lunedì, ottobre 30, 2006

200 volte grazie, Capitano!

Il capitano è il capitano. Il blog questa settimana si apre così, alla faccia di tutti e tutto. Guardatelo bene questo "ragazzino" di 32 anni, che fa il muso se lo tieni in panchina e fa la linguaccia quando segna in bianconero. Questo sì che è un uomo vero! Un uomo di altri tempi. Uno che - dopo aver toccato la vetta calcistica della Coppa del Mondo - per amore della sua maglia ha accettato di spalare fango per un anno intero, nel purgatorio della serie B, lontano dalle luci, le copertine e i clamori del calcio che conta. Ma vicino ai suoi tifosi. Che esempio, non solo per il mondo del pallone!

200 volte grazie, Capitano. Il Calcio senza di te sarebbe solo un vuoto balletto di diritti televisivi.

mercoledì, ottobre 25, 2006

Manopole & Marcioni

Impazza lo "shopping" serale delle biciclette a San Cristoforo. Fuori dalla stazione, attiguo all'ingresso pedonale e proprio alle spalle della statua del Santo, c'è un piccolo parcheggio che da tempo è nel mirino di sciacalli, accattoni, mariuoli, ladruncoli e operatori vari del fiorente mercato della ricettazione di biciclette rubate e relativi pezzi di ricambio.

Ieri sera servivano due manopole di spugna da montare su un manubrio di una mountain bike che evidentemente ne era sprovvista; prima dello shopping, il manubrio in questione doveva essere in uno stato molto simile a quello in cui ho trovato il manubrio della mia bicicletta, stamattina (nudo, vedi foto). La fotografia, anche se a bassa qualità, si commenta da sola.

Come potrete immaginare, questo è solo uno dei tanti episodi di ruberia alla categoria dei ciclo-ferro-pendolari di San Cristoforo a cui orgogliosamente appartengo e non è nè quello più curioso né quello più grave che potrei raccontare. Una volta ad Andrea hanno smontato e portato via i freni della bicicletta: che lavoraccio! E un’altra, il cestino porta oggetti. E un’altra volta ancora, sempre ad Andrea (particolarmente preso di mira), hanno rubato la catena: sì, hanno lasciato lì la bicicletta e si sono portati via la catena con cui aveva legato la bici: grottesco! A Nicola hanno portato via il campanello. A Paolo il sellino. A Marzio una ruota. Nell’ultimo anno, ad Andrea, Teo, Stefano e Francesca, hanno portato via direttamente la bicicletta. Francesca, in realtà, detiene il triste primato di aver subito ben due furti di bicicletta in soli tre mesi: sconsolante! Ora, in segno di sfida, gira con la Graziellina di quando aveva dieci anni. Stranamente, nessuno di noi ha ancora subito il furto dei parafanghi, che tutti noi giudichiamo essere accessori utili e indispensabili: tutto lascia supporre che sarà solo questione di tempo.

Oh! Perché nessuno si faccia sfiorare dal dubbio che quello di San Cristoforo sia un negozio di lusso, vorrei precisare che le biciclette di cui sto parlando sono quanto di più arrugginito, scrostato, cigolante, malfermo e – in una parola - inguardabile ognuno di noi è riuscito a recuperare dalle cantine di casa propria e o del parentame. Se non ricordo male, Marzio ha recuperato la sua addirittura dalla discarica del suo paese. Di Francesca ho già detto. Quanto a me, ho speso più in lucchetti che per comprare la mia bicicletta da un robivecchi fuori Bergamo. Preoccupato del fatto che il sellino in finta pelle fosse un elemento troppo pregiato e appetibile per i marcioni che girano, l’ho squarciato fino all’osso io stesso il primo giorno con il mazzo di chiavi. Avrei dovuto fare la stessa cosa con le manopole…

Non chiedo certo telecamere e polizia, questa è roba per americani. Certo che se invece di quei quattro pali mal conficcati nel cemento ci fosse un bel parcheggio, magari più ampio e soprattutto interno alla stazione, che di notte è chiusa, forse lo “shopping” sarebbe meno selvaggio e noi vivremmo più tranquilli. Che dite, care FFSS? La facciamo questa pensata???

