martedì, ottobre 27, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Salonicco

Salonicco, Thessaloniki, un nome suggestivo, che nella mia mente evoca subito le Lettere di San Paolo (tra l’altro a pochi km da qui c’e’ Filippi, dove si sviluppò un’altra famosa comunità protocristiana, destinataria di altre missive dell’apostolo di Tarso). La città, seconda per importanza dopo Atene, ci e' piaciuta molto, è molto grande ed ha un centro assai carino: ci ha ricordato Napoli, Nizza e Malaga: ah! Quanto adoriamo le grandi e ospitali città del Mediterraneo, con le loro piazze eleganti, le palme, il lungomare romantico, le vie del passeggio, i palazzi moderni sorti accanto a ruderi e vestigia di antichi splendori. Ma Salonicco e' stata, anzitutto, il nostro punto di osservazione privilegiato sul carattere orgoglioso dei greci e questo merita un resoconto a parte.

PREAMBOLO

Anzituttto vi devo parlare di Eleftheria. Manu ed Eleftheria (Ele, per Manu, il nome significa Libertà) si sono incontrate ai tempi dell'Erasmus in Belgio e fin da subito e' stato colpo di fulmine: un'amicizia cosi' credo che nessuna delle due l'avesse mai provata, complice il fatto di condividere un'esperienza tanto eccitante ed intensa come quella fatta a Gent. Il gruppetto di amiche, in realta', comprendeva anche altre due ragazze: Dana, rumena, la piu' anziana (e svitata) e Mirka (la piu' giovane), slovacca: dovevate vederle! Tanto eterogenee dal punto di vista caratteriale, quanto inseparabili e affiatate. Purtroppo, col tempo, abbiamo perso quasi del tutto le tracce sia di Dana, che si e' sposata ed ha avuto un bimbo che di Mirka (idem?), salvo un fugace incontro con quest'ultima a Bratislava qualche estate fa e i soliti messaggi di auguri per Natale. Manu ed Eleftheria, invece, sono sempre riuscite bene o male a tenersi contatto, se non altro via email, anche perche' purtroppo l'amica e' completamente refrattaria all'uso di Skype etc. Un legame che il tempo non ha mai scalfito, tanto che quando abbiamo deciso che il nostro prossimo viaggio avrebbe avuto come destinazione Istanbul, e' bastato un sms per trasformarlo in un viaggio con tappa obbligata a Salonicco. La destinazione generica "Grecia, Istanbul e dintorni" e' venuta poi di conseguenza.

Eleftheria fa la fisioterapista e il lavoro statale le da garanzie e sicurezza. In questi ultimi anni ha sfornato gia' tre bei maschietti,
Nikolaos, Alexandros e Dimitrios e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Alla faccia della crisi e dei timori sulla stabilita' economica del suo paese! Ioannis e' il marito di Elefheria, bancario di professione: un uomo semplice, alla mano, di poche parole e grandi sorrisi. Uno con ben pochi grilli per la testa, innamorato dei figli e della moglie. Pare che lui abbia fatto colpo portandola a fare un romantico giro sulle mura medievali della citta' alta: un trucco che funziona molto bene anche dalle mie parti...

LA CENA

Siamo arrivati da loro sul fare del tramonto, come da programma, con l'intenzione di fermarci solo una notte e ripartire piu' o meno ventiquattro ore dopo. Appena scesi dall'auto, mi sono trovato di fronte Ioannis che a forza ha voluto portar su' la valigia. Dopo averci accolto e invitato a metterci tranquillamente in ciabatte, ci hanno presentato i bambini, ci hanno fatto accomodare in sala (noi sul divano principesco) ci hanno servito una bevanda fresca e abbiamo fatto quattro chiacchiere in allegria prima della cena: l'inglese di Ioannis non era del tutto fluido, ma ci siamo intesi comunque bene, quello di Eleftheria era un po' arrugginito ma sempre molto chiaro, del resto all'epoca parlava in modo eccellente.

