nervose, spese durante questa pesantissima giornata. Dopo cena, ci troviamo con Mahir nella hall e facciamo chiacchiere, sorseggiando il tradizionale chai. Si parla di telenovelas turche, ma gli chiediamo anche del suo paese, della sua famiglia, del rapporto tra curdi e turchi e dei suoi progetti. Mahir vorrebbe visitare gli States e studiare l'inglese, che sta imparando da autodidatta: e' proprio un bravo ragazzo, sempre sorridente, di un garbo e di un'affabilita' infinita. Il meccanico si presenta attorno alle undici, ci mostra il pezzo rotto e ci spiega che ha dovuto comprare un pezzo originale. Dopo un fitto scambio di vedute a tre con Mahir e l'amico mediatore, ci chiede 250 euro. Io gliene avrei date anche 300, considerata la situazione e poi non so quanto di meno avrei speso, qui a Milano. Chissa', piuttosto, se e come se li sono divisi...

Che esperienza! Adesso, ogni volta che salgo in macchina e giro la chiave, penso a quei personaggi e penso a che fortuna e' stata rompere il motorino e avere avuto cosi' l'occasione di conoscere un po' della grande anima turca...