mercoledì, gennaio 31, 2007

Vero, Verissimo, Veronica

Tra moglie e marito non mettere (solo un) dito: mettici, piuttosto, occhi e bocche di tutta una nazione! Che cos'è il Grande Fratello a cospetto di questo inatteso Reality Show tra potenti di casa nostra? Forse non stupisce che dalle ceneri ancora fumanti della notte dei Telegatti, tempio della "Cultura Moderna", si levi un siparietto puzzolente (sì, perchè la cosa puzza...) di questo tipo. Certo stupisce invece che possa davvero accadere che una moglie per una frase, un apprezzamento da vero manzo italiano, riprenda il marito addirittura attraverso le pagine di un grande quotidiano come la Repubblica (complimenti alla redazione, asservita a questa logica portinaia che ti potresti aspettare al massimo da una trasmissione leggerina come "Verissimo"). Anche sul merito avrei qualcosa da dire alla Signora Veronica, ma la questione vera rimane quella della forma di comunicazione utilizzata... cos'è? Dove siamo finiti tutti? Su "Scherzi A Parte"? Oppure qualcuno sta facendo il furbo?

Dannazione!?! A chi giova tutto questo?

martedì, gennaio 30, 2007

Pensieri sul Campanone

Ieri sera, prestavo attenzione ai profondi e lenti rintocchi del Campanone di Città Alta che giungevano distintamente fin dentro al mio salotto, nonostante le finestre fossero chiuse e la televisione accesa e pensavo: quanta magica bellezza conserva ancora Bergamo! Sono passati secoli e secoli, ma la vecchia e fiera Torre di Piazza Vecchia ancora batte i suoi colpi - come allora - per avvisare la gente, ancora indaffarata nella immemore pianura, che è tempo di rientrare tra le mura: sono le dieci e all'ultimo dei 130 rintocchi le quattro porte di accesso al borgo antico stanno ormai per chiudersi (un tempo almeno le chiudevano).

Antiche tradizioni... E moderne suggestioni. Curiosamente, oggi è uscita sul Corrierone la notizia dell'oro in Valgoglio, cosa in realtà nota ai ricercatori da almeno trent'anni (vedi articolo di Morsetti & Ortobelli). Ma tutte le prealpi bergamasche, secondo quanto sostengono diverse fonti, sono una miniera a cielo aperto. Fin dalla notte dei tempi, ad esempio, si tramanda di una miniera d'oro a Bordogna, in alta Val Brembana; purtroppo da molti secoli non ve n'è più traccia. In alcuni documenti, si parla di miniere d'oro anche a Teveno, Zono, sul monte della Presolana e poi ancora a Solto, sul lago d'Iseo e nel territorio di Dossena. Vuoi vedere che quei furboni australiani della Metex, sapendo tutte queste cose e forse più, con la scusa dell'uranio puntavano invece (o anche) ai giacimenti di prezioso metallo giallo in quel di Novazza?

Chissà. Ai moderni cercatori di pepite vorrei solo dire: l'oro di Bergamo è davanti ai vostri occhi, in quel profilo di mura, palazzi antichi, cupole e torri. E' in quello scrigno di tesori che è Piazza Vecchia, di cui il Campanone è da mille anni il più alto guardiano.

Passeggiare da quelle parti, per credere...

mercoledì, gennaio 24, 2007

Liberalizzazioni?

"Liberalizzazioni: pronta la seconda fase". Così titola il Corrierone questa mattina, riferendosi al pacchetto di misure che il governo intenderebbe lanciare per favorire la concorrenza tra le imprese, a tutto vantaggio di noi cittadini-consumatori. Almeno nelle intenzioni.

Certo, il vento sembra essere cambiato e lo dimostrano le cronache di questi ultimi tempi. Solo per fare qualche esempio, pensate a quanto rumore hanno fatto certe notizie di cartelli fra imprese del mondo dell'energia (penso alle compagnie petrolifere in primis e alle recenti indagini dell'Antitrust sul prezzo della benzina), della telefonia (la battaglia contro i famigerati costi fissi sulle ricariche delle schede prepagate), del credito (già, anche le intoccabili banche nella bufera! Ricordate la sentenza "choc" del 2004, che condannava la trimestralizzazione degli interessi e l'anatocismo bancario?) o delle assicurazioni (e qui mi viene in mente la maxi multa inferta nel 2000 dall'Antitrust alle 17 compagnie di assicurazione tra cui Generali, RAS, SAI, Milano Assicurazioni...?).

