domenica, gennaio 27, 2008

Colori dalla Val Cavallina

Questo pomeriggio, ci siamo fatti un bel giretto in macchina in direzione di Endine, passando per la strada che da Albino si arrampica verso Gaverina Terme. Dal piazzale del Santuario della Madonna del Ciclista, abbiamo scattato la prima foto panoramica del 2008: signori... la Val Cavallina!

Ma e' stato da uno spiazzo a bordo lago, nei pressi di Ranzanico, all'ora del tramonto, che abbiamo realizzato gli scatti piu' suggestivi.

Vi allego tutta la sequenza: guardate che meraviglia...


venerdì, gennaio 25, 2008

Ma quanto costano le banane a Palermo?!?

Con questa famosa citazione dal celebre e amato "Johnny Stecchino" di Benigni, introduco la storia di due fax pagati a peso d'oro, inviati in settimana dal tabaccaio sotto casa (Bergamo, meglio specificare in questo periodo di nomadismo ;-)). Per la serie: "Sali & tabacchi, beccati 'sti pacchi"

Come sapete, questa settimana sono rimasto a casa in malattia a scontare l'infreddatura presa a Stoccolma. Inizialmente, il medico mi ha dato tre giorni, successivamente ne ha aggiunti altri due perche' mercoledi' sera avevo ancora febbre e tosse da vendere. Mica il solito raffreddore. Insomma, per farla breve: due ricette mediche e, di conseguenza, due fax da spedire al nostro centro HR di Ivrea, per giustificare secondo procedura l’assenza dal lavoro.

Il primo fax lo ha spedito Manu. Costo, due euro = quattromila delle vecchie lire. Cosa-cosa??? Quando mi ha riportato la cifra, ho avuto un attacco di tosse secca che quasi ci rimanevo. Ma quanti ne hai spediti? Era sufficiente che ne mandassi uno solo! Solo uno, appunto, ma ha dovuto fare anche una fotocopia del certificato perche' non entrava nella macchinetta. Una fotocopia? Embe'? E chi gliel’ha chiesta? Be’, in ogni caso, due euro sono una rapina bella e buona!!! Boh, fa lei, la prossima volta te la vedi tu.

Pronti. Secondo fax da spedire entro ieri sera: questa volta ci vado io. Non mi perdo certo l’occasione di andare nella stessa tabaccheria di due giorni prima per vedere con che faccia chiedera' due euro anche a me! Ed eccomi qui, davanti al giovane tabaccaio, fighetto e piacione, che mi accoglie con aria cordiale. Porgo in modo asciutto la ricetta e chiedo l'invio del fax. Da copione, mi dice che ci vuole una fotocopia, gli rispondo - preparato - che non ce n'e' alcun bisogno (insomma, e' un pezzo di carta anche quello! Ci sara' il modo di farlo passare?). Si smarrisce per un attimo, poi cincischia confusamente con la macchina senza venirne a capo (imbranato o svogliato?), si volta e - senza inquadrarmi - farfuglia che ci vuole una fotocopia. Fai pure. Voglio proprio dove andiamo a parare. Fatto, mi chiede il numero, lo digita, la macchina lavora e sputa la sua ricevuta. OK, trasmesso. Fin qui, tutto quasi bene.

Mi porta alla cassa. Ci siamo. Quanto le devo? Faccio io, con il tono piu’ neutrale possibile? Un euro e mezzo. Oh bella! Penso in una frazione di secondo. M'ha fatto lo sconto “uomini” (o rompiscatole?). Un euro e mezzo??? Ripeto con intenzione, gettando la maschera. Dall'altra parte percepisco una punta di imbarazzo. Poi si ricompone, conta a testa bassa le monete sul banco e para il colpo. Ma perche’ quanto pensava di spendere? Be’, di certo molto meno, alla fine si e’ trattato di una semplice telefonata… Ma interurbana! Si affretta ad aggiungere, forse pensando di avere di fronte una vecchietta sprovveduta. A parte il fatto che me l'ha appena fatta pagare come una intercontinentale, rispondo che sono passati molti anni, ormai, da quando gli operatori non fanno piu' differenze tra una urbana e una extraurbana. Amico mio! Sei cascato male, stai parlando di verdura con un ortolano! Si’, ma sa, oltre ai costi di servizio ci sono quelli di assistenza…

Questa poi! Infatti, anche lui si accorge di averla sparata grossa e a quel punto mi si avvicina. Ok, guy, it's your very last chance. Ma lo sa - quasi mi sussurra con fare confidenziale e maligno - quanto le chiedono in giro certi altri tabaccai per un fax? Due euro (sic!). Anche due euro e mezzo. Chieda, s’informi. E se ha due o piu’ pagine da spedire, vedra’ che le esce fuori una spesa. Chieda. Mi sapra’ dire. Mi scruta, misurando gli effetti della sua uscita e cercando approvazione. Forse a questo punto si aspetta pure che lo ringrazi, ma riesco a tirare fuori solo un sorrisetto sardonico e a girare i tacchi. Au Revoir!