Quando s'e' fatta l'ora di cena, sono cominciati i "balletti": preferite rimanere in casa? Volete cenare fuori? Rispondere piu' volte che per noi era la stessa cosa e che l'importante non era il dove, ma il fatto di passare del tempo assieme e' stato completamente inutile: l'ospitalita' per i greci coincide con l'assecondare la volonta' degli ospiti, i quali sono tenuti ad indicare una preferenza. Visto che Manuela non si decideva a prendere una posizione, mi sono deciso a fare una proposta io: ceniamo in casa e poi usciamo a fare quattro passi. Vuoi vedere, mi sono detto, che Eleftheria ha cucinato per un pomeriggio intero e alla fine le tocca buttar via della roba? In realta', avevo notato che, stranamente, nessuno si alzava per andare in cucina a controllare forno, pentole o padelle; tuttavia, pensavo, qualcosa doveva pur aver preparato nell'ipotesi che avremmo optato per la cena in casa. E invece nulla. Eleftheria ha preparato tutto al momento, molto semplicemente, come se avesse dovuto farlo per se stessa: una porzione di carne (che da loro e' come dire un piatto di pasta) e un'insalata greca. Non vi nascondo che la cosa mi ha sorpreso.

E' capitato molte volte anche a noi di ospitare sorelle, amici, colleghi con cui c'e' una certa confidenza e cucinare le prime cose che saltano fuori dal frigorifero, e dire che noi non abbiamo tre figli piccoli a cui badare! Non mi ha stupito, quindi, il fatto in se', che ho comunque apprezzato, quanto la differenza di costume: mi sarei aspettato, vista l'occasione, una tavola imbandita alla "siciliana", per intenderci, o piuttosto una cena offerta in qualche ristorante di fiducia e comunque qualcosa di preordinato. Invece - prima lezione - a giudicare da quanto e' accaduto, i greci puntano sul farti sentire a "casa" e se possono ti rimboccano pure le coperte, il resto e' di secondaria importanza.

IL RAPPORTO COI TURCHI

Dopo cena, dopo aver lasciato i bambini al suocero, ci hanno portato a fare un giro fuori. Naturalmente, dal momento che non conoscevamo la citta', non hanno preteso che fossimo noi ad indicare il luogo del passeggio, anche se forse sarebbe stato meglio cosi'. Col pretesto di farci fare un tour della citta', infatti, abbiamo girovagato in macchina senza meta per strade, quartieri e tangenziali di Salonicco, con tanto di fugace traversata delle vie del centro storico e visita dell'uffico di Ioannis e dell'ospedale in cui lavora Elefheria: non potevamo semplicemente fare quattro passi sul vialone centrale lungo mare, dove brulica la vita notturna della citta'?

Alla fine, siamo approdati sulle famose mura del romantico incontro, da cui si scorge un panorama di luci davvero incantevole. Scattate le fotografie di rito, abbiamo pero' intuito che neppure le mura e il borgo antico avrebbero suggerito alle nostre guide un percorso mirato o di particolare interesse: la chiara impressione che mi hanno dato e' che stessero come imboccando delle strade a caso, tant'e' che passo dopo passo ci siamo ritrovati in un campo buio e l'unica possibilita' e' stata quella di tornare indietro.

Nel passeggiare accanto alle mura antiche, mi e' sovvenuto che potessero essere state costruire dagli ottomani e ne ho chiesto conferma. Ho ricevuto sguardi interrogativi e richieste di spiegazioni. Ma come, faccio io, non sapete che Salonicco e' stata in mano turca per secoli e secoli? Proprio qui, tra l'altro, ci e' nato Mustafa Kemal Atatürk, padre della moderna Turchia (peccato non avere avuto il tempo di visitarne la casa natale)! Ora, io non so se a quell'ora ho utilizzato un termine inglese inappropriato o se fossero loro a non voler capire che cosa intendessi dire, fatto sta che non solo hanno mostrato di non conoscere questo pezzo di storia della loro citta', ma hanno pure tentato di metterlo in discussione, chiedendomi se ne fossi proprio sicuro.