Eppure... Se qualche piccola battaglia è stata vinta, è forte il dubbio che le sorti della guerra contro questi cartelli, già gravemente compromessa da anni e anni di pratiche scorrette, volte a distorcere il mercato e i suoi equilibri, al solo scopo di ingrassare i profitti di quelle imprese e a tutto danno del cittadino-consumatore, siano ormai disperate. Nell'articolo del Corrierone che citavo all'inizio del post, si legge infatti che il Governo sarebbe intenzionato a chiudere l'ISVAP e ad assegnare le sue funzioni alla Banca d'Italia. Ora, l'ISVAP è un l'IStituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private ed è un ente indipendente di controllo a tutela dei consumatori di questo mercato. Il parlamento che ne decretò la nascita nel 1982 probabilmente era mosso da molte buone intenzioni, ma non fu certo una buona idea quello di finanziarlo imponendo alle compagnie vigilate un "contributo di vigilanza". Insomma, è come se gli stipendi degli arbitri li pagassero la Juventus, il Milan... [Ops! Forse questo esempio calza bene, ma potevo evitarlo ;-) Gli amici bianconeri mi scuseranno!]. E i risultati, del resto, non si sono fatti attendere...

Vabbè, in ogni caso, preferisco un ISVAP che - se non altro, per missione, come si legge sul suo sito - svolge le sue funzioni sulla base delle linee di politica assicurativa determinate dal Governo - che una Banca d'Italia, che è un istituito privato (un'impresa, a tutti gli effetti) e che tra i suoi azionisti principali conta proprio Generali, RAS, SAI e Milano Assicurazioni (per un totale di quote del 29% del capitale societario). Insomma, come se gli arbitri diventassero veri e propri impiegati delle società calcistiche sopra citate: giudicate voi!

Se queste sono le liberalizzazioni, aridatece er monopolio!!! Bersani, ripensaci...

venerdì, gennaio 19, 2007

Quando il Blog fa informazione

Che il Blog faccia anche informazione è cosa buona e sana. Ma quando il Blog anticipa il Corriere.it di 6 mesi, facendovi pure risparmiare qualche euro, bè... la soddisfazione che se ne ricava è ancora più grande! Vi avevo o non vi avevo suggerito di scaricare Loose Change 2nd edition gratuitamente dal web in questo post del 14 Luglio dello scorso anno? Bene, solo oggi, il corrierone ve lo segnala in DVD al costo di 9,99 €. Complimenti! Ci volevano 30 milioni di download (uno dei filmati in assoluto più scaricati dalla rete) per sentirne parlare sui canali ufficiali...

Insomma, potevano fare informazione peggio di così??? :-)

giovedì, gennaio 18, 2007

Dogville

Ieri sera ho visto Dogville. Lo conoscete? Non ricordo un altro film dove con altrettanta semplicità (sembra di essere a teatro, la scena è fissa) ed efficacia è stato raccontato la bassezza della natura umana. Fa male, ma va visto! Geniale l'idea dei muri e delle porte invisibili: quelle case sono messe a nudo, come le ansie, le paure e la cattiveria delle persone che le abitano. Strepitosa l'interpretazione di Nicole Kidman (e lo dice uno che non stravede per lei), il cui personaggio (Grace) è una novella Justine, che – sfuggendo da misteriori spari – arriva nella cittadina di Dogville dove fronteggia la chiusura, il sospetto, le calunnie, le violenze, le umiliazioni e i tradimenti inflitti dalla gente del posto con una mansuetudine (prima) e una comprensione (poi) del tutto sovrumani. La fiducia incrollabile nel prossimo ha però un prezzo enorme: la croce che deve sopportare diventa quasi fisica, quando le viene imposto di girare per la cittadina con una pesante catena attorno al collo. Ma Grace, nonostante tutto, continua a lavorare per una Dogville, sempre più abietta. La fatica che prova nelle ultime scene mi ha fatto venire in mente anche - tanto è simile in apparenza e opposta per sostanza - l’abnegazione irrazionale di Gondrano (il cavallo della Fattoria degli Animali di Orwell). In realtà, Grace sembra compiere il suo destino di Passione, come fosse un Cristo al femminile. Un Cristo che però, nel finale, giunto al cospetto del padre (nel film, un gangster) che chiede conto di questa umanità tanto fragile e corrotta, diviene giudice, impietoso, apocalittico, vendicatore...

"Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto"
[Vangelo di Giovanni 1:11]

"Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato"
[Genesi 19:29]

Nel racconto di Lars Von Trier (ebreo), l'unico superstite è un cane (in quella novella Gomorra, non fu trovato neppure un giusto: solo un animale si salva!), che non a caso ha il nome biblico di Mosè...

Amarissimo...

mercoledì, gennaio 17, 2007

Oggetti smarriti

Esistono tre regole d'oro in relazione al tema "ciclo-ferro-pendolarismo e gli oggetti smarriti". Proverò ad enunciarle, citando alla fine, come esempio, la disavventura che mi è capitata ieri nel rientrare a casa. Indubbiamente, è una vita dura... Buona lettura!