martedì, ottobre 24, 2006

Raccolta del miele a Yagoua

Dolci notizie da Yagoua: Andrea mi ha dato notizia della prima raccolta nottura di miele. Pare che l'esperimento di apicoltura sia perfettamente riuscito, almeno a giudicare dalle foto che ha inviato. Complimenti! Ehi, laggiù, tra poco dovrete gettare la maschera e ammettere che state preparando un fiorente banco del commercio equo e solidale! Faccio notare, però, che accanto a sapone e a miele andrebbe affiancata la produzione di cioccolato: io & la mia sposina ve ne saremmo particolarmente grati.. ;-)))


Mi raccomando, continuate a scrivere le vostre dediche!!!

lunedì, ottobre 23, 2006

Notizie dal Sepiax

Qualcuno chiedeva notizie dal Sepiax. Bene, io venerdì l'ho intervistato per voi! Leggete qua:

D: Ciao Sepiax! Il quarto piano chiede tue notizie...
S: Ehilà, guarda chi si sente! Presto detto: mi trovo nella sede societaria, che è in una villa ottocentesca sulle colline salernitane, circondata da un parco all'italiana, con alberi, fiori, rampicanti e statue di marmo: un po' diversa da Lorenteggio.

D: Caspita! Sembra quasi il paradiso del lavoratore (in pensione)...
S: Sì, più che pensionato, mi trovo ufficialmente parcheggiato qui in attesa di collocazione presso nuovo cliente, in realtà voglio fare ben altro. Infatti sono estremamente deciso ad aprire una parentesi totalmente diversa nella vita che ho condotto fino ad ora.

D: Progetti concreti?
S: Ho già accennato alla richiesta di aspettativa al capo e sembra non ci siano problemi. Nel frattempo medito sul da farsi e la cosa meno fantasiosa che mi viene in mente è andarmene a Londra a fare questo stesso mestiere. Poi ne penso altre talmente folli da non poter essere espresse o per scaramanzia o semplicemente per non essere preso "in giro" (ndr: nel testo originario, c'è un'altra espressione).

D: Del lavoro hai detto a sufficienza. Cosa ci vuoi dire del tuo tempo libero?
S: Ne ho molto e lo utilizzo malemente. La noia è a livelli indescrivibili, la passeggiata nel parco è l'unico diversivo (mio e dei pochi colleghi parcheggiati con me), ma tutte le carte me le gioco la mattina alla fermata dell'autobus, che è anche la fermata di un autobus che porta all'università, con tanto di studentesse in attesa: insomma la mattina cerco di prepararmi per la sera, anche se l'unico numero di cellulare ottenuto fino ad ora si è rivelato un bidone. Insomma, in queste prime sere, ho fatto solo lunghe passeggiate solitarie per le vie di Salerno.

D: Bè avrai tutto il tempo per progettare un futuro diverso...
S: Giusto. Se prima ero su di un treno in corsa (ricordi la metafora con cui descrivevo la mia vita in Voda?) con migliaia di chilometri di binario davanti, adesso sono seduto sulla banchina di un porto, aspettando di decidere su quale nave imbarcarmi. E questo, per me, è già molto meglio.

Bravo Sepiax, prenditi il tempo che ci vuole e, quando avrai scelto, facci sapere! :-)

giovedì, ottobre 19, 2006

Gita orobica!

Voglia di gita fuori porta e non avete ancora stabilito quale sarà la meta del prossimo week-end? Ecco un suggerimento dal vostro Conte di fiducia. Si tratta di un itinerario attraverso la Val Seriana e la Val di Scalve, tra le bellezze artistiche e naturalistiche più significative del territorio bergamasco. Una gita all’altezza dei palati più esigenti, insomma. Noi lo abbiamo testato (quasi interamente*) per voi la scorsa domenica. Il programma consigliato è questo:

Prima tappa: Alzano Lombardo. A pochi km da Bergamo trovate questo industrioso centro della bassa Val Seriana; prenotate in anticipo una visita presso le Sacrestie della Basilica di San Martino, dove Andrea Fantoni ha lasciato la più alta testimonianza della sua maestria di scultore del legno. Non fatevi scappare questa occasione: le Sacrestie sono un “tesoro” relativamente poco conosciuto al grande pubblico, ma di grande valore artistico.