Ho avuto la conferma di essermi addentrato in un campo minato poco dopo, quando ci hanno chiesto come mai fossimo tanto curiosi di visitare Istanbul. Probabilmente, dire ad un greco che un posto e' interessante per il fatto di aver ospitato culture, religioni e popoli diversi e' un po' come dire ad un vegano che patate e carote si sposano bene con tutte le carni: il minimo che possa fare e' guardarti storto. In effetti, i nostri amici non condividevano per nulla il nostro entusiasmo da esploratori: Eleftheria ha detto chiaro e tondo che i segni del passato cristiano della citta' sono stati oltraggiati ("Vedere Santa Sofia con mihrab e medaglioni e', per un greco ortodosso, una ferita aperta, come lo sarebbe, per un cattolico, San Pietro imbrattato di vernice") e Ioannis ci ha raccontato la triste storia dei nonni che di punto in bianco hanno dovuto abbandonare fortune e ricchezze a Smirne, all'epoca dello scambio di popolazione tra Grecia e Turchia.

Che i greci nutrissero risentimento nei confronti dei turchi e' fatto noto (tra le altre cose, c'e' ancora il nodo di Cipro da sciogliere), ma - seconda lezione - non immaginavo arrivassero fino al punto da disconoscere il passato "comune" e il valore di rispetto "universale" per tutte le culture del mondo che ispira Santa Sofia di Istanbul.

IL NAZIONALISMO

Il giorno seguente, ci siamo presi la mattina per fare un giro turistico del centro della citta' moderna e visitarne i principali siti di interesse: lungo mare, Piazza Aristotelous, Arco e Tomba di Galerio, Basilica di Santa Sofia. Una curiosita' a proposito di luoghi di culto: in molti angoli di strada abbiamo notato la presenza di cappelline, in cui la gente si reca per accendere un cero: si tratta di mini-chiese, frequentatissime (a Salonicco la percentuale dei praticanti e' molto alta), costruite per chi va di fretta e non ha il tempo di far visite a quelle vere e proprie, pur se queste sono spesso a poco distanza. Il monumento-simbolo della citta' e' pero' la Torre Bianca: costruita a guardia del porto nel XV secolo dagli ottomani, nel tempo fu conosciuta come la "Torre del Sangue", perche' veniva utilizzata come prigione e luogo di torture ed esecuzioni capitali. Dopo la liberazione dal dominio ottomano, meno di un secolo fa, fu dipinta di bianco per cancellare le tracce della sua turpe storia. Oggi e' sede di un museo cittadino ed e' utilizzata, in generale, come spazio espositivo. Dalla sommita' si gode di un ottimo panorama.

Non ci crederete, ma ne abbiamo ricevuto una copia in regalo. La scena e' stata piu' o meno questa: nel bel mezzo dei saluti finali e ringraziamenti per l'ospitalita' ricevuta e per la visita resa, Ioannis tira fuori da un sacchetto alcuni souvenir del nostro incontro: un paio di stampe del porto antico (e fin qui) e un oggetto di plastica bianco, dalle dimensioni di un barattolo, con sopra una bandierina a strisce bianche e azzurre. Stropiccio gli occhi, non ci volevo credere: e' come se noi gli avessimo regalato una miniatura del duomo di Milano...

