mercoledì, dicembre 30, 2009

Zeitgeist di Cicianebbia's


(trionfo del tempo, Coecke Pieter van Aelst, 1550) 

Anche quest'anno vi propongo lo Zeitgeist 2009 di The Cicianebbia's, cioe' una bella sintesi delle parole chiave ed espressioni piu' curiose che in questi 12 mesi vi hanno condotto fino a qui, su questo Blog. Devo dire che siete stati particolarmente creativi, forse anche troppo: siete proprio sicuri che qua dentro ci sia quanto stavate cercando?? Ne dubito fortemente. Come sempre ce n'e' per tutti i gusti, scuserete quindi i commentini ironici...

Aiuto!
Sezione da brividi. Si comincia con lo scioccante "non provare stimoli" (aspirante suicida?) e si prosegue con l'inequivocabile avvertimento "lenzuola testa di cavallo" di padrinesca memoria. Infine, si chiude con l'angosciante "porta chiusa" (o forse e' la voce del nonno, chiudi che c'e' corrente!).
Angolo culinario
Per i maniaci delle diete, c'e' questo "giuggiole indice glicemico", mentre per il ciclo mangia sano si punta sui "valori nutrizionali kebab"
. Ci sono poi i buongustai pugliesi delle "orecchiette minchiate" e gli amanti del "vino liquoroso spagnolo usato nella feria di malaga". Ho trovato poi questo inspiegabile "ma s'e' dopo cena si puo dire" (cosa??).
FamigliaSi parte con il burocratico "certificato di matrimonio treviglio" e si prosegue con l'eterno dubbio "ho sposato la donna giusta?". Un marito piu' furbetto e' alla ricerca di istruzioni su "come farsi perdonare da moglie" (di buoni consigli ce n'e' sempre bisogno), mentre altri vanno piu' oziosamente alla ricerca di "foto curiose di famiglie sotto l'ombrellone" (cercare negli album di casa tua, no?).

Sport e Tempo libero
Partiamo a bordo di uno yacht e valutiamo il "tempo percorrenza 48 km in barca"
e proseguiamo con le previsioni meteo del velista "tarifa vento a settembre". Ci sono poi gli appassionati delle due ruote gothic-punk "manopole bici in osso" e gli irriducibili turisti delle quattro ruote "dove parcheggiare a granada". Segnalo infine l'esistenza di un cliente a consumo della 3 "come si scarica l'orologio della tre x contare le ore trascorse di connessione" (ma prenditi la flat!).
Mondo del lavoroAAA "cerco lavoro in svizzera azienda di revisione finestrini treni codice 0 8". Qual e' lo "stipendio guardiano notturno"? Poca roba, caro. Cercarsi specialista nell' "aggiustare alzacristalli elettrico punto" (no panda, clio, smart...), al limite prendo una "cameriera rumena". Molti mi hanno linkato sperando di trovare un "discorso alla preside buona che va in pensione" bell'e fatto. Per cortesia, basta con le "gif animate gratis sulla pulizia ospedaliera".
News
Sapete nulla dello "scandalo all'orio center
"? Che mi sono perso? Non vi siete accorti degli "asteroidi caduti"? Dove? Quando?

Proposte per il weekend
Partiamo con "pitturiamo pioltello" (effettivamente se ne sente il bisogno, viva Cernusc!) e proseguiamo con il volitivo annuncio
"troverò biglietti corrida siviglia" (mah, speriamo). C'e' poi questo indecifrabile "parlare a siviglia" (ma cosa avra' voluto dire??) o il preciso e ben localizzato "bar carletti angera" (forza Milan!).
Pruriginosi
Questa sezione mi fa sempre scompisciare. Si parte con una tiratina d'orecchie al "marito guardone", cui fa eco il giustiziere "cerco in valle seriana guardone" (sara' mica invece il messaggio di una esibizionista?). Occhio, invece, all'adescatore "tutte le foto su facebook di donne villa d'almè chat". E la folla grido' "mostraci la moglie". Persistono pettegolezzi e ricerche a proposito di una vicenda di Sicilia gia' vista nello Zeitgeist 2007 "emule download barcellona p.g. moglie scoperta dal marito attraverso una telecamera nascosta" (video introvabile o molto divertente, a giudicare da quanto spesso ricorre questa ricerca). Qualcuno invece puo' passarmi il "video la paziente insaziabile"? La "gif animata omosex", invece, tenetevela.

Religione vs SuperstizioneIl miracolo della "fede ritrovata a bergamo". L'attesa per i "sette segni dell'apocalisse". Comprereste mai una delle famose "case maledette lombardia" (astenersi agenzie)?

Soccorso stradale
Per la serie carte false, si parte con "constatazione amichevole procurarsi testimone" (ebbravi, a posteriori?!)
. Proseguiamo quindi con l'ingenuo "biciclette rubate cernusco" (vabbe' che su internet si trova tutto, pero'...) e chiudiamo, infine, con la desolata fotografia invernale dal mondo pendolare "binari innevati".
Buone ricerche 2010!!!

lunedì, dicembre 07, 2009

La massima di oggi e'...

Terza puntata alle terme di Bormio, ormai e' diventata una sana tradizione: ci siamo stati nel 2006, ci siamo stati nel 2008 (l'anno della scapocciata di Giamby) e ci siamo tornati in questo 2009, questa volta sperimentando il complesso dei Bagni Nuovi: ero partito un po' scettico, ma mi sono subito ricreduto, e' una struttura che non ha (quasi) nulla da invidiare all'altra... certo la vasca all'aperto dei Bagni Vecchi e' insuperabile. Anyway, che pacchia!

Consiglio per chi e' diretto da quelle parti, consiglio vivamente lo splendido Chalet Bucaneve di S. C. Valfurva, un bed & breakfast che non si scorda facilmente, anche per la grande gentilezza di chi vi ospita.


La massima di questa vacanzetta l'ho tratta
dalla facciata di una casa cantoniera che sta sul ciglio della statale che da Tirano sale in direzione del Bernina:

Se non sara' sereno, si rasserenera'


La prima volta non mi aveva fatto tanta impressione, ma oggi, percorrendo per la seconda volta la stessa strada, tra paesaggi molto piu' innevati e desolati, ne ho colto appieno lo spirito [farsi forza, aggrappandosi alla speranza]. Buono anche per chi sta in pianura ed e' normalmente soggetto ad altri tipi di "intemperie".

martedì, dicembre 01, 2009

Il toccasana per una giornata di nervoso



Consigliato sempre e comunque, ma forse, dopo una giornata di nervosismo acuto, in cui avreste volentieri strozzato qualcuno, lo si apprezza fino in fondo. Distende, fa nascere il sorriso, riempie di gioia e riconcilia col mondo. Questo video (popolarissimo su Youtube) sprizza una tale energia benefica che e' impossibile non esserne coinvolti fino all'osso. E' una specie di miracolo! Io lo adoro e ogni volta finisco col ballare assieme ai testimoni sulle fantastiche note della canzone di Chris Brown... W gli sposi del Minnesota!!!

lunedì, novembre 30, 2009

Undici anni fa

Undici anni fa ero proprio un ragazzino (pero' questo baffetto mi dona!).
Undici anni fa e undici chili fa.
Undici anni fa e lo stesso sorriso buono.
Undici anni fa e non ho un capello fuori posto!
Undici anni fa ero bianca come un lenzuolo!
Undici anni fa non ero cosi' felice e rilassato.
Undici anni fa c'era anche il Roby (per simmetria, lo abbiamo riportato anche a destra)

giovedì, novembre 19, 2009

Saga dei mobili - ultimo atto

E mobile fu. Ma che fatica, gente! Il padroncino e' arrivato questa mattina comodo comodo attorno alle 10:00, giusto per dare subito un po' sui nervi, ma - mi son detto - tanto la mattina e' da immolare alla causa, per cui ora piu' ora meno... Povero illuso, che sono. I montatori se ne sono andati alle 16:30, dopo una giornata di passione e ho dovuto chiamare in ufficio per comunicare che mi prendevo una giornata intera di ferie. L'ultima, per fortuna.

Cos'e' successo? Be', tanto per cominciare, dovevate vedere gli imballaggi utilizzati per coprire i mobili: cartoni di seconda mano, spiegazzati, mezzi usurati, tenuti assieme da chili di scotch tirati alla meno peggio. Un lavoro fatto di fretta, all'ultimo minuto, forse funzionale, ma certamente poco presentabile. Ma questo e' nulla: spacchettando i mobili, abbiamo trovato varie sorpresine: qualche graffio qui e la' (fortunatamente, non su parti a vista) e un bello sbercio (questo si', a vista) sulla base d'appoggio dei pensili bassi. Passi l'ineleganza... Ma l'ultima volta, in occasione della consegna "bacata", il padroncino si e' riportato indietro i mobili senza premurarsi di riutilizzare gli imballaggi, procurando - facile prevederlo - il danno. Tranquilli: e' tutto scritto nel verbale di consegna, per cui il pezzo verra' sostituito a spese loro. La menata e' che dovro' perderci altro tempo.

