venerdì, settembre 29, 2006

Ciao Sepiax!

E in bocca al lupo! Ci mancherai... Quarto piano, lasciate un sassolino di solidarietà nella sezione commenti...

giovedì, settembre 28, 2006

Operazione-restauro completata!

Chi ha avuto la pazienza di leggere il lungo articolo sul quadro di Arthur, magari lo avrà sospettato. Ma, giusto perchè non si dica che lasciamo i nostri muri scrostati e anneriti di fumo-da-fiamma-ossidrica, ecco una foto che attesta che non ce ne siamo stati con le mani in mano. Dopo abbondante scartavetrata e stuccata, armati di pittura e pennelli, abbiamo riportato i muri di casa all'antico splendore: ora tutto è come nuovo (quello è lo stesso angolo termosifone-muro che avevate già visto - ridotto in ben altre condizioni - qui)!

Oh! Come restaura la Contessa, non restaura nessuno!!! W la Contessa ;-)))

mercoledì, settembre 27, 2006

Formula Dè

Qualcuno mi chiede se c'è stato poi un seguito della serata-MonsterCrash. Ebbene sì, c'è stato. Domenica sera eravamo addirittura in 6: oltre a me & Manu, Lau e George, c'erano anche Dome & Maura, che si sono venuti a trovare dopo aver fatto tappa alla Sagra della Polenta di Stabello (in provincia di Zogno, se mi passate l'espressione). Beati loro!

A dire il vero, non c'è stata la rivincita a MonsterCrash, che pure avevo invocato da queste colonne. La contessa, nonostante il titolo di vice-campionessa in carica, ha dichiarato di soffrire i giochi troppo competitivi (delicata lei...) e ha posto il veto. Abbiamo quindi ripiegato su un altro gioco da tavolo, apparentemente meno avvincente, ma in realtà molto divertente, per via dei continui colpi di scena che si verificano quasi ad ogni lancio di dadi: Formula Dè. Di base, è un gioco dell'oca (i.e.: il lancio del dadi fa muovere la pedina di tot caselle) dove il percorso è uno dei circuiti a scelta del campionato mondiale di Formula 1. Lo spostamento delle pedine, però, è soggetto a regole ben precise e condizioni varie, nonchè a possibili penalità (consumo gomme, motore, etc...): la fortuna è quindi importante ma va gestita con un minimo di strategia.

Risultato?

- 1° posto sul podio per George (avevate dubbi?);
- 2° classificata, Maura;
- 3° piazzamento per Manu.

Io ho chiuso al 4° posto: dopo un GP incolore costantemente in ultima posizione, ho acceso lo spettacolo superando in extremis e con grande astuzia Dome (5°), che è ancora lì pietrificato. E Lau? Povera... Ultima anche questa volta, eliminata a metà giro per doppia "sportellata" in fase di sorpasso: è riuscita incredibilmente a centrare l'unica possibilità su 400 che aveva di beccare una coppia di "1" di fila... Del resto, il regolamento parlava chiaro...

Bene George, sono proprio curioso di sapere che gioco ci porterai la prossima volta...

lunedì, settembre 25, 2006

Arthur e il suo "Accomodatevi!!! Oggi sposi"

Il banchetto nuziale è uno di quei tòpoi dell'arte pittorica che ha attraversato tutti i secoli e le nazioni. Pensiamo, solo per fare qualche esempio, alle nozze di Cana affrescate da Giotto nel ‘300 e all'omologo gigantesco dipinto del Veronese, oggi conservato al Louvre accanto alla Gioconda, o ai banchetti sponsali eseguiti dal Botticelli e da Bruegel il Vecchio (quello del celebre banchetto "contadino") o, ancora, a banchetto di nozze di Giulio Romano ispirato alla mitologia greca e in particolare al racconto di Amore e Psiche (Palazzo Te, Mantova).

L'opera "Accomodatevi!!! Oggi sposi" che vedete qui accanto raffigurata si colloca in questo filone, ma al contempo se ne discosta in modo apertamente rivoluzionario. L’interpretazione che ne ha dato l’artista è, infatti, del tutto originale, sia nella forma che nella sostanza. Al centro della scena, anzitutto, non ci sono gli sposi o gli invitati, come ci si potrebbe aspettare, ma i tavoli del banchetto. Questo accento posto sul tema del tavolo è inoltre drammaticamente rafforzato dalla scelta di sostituire il comune oggetto di uso domestico (il “tavolo”, appunto) con un riferimento simbolico. Anche qui, l'intuizione è forte e sconvolgente: l'artista non predilige un simbolo legato alla natura o alla funzione del tavolo, ma opta per la più alta delle conquiste intellettuali del genio umano: l’opera d’arte. Osservando le tredici icone pseudo-rettangolari che compaiono sotto la scritta “Accomodatevi!!!”, infatti, scorgerete distintamente le riproduzioni di alcuni dei più bei capolavori di tutti i tempi (tra gli altri: Le ninfee di Monet, Le Avignonesi di Picasso, La notte stellata di Van Gogh). L'arte che celebra sè stessa, un deja vous senza altre pretese, si potrebbe dubitare.