Anzi no, a me qui dentro non ci rivedi neppure in cartolina!!!

sabato, gennaio 19, 2008

Trasferta a Stoccolma

Cacchio era proprio un bel po' che non mi facevo un bel viaggetto per lavoro! Giusti giusti tre anni: a gennaio 2005, proprio in questi giorni, mi trovavo a Zurigo per un consesso Voda sul tema delle architetture di accesso. Mi ci ha porto' il buon Ale, che all'epoca era entrato da pochi mesi nel nostro team di lavoro, come referente per la parte di analisi. Non avendo ancora piena padronanza della materia e considerando utile (oltreche' piacevole) la compagnia del suo consulente "preferito", trovo' il modo di farsi autorizzare una trasferta per due. Di quel viaggio ricordo bene tre cose: la neve abbondante per le strade del centro, la Wiener Schnitzel che ci spacciarono come gran specialita' e piatto tipico (in Svizzera??? Che sola!) del ristorante alla moda nel quale cenammo, con cocente delusione nello scoprire poi che si trattava di una semplicissima cotoletta alla milanese (pagata pure cara!), con contorno di patate fritte (oh, che vi devo dire? Sbagliando s'impara!). Infine, ricordo la flashata di autovelox che ci siamo presi sulla via del ritorno. Li', purtroppo, non paga Voda...

La compagnia di Stoccolma e' stata molto piu' varia e particolare. Viaggiare con il tuo ex-big-boss, il tuo ex manager e due ex-colleghi (nonche' grandi amici) dei tempi della consulenza non e' cosa che capita tutti i giorni, specie considerando il fatto assai curioso che ho ritrovato tutta questa gente nello specialissimo ruolo di "cliente". Indubbiamente, un bel rovesciamento di punti di vista! ;-)

Gennaio non e' sicuramente il periodo migliore per vedere Stoccolma: troppo fredda, anche se i locali sostengono che gli ultimi inverni siano stati piuttosto miti (il solito tassista non manchera' di rimarcarvelo). Ma soprattutto troppo buia! Posta sul mar baltico, con i suoi quasi sessanta gradi di latitudine, in questo periodo la temperatura media oscilla tra -1 e -5 gradi (con brezzolina assassina) e sono soltanto 7 le ore di sole (alba: 08:30; tramonto: 15:30): di fatto, fuori dall'ufficio, per noi e' stata sempre notte.

Nonostante le condizioni avverse la citta' mi e' parsa molto bella. La prima cosa che mi ha colpito e' il fatto che i palazzi piu' importanti (come il maestoso Palazzo Reale o il Municipio, dove si svolge annualmente la cerimonia di premiazione dei Nobel), le chiese (come la solenne Storkyrkan) e i monumenti vari ma anche gli eleganti edifici residenziali del centro storico (Gamla Stan) non siano illuminati dall'esterno ma irradino luce praticamente solo dall'interno, attraverso grandi finestre, tipiche del nord, quasi sempre senza tende. Un effetto "camino" molto intimo e caldo, reso ancora piu' suggestivo dal riverbero di tutte quelle lucine sull'acqua del mare. Immaginate questo effetto in grande, perche' Stoccolma e' molto estesa (nell'area metropolitana vivono quasi 2 milioni di persone).

I colleghi svedesi sono stati gentilissimi e molto ospitali. Una piacevole sorpresa. All'ora di pranzo del primo giorno ci hanno fatto trovare la pasta fredda tricolore con insalata (poveri! Per altro, era immangiabile: completamente senza sale e scotta. Pero' uno apprezza il pensiero). Durante le loro numerose e tipiche pause caffe' (curiosita': in Svezia si chiamano FIKA ;-)), ci hanno rimpinzato di dolci e dolcetti locali (mitiche BULLAR, le briochine dolci con cardamomo e cannella). Non contenti, ci hanno prima offerto la cena in un ottimo ristorante greco (Faros) e quindi, ci hanno portato a fare un po' di nightlife nel locale in voga che si trova al 25-esimo piano della panoramica Skatteskrapan (la "torre delle tasse"), nel centro dell'isola di Södermalm. Dopo la lunga passeggiata di ritorno all'hotel, il Pesa ha trovato la forza di farsi un giro al Cafe' Opera (sicuramente ripagato), io me ne sono andato a letto cotto dal raffreddore.

E questa sera devo fare i conti anche con un ritorno di influenza, accidenti. La fredda trasferta e' costata cara. Ma devo rimettermi presto in forma: ai primi di febbraio, e' previsto un altro round svedese...