Vi posso assicurare che se gli incovenienti fossero terminati qua, stasera non avrei sentito neppure il bisogno di pubblicare un altro pezzo sulla saga dei mobili. Tremate, quindi. Anzi, prima spiegatemi cosa c'e' di cosi' difficile e ingestibile nella richiesta di avere mensole piu' corte della misura standard: 94 invece che 100 cm. Lo spieghi all'arredatrice e poi al direttore. Viene riportato nei disegni per i fornitori, sta scritto sui fogli dati in mano ai montatori. Eppure no, non c'e' verso: ti arrivano comunque di 100 cm. Non conta niente il fatto che c'e' gia' stata una consegna "bacata", con tanto di verbale che dice che le mensole non sono state tagliate secondo misura. Ma il Centro di Assistenza a cosa serve? A creare altri problemi?

Alla fine, preso dall'esasperazione, ho trovato la soluzione: tenersi le mensole da 100 e accettare una piccola variante alla disposizione originale dei mobili. L'alternativa era litigare nuovamente con il famigerato negozio per la questione del saldo e rimandare la consegna del mobilio a Natale, o chissa' quando. Brrrr... Non me la sentivo proprio. Voi che avreste fatto?

Non e' tutto. La saga del mobile ha, in realta', un lieto fine. Sappiate che l'email che ho indirizzato al giovane direttore (con in copia CEO e vertici aziendali) ha sortito i suoi effetti. Nel corso di questo movimentato pomeriggio, ho ricevuto la telefonata dall'ufficio Customer del Gruppo, che, scusandosi per vecchi e nuovi inconvenienti, mi ha preannunciato l'invio di un buono acquisto sostanzioso, da spendere in uno qualsiasi dei loro punti vendita.

Be', a questo punto mettiamo una bella X su Pognano e direi che ci orientiamo su un bell'acquisto take-away... :-)))

martedì, novembre 17, 2009

Bravi! Bravi! Bravi!

I complimenti sono tutti per gli amici di QuellidelTreno (Comitato Pendolari di Bergamo), che finalmente raccolgono tanti buoni frutti dal gran lavoro di squadra fatto in questi ultimi due anni, post attivazione del quadruplicamento della linea Treviglio-Milano.

Leggendo questo articolo dell'Eco, che anticipa tutte le novita' che verranno introdotte con il nuovo orario 2009-2010, c'e' di che sorridere: treni diretti per Milano con tempi di percorrenza tagliati di 15 minuti (da 63' a 48' fino a Milano C.le, e quindi sotto i 40' su Lambrate), conferma e, quindi, fine della sperimentazione per il servizio di navetta Bergamo-Treviglio con le fermate di Stezzano, Levate ed Arcene, che offre anche la possibilita' di proseguire il viaggio verso Caravaggio, Crema e Cremona. Presto dovremmo vedere anche il passante ferroviario attestato a Treviglio, che offrira' ai bergamaschi una gran varieta' di collegamenti con le metropolitane e il territorio di Milano, nonche' con il polo Rho Fiera, Varese e Novara. Un quadro finalmente confortante.

E pensare che proprio un anno fa, di questi tempi, si respirava un'aria pesante! Chi non ricorda il senso di impotenza, delusione e rabbia, di fronte alle proposte irricevibili che ci giungevano dalla Regione e che, nostro malgrado, fummo costretti ad ingoiare? Ma alla fine, il motto "chi la dura la vince" oggi sembra calzare a pennello su questi risultati, di cui, credetemi, bisogna andare proprio orgogliosi.

Sono convinto che il Comitato, ridotto ad un manipolo di irriducibili, azzoppato dai guai col sito, sempre preso com'e' dalla routine delle segnalazioni di disservizi ferroviari, dall'incalzare di nuovi incontri, etc... non solo non si trovera' d'accordo con l'analisi a tinte rosa che sto facendo, ma probabilmente non sentira' alcuna esigenza di celebrare il momento. Eppure, credetemi, ce ne sarebbero tutte le ragioni: ve lo dice uno che ha ha dato un po' del suo sangue alla causa e che ora guarda la cosa da fuori, con estrema soddisfazione.

Certo, molto rimane da fare (salto del montone, potenziamento delle infrastrutture sulle altre linee, piu' attenzione alle coincidenze, composizione carrozze, pulizia, etc...), ma questo orario e' un traguardo importante, la base solida - che nessuno ce la tocchi! - da cui ripartire per le prossime sfide e, scusatemi, lasciatemelo dire... Un vanto, un punto d'onore per il Comitato, un risultato che tutta la cittadinanza dovrebbe conoscere e riconoscere.

Di nuovo: bravi! bravi! bravi!

venerdì, novembre 13, 2009

Saga dei mobili - email al direttore e...

Sembra impossibile, ma e' passato un altro mese e non abbiamo ancora visto i nostri mobili: ben 15 settimane solari di ritardo, rispetto alla data indicata nel contratto e garantita come sicura da parte del famigerato negozio all'atto dell'acquisto. Una situazione che, settimana dopo settimana, sta diventando sempre piu' grottesca, kafkiana, fastidiosa e irritante

Non solo. Dopo le numerosissime telefonate, i fax di sollecito e i fatti del 13 e 16 Ottobre, quando - lo ricordo - ci furono prima una mancata consegna e poi una consegna "bacata" (pezzi mancanti e sbagliati) con arrabbiature e perdite di tempo annesse e connesse, il famigerato negozio si e' preso altri 10 giorni prima di richiamarci, assicurandoci che entro 14 giorni al massimo la questione della consegna sarebbe stata risolta. Di giorni ne sono passati 16, non solo senza che la consegna sia stata ancora fatta, ma senza neppure essere stati contattati dall'oscura Logistica di Trezzano...

A questo punto, il povero cliente cosa dovrebbe fare? Perdere la pazienza e passare alle vie di fatto, presentandosi al famigerato negozio coi carabinieri (sui forum, in internet e su facebook, si leggono anche di queste cose)? Ingaggiare realmente un avvocato?

Fermo restando che il giudizio complessivo su tutta la baracca e' fortemente negativo (cacchio, hanno dei problemi di processo grandi quanto i loro magazzini), abbiamo deciso di non gettare la spugna e di riporre le residue speranze su di un giovane, all'apparenza solerte, serio, coscienzioso, degno di fiducia: una persona (ne esistono ancora!) che ci tiene all'etica professionale. Il famigerato Gruppo lo ha spedito, quale novello direttore, presso una sua filiale veneta, proprio all'indomani del nostro acquisto, ma lui si ricorda ancora di noi e noi crediamo nell'iniziativa del singolo. Pur se lontano, pur se in questo marasma, forse, chissa', lui riuscira'...

Abbiamo, tuttavia, pensato che anche il giovane piu' volenteroso della Terra avesse bisogno di un aiuto. E' per questo che, nell'email lamentosa che gli ho spedito questo pomeriggio, invocandone l'intervento, ho creduto opportuno mettere in copia e conoscenza il CEO e il principale azionista del famigerato Gruppo (con Linkedin e Google, considerato che stiamo parlando forse del piu' grande Gruppo italiano del settore, e' stato un attimo trovare nomi e cognomi). Laddove trovasse qualche porta chiusa, sono sicuro che con il loro supporto, si trovera' il modo di buttarla giu'.

Ah, non sia mai che si scordino della promessa del succulento buono acquisto, cosi', per non sbagliare, ho messo in cc anche il CFO... :-))

giovedì, novembre 12, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Pamukkale




Pamukkale, ovvero il "castello di cotone" (come lo hanno ribattezzato i turchi), e' una curiosissima collina prospiciente una estesa valle agricola completamente rivestita di una formazione rocciosa calcarea dal colore bianco puro e dall'aspetto rugoso. Il travertino. Questo materiale, molto apprezzato tra gli scultori e in ambito edile, in genere, origina dalla precipitazione del carbonato di calcio discolto in acqua stagnante; la caratteristica di questo posto e' proprio quella di ospitare numerosissime piscine naturali, frequentate fin dai tempi antichi come oasi di relax e cure termali. A dimostrarlo, In cima al sito, e' possibile visitare le vaste rovine della citta' ellenistico-romana di Ierapoli, fondata nel 190 a.c. da Eumene II di Pergamo.

