venerdì, settembre 26, 2008

Fine di una bicicletta

Stamattina volevo piangere. Forse, piuttosto che vederla ridotta in questo stato, avrei preferito non trovarla proprio. Povera bici! Quando ci si trova di fronte ad un atto vandalico, si prova una specie di sofferenza fisica, come se quella stupida e inutile violenza fosse stata fatta a te in persona.

E cosi', se ho potuto raccontare l'episodio delle manopole su questo stesso blog con tanta ironia e se al piu' recente furto dei parafanghi non ho dato quasi alcun peso, l'immagine della bici con la ruota piegata, i raggi spezzati, il sellino in disordine e i freni divelti, non la butto giu'.

Dopo aver scattato qualche foto, tra il confuso e lo sconsolato mi sono incamminato verso l'ufficio. Gli ultimi mille metri di strada mi sono pesati assai piu' dei sessanta chilometri che avevo appena fatto fino a quel momento.

Ah... Milano... Quanto e' difficile andar d'accordo con te!

lunedì, settembre 22, 2008

Pendolare in gondola

Fino all'eta' di dieci anni ho abitato in via Tremana, una via che prende il nome da un torrente sotterraneo che origina dalle colline della Maresana e di cui ho sentito parlare, ma che purtroppo non ho mai visto. Per fare posto alla citta' che si espandeva verso nord, il torrente venne ricoperto per intero con asfalto e cemento qualche lustro prima che io nascessi. O forse no? C'e' un fossato a Monterosso, dalle parti di via Ponchia, dentro cui scorre un piccolo canale piuttosto malandato: sara' mica quello, il Tremana? Comunque sia, quello e’ uno degli ultimi paradisi delle rane cittadine. Qualcuno dice che attorno a quel fossato siano sopravvissute persino delle lucciole! [nella fotografia: i moduli di Plorzano, ora collocato al parco Suardi]


Al tempo della scuola media, del torrente Morla avevo una opinione molto piu’ definita: una fogna a cielo aperto. Così lo descrivevano tutti e così era, bastava sporgersi dal muretto di via Giulio Cesare e guardarlo: puzzava da morire, aveva un colore giallo-verdognolo ed era pieno di schiume e melma (del resto in fondo a quella via c'era o non c'era una latrina pubblica?). E poi, “Morla”… che nome grottesco! Neppure a sforzarsi si può immaginarne uno più buffo. Nella mia testa, morla e merda (mi si scusi il francesismo) erano due sinonimi perfetti, pur se tra i due termini, in effetti, era “preferibile” il secondo, in quanto il primo oltre al ribrezzo incuteva il terrore di una natura ignota. [nella fotografia: il torrente Morla, fotografato alla fine di via Giulio Cesare].

Ho frequentato il liceo per cosi' dire "un po' piu' a valle", in via Maglio del Rame e mai, dico mai, in cinque anni, mi sono chiesto cosa fosse esattamente questo “maglio” e dove fosse collocato e – soprattutto – chi lo muovesse e come. Nessuno, per altro, che mi abbia mai fatto notare che a pochi metri dal cancello della scuola la strada e' come un ponte, sotto al quale si incrociano, scavalcandosi l'un l’altro, due corsi d’acqua distinti e "rivali" (la Morla e il Canale Serio) e che quella ferraglia arrugginita posta su un lato della strada e’ in realta' tutto cio' che resta di una chiusa. All'epoca del maglio, doveva servire per regolare l’afflusso dell'acqua. [nella fotografia: gli ingranaggi della chiusa sul Canale Serio, all'altezza di via Maglio del Rame].

Neppure quando ho intrapreso gli studi universitari e quindi l'andirivieni dalla stazione mi ha mai sfiorato il dubbio che sotto le ruote della mia bicicletta scorressero chilometri e chilometri di canali. Eppure gli indizi erano tanti e tutti sotto agli occhi, inesperti e distratti: l'ampiezza smisurata di piazzale Oberdan (c'era un ponte che univa Borgo Santa Caterina con Via San Tomaso? E i ragazzi, cinquant'anni fa, si tuffavano all'altezza del'odierno Daraji per risbucare oltre il ponte all'altezza del Palazzatto? Che allora neppure esisteva...), le strane pendenze di via Pitentino, Galgario, Frizzoni, la morfologia delle strade e delle costruzioni di via Casalino e Bono... [nella fotografia: l'ultimo tratto visibile del torrente Morla, prima che scompaia sotto via Bono].