Seconda tappa: Clusone. Il borgo storico è molto carino e la piazza del municipio in cui campeggia la Torre con l’Orologio è un gioiello. L’orologio è una delle sette meraviglie della bergamasca, se così si può dire: realizzato nel 1583 dall’architetto-ingenere-matematico Pietro Fanzago, segna contemporaneamente: l’ora del giorno o l'ora della notte, il mese, il segno zodiacale, le lunazioni e le fasi lunari, l'altezza del sole sull'orizzonte e la lunghezza della notte (!). Girovagate per le vie del centro storico e raggiungete la chiesa dell’Assunta e l’attiguo oratorio dei Disciplini, sulla cui facciata è affrescata la triplice scena della Danza Macabra, del Trionfo della Morte e Dei Vizi e delle Virtù: un vero capolavoro, nel suo genere. A me, per associazione di idee, ha ricordato cimitero di Hallstadt (Austria) e la caratteristica esposizione di teschi decorati (e ossa impilate).

Probabilmente, a questo punto, si sarà fatta l’ora di pranzo. Vi suggerisco, quindi, di fermarvi presso uno dei tanti ristoranti che si incontrano sulla strada che da Clusone porta verso la Val di Scalve. Noi ci siamo fermati da “Serenella”, che si trova a Colere pochi oltre il passo della Presolana. È stata un’ottima scelta. Oh! Andate sul sicuro e ordinate il tipico piatto della cucina bergamasca: polenta, funghi e coniglio. C’è di che leccarsi le dita.

Terza tappa: Vilminore di Scalve. Abbiamo deciso di visitare questo piccolo centro principalmente perché ci abita Valentina, un’amica di Manu. Bisogna però dire che il paesino è carino, la gente allegra e se dite di conoscere Valentina, in condizioni normali vi aprono davvero tutte le porte. Purtroppo noi siamo capitati nel bel mezzo della festa annuale dei soci dell’Avis e tutti erano tutti troppo intenti a strafogarsi e trincare, per darci retta… Peccato! Il paesaggio montano tutt’intorno al paese è un incanto e mi sarebbe piaciuto molto scattare qualche foto dalla cima della torre campanaria. Sarà per la prossima volta…

Quarta (e ultima) tappa: Schilpario. Dicono che la stagione invernale e quella estiva siano le più belle per visitare questa località sciistica dell’alta Val di Scalve. In realtà, trovo che l’Autunno abbia poco o nulla da invidiare ad altri periodi dell’anno: in giro non c’è un’anima, le strade sono praticabili e, soprattutto, potrete godervi lo spettacolo dei colori tipici di questa stagione. Le macchie di giallo e rosso intenso che si scorgono qui e là fra la moltitudine di piante sempreverdi che popolano i boschi attorno al paese vi daranno spunti per meravigliose fotografie “da desktop”, da ostentare ovviamente con orgoglio il lunedì mattina, al rientro in ufficio.

Nel tornare verso casa, consiglio di seguire la strada per Lovere e costeggiare il lago fino a Iseo, dove potrete eventualmente cenare, magari a base di pesce e, se in dolce compagnia, a lume di candela.

Buona gita!!!

* = abbiamo fatto i dormiglioni e domenica mattina siamo partiti troppo tardi per farci stare anche la prima tappa… Rimedieremo! ^_^

Chi è Cristina?