Purtroppo, Pamukkale e' stata spremuta fino all'osso, soprattutto negli ultimi decenni di turismo incontrollato, tanto che oggi molte delle vasche sono completamente asciutte e il corso delle acque che solcano la collina appare lento e incerto. Un delitto, a cui si sta faticosamente cercando di porre rimedio, limitando le zone accessibili ai visitatori. Purtroppo, non tutti afferrano le regole del rispetto: noi, ad esempio, ci siamo imbattuti in un gruppetto di giovani russe intente a trasformare le distese di travertino in un set fotografico d'eccezione. Pose da dive in bikini succinti, puah che robaccia... :-)

martedì, novembre 10, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Selcuk (Efeso)


Efeso ospitava una delle sette meraviglie del mondo antico. Quali erano queste meraviglie? Scanso equivoci (no, il Colosseo non e' tra questi) elenco tutte e sette le meraviglie:

  1. i Giardini pensili di Babilonia [Iraq] 
  2. il Colosso di Rodi [Grecia]
  3. il Mausoleo di Alicarnasso [Turchia] 
  4. il Faro di Alessandria [Egitto]
  5. la statua di Zeus ad Olimpia [Grecia] 
  6. la Piramide di Cheope a Giza [Egitto]
  7. il tempio di Artemide [Turchia]

Oggi e' uno dei siti archeologici piu' visitati del mondo (nel 2008 ha nettamente battuto Pompei) e la ragione e' probabilmente legata allo stato di conservazione dei suoi monumenti: la Biblioteca di Celso che vedete in fotografia ne e' un fulgido esempio. Ma non e' il solo. 

domenica, novembre 08, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Pergamo


Due PBergamaschi e Pergamo... ihihihih! :-)

Con un medico al mio fianco, non poteva mancare una visita all'Asclepion. Sotto la guida del grande Galeno, Pergamo divenne celebre come capitale universale delle cure mediche. Il non plus ultra, come per noi oggi farsi operare a New York o in Svizzera. Gia' solo osservando le dimensioni del sito archeologico si capisce quanto dovesse essere sviluppato questo centro, capace di ospitare malati (anche illustri, come l'imperatore Caracalla, nel 214) provenienti da ogni angolo del mondo antico.


Al tempo del re Eumene II nel secondo secolo a.c. Pergamo raggiunse il suo massimo splendore: la biblioteca era seconda per numero di libri solo a quella di Alessandria d'Egitto e la sua acropoli rivaleggiava per bellezza con quella di Atene. Purtroppo, rimangono poche testimonianze della grandezza raggiunta in quell'epoca strorica: l'acropoli che vediamo oggi e' un susseguirsi di colonne, archi, vestigia di templi ed enormi rovine murarie. L'anfiteatro, tuttavia, conserva intatta la sua vertiginosa e imponente bellezza, grazie alla posizione panoramica e dominante sulla valle sottostante.


La nostra visita e' stata allietata dall'incontro con Anna e Claudio, una coppia di Roma, che qualche anno fa, quando i prezzi erano ancora molto bassi, ha comprato casa a Bodrum e che ora si gode la pensione facendo la spola tra l'Italia e la Turchia. Beati loro! Sono stati loro ad indirizzarci verso le rovine della Basilica Rossa, una delle sette chiese citate dall'Apocalisse di Giovanni: sembra incredibile, ma questo tratto di costa egea, oggi completamente islamizzata, vide gli albori della chiesa cristiana... 

sabato, novembre 07, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Troia


Non rimangono che quattro sassi al posto delle inespugnabili mura della mitica Troia e a poco e' valso che le abbiano erette i divini Apollo e Poseidone: sembra che il tempo abbia cancellato ogni vestigia di quel passato leggendario e glorioso. La difficolta' maggiore per chi visita il sito archeologico risiede tuttavia nel fatto che gli scavi hanno rinvenuto un intricato intreccio di strati di varie citta' sovrapposte (almeno nove), costruite una sull'altra a partire dal 3000 a.c.. Difficile, dunque, in mezzo a quel groviglio di rovine, immaginare che aspetto realmente avesse la bella Ilio di Omero. Lo stesso Schliemann, del resto, si convinse di aver trovato il tesoro di Priamo e la famosa maschera di Agamennone, quando in realta' sappiamo che si trattava di oggetti preziosi risalenti ad un'epoca piu' antica.

Ciononostante, non si puo' resistere al fascino di varcare le Porte Scee (o quel che ne rimane), lasciandosi suggestionare dall'idea di camminare sulle orme della leggenda, sulla terra che diede origine alla civilta' occidentale (a proposito, stridente il contrasto con gli echi della preghiera del muezzin, provenienti dalla vicina moschea di campagna), sul campo di battaglia dei grandi e imperituri eroi dell'Iliade: Achille, Ettore, Patroclo, Paride, Aiace, Menelao, Enea, Ulisse...


A proposito di Ulisse! I turchi hanno eretto un mastodontico cavallo di legno proprio all'ingresso dell'area museale. Che ve ne pare? Come rovinare la poesia. Per lo meno be abbiamo ricavato un simpatico souvenir! :-)

venerdì, novembre 06, 2009

Viaggio in Grecia e Truchia: Il commerciante di tappeti

Una delle storie piu' divertenti (a posteriori) che possiamo raccontarvi della Turchia e' ambientata nel Gran Bazar di Istanbul. Premetto che, pur avendo avuto a che fare in passato con dei bazar, non eravamo assolutamente preparati ad affrontare il kapalı çarşı, uno dei piu' grandi e antichi bazar del mondo. La nostra Lonely, giustamente, consiglia di visitarlo solo se si e' di buon umore, carichi di energia e se si e' disposti a scambiare battute scherzose con le decine e decine di commercianti che cercano di attirare i turisti nei loro negozi-trappola: ce ne sono piu' di quattromila e si susseguono per chilometri di vicoli intricati e caotici, quasi a formare un labirinto in cui e' molto facile smarrire il senso dell'orientamento.

Non ho usato a caso il termine "negozi-trappola" e non mi riferisco soltanto al fatto che con tutta quella merce esposta e' fortissima la tentazione di comprare qualcosa, spendendo spesso cifre che eccedono il valore intrinseco dell'acquisto. Presto capirete, seguitate a leggere.

Una volta entrati dall'accesso che si trova in fondo a Nuru Osmaniye Caddesi, siamo stati subito rapiti dal senso di eleganza composta e bellezza della lunga galleria che ci siamo trovati di fronte: belle le volte decorate, grazioso il susseguirsi di archi a sesto acuto e lucernari, molto gradevole anche il fondo giallo pastello delle pareti e l'abbinamento con i colori bordeaux e blu dei motivi geometrici. Ma lo spettacolo principale, naturalmente, era costituito dal susseguirsi dei negozi e dal via-vai continuo di turisti (tra i 250 e i 400 mila al giorno): gioellerie, negozi di borse, valigie, cinture, ceramiche, piatti, piattini, vasi, tessuti e stoffe, maglieria e abbigliamento, oggetti di antiquariato, strumenti musicali, lampade, portagioie, scacchi, ciarpame vario e chi piu' ne ha ha piu' ne metta. Un mondo.

Stavamo curiosando qui e la', come bambini alla scoperta di un gioco nuovo, quando siamo stati avvicinati da un procacciatore di clienti, che con fare molto abile, capita la nostra provenienza, ci ha chiesto in perfetto italiano se eravamo interessati a vedere dei tappeti tipici e ci ha accompagnato con passo svelto verso il suo negozio. Non abbiamo avuto neppure il tempo di pensarci: Manu a dire il vero ha provato a dissuadermi, ma ormai quell'individuo aveva acceso la mia fantasia e io mi sentivo sufficientemente "scafato" per non cadere in alcun tranello. Nel mio sangue scorre pur sempre il sangue degli avi napoletani... Non avessimo mai detto di si!

Ad accoglierci sull'uscio del negozio, c'era un signore alto, molto distinto, sulla sessantina d'anni, dai modi assai garbati, che prima ci invita all'interno e poi, in men che non si dica, ci invita a seguirlo su per delle scalette, ci fa accomodare su di un sofa' al piano soppalcato e comincia il suo show. Come vi chiamate, da dove venite, che mestiere fate, siete sposati o forse in viaggio di nozze, quanto vi fermate ad Istanbul, quali posti avete gia' visitato e via con una lunga serie di domande fatte in italiano fluente, come fosse stato per anni di casa a Roma. L'italiano, del resto, non e' l'unica lingua che conosce alla perfezione: il nostro affabile interlocutore dichiara che per ragioni di affari ha finito con l'impararne ben otto (oltre al turco) e ce ne da un saggio, rivolgendoci parola in inglese, francese, spagnolo, portoghese, russo e tedesco. Se non ricordo male, l'ottava lingua a catalogo era l'arabo, questa come le altre rigorosamente imparate stando a contatto con i clienti. Ci confida, quindi, che e' quarant'anni che fa questo mestiere e prima di lui suo padre e prima ancora suo nonno; infine, ci mostra la copertina di un National Geographic, vecchio di qualche anno, che pubblicizza all'interno un articolo dedicato al Gran Bazar e al suo negozio. Tutto molto affascinante.