Roba da giapponesi? Per nulla. Terza lezione: i greci sono estremamente nazionalisti e certe cose le prendono molto sul serio, pertanto, abbiamo accettato il dono, come fosse una reliquia e siamo partiti da li' con tanti dubbi sul futuro ingresso della Turchia nella Comunita' Europea, ma anche su questo lembo di Grecia, cosi' moderno eppure ancorato al passato. Quanto alla mini-Torre, per ora e' su una mensola del soggiorno semi-nascosta da una cornice, chissa' che un giorno di questi faccia il volo...

venerdì, ottobre 23, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Meteore

Rimango sempre sorpreso quando parlo di Meteore e mi accorgo che il mio interlocutore non ne sa nulla. Eppure, si tratta di un sito davvero straordinario, uno dei piu' visitati di tutta la Grecia e uno dei primi del paese ad essere stato inserito dall'UNESCO nella lista del Patrimonio dell'Umanita' (contando l'acropoli di Atene, Epidauro, etc... la Grecia ne ha in tutto 17 , noi ne abbiamo visti solo 6).

Il viaggio da Ioannina a Kalambaka, sulle pendici del Pindo, e' stato un'autentica "esperienza". Il navigatore, ad un certo punto, si e' messo a dare i numeri e prima ci ha fatto imboccare la vecchia statale (invece della piu' comoda e nuova autostrada) e poi s'e' fissato con le mulattiere piu' impraticabili di Metsovo, che, peraltro, sarebbe pure un centro carino (di popolazione arumena, mai sentito?), ma quando devi misurartelo palmo a palmo col paraurti della macchina, ti girano un po' le scatole. In realta', il momento peggiore e' stato in prossimita' del valico di Katara (1700 metri): piu' salivamo in quota, piu' ci avvolgeva la nebbia, fino a che la strada e' letteralmente scomparsa, come inghiottita nel nulla. Fossi stato da solo, sarei certamente tornato indietro; dopo qualche attimo di indecisione, ci siamo fatti coraggio e abbiamo superato il punto critico. Ma e' stato proprio un brutto quarto d'ora!

Delle Meteore conservero' due ricordi: uno bello, legato all'unicita' del paesaggio, caratterizzato da bizzarre e imponenti guglie di roccia, incoronate da antichi monasteri bizantini, impervi, sospesi tra terra e cielo e l'altro negativo, legato al turismo di massa mordi-e-fuggi, che ovunque arriva dissacra, calpesta e spazza via quell'aurea magica che sovente aleggia attorno a luoghi di preghiera e ascetismo come questi. Particolarmente insopportabili ed emblematici, da questo punto di vista, sono stati l'incontro con un gruppo di giovani russi, completamente disinteressati al fatto religioso o anche solo a quello storico-culturale e intenti solo a a giocare con le fotocamere dei loro telefonini e il commercio di "gadget"religiosi, perpetrato dagli stessi monasteri.

E' un bene che oggi tutti possano vedere tutto? Dopo essere entrato nel minuscolo katholikon del Moni Agias Varvaras con quaranta giapponesi, lontanissimi da quel tipo di cultura, smaniosi solo di portare a casa una foto ricordo (tra le mille e mila) di un posto che non appartiene alla loro cultura, ho capito la scelta - radicalmente diversa - della comunita' religiosa bizantina del Monte Athos: chiudere le porte al grande pubblico e accettare solo pochi ospiti, desiderosi di fare l'unica cosa che ha senso fare in un posto del genere. Pregare.

giovedì, ottobre 22, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Ioannina e Zagorohoria

Cominciamo da Ionnanina (o Giannina). Di questo citta' posso dire ben poco, certamente non mi ha entusiasmato, nonostante sia tutto protesa sull'acqua. La giornata grigia non ha giovato, d'accordo, tuttavia il lago ha un colore orribile, e' maleodorante e sembra essere alquanto inquinato. Curioso che la pesca sia uno dei passatempi piu' praticati dalla gente del luogo. Una piccola nota in proposito: abbiamo notato che da queste parti i pescatori non utilizzano le canne con mulinetto ma utilizzano direttamente le lenze, disponendole in fila. Per il resto, ci siamo limitati a fare una passeggiata per il bel viale alberato che corre attorno alle mura esterne del centro storico e abbiamo percorso le viuzze della cittadella ottomona, che conserva chiare tracce del suo passato, come la moschea-museo e la tomba di Ali' Pascia'.