Sono passate ormai due settimane da quando è comparsa quella misteriosa scritta sull'asfalto. Un messaggio d'amore rivolto inequivocabilmente ad una persona che lavora negli uffici della nostra torre, ad un piano sufficientemente alto perchè la fila di macchine parcheggiate sulla strada non costituisca impedimento per la vista (direi dal terzo in su). Già, ma chi sarà questa Cri? Dico "questa" perchè sono naturalmente convinto che di donna si tratti e non sono certo il solo ad avere questa convinzione: in ufficio, ormai, per tutti Cri è il diminutivo di una bella e misteriosa Cristina. Già, ma chi sarà mai questa Cristina? Ve lo state chiedendo anche voi, eh?

Bè, non vi nascondo che stavo macerando nel brodo della curiosita (per giunta, insaporito dalle continue sollecitazioni del Duca), così questa mattina ho deciso che era arrivato il momento di investigare e farmi una mia idea. Grazie al tool web aziendale e alla funzione di cercapersone ho fatto, quindi, qualche ricerca sul nome "Cristina", incrociando i risultati con i nomi dei dipartimenti, la città e l'indirizzo dell'ufficio lavorativo. Fino a trovare una e una sola soluzione plausibile... Eh, eh! Il Conte ne sa una più del diavolo. La cosa divertente, è che lei è qui, proprio sopra la mia testa, al quarto piano, nella stanza che corrisponde alla mia. Quasi quasi, vado a prendermi un caffè e butto un occhio!!!

Mah, tutto sommato potrei fermarmi qui e chiudere questa storia in un altro modo, più poetico. Sì, concedetemi di dedicare l'ultimo pensiero del post di oggi al misterioso ammiratore, di cui nulla purtroppo sappiamo: con quella scritta ha squarciato il grigiore di questo posto, regalando una nota di colore di cui da queste parti si sentiva molto bisogno. Poteva tenersela per sè e invece, generosamente, l'ha condivisa con tutti. Bravo! Auguro al nostro eroe che Cristina, di fronte a tanto ardore, si sia bellamente sciolta e (in separata sede, ovviamente... eh! mica siamo al grande fratello) che abbia ripagato amor dichiarato con amor consumato!!! ;-)))

Amor ch'a nullo amato amar perdona...

giovedì, ottobre 12, 2006

Babbo Natale esiste! Ecco le prove...

Qualcuno se lo ricorderà ancora. Alla vigilia dello scorso Natale 2005, dopo due mesi da incubo sulle rotaie nostrane, scrissi una letterina a Babbo Natale con una serie di richieste davvero particolari e fuori dal comune e, un pò perchè non sapevo il suo indirizzo, un pò perchè ci tenevo a condividere la cosa con i miei amici Pendolari, la inviai sotto forma di email a tutta la mailing list del nostro Comitato. Speravo che, così facendo, in qualche modo gli sarebbe arrivata. Fui fortunato, perchè qualche giorno dopo, la letterina venne interamente pubblicata su l'Eco di Bergamo, il principale quotidiano della provincia. Non è il New York Times, ma le mie chance di contattarlo erano di certo aumentate.

Ora, non so se Santa Klaus sia iscritto alla mailing list del CPB sotto mentite spoglie (Dante, getta la maschera! Sei tu, vero?), oppure se - curiosamente - sia un grande affezionato di cronache bergamasche. Fatto sta che oggi, sul Sole 24 ore è uscito un articolo che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia: "Ferrovie lombarde nel mirino degli inglesi"... Ma allora Babbo Natale esiste! Bambini, questa sì che è una notizia!!!

E voi adulti scettici e increduli, se volete averne la riprova leggete l'articolo del Sole e poi la letterina che riporto fedelmente qui di seguito. Ps: Al prossimo che mi gira le solite stupide vignette con il Babbo e le sue renne, gli faccio una pernacchia!

Caro Babbo Natale,

per quest’anno ti vorrei chiedere un regalo un pò speciale. Sono stato così buono e così bravo e così paziente in questo 2005, che credo proprio di meritarmelo. E poi anche tu sei un pendolare come me: sono certo che saprai capire.