A quel punto, il clima e' decisamente favorevole al commerciante di tappeti. Manu sembra a suo agio ed e' a lei che si rivolge il commerciante, tirando fuori dagli scaffali e commentando tappeti di varie misure e colori, con annodature semplici e a trama complessa, in lana o seta, persiani e kilim, etc (immagine da nationalgeographic.com). Alla fine di tutta la spiegazione, Manuela fa degli apprezzamenti su un kilim dai motivi geometrici e i colori caldi e il nostro commerciante ci guarda come un serpente che ha stretto tra le spire la sua preda. Comunica il suo prezzo, 360 euro, dicendo che per via della crisi ha dovuto abbassarlo dai mille iniziali, ma fuga subito tutti i dubbi sul fatto che una merce non ha un prezzo intrinseco: sono gli acquirenti, assieme al venditore che determinano il giusto prezzo, come frutto stesso del negozio. Ahia! A quel punto, il campanello d'allarme suona come una sirena dei pompieri. E' chiaro che quest'uomo da qui non ci fa andar via se in un modo o nell'altro non ci saremo comprati questo tappeto.

Pensando di fare una mossa furba, domando al mio uomo se sarebbe stato disposto a cedercelo per 200 euro. Errore! Invece che prenderla per quello che era e cioe' una rozza boutade fatta a bella posta per suggerire scarso interesse nei confronti dell'articolo, il commerciante rigira la frittata e, prima loda con modi teatrali e ironia Manuela ("Donna mille volte fortunata! Quest'uomo ti fara' diventare ricca"), poi attacca a raccontare la storia di quel tappeto, dicendo che e' stato fatto a mano da una povera ragazza di campagna, che ci sara' voluto almeno un mese a tessere quel drappo, consumandosi gli occhi di sera, dopo aver trascoro la giornata pei campi e che non lo si puo' certo svendere a quel modo. E poi ancora discorsi sulla necessita' di sostenere l'economia, ma soprattutto le tradizioni turche, et... il commerciante e' cosi' calato nella sua parte che tira fuori dal cilindro pure un aneddoto improbabile e romantico: vedete le Y tessute qui e la' sul tappeto? Ecco, si tratta dell'iniziale del nome del giovane di cui la ragazza di campagna e' perdutamente innamorata. Roba da sciogliersi per terra.

Di fronte a tanta ostinazione, seduti come siano su un sofa' da forse un'ora, intrattenuti amabilmente da una vecchia volpe che la sa molto lunga e che si sta cucinando Manuela con complimenti, tentazioni e lusinghe d'ogni tipo, senza vie meteriali di fuga, mi sento sempre piu' intrappolato. Mi faccio fornza per non tradire il nervosismo e provo a difendermi come posso, sostenendo che il Kilim e' molto bello, lungi da noi disprezzarlo con offerte troppo basse, ma che noi siamo venuti con l'intento di curiosare e non di comprare, che non abbiamo la piu' pallida idea di quanto valga un oggetto di quel tipo, perche' non abbiamo esperienza di queste cose e che, in circostanze come queste, ci piace confrontare varie alternative e, soprattutto, discuterne tra noi. Del resto, 200 o 300 euro sono una bella cifretta, bisogna pur sempre pensarci un attimo. Ma il commerciante sembra essere preparato a tutto, annusa il disimpegno e ribatte sicuro e cortese che non c'e' alcun motivo per rimandare la scelta, la mia signora ha espresso una chiara preferenza e sarebbe un peccato se quel Kilim, per l'incertezza di un momento, finisse nelle mani di altri acquirenti; quanto al prezzo, quello e' l'ultimo problema, se ricevera' un'offerta giusta, troveremo un accordo. Una logica stringente, mi manca l'aria.

A questo punto commette l'unico, fatale errore della giornata. Se avesse tirato ancora un po' la corda, sarei certamente capitolato: pur di uscire da quel posto, gli avrei dato i suoi duecento o trecento euro, mi sarei portato a casa il tappeto e non ne avrei piu' voluto sapere nulla di lui e di quel maledetto posto. Invece, con gesto magnanimo, il commerciante ci concede inaspettatamente un quarto d'ora di break, in cui poter confabulare tra noi e decidere sull'offerta da fare e ci manda persino su anche una tazza di chai (il famoso tè alla mela, il primo che beviamo a Istanbul). Un toccasana. Riprendo fiato ed energie e con Manuela decidiamo che e' meglio pensarci su almeno un giorno: quel kilim ci piace, ma l'insistenza dell'uomo ci ha messo a disagio e sospettiamo che in qualche modo ci stia rifilando una fregatura.

Quando l'uomo ci riappare davanti, sono pronto ad affrontarlo, perfettamente padrone di me stesso e cosciente che niente e nessuno puo' obbligarmi a prendere una cosa che non voglio. Sento che Manuela e' solidale e che tra di noi non soffia piu' alcun vento diabolico. Egregio signore, gli dico con fermezza, guardandolo negli occhi, la ringraziamo per la sua infinita gentilezza, pazienza e per il tempo che ci ha dedicato, ma abbiamo deciso di non acquistare il tappeto. Vogliamo prima pensarci un po', pertanto la preghiamo di non insistere ulteriormente. Ci siamo fatti un'idea piu' che chiara, ora ci lasci andare, vedra' che torneremo da lei. E il commerciante: ma come, il negozio, il prezzo, si era detto duecento euro. Non insista, la prego. Ma la povera ragazza, bisogna sostenerla. Prego, vorremmo andar via. Ma in tanti anni, non mi e' mai successo... non capisco. C'e' sempre una prima volta, mio caro. Eppure, il National Geographic, i miei avi... Arrivederci. Passate per lo meno a salutarmi, prima di partire. Ci conti [...].

Non potete immaginare quanto fosse fresca, frizzante, rigenerante l'aria di Istanbul all'uscita dal Gran Bazar. Neppure fossimo a quota duemila, respiravo a pieni polmoni. Dal commerciante di tappeti non ci siamo piu' tornati, in compenso, in giro per la Turchia abbiamo incontrato molte altre persone disposte a venderci un tappeto: una guida turistica a Pergamo, un benzinaio nei pressi di Pamukkale, un negoziante di cartoline e souvenir ad Efeso. Abbiamo ringraziato tutti, asserendo di aver gia' fatto acquisti ad Istanbul:

guagliò ca nisciuno e' fesso!

giovedì, novembre 05, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Istanbul

A volte, per scoprire come funzionano davvero le cose, bisogna passare attraverso un imprevisto, cioe' un accidente capace di rompere i rigidi schemi delle convenzioni e svelare l'anima delle cose e delle persone. Metti un giorno di vacanza ad Istanbul, ad esempio: il penultimo prima della partenza, per l'esattezza. Metti che lo vuoi passare in gita sul Bosforo e che arrivato al porto scopri di esserti perso l'ultimo traghetto utile, dopo esserti fatto tra l'altro un sacco di strada a vuoto a piedi, per colpa delle indicazioni non aggiornate della tua guida turistica (cara Lonely, quanto ti abbiano maledetto, quella mattina!). Be', non si puo' dire che sia stato un buon inizio di giornata...

Ma questo e' solo l'inizio. Tornando verso l'hotel, ci viene in mente che il giro del Bosforo, tutto sommato, possiamo farcelo anche in macchina: guidare ad Istanbul non e' il massimo, anzi, lo abbiamo accuratamente evitato fin da quando siamo arrivati, ma piuttosto che rinunciare al programma della giornata, si puo' fare. Chiedo le chiavi dell'automobile in reception, visto che ho parcheggiato davanti all'hotel, in divieto e ho dato disposizioni al portiere di spostarla in caso di necessita'. Tempo di salire in camera, la reception reclama le chiavi che mi ha appena consegnato, per liberare il parcheggio, in favore di un altro veicolo. E qui commetto l'errore fatale.

Premessa. Prima di partire, ho fatto un tagliando completo, senza badare a spese. A parte i classici liquidi, ho cambiato le pastiglie dei freni, ho sostituito tutti e quattro i pneumatici. Ho fatto riparare il motorino dell'alzacristalli elettrico, cambiando il braccio meccanico, che era usurato e stava cominciando a dare i numeri: un lavoraccio. L'unica cosa che non ho fatto riparare e' stato il motorino di avviamento. In effetti, da qualche tempo, mi dava problemi: una volta avviato il motore, dovevo riportare manualmente la chiave nella posizione di partenza, perche' il meccanismo di ritorno era guasto. Tanto, pensavo, che problema c'e'? Io dove toccare: solo io guido questa macchina...

Avete gia' capito. L'errore fatale e' stato il non realizzare che il portiere, non conoscendo il problema e la procedura per ovviarlo, con quattro manovre (in salita), mi avrebbe bruciato il motorino di avviamento. E cosi' e' stato. Quando sono entrato in macchina, pochi minuti dopo, non si accendeva neppure una luce nel cruscotto. Non un rantolo. Nessun segnale di vita.

Frittata alla turca.