Ioannina e' la porta d'ingresso alla Zagorohoria, una regione montagnosa, punteggiata di paesini sperduti, quasi disabitati e molto pittoreschi, con i loro tipici tetti in ardesia. Leggendo la Lonely, a dire il vero, non mi ero fatto grandissime aspettative. Poi, sul posto, ci siamo imbattuti nella gola di Vikos (come mi e' potuta sfuggire?) e ci siamo dovuti ricredere: uno squarcio di venti chilometri che corre in direzione nord-est/sud-ovest tra i monti della zona, con una profondita' massima di ben 900 metri. Una vista mozzafiato. I greci se la vantano come la piu' profonda al mondo, il che e' certificato anche dal WG Record. Comunque sia, mi crederete se vi dico che e' stato quasi impossibile trovare delle inquadrature con la macchina fotografica che potesse rendere almeno un po' l'idea. Manu, peraltro, mi ha obbligato a non sporgermi o muovermi oltre i limiti del suo senso di vertigine e pericolo: provateci voi a contraddirla, in situazioni del genere!

Che pace, lassu'. Noi abbiamo pernottato a Monodendri e abbiamo visitato anche il minuscolo Dilofo, dove abbiamo cenato in qualita' di unici avventori in un locale rustico e animato solo da una compagnia di amici del ristoratore, che riunita li' per il big match TV tra PAOK-Olympiakos. Con molto fairplay, ho evitato di ricordare il 7-0 rifilato dalla Juve tre anni fa in Champions alla squadra del Pireo (peccato, poi, per le due pere che ci ha rifilato l'Arsenal agli ottavi...). Sulla strada del ritorno per Monodendri, approfittando del buio pesto, ci siamo goduti una stellata memorabile.

lunedì, ottobre 19, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: prologo

Mai come quest'anno, le nostre vacanze sono state on the road. Ci siamo imbarcati dal porto di Ancona con la nostra auto sabato 19/9 e in poco piu' di due settimane abbiamo macinato circa 3,600 km per le strade della Grecia settentrionale e della costa nord occidentale della Turchia, a cui vanno pero' sommati i 900 km di andata e ritorno da/per Milano e le svariate centinaia di chilometri fatte a bordo dei cinque traghetti che abbiamo preso per attraversare l'adriatico e il mar egeo.

Vi avevo gia' anticipato le tappe del viaggio in un precedente post, ma visto che strada facendo i programmi sono leggermente variati (= e' saltata la gita a Bursa/Iznit), le richiamo qui: Ioannina e la Zagorohoria nell'Epiro (day 2), le Meteore in Tessaglia (day 3), Salonicco (day 4) e Kavala in Macedonia (day 5), Istanbul (days 6-10), Troia (day 11), Selcuk (12-15), sulla costa egea turca come base per esplorare, Pergamo, Efeso, Pamukkale e Cesme ed infine Delfi e Parga (day 16), sulla strada di ritorno verso Igoumenitsa.

Considerato il gran numero di cose da vedere, i tanti chilometri da percorrere e i pochi giorni a disposizione (quest'anno va cosi') e' chiaro che non e' stata una passeggiata; anzi, abbiamo corso molto, ci siamo riposati poco e rilassati ancor meno, visto che abbiamo visitato e girato come trottole, concedendoci in tutto solo due giorni di vita da spiaggia: una specie di sacrilegio, se considerate che il mare da quelle parti e' quasi ovunque favoloso. Fortunatamente, le tappe centrali di Istanbul (5 notti), meta originale e principale del viaggio, e Selcuk, coi suoi dintorni, (4 notti) hanno bilanciato un po' le cose. Il piacere della visita ha fatto il resto. Tornassi indietro, non modificherei il programma di una virgola.