Veniamo al dunque. Per il 2006, desidero almeno una fra le seguenti 3 cose (le scrivo nell’ordine di aspettativa):
  1. Una società di trasporti sulla rete ferroviaria DIVERSA da TrenItalia. Va bene anche TrenUganda. Fai tu;
  2. Che i dirigenti di Trenitalia siano costretti a pendolare sui regionali della tratta Bergamo – Milano S.Cristoforo tutti i giorni del prossimo anno, nessuno escluso, in compagnia degli assessori ai trasporti e dei nostri politici. È giusto che questi signori si rendano conto di persona di come vanno le cose, non credi? Se lo ritieni troppo crudele, posso accettare, in cambio, che si spostino in automobile facendosi tutti i giorni la A4;
  3. Un bel bonficio bancario a risarcimento delle ore perse per colpa dei ritardi, dei guasti, delle mancate segnalazioni o di quelle sbagliate, delle soppressioni e via dicendo di questo 2005. Per il conquibus, ti propongo di considerare la retribuzione oraria corrispostami dall’azienda. Ne più, né meno. Eventualmente, se sei un tipo fiscale, ti spedisco il CUD e puoi anche calcolare il conguaglio di fine anno con le noccioline, ops… con i vari bonus ricevuti in questi mesi da Trenitalia. Dai, che se fai questo regalo a tutti i pendolari tiriamo su il PIL italiano: altro che Cina!!!
Per avere un treno puntuale, accogliente, capiente, affidabile, sicuro, etc. etc. sto pensando di scrivere una lettera come questa a Lord Voldemort o a Sauron. Purtroppo i "buoni" la spuntano solo al cinema e in altre nazioni della Terra, ma nella realtà di quest'Italia i buoni, bravi e pazienti fanno solo una vitaccia da cani.

PS: Ricordati di dare da mangiare alle renne e salutami tanto Santa Lucia. A presto!

martedì, ottobre 10, 2006

Il sonno ottimale e le mondine vercellesi

Fra tutti gli articoli che sono usciti ieri sul giornale, mi ha colpito quello della rubrica scienza&salute in cui si parlava delle ore di sonno ottimali. Secondo gli studiosi, il nostro organismo necessiterebbe di 8 ore e 45 minuti di sonno, perchè possa “ricaricarsi” delle energie soprattutto nervose spese durante la giornata. Dormendo meno si va incontro ad un sacco di acciacchi e conseguenze negative sulla salute nel lungo periodo. Attenzione, dunque, a quelli che prendono i segni della stanchezza sotto gamba e continuano a dormire imperterriti meno di 7 ore per notte, conclude l’articolo: prima o poi la pagherete cara.

Mi sono sentito chiamato in causa e ho fatto due conti. Da quando mi alzo e mi preparo per andare in ufficio a quando ritorno a casa dopo il lavoro passano circa 13 ore, di cui 3 spese in viaggi da pendolare. Una volta a casa, normalmente, mi cambio, provvedo alla cena, mangio, sistemo e faccio quel paio di telefonate che non sono riuscito a fare durante l’arco della giornata, sbrigando magari qualche altra piccola faccenda. Il tutto porta via, solitamente, un altro paio d’ore. Sommate, infine, le 8 ore e 45 minuti di cui parla l’articolo, mi rimarrebbero, vediamo… 15 minuti di tempo libero da impiegare come voglio prima di rimettere in moto questo circolo vizioso imperniato sul lavoro. Il tempo di una sigaretta, che tra l’altro non mi concedo neppure, perché non fumo. Ma che vita sarebbe mai questa??? Una specie di carcere.

Allora voglio dire questo. Credete forse che io sottovaluti i sintomi della stanchezza? O che sia uno di quelli che reggono bene i debiti di sonno? O pensate forse che non mi pesi fare il pendolare BG-MI e che mi vada bene barattere ore di viaggio con ore di riposo sotto le lenzuola? No, niente di tutto questo. Nonostante il fatto che anche io figuri tra i nuovi ricchi colpiti dalla finanziaria (Duca, consolati, sei in buona compagnia), le circostanze mi spingono a fare scelte precise e ad accettare qualche utile compromesso. Per questo motivo, sopporto le 3 ore di viaggi quotidiani e compenso “vivendo” in extra-time, rimandando il più possibile, cioè, l’abbraccio con Morfeo. E pazienza se il giorno successivo mi ci vorrà una gru per alzarmi o se mi aggirerò per la casa come uno zombie rinc……..o.