A questo punto, dovete immaginarvi la scena. Io esco dall'auto piu' o meno come un pugile suonato puo' uscire dal ring, solo molto piu' pallido, avvicino il portiere, chiedendo aiuto e spiegando in un inglese (che quel punto non dev'essere stato molto fluido) che la macchina ha un problema serio, ma l'uomo - sorpreso - sostiene un'idea del tutto diversa dalla mia: "battery... battery...", ripete e, come per convincere piu' se stesso che me ("fino a cinque minuti fa andava, com'e' che ora s'e' piantata?" si deve essere chiesto), mi spiega che la batteria delle macchina si scarica, se uno non la adopera da diversi giorni. Grazie della notizia. Senza neppure darmi il tempo di riflettere e, soprattutto, senza curarsi troppo di mettermi al corrente delle sue intezioni, vedo che a quel punto chiama a rapporto uno scagnozzo, impartisce qualche ordine per me incomprensibile e avvia l'operazione "soccorso".

C'e' da dire che in un primo momento, ho pure sperato che avesse ragione lui e che sapesse cosa stava facendo, soprattutto quando la macchina, lanciata per la strada in discesa s'e' messa in moto, prima di sparire dietro ad una curva. Pochi secondi dopo, pero', e' squillato il telefonino del portiere e l'illusione s'e' infranta di fronte alla sua faccia, sempre piu' corrucciata: lo scagnozzo stava fin troppo chiaramente spiegando, come la macchina si fosse nuovamente spenta, senza piu' ripartire. Il problema, dunque, era piu' serio del previsto. E io che avevo detto?

La seconda parte di questa storia vede l'entrata in scena di un altro protagonista. Anche questo molto turkish: il meccanico della sponda asiatica. Ci arrivo subito, prima pero' occorre raccontare un piccolo antefatto.

Nella sua corsa folle verso il nulla, la mia povera auto s'e' fermata in mezzo alla strada (Alemdar Caddesi), tra la corsia delle auto, e le rotaie del tram, davanti alla fermata "Gülhane". Per capirci, siamo a meno di cento metri da Aya Sofya, in pieno centro storico, nell'ombelico turistico piu' famoso di tutta la Turchia; aggiungo che sono circa le 11:00 di sabato e che c'e' una folla da far spavento. Il povero Mahir (cosi' si chiama il portiere dell'hotel Meddusa, che - tra l'altro - vi consiglio vivamente), a quel punto costernato per l'accaduto, di cui si sente un po' colpevole, si prodiga per chiarire la situazione coi vigili, far spostare la macchina in modo che non intralci il traffico e contatta un centro di assistenza ad Istanbul, che pero' non mi puo' aiutare. Decido di chiamare, allora, la mia assicurazione in Italia che, prontamente, mi assicura l'invio di un carroattrezzi. Ringraziamo Mahir, lo congediamo e attendiamo fiduciosi.

Passano venti minuti e poi mezz'ora e non si vede nessuno. Richiamo piu' volte l'assicurazione e mi dicono che il fax e' partito e che devo pazientare. Un fax?!? Ma come facciamo a sapere se da questa parte qualcuno lo ha letto e sta provvedendo? Passa un'ora, richiamo e mi sento rispondere che mi trovo in una metropoli enorme, che ci vuole del tempo e che noi turisti all'estero non possiamo pretendere un'assistenza veloce quanto quella che avremmo in Italia. Bisogna pazientare ancora. E cosi' ci infiliamo nel pub all'angolo, dove ammazziamo il tempo, in modo penoso, scambiando pochissime parole, sorseggiando due spremute, per le quali ci chiedono dieci euro: uno sproposito, considerato il costo della vita a Istanbul.

Trascorse due ore di attesa snervante, decido di fare un ultimo tentativo con l'assicurazione: del carroattrezzi non si vede neppure l'ombra, quindi o non e' stato ingaggiato o da questa parte hanno dei problemi. Chiamo l'assicurazione ed e' un bel colpo quando sento rispondere la segreteria telefonica: quardo l'orologio, in Italia sono da poco passate le 14:00, a quell'ora gli uffici hanno appena chiuso i battenti. La segreteria mi informa che il servizio di assistenza riaprira' lunedi' alle nove. Vi rendete conto? Abbandonati al nostro destino, senza neppure lo straccio di un contatto telefonico!

Per fortuna, il nostro Mahir, giovane curdo, brillante, intraprendente, immagine stessa della Turchia moderna che guarda a Occidente, e' un uomo dalle mille risorse. Non voglio farvela troppo lunga: capita la situazione, manda a chiamare, tramite un amico, un conoscente meccanico e ci dice di stare tranquilli, perche' in un'ora o poco piu' arriveranno i soccorsi. Il conoscente meccanico, infatti, vive e lavora dall'altra parte del Bosforo, sulla sponda asiatica; nella mia testa, me lo immagino alla guida del suo carroattrezzi, imbottigliato nel traffico infernale attorno al ponte Boğaziçi... Immaginate il nostro stupore quando vediamo arrivare il nostro meccanico a piedi, in abiti comodi, ma civili (no tuta, o cose del genere), che porta con se' un misero sacchetto di plastica, tipo Esselunga, al cui interno sembrano esserci ben pochi attrezzi... Eppure il nostro uomo sa il fatto suo. In quattro e quattr'otto, smanettando qua e la', scopre il problema e, a giudicare dalle espressioni soddisfatte di Mahir e dell'amico mediatore, sembra conoscere il modo per rimettere in moto l'auto.

Ad un certo punto, il meccanico fa qualcosa che non intuisco chiaramente (un collegamento elettrico volante?), quindi, i tre si mettono a spingere l'auto in discesa, in contromano, lungo la carreggiata occupata dai binari del tram. Manu sbianca, la gente si ferma a guardare incuriosita, io rido come un pazzo. La scena e' davvero grottesca, soprattutto quando vedo la macchina tornare indietro a tutta birra, in marcia indietro: ce l'hanno fatta!!!

Terza ed ultima parte della storia. Torniamo in hotel, stanchi morti, ma con il cuore piu' leggero. L'appuntamento con il meccanico e' per il dopo cena e abbiamo quindi tutto il tempo di riposarci, rifocillarci e recuperare un po' delle energie, soprattutto nervose, spese durante questa pesantissima giornata. Dopo cena, ci troviamo con Mahir nella hall e facciamo chiacchiere, sorseggiando il tradizionale chai. Si parla di telenovelas turche, ma gli chiediamo anche del suo paese, della sua famiglia, del rapporto tra curdi e turchi e dei suoi progetti. Mahir vorrebbe visitare gli States e studiare l'inglese, che sta imparando da autodidatta: e' proprio un bravo ragazzo, sempre sorridente, di un garbo e di un'affabilita' infinita. Il meccanico si presenta attorno alle undici, ci mostra il pezzo rotto e ci spiega che ha dovuto comprare un pezzo originale. Dopo un fitto scambio di vedute a tre con Mahir e l'amico mediatore, ci chiede 250 euro. Io gliene avrei date anche 300, considerata la situazione e poi non so quanto di meno avrei speso, qui a Milano. Chissa', piuttosto, se e come se li sono divisi...

Che esperienza! Adesso, ogni volta che salgo in macchina e giro la chiave, penso a quei personaggi e penso a che fortuna e' stata rompere il motorino e avere avuto cosi' l'occasione di conoscere un po' della grande anima turca...

martedì, ottobre 27, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Salonicco

Salonicco, Thessaloniki, un nome suggestivo, che nella mia mente evoca subito le Lettere di San Paolo (tra l’altro a pochi km da qui c’e’ Filippi, dove si sviluppò un’altra famosa comunità protocristiana, destinataria di altre missive dell’apostolo di Tarso). La città, seconda per importanza dopo Atene, ci e' piaciuta molto, è molto grande ed ha un centro assai carino: ci ha ricordato Napoli, Nizza e Malaga: ah! Quanto adoriamo le grandi e ospitali città del Mediterraneo, con le loro piazze eleganti, le palme, il lungomare romantico, le vie del passeggio, i palazzi moderni sorti accanto a ruderi e vestigia di antichi splendori. Ma Salonicco e' stata, anzitutto, il nostro punto di osservazione privilegiato sul carattere orgoglioso dei greci e questo merita un resoconto a parte.

PREAMBOLO

Anzituttto vi devo parlare di Eleftheria. Manu ed Eleftheria (Ele, per Manu, il nome significa Libertà) si sono incontrate ai tempi dell'Erasmus in Belgio e fin da subito e' stato colpo di fulmine: un'amicizia cosi' credo che nessuna delle due l'avesse mai provata, complice il fatto di condividere un'esperienza tanto eccitante ed intensa come quella fatta a Gent. Il gruppetto di amiche, in realta', comprendeva anche altre due ragazze: Dana, rumena, la piu' anziana (e svitata) e Mirka (la piu' giovane), slovacca: dovevate vederle! Tanto eterogenee dal punto di vista caratteriale, quanto inseparabili e affiatate. Purtroppo, col tempo, abbiamo perso quasi del tutto le tracce sia di Dana, che si e' sposata ed ha avuto un bimbo che di Mirka (idem?), salvo un fugace incontro con quest'ultima a Bratislava qualche estate fa e i soliti messaggi di auguri per Natale. Manu ed Eleftheria, invece, sono sempre riuscite bene o male a tenersi contatto, se non altro via email, anche perche' purtroppo l'amica e' completamente refrattaria all'uso di Skype etc. Un legame che il tempo non ha mai scalfito, tanto che quando abbiamo deciso che il nostro prossimo viaggio avrebbe avuto come destinazione Istanbul, e' bastato un sms per trasformarlo in un viaggio con tappa obbligata a Salonicco. La destinazione generica "Grecia, Istanbul e dintorni" e' venuta poi di conseguenza.