Vivevo praticamente a Venezia e non ne sapevo nulla! Chissa'. Forse un giorno aboliranno le automobili, scoperchieranno la citta' con un grosso apriscatole e recupereranno roggie e canali e tutti se la gireranno felici e contenti in gondola! [nella fotografia sotto: il torrente Morla, dal ponte di Borgo Palazzo].

martedì, settembre 16, 2008

Disastro a Lambrate!


Disastro a Lambrate! Verso le 18:00 di oggi s'e' rotta Lambrate e la circolazione dei treni e' andata letteralmente in tilt. Migliaia (molte migliaia) di pendolari "sequestrati" per ore su treni fermi all'ingresso o in uscita alla stazione, in mezzo alle campagne. Senza notizie chiare e con una sola cupa certezza: di stare vivendo uno dei peggiori incubi che si ricordi a memoria di comitato. La situazione si e' sbrogliata attorno alle 20:00, quando abbiamo visto qualche i primi treni ripartire. Uno alla volta, con molta calma.

Io ero sul sancristoforo delle 18:03. Sbarcato a Lambrate alle 20:17, mi sono fiondato nell'atrio principale, in cerca di informazioni utili e notizie sull'accaduto. Da non credere ai propri occhi: il grande tabellone luminoso segnava ritardi di 100 minuti su ogni relazione di traffico. Sotto, un gran brulicare di gente spaesata e inviperita. Qualcuno, prima del mio arrivo, deve avere anche provato a farsi giustizia da solo, perche' la porta della sala controllo sul primo binario era presidiata da sei energumeni delle forze dell'ordine. Ho scattato foto epiche! Il primo treno utile per Bergamo (il 2629) alla fine e' partito alle 20:47 e cosi' sono arrivato a casa alle 21:45, in ritardo di due ore e un quarto sulla tabella di marcia. Conosco gente che ha fatto molto piu' tardi: un collega di Cremona, arrivato alle 23, un mio vicino di casa addirittura a mezzanotte...

E dire che sono uscito dall'ufficio mezz'ora prima del solito, pensando che per una volta mi sarei goduto una piacevole e lunga serata... :-(

martedì, settembre 02, 2008

La ciclostazione, il lucchetto e la bici ritrovata

Finalmente! Eccotela li', dopo tanta attesa e battaglie burocratiche, quella scatolona di latta piena di ferri, lubrificanti e attrezzuoli vari per la cura e il benessere della bicicletta. La ciclostazione di Bergamo ha aperto i battenti questa mattina attorno alle 07:30 e, in una sola giornata, ha gia' raccolto piu' di cinquanta iscrizioni per l'associazione Pedalopolis, fautrice del progetto. Un segnale importante da parte della cittadinanza, che evidentemente gradisce - e come! - iniziative originali e utili di questo tipo. Vi segnalo il video dell'installazione del container: follow the link...

Io mi tessero domani mattina, ma ho gia' usufruito oggi di un prezioso servizio indotto: quello della ciclosorveglianza. Vi spiego meglio. Nei giorni scorsi ho utilizzato la bici di scorta, per via di una foratura alla mia bici ammiraglia; ieri ho cambiato la camera d'aria, ma mi sono dimenticato di rimettere il lucchetto al suo posto. Stamattina, arrivato in stazione, sono partite le litanie di tutti i santi. Per fortuna, ho trovato un parcheggio libero proprio davanti alla ciclostazione; quando sono rientrato da Milano, infatti, la bici era li' dove l'avevo lasciata.

Un culo... ciclopico! :-))

PS1: Nella foto, il container appare chiuso e abbandonato perche' la foto e' stata scattata a Luglio, quando la ciclostazione e' apparsa per la prima volta nel parcheggio delle bici.