Non credo di essere una bestia rara, sono convinto anzi che siamo in tanti, chi più chi meno, a trovarci in queste condizioni e a fare questa vita. Mi sembra chiaro, dunque, che chi ha scritto l’articolo sulle ore di sonno ottimali non intendeva semplicemente informarci degli esiti di uno studio scientifico, ma anche provocare. E io accetto la provocazione: perché non ci chiediamo, piuttosto, come mai all’alba del terzo millennio siamo ancora costretti a lavorare 8 ore al giorno? Non è assurdo? La grande rivoluzione tecnologica che si è verificata dai tempi in cui il generale Bava Beccaris prendeva a cannonate gli operai per le strade di Milano o dalle lotte delle mondine vercellesi (esattamente 100 anni fa, primo caso in Europa, quelle coraggiose donne ottenevano un contratto da 8 ore di lavoro!) a oggi è servita solo ad aumentare a dismisura la produzione e, di conseguenza, i profitti delle imprese. Per i lavoratori, invece, nessuno sconto sulle ore lavorative e andiamo in pensione sempre più tardi… E perché non ci chiediamo come mai nessun governo investe nelle politiche del tele-lavoro, che alla collettività porterebbe vantaggi economici, ambientali e sociali immensi (a danno, però, delle industrie che ruotano attorno ai trasporti)?

M’infervoro sì, ma questi sono temi troppo grossi per poterli affrontare in un solo post. Quindi mi fermo qui, anche perché ho già un gran sonno… ;-)))

lunedì, ottobre 09, 2006

Ercole, Limone del Garda e la proteina del dott. Cesari

Al banchetto di nozze di Zeus ed Era vennero invitati tutti gli Dei dell’Olimpo. Ognuno portò un dono. Gaia, la nostra cara Madre Terra, ne fece uno davvero speciale: generò davanti agli occhi stupiti di tutti un albero colmo di frutti dalla scorza d’oro, simbolo di immortalità ed eterna giovinezza. Zeus ed Era ne furono così contenti (e gelosi) che decisero di portare l’albero in un posto sicuro e inaccessibile, al riparo da occhi indiscreti e soprattutto dalla brama degli uomini: il giardino del Paradiso degli Dei. Giusto per stare più tranquilli, posero a guardia dell’albero una Idra (Ladone), ossia un serpente mostruoso lungo per lo meno quindici metri. Alla cura dell’albero, invece, furono poste tre giovani e graziose ninfee, le Esperidi, che avevano anche il compito di danzare e cantare per l’Idra. E si capisce: il un posto del genere, viceversa, la bestia si sarebbe annoiata a morte.

Per molto tempo, le cose filarono lisce, finchè un giorno Euristeo, re di Micene, si mise in testa che doveva trovare l’albero e prendersi un cesto di quei frutti d’oro. Mandò a chiamare Ercole, che aveva già superato undici delle famose dodici fatiche e gli assegnò l’arduo incarico. Naturalmente, Ercole non sapeva che pesci pigliare: nessuno sapeva dov’era il giardino! Però Ercole, che era un semidio, qualche buona amicizia ce l’aveva... Prometeo, che quando si trattava di sottrarre cose preziose agli occhi degli Dei si metteva sempre in mezzo, gli consigliò, in particolare, di rivolgersi al fratello Atlante, zio delle Esperidi e grande conoscitori di tutte le terre e dei mari. In effetti, Atlante era di casa al giardino del Paradiso e non aveva alcuna difficoltà a farsi dare dalle nipoti un cestino di pomi dorati; in cambio, però, la divinità esigeva un duro prezzo da Ercole: sostenere al suo posto il peso della volta celeste. Ercole accettò, ma essendo molto furbo oltre che forte escogitò un imbroglio. Quando Atlante tornò col cestino, Ercole gli chiese il favore di reggere ancora per un momento la volta celeste, in modo che potesse sistemarsi sulla spalla la pelle di Leone che portava con sè dalla prima fatica: quando il Dio ingenuo si prestò di buon grado a fare quanto richiesto, Ercole prese pelle e cestino e scappò di corsa da Euristeo. Una seconda versione della leggenda dice invece che Ercole andò di persona nel giardino e uccise Ladone con la sua clava.