Eleftheria fa la fisioterapista e il lavoro statale le da garanzie e sicurezza. In questi ultimi anni ha sfornato gia' tre bei maschietti,
Nikolaos, Alexandros e Dimitrios e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Alla faccia della crisi e dei timori sulla stabilita' economica del suo paese! Ioannis e' il marito di Elefheria, bancario di professione: un uomo semplice, alla mano, di poche parole e grandi sorrisi. Uno con ben pochi grilli per la testa, innamorato dei figli e della moglie. Pare che lui abbia fatto colpo portandola a fare un romantico giro sulle mura medievali della citta' alta: un trucco che funziona molto bene anche dalle mie parti...

LA CENA

Siamo arrivati da loro sul fare del tramonto, come da programma, con l'intenzione di fermarci solo una notte e ripartire piu' o meno ventiquattro ore dopo. Appena scesi dall'auto, mi sono trovato di fronte Ioannis che a forza ha voluto portar su' la valigia. Dopo averci accolto e invitato a metterci tranquillamente in ciabatte, ci hanno presentato i bambini, ci hanno fatto accomodare in sala (noi sul divano principesco) ci hanno servito una bevanda fresca e abbiamo fatto quattro chiacchiere in allegria prima della cena: l'inglese di Ioannis non era del tutto fluido, ma ci siamo intesi comunque bene, quello di Eleftheria era un po' arrugginito ma sempre molto chiaro, del resto all'epoca parlava in modo eccellente.

Quando s'e' fatta l'ora di cena, sono cominciati i "balletti": preferite rimanere in casa? Volete cenare fuori? Rispondere piu' volte che per noi era la stessa cosa e che l'importante non era il dove, ma il fatto di passare del tempo assieme e' stato completamente inutile: l'ospitalita' per i greci coincide con l'assecondare la volonta' degli ospiti, i quali sono tenuti ad indicare una preferenza. Visto che Manuela non si decideva a prendere una posizione, mi sono deciso a fare una proposta io: ceniamo in casa e poi usciamo a fare quattro passi. Vuoi vedere, mi sono detto, che Eleftheria ha cucinato per un pomeriggio intero e alla fine le tocca buttar via della roba? In realta', avevo notato che, stranamente, nessuno si alzava per andare in cucina a controllare forno, pentole o padelle; tuttavia, pensavo, qualcosa doveva pur aver preparato nell'ipotesi che avremmo optato per la cena in casa. E invece nulla. Eleftheria ha preparato tutto al momento, molto semplicemente, come se avesse dovuto farlo per se stessa: una porzione di carne (che da loro e' come dire un piatto di pasta) e un'insalata greca. Non vi nascondo che la cosa mi ha sorpreso.

E' capitato molte volte anche a noi di ospitare sorelle, amici, colleghi con cui c'e' una certa confidenza e cucinare le prime cose che saltano fuori dal frigorifero, e dire che noi non abbiamo tre figli piccoli a cui badare! Non mi ha stupito, quindi, il fatto in se', che ho comunque apprezzato, quanto la differenza di costume: mi sarei aspettato, vista l'occasione, una tavola imbandita alla "siciliana", per intenderci, o piuttosto una cena offerta in qualche ristorante di fiducia e comunque qualcosa di preordinato. Invece - prima lezione - a giudicare da quanto e' accaduto, i greci puntano sul farti sentire a "casa" e se possono ti rimboccano pure le coperte, il resto e' di secondaria importanza.

IL RAPPORTO COI TURCHI

Dopo cena, dopo aver lasciato i bambini al suocero, ci hanno portato a fare un giro fuori. Naturalmente, dal momento che non conoscevamo la citta', non hanno preteso che fossimo noi ad indicare il luogo del passeggio, anche se forse sarebbe stato meglio cosi'. Col pretesto di farci fare un tour della citta', infatti, abbiamo girovagato in macchina senza meta per strade, quartieri e tangenziali di Salonicco, con tanto di fugace traversata delle vie del centro storico e visita dell'uffico di Ioannis e dell'ospedale in cui lavora Elefheria: non potevamo semplicemente fare quattro passi sul vialone centrale lungo mare, dove brulica la vita notturna della citta'?

Alla fine, siamo approdati sulle famose mura del romantico incontro, da cui si scorge un panorama di luci davvero incantevole. Scattate le fotografie di rito, abbiamo pero' intuito che neppure le mura e il borgo antico avrebbero suggerito alle nostre guide un percorso mirato o di particolare interesse: la chiara impressione che mi hanno dato e' che stessero come imboccando delle strade a caso, tant'e' che passo dopo passo ci siamo ritrovati in un campo buio e l'unica possibilita' e' stata quella di tornare indietro.

Nel passeggiare accanto alle mura antiche, mi e' sovvenuto che potessero essere state costruire dagli ottomani e ne ho chiesto conferma. Ho ricevuto sguardi interrogativi e richieste di spiegazioni. Ma come, faccio io, non sapete che Salonicco e' stata in mano turca per secoli e secoli? Proprio qui, tra l'altro, ci e' nato Mustafa Kemal Atatürk, padre della moderna Turchia (peccato non avere avuto il tempo di visitarne la casa natale)! Ora, io non so se a quell'ora ho utilizzato un termine inglese inappropriato o se fossero loro a non voler capire che cosa intendessi dire, fatto sta che non solo hanno mostrato di non conoscere questo pezzo di storia della loro citta', ma hanno pure tentato di metterlo in discussione, chiedendomi se ne fossi proprio sicuro.

Ho avuto la conferma di essermi addentrato in un campo minato poco dopo, quando ci hanno chiesto come mai fossimo tanto curiosi di visitare Istanbul. Probabilmente, dire ad un greco che un posto e' interessante per il fatto di aver ospitato culture, religioni e popoli diversi e' un po' come dire ad un vegano che patate e carote si sposano bene con tutte le carni: il minimo che possa fare e' guardarti storto. In effetti, i nostri amici non condividevano per nulla il nostro entusiasmo da esploratori: Eleftheria ha detto chiaro e tondo che i segni del passato cristiano della citta' sono stati oltraggiati ("Vedere Santa Sofia con mihrab e medaglioni e', per un greco ortodosso, una ferita aperta, come lo sarebbe, per un cattolico, San Pietro imbrattato di vernice") e Ioannis ci ha raccontato la triste storia dei nonni che di punto in bianco hanno dovuto abbandonare fortune e ricchezze a Smirne, all'epoca dello scambio di popolazione tra Grecia e Turchia.

Che i greci nutrissero risentimento nei confronti dei turchi e' fatto noto (tra le altre cose, c'e' ancora il nodo di Cipro da sciogliere), ma - seconda lezione - non immaginavo arrivassero fino al punto da disconoscere il passato "comune" e il valore di rispetto "universale" per tutte le culture del mondo che ispira Santa Sofia di Istanbul.

IL NAZIONALISMO

Il giorno seguente, ci siamo presi la mattina per fare un giro turistico del centro della citta' moderna e visitarne i principali siti di interesse: lungo mare, Piazza Aristotelous, Arco e Tomba di Galerio, Basilica di Santa Sofia. Una curiosita' a proposito di luoghi di culto: in molti angoli di strada abbiamo notato la presenza di cappelline, in cui la gente si reca per accendere un cero: si tratta di mini-chiese, frequentatissime (a Salonicco la percentuale dei praticanti e' molto alta), costruite per chi va di fretta e non ha il tempo di far visite a quelle vere e proprie, pur se queste sono spesso a poco distanza. Il monumento-simbolo della citta' e' pero' la Torre Bianca: costruita a guardia del porto nel XV secolo dagli ottomani, nel tempo fu conosciuta come la "Torre del Sangue", perche' veniva utilizzata come prigione e luogo di torture ed esecuzioni capitali. Dopo la liberazione dal dominio ottomano, meno di un secolo fa, fu dipinta di bianco per cancellare le tracce della sua turpe storia. Oggi e' sede di un museo cittadino ed e' utilizzata, in generale, come spazio espositivo. Dalla sommita' si gode di un ottimo panorama.

Non ci crederete, ma ne abbiamo ricevuto una copia in regalo. La scena e' stata piu' o meno questa: nel bel mezzo dei saluti finali e ringraziamenti per l'ospitalita' ricevuta e per la visita resa, Ioannis tira fuori da un sacchetto alcuni souvenir del nostro incontro: un paio di stampe del porto antico (e fin qui) e un oggetto di plastica bianco, dalle dimensioni di un barattolo, con sopra una bandierina a strisce bianche e azzurre. Stropiccio gli occhi, non ci volevo credere: e' come se noi gli avessimo regalato una miniatura del duomo di Milano...