Le regole
1) Prima regola o principio di indeterminazione:

Non ti affannare troppo, prima o poi dimenticherai qualcosa sul treno. Non sai quando, non sai cosa, ma si tratta solo di questioni di tempo e di entità del danno (es.: potresti perdere un ombrellino da 1 €, così come il portafoglio con dentro tutti i documenti, un cellulare da 400 € appena ricaricato con 100 €, persino un portatile, etc... etc...).

2) Seconda regola o criterio della minima entropia:
Non disperdere i tuoi oggetti sui sedili e i ripiani di mezza carrozza, ma tienili sempre a portata di mano e ben in vista, cosi da agevolarne il recupero. Spessissimo, a causa dei ritardi e delle coincidenze troppo strette, non c'è il tempo per una verifica accurata dei propri bagagli, perchè la mente è già troppo impegnata ad elaborare improperi e scongiuri e a valutare quanto velocemente dovrà far correre le gambe all'apertura delle porte (nota: V = D/Tr, dove D è la distanza in metri fra il binario d'arrivo e quello di partenza del tuo treno-coincidenza per Bergamo e Tr la stima in secondi del tempo che rimane a disposizione, prima che il treno-coincidenza in partenza chiuda le porte).

3) Terza regola o postulato dell'antimateria:
Una volta perso un oggetto, non lo ritroverete mai più. Probabilmente è entrato in una nuova dimensione ed è andato ad ingrossare quel 90% circa di materia oscura o "mancante" (appunto!) che gli scienziati si ostinano a cercare in tutto l'universo... Chissà dove sarà!

Il fatto
Ieri sera, scendevo per le scale del sottopassaggio del binario 5 della stazione di Bergamo quando ho avuto un'improvvisa folgorazione: la borsa del nuoto! Accidenti, l'ho lasciata sul treno... si ma quale?!? L'istinto mi guida a risalire le scale e ad attraversare (con fatica) la fiumana di gente, stile salmone controcorrente. Mi catapulto sul treno ancora fermo al binario, ben consapevole che nel giro di poco sarebbe ripartito; dentro di me, oltretutto, presentivo che la borsa non era là, ma sul treno da cui ero sceso a Lambrate. Un tentativo, in ogni caso, andava fatto.

Morale? Le porte si sono chiuse, la borsa non era lì e sono finito a Seriate, rischiando pure di beccarmi una multa, perchè sprovvisto di biglietto su quella tratta. Ci mancava solo quella!

Il dubbio
Infine, concludo con un dubbio: ma che fine avranno fatto zainetto, costume, cuffia & ciabatte??? Stamattina ho telefonato all'ufficio movimento di Greco Pirelli e ho parlato con il capostazione di San Cristoforo: nessuno sapeva nulla...

giovedì, gennaio 04, 2007

Il Professor Foce e la Montagna Incantata

Una volta, tanto tempo fa, conobbi un vecchio Professore. All’apice della carriera aveva insegnato epistemologia alla Sorbonne di Parigi, ma una volta ritiratosi dalle scene fu dimenticato da tutti, tanto che già da molti anni viveva in un ospizio per anziani. La sua magra pensione era appena sufficiente per pagare la retta della stanza al terzo piano che gli era stata assegnata. Si trattava di un locale angusto di non più di tre metri per cinque, con due porte finestre, che teneva sempre chiuse e con le serrande abbassate, dove campeggiava un letto ad una piazza e mezza in ferro e pochi altri complementi d’arredo, demodé e appena decorosi. Ma quella stanza non aveva nulla di diverso o particolare rispetto alle molte altre stanze che si affacciavano sui lunghi e anonimi corridoi di quella casa di riposo se non per la soprendente quantità di libri che conteneva: decine e decine di volumi, accatastati alla buona gli uni sugli altri, sino a formare alte colonne che ingombravano interamente la scrivania, l’ampia panca e persino il comodino, tanto da lasciare un minimo spazio per l’astuccio degli occhiali e la scatola delle pillole. Con i pochi spiccioli che gli rimanevano, infatti, il Professore acquistava saggi, romanzi, testi e trattati di ogni tipo, riviste e giornali, che lo tenevano occupato quasi interamente durante le sue giornate senza tempo. Possedeva così tante opere che la casa di riposo dovette mettergli a disposizione un ampio locale al pianterreno (oggi, una biblioteca), dove poteva riporre quelle che consultava con minore assiduità. Nella stanza c’era anche una poltrona con alti braccioli avvolgenti (l’unico oggetto non invaso dai libri) dentro la quale il Professore si compiaceva di sprofondare allorquando riceveva i suoi ospiti più graditi, intrattenendoli con amabili conversazioni.