Se proprio mi devo lamentare di qualcosa, penso alle indicazioni sballate della Lonely, latest edition, sui prezzi di ristoranti e musei in Turchia (c'e' da dire, pero', che hanno un'inflazione realmente fuori controllo), alle bizze del navigatore, comprato apposta per il viaggio pochi giorni prima di partire e ai diversi inconvenienti all'auto (prima, durante e dopo).

Avremo tempo e modo di parlare di tutto e questo e altro nei prossimi post.

venerdì, ottobre 16, 2009

Saga dei mobili - ce li dovete regalare!

Che sarebbe finita male pure oggi, avrei dovuto capirlo fin da stamattina alle 08:30, quando ho ricevuto la telefonata dal magazzino da cui stava partendo il furgoncino:

- "Buongiorno. Per caso, voi avete i disegni che spiegano come devono essere montati i mobili?"
- "Ehm... abbiamo solo uno schizzo fatto dal venditore il giorno che li abbiamo acquistati"
- "Uhm... Vabbe'. Gli operai sono gia' per strada, nel frattempo vedo se riesco a recuperare i disegni tecnici: nel caso in cui li trovi, non e' che per caso ha anche un fax in casa al quale possa spedirli?"
- [...] Scriva...

Ovviamente ci siamo dovuti arrangiare alla meno peggio con lo schizzo su carta del formaggio, che per fortuna avevamo tenuto da parte assieme alla copia del contratto. Proprio dei maghi dell'organizzazione questi del famigerato negozio! Ma come si fa a cercare i disegni la mattina della consegna? Dopo i tre mesi di ritardo, la mancata consegna e la leggenda del tavolo fantasma pensavamo di aver visto, ma non era cosi' e questo e' solo l'inizio...

Potevamo farci mancare lo show della consegna ballerina? Tanto per cominciare, non sono arrivati tutti i pezzi previsti (a parte il famoso tavolo, stamattina all'appello mancava uno dei cinque mobiletti bassi) e poi, tra quelli arrivati, diversi non rispondevano alle specifiche (staffe per mensole e mensole in vetro piu' lunghe del dovuto, mobiletti ad ante invece che con cassetti, basette di legno della misura sbagliata). Che impiastro!

Dopo varie telefonate con il magazzino, abbiamo deciso di rispedire il furgoncino alla famigerata base, con tutto il suo bel carico ballerino, rifiutando di saldare o pagare alcunche'. Non e' stato un bel momento quando lo abbiamo comunicato ai poveri e incolpevoli operai (un siciliano simpaticissimo e un... albanese? minuto e mutangolo), dopo tutta la faticaccia e il tempo speso per scaricare e montare i pezzi "buoni".

E ora, che succedera'? E che ne so, qui si e' aperto un baratro e noi ci siamo cascati dentro con tutte le orecchie. So solo che se ci fosse una giustizia, 'sti mobili a questo punto ce li dovrebbero solo regalare... :-(((

giovedì, ottobre 15, 2009

Saga dei mobili - vogliamo uno sconto!

Premesso che quando si tratta di comprare i mobili di casa la differenza tra un negozio o l'altro la fa sicuramente il rapporto qualita' prezzo, ma contano molto anche i tempi [rapidi] di consegna promessi dal negoziante, specie se gli acquirenti vivono accampati tra quattro mura spoglie e non vedono l'ora di disfare pacchi e scatoloni del trasloco accatastati in cantina o nascosti sotto il letto,

Chiarito che abbiamo comprato i mobili all'inizio di luglio presso il famigerato negozio di cui sto per raccontare tutte le magagne, che prevedeva la consegna della merce indicativamente entro la settimana 31 (ossia fine luglio), nonche' il versamento seduta stante di un acconto di 700 euro,