Roba da giapponesi? Per nulla. Terza lezione: i greci sono estremamente nazionalisti e certe cose le prendono molto sul serio, pertanto, abbiamo accettato il dono, come fosse una reliquia e siamo partiti da li' con tanti dubbi sul futuro ingresso della Turchia nella Comunita' Europea, ma anche su questo lembo di Grecia, cosi' moderno eppure ancorato al passato. Quanto alla mini-Torre, per ora e' su una mensola del soggiorno semi-nascosta da una cornice, chissa' che un giorno di questi faccia il volo...

venerdì, ottobre 23, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Meteore

Rimango sempre sorpreso quando parlo di Meteore e mi accorgo che il mio interlocutore non ne sa nulla. Eppure, si tratta di un sito davvero straordinario, uno dei piu' visitati di tutta la Grecia e uno dei primi del paese ad essere stato inserito dall'UNESCO nella lista del Patrimonio dell'Umanita' (contando l'acropoli di Atene, Epidauro, etc... la Grecia ne ha in tutto 17 , noi ne abbiamo visti solo 6).

Il viaggio da Ioannina a Kalambaka, sulle pendici del Pindo, e' stato un'autentica "esperienza". Il navigatore, ad un certo punto, si e' messo a dare i numeri e prima ci ha fatto imboccare la vecchia statale (invece della piu' comoda e nuova autostrada) e poi s'e' fissato con le mulattiere piu' impraticabili di Metsovo, che, peraltro, sarebbe pure un centro carino (di popolazione arumena, mai sentito?), ma quando devi misurartelo palmo a palmo col paraurti della macchina, ti girano un po' le scatole. In realta', il momento peggiore e' stato in prossimita' del valico di Katara (1700 metri): piu' salivamo in quota, piu' ci avvolgeva la nebbia, fino a che la strada e' letteralmente scomparsa, come inghiottita nel nulla. Fossi stato da solo, sarei certamente tornato indietro; dopo qualche attimo di indecisione, ci siamo fatti coraggio e abbiamo superato il punto critico. Ma e' stato proprio un brutto quarto d'ora!

Delle Meteore conservero' due ricordi: uno bello, legato all'unicita' del paesaggio, caratterizzato da bizzarre e imponenti guglie di roccia, incoronate da antichi monasteri bizantini, impervi, sospesi tra terra e cielo e l'altro negativo, legato al turismo di massa mordi-e-fuggi, che ovunque arriva dissacra, calpesta e spazza via quell'aurea magica che sovente aleggia attorno a luoghi di preghiera e ascetismo come questi. Particolarmente insopportabili ed emblematici, da questo punto di vista, sono stati l'incontro con un gruppo di giovani russi, completamente disinteressati al fatto religioso o anche solo a quello storico-culturale e intenti solo a a giocare con le fotocamere dei loro telefonini e il commercio di "gadget"religiosi, perpetrato dagli stessi monasteri.

E' un bene che oggi tutti possano vedere tutto? Dopo essere entrato nel minuscolo katholikon del Moni Agias Varvaras con quaranta giapponesi, lontanissimi da quel tipo di cultura, smaniosi solo di portare a casa una foto ricordo (tra le mille e mila) di un posto che non appartiene alla loro cultura, ho capito la scelta - radicalmente diversa - della comunita' religiosa bizantina del Monte Athos: chiudere le porte al grande pubblico e accettare solo pochi ospiti, desiderosi di fare l'unica cosa che ha senso fare in un posto del genere. Pregare.

giovedì, ottobre 22, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: Ioannina e Zagorohoria

Cominciamo da Ionnanina (o Giannina). Di questo citta' posso dire ben poco, certamente non mi ha entusiasmato, nonostante sia tutto protesa sull'acqua. La giornata grigia non ha giovato, d'accordo, tuttavia il lago ha un colore orribile, e' maleodorante e sembra essere alquanto inquinato. Curioso che la pesca sia uno dei passatempi piu' praticati dalla gente del luogo. Una piccola nota in proposito: abbiamo notato che da queste parti i pescatori non utilizzano le canne con mulinetto ma utilizzano direttamente le lenze, disponendole in fila. Per il resto, ci siamo limitati a fare una passeggiata per il bel viale alberato che corre attorno alle mura esterne del centro storico e abbiamo percorso le viuzze della cittadella ottomona, che conserva chiare tracce del suo passato, come la moschea-museo e la tomba di Ali' Pascia'.

Ioannina e' la porta d'ingresso alla Zagorohoria, una regione montagnosa, punteggiata di paesini sperduti, quasi disabitati e molto pittoreschi, con i loro tipici tetti in ardesia. Leggendo la Lonely, a dire il vero, non mi ero fatto grandissime aspettative. Poi, sul posto, ci siamo imbattuti nella gola di Vikos (come mi e' potuta sfuggire?) e ci siamo dovuti ricredere: uno squarcio di venti chilometri che corre in direzione nord-est/sud-ovest tra i monti della zona, con una profondita' massima di ben 900 metri. Una vista mozzafiato. I greci se la vantano come la piu' profonda al mondo, il che e' certificato anche dal WG Record. Comunque sia, mi crederete se vi dico che e' stato quasi impossibile trovare delle inquadrature con la macchina fotografica che potesse rendere almeno un po' l'idea. Manu, peraltro, mi ha obbligato a non sporgermi o muovermi oltre i limiti del suo senso di vertigine e pericolo: provateci voi a contraddirla, in situazioni del genere!

Che pace, lassu'. Noi abbiamo pernottato a Monodendri e abbiamo visitato anche il minuscolo Dilofo, dove abbiamo cenato in qualita' di unici avventori in un locale rustico e animato solo da una compagnia di amici del ristoratore, che riunita li' per il big match TV tra PAOK-Olympiakos. Con molto fairplay, ho evitato di ricordare il 7-0 rifilato dalla Juve tre anni fa in Champions alla squadra del Pireo (peccato, poi, per le due pere che ci ha rifilato l'Arsenal agli ottavi...). Sulla strada del ritorno per Monodendri, approfittando del buio pesto, ci siamo goduti una stellata memorabile.

lunedì, ottobre 19, 2009

Viaggio in Grecia e Turchia: prologo

Mai come quest'anno, le nostre vacanze sono state on the road. Ci siamo imbarcati dal porto di Ancona con la nostra auto sabato 19/9 e in poco piu' di due settimane abbiamo macinato circa 3,600 km per le strade della Grecia settentrionale e della costa nord occidentale della Turchia, a cui vanno pero' sommati i 900 km di andata e ritorno da/per Milano e le svariate centinaia di chilometri fatte a bordo dei cinque traghetti che abbiamo preso per attraversare l'adriatico e il mar egeo.

Vi avevo gia' anticipato le tappe del viaggio in un precedente post, ma visto che strada facendo i programmi sono leggermente variati (= e' saltata la gita a Bursa/Iznit), le richiamo qui: Ioannina e la Zagorohoria nell'Epiro (day 2), le Meteore in Tessaglia (day 3), Salonicco (day 4) e Kavala in Macedonia (day 5), Istanbul (days 6-10), Troia (day 11), Selcuk (12-15), sulla costa egea turca come base per esplorare, Pergamo, Efeso, Pamukkale e Cesme ed infine Delfi e Parga (day 16), sulla strada di ritorno verso Igoumenitsa.

Considerato il gran numero di cose da vedere, i tanti chilometri da percorrere e i pochi giorni a disposizione (quest'anno va cosi') e' chiaro che non e' stata una passeggiata; anzi, abbiamo corso molto, ci siamo riposati poco e rilassati ancor meno, visto che abbiamo visitato e girato come trottole, concedendoci in tutto solo due giorni di vita da spiaggia: una specie di sacrilegio, se considerate che il mare da quelle parti e' quasi ovunque favoloso. Fortunatamente, le tappe centrali di Istanbul (5 notti), meta originale e principale del viaggio, e Selcuk, coi suoi dintorni, (4 notti) hanno bilanciato un po' le cose. Il piacere della visita ha fatto il resto. Tornassi indietro, non modificherei il programma di una virgola.

Se proprio mi devo lamentare di qualcosa, penso alle indicazioni sballate della Lonely, latest edition, sui prezzi di ristoranti e musei in Turchia (c'e' da dire, pero', che hanno un'inflazione realmente fuori controllo), alle bizze del navigatore, comprato apposta per il viaggio pochi giorni prima di partire e ai diversi inconvenienti all'auto (prima, durante e dopo).

Avremo tempo e modo di parlare di tutto e questo e altro nei prossimi post.

venerdì, ottobre 16, 2009

Saga dei mobili - ce li dovete regalare!