Comunque sia, i pomi d’oro arrivarono fra i mortali e vennero diffusi dall’Argolide a tutto il Mediterraneo. Il punto più settentrionale dove i mortali impararono a coltivarlo fu Limone del Garda, dove l’albero attecchì così bene e produsse frutti così buoni da fare invidia alle Esperidi e agli Dei dell’Olimpo. Ma i frutti che tutt’oggi crescono a Limone non sono solo belli a vedersi e succosi, ma conservano una parte di quelle qualità divine che all’origine Gaia ci aveva messo dentro. Lo sapevate, infatti, che Limone del Garda ha una popolazione straordinariamente più longeva della norma?

Purtroppo l’epilogo di questa magica storia non l’ha potuta scrivere il grande Omero, ma l’esimio dott. Cesare Sirtori (che saluto), Ordinario di Farmacologia Clinica all'Università di Milano. Con il suo microscopio e le altre avanzate tecnologie del XX secolo, ha scoperto che gli abitanti di Limone sono portatori di una proteina unica al mondo, derivata da una mutazione genetica casuale, capace di annullare in modo spontaneo gli effetti nocivi del colesterolo, mantenendo cuore e arterie in condizioni sane. E come ha chiamato questa proteina il dott. Sirtori??? Limoncina? Euristeina? Ercolina? Esperideina? Ladonina? No, l’ha chiamato “A1-Milano” (sic!). Capite? Pare un’autostrada!!!

Ah, che tristezza… Dopo una splendida domenica a Limone del Garda e un grigio lunedì mattina a Milano, mi sembra la cosa più assurda che abbia mai sentito...

A voi che ve ne pare? Dite la vostra!!! ;-)

venerdì, ottobre 06, 2006

Goodbye party per Sepiax

Due alternative serie alla vita da "uccellino in gabbia", come la chiama lui: mettersi in proprio e vendersi ora qui, ora là, al miglior offerente, su progetti sempre nuovi e mai più lunghi di due, tre mesi al massimo; oppure un trasferimento su due piedi a Londra (perchè no?). In ogni caso, cogliere in questo brusco epilogo della lunga parentesi vodiana un'opportunità, un caso inatteso da cui possono tuttavia scaturire fatti nuovi e positivi.

Questo è il messaggio che ho raccolto ieri sera, parlando con il Sepiax, durante la festa di addio a lui dedicata e che ha avuto luogo nella residenza Gillesca. E voglio fargli di nuovo tanti auguri e dirgli bravo! Non è da tutti mantenere i nervi saldi e salutare con ottimismo questo burrascoso incipit [di] vita nova, per dirla alla "Dante" (Alighieri, mica il Sindacalista).


Qui sopra, un collage fotografico con alcuni momenti simpatici della serata (grazie Roby!). Al centro: Sep(i)ornazzo in "omaggio a Helmut Newton". In senso orario dal vertice alto a destra:

- Sepiax alla corte dei nobili
- Veliero mendicante
- lo Zio Veliero
- Il torvo-Veliero alla ricerca dell'acool perduto
- Donne sull'orlo del divano
- PapaRino
- Maggiobirretta
- PapaRino
- Fritti misti
- Quattro per caso

mercoledì, ottobre 04, 2006

Cacciottelle d.o.p. a Yaogua

Cari amici che come me vi state appassionando ai reportage dall'Africa del nostro inviato speciale Andrea, quest'oggi ho da darvi notizie fresche e saporite da Yagoua, Cameroun (per chi non sapesse dov'è...).