Constatato che per cause interne, che e' inutile e poco interessante approfondire, il famigerato negozio non e' riuscito a rispettare i termini di consegna concordati, ne' e' riuscito a consegnarci la merce entro le prime due settimane di settembre (alla riapertura degli uffici, dopo la chiusura estiva di agosto), rendendo inutile il nostro sforzo di spostare le ferie alla fine del mese,

Considerato che dopo ripetute lamentele da parte nostra per i continui slittamenti della data di consegna (siamo arrivati alla settimana 43, la dodicesima settimana di ritardo!), il famigerato negozio si era impegnato a portarci i mobili lo scorso martedi', ma qualcosa e' andato storto - ancora! - e da noi non si e' presentato nessuno, facendoci perdere un pomeriggio intero, aggiungendo disagio a disagio,

Osservato che il famigerato negozio non si e' neppure scusato per l'ennesimo incidente, ma si e' limitato a preannunciare che saremmo stati chiamati nella giornata di mercoledi' allo scopo di fissare un secondo appuntamento, col risultato che ieri non s'e' fatto vivo nessuno,

Detto infine che oggi abbiamo finalmente ricevuto la sospirata telefonata, durante la quale abbiamo appreso con estremo disappunto che la consegna - fissata per domani mattina, ma dobbiamo crederci? - sara' parziale, mancando ancora all'appello il tavolo dello studiolo (***dovrebbe*** arrivare a fine mese),

...secondo voi...

dovremmo o non dovremmo pagare al famigerato negozio l'importo rimanente definito nel contratto, come se nulla fosse accaduto???

VOGLIAMO UNO SCONTOOOOO!!!

lunedì, ottobre 12, 2009

Risveglio col botto

Ero ancora a letto (stamattina, me la sono proprio presa comoda), quando ho sentito un botto, sordo, netto, pur se ovattato dalle pareti di casa. Evidentemente proveniva da qualche posto al di fuori del mio appartamento. Ho pensato fosse caduto per terra un armadio a qualche vicino. Mezzo addormentato com'ero, non ho realizzato l'assurdita' di questo pensiero, tant'e' che non ho dato peso alla cosa e mi sono girato dall'altra parte, per gustarmi l'ultimo tepore delle lenzuola, prima di decidermi di alzami e affrontare il lunedi'.

Come potevo immaginare che la caserma sotto casa sarebbe divenuta il bersaglio del terrorismo di matrice islamica?!? Un libico (in queste ore ci si domanda se sia un cane sciolto) ha scelto di farsi saltare in aria proprio sul marciapiede che percorro ogni mattina, a mo' di pista ciclabile, all'uscita dal cortile condominiale! Lasciamo stare il fatto che - fortunatamente - alla fine non c'e' neppure riuscito, ma la cosa fa pensare... Eccome.

E poi, com'e' strana la vita, una cosa del genere al ritorno dalla vacanza in Turchia fa doppiamente effetto. Sono partito dall'Italia con un minimo di ansia su quello che sarebbe potuto capitare in un paese dove sono sempre piu' forti le tensioni tra chi continua a considerare l'Europa un modello da seguire e chi, al contrario, ci vede solo il "male" e ovviamente non mi e' successo niente di male. Anzi, viva i turchi! Torno e mi trovo il kamikaze sotto casa: assurdo!

L'attentatore abita dalle parti di piazza Selinunte. Per capire cosa ci sia all'origine di questo folle gesto, occorre prima di tutto farsi un giro da quelle parti. Gli esterni delle case, lasciati andare, e tutta quella gente (in gran parte di origine araba), perennemente per strada, lasciano intuire molte cose: vita da ghetto, disoccupazione, poverta'. I semi dell'odio, insomma. In seconda battuta, bisogna entrare in quelle case e in quelle teste e qui puo' aiutare la lettura di un grandissimo romanzo, Neve, del nobel turco Orhan Pamuk. Poetico e drammaticamente illuminante.

A breve, pubblichero' un resoconto del viaggio: stay tuned!