Che sarebbe finita male pure oggi, avrei dovuto capirlo fin da stamattina alle 08:30, quando ho ricevuto la telefonata dal magazzino da cui stava partendo il furgoncino:

- "Buongiorno. Per caso, voi avete i disegni che spiegano come devono essere montati i mobili?"
- "Ehm... abbiamo solo uno schizzo fatto dal venditore il giorno che li abbiamo acquistati"
- "Uhm... Vabbe'. Gli operai sono gia' per strada, nel frattempo vedo se riesco a recuperare i disegni tecnici: nel caso in cui li trovi, non e' che per caso ha anche un fax in casa al quale possa spedirli?"
- [...] Scriva...

Ovviamente ci siamo dovuti arrangiare alla meno peggio con lo schizzo su carta del formaggio, che per fortuna avevamo tenuto da parte assieme alla copia del contratto. Proprio dei maghi dell'organizzazione questi del famigerato negozio! Ma come si fa a cercare i disegni la mattina della consegna? Dopo i tre mesi di ritardo, la mancata consegna e la leggenda del tavolo fantasma pensavamo di aver visto, ma non era cosi' e questo e' solo l'inizio...

Potevamo farci mancare lo show della consegna ballerina? Tanto per cominciare, non sono arrivati tutti i pezzi previsti (a parte il famoso tavolo, stamattina all'appello mancava uno dei cinque mobiletti bassi) e poi, tra quelli arrivati, diversi non rispondevano alle specifiche (staffe per mensole e mensole in vetro piu' lunghe del dovuto, mobiletti ad ante invece che con cassetti, basette di legno della misura sbagliata). Che impiastro!

Dopo varie telefonate con il magazzino, abbiamo deciso di rispedire il furgoncino alla famigerata base, con tutto il suo bel carico ballerino, rifiutando di saldare o pagare alcunche'. Non e' stato un bel momento quando lo abbiamo comunicato ai poveri e incolpevoli operai (un siciliano simpaticissimo e un... albanese? minuto e mutangolo), dopo tutta la faticaccia e il tempo speso per scaricare e montare i pezzi "buoni".

E ora, che succedera'? E che ne so, qui si e' aperto un baratro e noi ci siamo cascati dentro con tutte le orecchie. So solo che se ci fosse una giustizia, 'sti mobili a questo punto ce li dovrebbero solo regalare... :-(((

giovedì, ottobre 15, 2009

Saga dei mobili - vogliamo uno sconto!

Premesso che quando si tratta di comprare i mobili di casa la differenza tra un negozio o l'altro la fa sicuramente il rapporto qualita' prezzo, ma contano molto anche i tempi [rapidi] di consegna promessi dal negoziante, specie se gli acquirenti vivono accampati tra quattro mura spoglie e non vedono l'ora di disfare pacchi e scatoloni del trasloco accatastati in cantina o nascosti sotto il letto,

Chiarito che abbiamo comprato i mobili all'inizio di luglio presso il famigerato negozio di cui sto per raccontare tutte le magagne, che prevedeva la consegna della merce indicativamente entro la settimana 31 (ossia fine luglio), nonche' il versamento seduta stante di un acconto di 700 euro,

Constatato che per cause interne, che e' inutile e poco interessante approfondire, il famigerato negozio non e' riuscito a rispettare i termini di consegna concordati, ne' e' riuscito a consegnarci la merce entro le prime due settimane di settembre (alla riapertura degli uffici, dopo la chiusura estiva di agosto), rendendo inutile il nostro sforzo di spostare le ferie alla fine del mese,

Considerato che dopo ripetute lamentele da parte nostra per i continui slittamenti della data di consegna (siamo arrivati alla settimana 43, la dodicesima settimana di ritardo!), il famigerato negozio si era impegnato a portarci i mobili lo scorso martedi', ma qualcosa e' andato storto - ancora! - e da noi non si e' presentato nessuno, facendoci perdere un pomeriggio intero, aggiungendo disagio a disagio,

Osservato che il famigerato negozio non si e' neppure scusato per l'ennesimo incidente, ma si e' limitato a preannunciare che saremmo stati chiamati nella giornata di mercoledi' allo scopo di fissare un secondo appuntamento, col risultato che ieri non s'e' fatto vivo nessuno,

Detto infine che oggi abbiamo finalmente ricevuto la sospirata telefonata, durante la quale abbiamo appreso con estremo disappunto che la consegna - fissata per domani mattina, ma dobbiamo crederci? - sara' parziale, mancando ancora all'appello il tavolo dello studiolo (***dovrebbe*** arrivare a fine mese),

...secondo voi...

dovremmo o non dovremmo pagare al famigerato negozio l'importo rimanente definito nel contratto, come se nulla fosse accaduto???

VOGLIAMO UNO SCONTOOOOO!!!

lunedì, ottobre 12, 2009

Risveglio col botto

Ero ancora a letto (stamattina, me la sono proprio presa comoda), quando ho sentito un botto, sordo, netto, pur se ovattato dalle pareti di casa. Evidentemente proveniva da qualche posto al di fuori del mio appartamento. Ho pensato fosse caduto per terra un armadio a qualche vicino. Mezzo addormentato com'ero, non ho realizzato l'assurdita' di questo pensiero, tant'e' che non ho dato peso alla cosa e mi sono girato dall'altra parte, per gustarmi l'ultimo tepore delle lenzuola, prima di decidermi di alzami e affrontare il lunedi'.

Come potevo immaginare che la caserma sotto casa sarebbe divenuta il bersaglio del terrorismo di matrice islamica?!? Un libico (in queste ore ci si domanda se sia un cane sciolto) ha scelto di farsi saltare in aria proprio sul marciapiede che percorro ogni mattina, a mo' di pista ciclabile, all'uscita dal cortile condominiale! Lasciamo stare il fatto che - fortunatamente - alla fine non c'e' neppure riuscito, ma la cosa fa pensare... Eccome.

E poi, com'e' strana la vita, una cosa del genere al ritorno dalla vacanza in Turchia fa doppiamente effetto. Sono partito dall'Italia con un minimo di ansia su quello che sarebbe potuto capitare in un paese dove sono sempre piu' forti le tensioni tra chi continua a considerare l'Europa un modello da seguire e chi, al contrario, ci vede solo il "male" e ovviamente non mi e' successo niente di male. Anzi, viva i turchi! Torno e mi trovo il kamikaze sotto casa: assurdo!

L'attentatore abita dalle parti di piazza Selinunte. Per capire cosa ci sia all'origine di questo folle gesto, occorre prima di tutto farsi un giro da quelle parti. Gli esterni delle case, lasciati andare, e tutta quella gente (in gran parte di origine araba), perennemente per strada, lasciano intuire molte cose: vita da ghetto, disoccupazione, poverta'. I semi dell'odio, insomma. In seconda battuta, bisogna entrare in quelle case e in quelle teste e qui puo' aiutare la lettura di un grandissimo romanzo, Neve, del nobel turco Orhan Pamuk. Poetico e drammaticamente illuminante.

A breve, pubblichero' un resoconto del viaggio: stay tuned!

mercoledì, settembre 09, 2009

Pronti via (al diavolo le relazioni pericolose)

Quale curiosa relazione esiste tra Atene, Salonicco, Tracia e Istanbul? Ve lo dico io: sono tutti posti che sto per visitare e che sono appena stati funestati da calamita' naturali, paurosi incendi o attentati di matrice politica. Porto jella io con il mio viaggio da 17 giorni, o forse sono ammonimenti "dall'alto" perche' rinunci definitvamente all'idea delle ferie estive, tanto piu' che essendo slittate cosi' in la' non hanno proprio niente di estivo? Mah... Comunque, dopo tutto il lavoraccio che ho fatto per preparare l'itinerario e per prenotare tutte le notti, non ci penso neppure a tirarmi indietro! Va' che roba:
  • Day 1: partenza con viaggio via mare Ancona-Igoumenitsa (no Titanic, please!)
  • Day 2: alla scoperta della "Zagorohoria", la regione di pittoreschi paesini di pietra e ardesia
  • Day 3: visita alle Meteore, i monasteri bizantini arroccati in cima a montagne irte e scoscese
  • Day 4: Salonicco e rimpatriata con Eleftheria, l'amicona dei tempi dell'erasmus di Manu
  • Day 5: perlustrazione della penisola calcidica e Kavala (niente Monte Athos, per questa volta, magari ci vado davvero con il buon Evanghelos)
  • Day 6-8: full immersion tra le meraviglie di Istanbul, basteranno tre giorni?
  • Day 9: gita a Iznik (antica Nicea) e Bursa
  • Day 10: suggestioni omeriche a Troia
  • Day 11-12: tra le rovine di Asso, Pergamo e dell'antica Efeso (Selcuk) e... mare!
  • Day 13-15: Pamukkale, ovvero la magia del "castello di cotone" e... mare!
  • Day 16: traghetto Cesme-Chios-Atene (sperando di non perdere la coincidenza...) e visita in giornata all'oracolo di Delfi
  • Day 17: rientro, sempre via nave, Igoumenitsa-Ancona
Pronti via, dunque, altro che jella! -7 e si parteeeeeeeeeeeeeeeee