Anzitutto, posso mostrarvi in anteprima e direi pure in esclusiva mondiale (ho sempre sognato di poterlo dire a ragion veduta!) le fotografie delle prime caciottelle d.o.p. (si fa per dire) di Yagoua, prodotte da latte vaccino locale, genuino e debitamente controllato dal Dottor-A in persona. Gli allevatori si sono cimentati anche con Yogurt e Burro (ormai l'obiettivo della polenta-taragna di Yagoua è davvero dietro l'angolo...).

Altra notizia importante, è che gli allevatori hanno iniziato a vendere il latte che non consumano subito e che prima andava a male, perchè facilmente deperibile. Forse per noi è scontato, ma per quella gente che vive come può del lavoro dei campi e dell'allevamento il capitalismo è fantascienza. Hanno un concetto del mercato del tutto primitivo. Non sanno che dalle eccedenze si possono ricavare delle entrate monetarie, che possono essere impiegate successivamente per comprare beni o per essere reinvestite nella produzione. Comunque ci ha pensato Andrea a fare un rapido sunto di quello che è stato detto in proposito dalle nostre parti (sapete, Smith, Marx, Keynes...) e - in definitiva - ora al villaggio ognuno vende ciò che non consuma e se ne torna a casa con il suo eurino.

E da quelle parti un eurino fa la differenza...

PS: Tirata d'orecchie a tutti quelli che ancora non hanno lasciato una dedica per Yagoua! A distanza di ormai quasi un mese dal lancio dell'iniziativa "200 dediche per Yagoua", ho contato 13 commenti di persone diverse da me e Andrea. E gli altri 187??? Suvvia, non siate timidi! Basta un "Ciao Y", "Evviva Y", "Anch'io so do'vè Y" etc... con la propria firma su questa o quella sezione commenti. Zero fatica. Un grazie ai 13 ed in particolare alla delegazione dei Malmostosi.

martedì, ottobre 03, 2006

Mister P va in pensione

Alzano Lombardo (BG), Venerdì 3 Ottobre 2006. La seduta del Consiglio Comunale si è aperta con l'omaggio a "Mister P", che - dopo ben 23 anni di guida dell'Istituto comprensivo scolastico del paese (il preside dei record!), da Settembre è in pensione.

Nel suo preambolo, il Sindaco ha parlato di "stima e riconoscenza per la preziosa opera prestata a favore della comunità locale", ma anche di rammarico per la perdita di un valido dirigente, che del servizio alle istituzioni locali ha fatto una vera e propria ragione di vita.

Invitato a salire sui banchi della giunta, "Mister P" ha dichiarato di sentirsi onorato ed emozionato per l'invito ricevuto da parte del Sindaco e dei suoi collaboratori e di vivere questo momento alla stessa stregua di un novizio, allorquando riceve i voti dal vescovo e viene consacrato sacerdote. Con la differenza che per "Mister P" i compiti operativi sono finiti, anche se chiosa "si è preside per tutta la vita".

Compiti operativi finiti, certo, ma molte energie ancora da vendere per il dirigente scolastico, che ha concluso il suo discorso di commiato dichiarandosi disponibile a ricoprire nuovi incarichi al servizio della comunità alzanese: "Non so quale contributo possa ancora darvi. Pensateci. C'è un preside in pensione che mette a vostra completa disposizione tutto il suo bagaglio di esperienze e competenza". Applausi.

La cerimonia si è quindi conclusa con la consegna da parte del Sindaco della pergamena e della medaglia ricordo, con l'effige del vecchio comune, e con i ringraziamenti del preside che con queste parole ha voluto salutare il Consiglio e i cittadini intervenuti: "Dopo tanti anni di servizio, vorrei essere considerato alzanese, come voi. L'augurio che faccio per me e per tutti è dunque questo: che Dio Benedica Alzano! Che Dio benedica questa magnifica città". Applausi a scena aperta, anche dai banchi dell'opposizione ;-)