Ebbi la fortuna di essere tra questi assieme a due altri compagni: Marco e Simone. Tra noi, che frequentavamo il liceo nella stessa classe, c’erano i legami della più stretta amicizia, per la stima reciproca e per una larga comunanza di interessi, sogni, vedute. Forse è ancora così, nonostante il fatto che le strade, col tempo, si siano divise. Chissà! Allora (al momento del nostro primo incontro con il Professore avevamo 18 anni), eravamo semplicemente i “suoi ragazzi": così ci chiamava affettuosamente lui e così a noi si riferiva quando annunciava per telefono una nostra comune visita alla sua “Nini”, la signora Guglielmina (quasi centenaria!), con cui – caso unico dentro alle mura dell’ospizio - aveva stabilito un’affinità elettiva.

Andavamo a trovare il Professore ogni sabato pomeriggio, per tutto l'anno, tranne ovviamente quando eravamo in vacanza o impegnati altrove per qualche motivo; non per questo, tuttavia, una volta tornati a casa o liberi di andarlo a trovare, eravamo esentati dal riferire per filo e per segno di quanto avevamo visto ed esperito. Ci teneva a sapere ogni cosa, soprattutto quali erano state le nostre impressioni e che opinione ci eravamo fatti. E guai a non averne in mente una! Non era certamente tipo da ammettere l’indifferenza verso le cose. Comunque sia, i nostri incontri erano sempre una festa, tanto per lui, quanto – soprattutto - per noi, per motivi che qui mi è difficile condensare in così poche righe. Dico solo che Sabato dopo Sabato passarono cinque anni, durante i quali il Professore-filosofo fu per noi come un faro che guida attraverso il buio della notte le navi al largo, conducendole verso le acque sicure del porto: nessuna scuola, nessun libro, nessun precetto o precettore aveva saputo o potuto illuminarci a quel modo. Fu lui, con il suo esempio, ad insegnarci che prima di tutto bisogna che dentro di noi arda sempre un “fuoco”, un desiderio appassionato, un interesse vivo e quasi religioso per le cose che ci circondano. L’indagare diventa quindi un atto successivo, naturale, morale e la conoscenza un riverbero di quella luce. Il Professore aveva un termine meraviglioso per definire questa attitudine interiore e qualità dello spirito: la curiosità. Di questo conversavamo nei lunghi pomeriggi in sua compagnia e quel faro, fortunatamente, mi guida ancora.

Il professore si chiamava Mario Foce. Ho voluto ricordarlo in questo primo post del 2007, che è anche l'anno in cui cade il centenario della sua nascita. Ne scriverò altri sul suo conto, perchè questa è una storia incredibile, unica e merita senz'altro di essere raccontata più estesamente in futuro, su questo blog o altrove, magari con la collaborazione di quei due amici: Marco e Simone...

Nota finale. Proprio oggi, tra l'altro, ho terminato di leggere uno dei cinque romanzi che reputava assolutamente imperdibili (la top five da leggere almeno una volta nella vita): La Montagna Incantata di Thomas Mann. Non è stato semplice, per stile e temi trattati, ma è sicuramente un'opera grandiosa. Denso di significati stratificati su più livelli e filosofia, lo definirei anzitutto il “romanzo del tempo”, come lo stesso autore suggerisce ad un certo punto della narrazione: quel tempo che al sanatorio Berghof (a Davos, sulle montagne della Svizzera) non conta nulla, annullato com’è dal fluire ozioso, sempre uguale e senza scopi, della vita dei suoi ospiti. La malattia e la silenziosa presenza della morte, che scardinano il senso del tempo e le convenzioni sociali che ne derivano per la vita operosa della pianura, diventano però gli strumenti conoscitivi a disposizione del giovane Hans Castorp, che come un novello Holden o Siddharta intraprende un cammino di vita, su una strada che è accidentata e tortuosa. Attraverso la pedagogica esperienza della malattia e della morte prova i suoi sentimenti (l’amore per Clawdia Chauchat, l’affetto per il cugino Joachim Ziemsen, l’amicizia con Peeperkor) e matura le sue convinzioni (mettendo a confronto le tesi dell’umanista Settembrini, con quelle del gesuita Naphta). Il finale ha un gusto molto amaro: scoppia la Guerra e Castorp, ormai praticamente guarito, scende in pianura per combattere, cercando di scansare, ancora una volta, la morte, che si abbatte tanto sui figli della pianura, quanto su quelli della Montagna Incantata. La guerra è una follia che distrugge tutto, ma quando arriva tutti sembrano prestare orecchio al suo irrazionale richiamo...

Nota. Volete sapere quali sono tutte le opere della top five? Eccole di seguito elencate:

I Miserabili di Victor Hugo,
I Fratelli Karamazov di Dostoevskij
Guerra e Pace di Tolstoj
Faust di Goethe
La Montagna Incantata di Thomas Mann