Non è così e lo si può capire seguendo il successivo passaggio chiave. L’artista si spinge oltre, conferendo all’anima metafisica della rappresentazione anche un corpo solido e tangibile. Osservate attentamente i quadri e noterete un sapiente gioco di intrecci in cui oggetti e simboli si fondono e compenetrano in modo tanto profondo da divenire un solo ibrido: laddove si crede di vedere una ballerina, spuntano in trasparenza piatti, forchette e coltelli, laddove sembrano materializzarsi pizzi e merletti di una tovaglia ricamata ecco riemergere la tela grezza di Degas. Anche l’ambientazione subisce per mano dell’artista un processo di metamorfosi del tutto analogo a quello dei tavoli-opere. Dove si svolge la scena? Nella sala da pranzo di un ristorante, oppure su una spiaggia della Camargue, sotto lo sguardo di un nugolo di piccioni-molletta appollaiati sul filo? L’una e l’altra risposta costituiscono una verità sola, ambigua e al contempo assoluta, eterea e impalpabile come l’arte, concreta e gioiosa come può essere la vita di due giovani sposi che, dal quadro, sembrano invitare gli spettatori a prendere posto ai tavoli preparati appositamente per loro: “Accomodatevi!!!".

Appare ora finalmente chiaro l'intento dell'artista. Quest'opera non è altro che un meraviglioso canto alla bellezza, alla vita e alla creatura-uomo vista come indissolubile unità di anima e corpo. Ma è soprattutto una sintesi mirabile e sublime dell'amore, che realizza in modo perfetto e pieno tutte e tre le cose: unità, vita, bellezza.

Note sull'autore
Arthur è nato a Barcellona Pozzo di Gotto, Messina. Compie i suoi studi giovanili presso gli atenei di Firenze e Milano; quindi, approda a Bergamo, dove matura professionalmente come architetto, fotografo, pittore e regista. Da moderno umanista, Arthur misura il suo ingegno eclettico sia con gli strumenti dell’arte antica (matita e pennello) e con quelli dell’arte moderna (fotocamera e telecamera), agitato da un’insaziabile e infaticabile ricerca del bello. La sua produzione tocca i vertici con la digital art (o computer art), per la quale, secondo il parere pressochè unanime della critica, Arthur è considerato una leggenda vivente.

Note sull'opera
Commissionata per il banchetto nuziale di Dino&Manu, l'opera è stata disegnata al computer nell'aprile del 2006 e stampata il 12 maggio dello stesso anno su supporto rigido plastificato 105cm x 80cm. Esibita per la prima ed unica volta al pubblico presso la Galleria Pighet in occasione del matrimonio, l'opera è stata poi gelosamente conservata in magazzino, in attesa di trovare una collocazione degna. A seguito dei restauri della scorsa settimana (rifacimento impianti di condizionamento), l'opera è nuovamente esposta al pubblico, in via permanente, presso la Galleria d'arte Dino&Manu. L'ingresso è gratuito, previo appuntamento.

venerdì, settembre 22, 2006

Il "Direttissimo" e la questione dello scavalco

Anche per quest'autunno, il Comitato prepara la "dura" lotta pendolare e stila la lista delle sue priorità. Ne ha parlato recentemente anche la stampa locale. Le principali richieste riguardano la riqualificazione (sacrosanta), della stazione di Bergamo, le migliorie infrastrutturali per le linee verso Rovato e Carnate (che cadono a pezzi) e, soprattutto, la questione "scavalco" a Treviglio. Vediamo di chiarire quest'ultimo fondamentale punto.

Premessa. Dall'estate 2005, Bergamo dispone finalmente di un doppio binario per i collegamenti da/per Treviglio. Tra non molto (primavera 2007), sarà ultimato anche il quadruplicamento della tratta Treviglio-Pioltello (c'erano già due binari, ne aggiungeranno altri due). Grazie a queste due opere, sarà possibile aumentare sia in termini quantitativi che qualitativi l'offerta di collegamenti tra i poli di Bergamo e Milano. In particolare, l'offerta potrà essere suddivisa in due tipologie di servizi: (1) collegamenti suburbani/metropolitani, cioè locali, "lenti" e con tante fermate e (2) collegamenti diretti, veloci e con poche o nessuna fermata (il vecchio sogno orobico... l'equazione: BG-MI=30', che prende forma su rotaia...).

Tutto liscio, quindi? Niente affatto. Da tempo serpeggia tra le fila del Comitato e dei simpatizzanti un dubbio chiamato "scavalco". Un ponte, a detta degli esperti, che dovrebbe collegare le linee del raddoppio con quelle "veloci" del quadruplicamento, all'altezza di Treviglio, in modo alternativo a quello già messo in cantiere e tecnicamente detto "a raso". In realtà, le linee sono predisposte per essere congiunte con questo "scavalco", ma l'opera non è stata finanziata e non fa, cioè, parte dei progetti che avranno un compimento nella primavera 2007.

Ad Agosto, a precisa domanda del Comitato, il ministro Di Pietro ha risposto con delle rassicurazioni, allegando documentazione RFI in cui si parla chiaramente di linee veloci da dedicare anche ai nostri diretti BG-MI. Ma le perplessità rimangono: non è che senza "scavalco", presto o tardi, questi nostri treni si ritroveranno relegati alle linee "lente", via via schiacciati dalla proliferazione parallela di suburbani, da una parte e nuovi intercity da/per Venezia/Brescia, dall'altra? La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, come si dice. Per cui, occhio.

A beneficio di chi dovrà prendere decisioni sulla questione "scavalco" e sulle richieste di diretti, suburbani e quant'altro insisterà sulle nuove infrastrutture, pubblico il risultato di una piccola ricerca che ho condotto qualche mese fa e che mi pare illuminante (dati presi da ISTAT e consultando i siti di Trenitalia, Ferrovie Nord). Degli 11 capoluoghi di provincia della Lombardia (esclusa Milano), 5 hanno già oggi almeno un collegamento diretto - ossia, senza fermate intermedie - da/per Milano nelle fasce pendolari. Ecco la lista delle "fortunate":

  • (1) Brescia [distanza da Milano = 100 km];
  • (2) Como [distanza da Milano = 50 km];
  • (3) Lodi [distanza da Milano = 37 km];
  • (4) Monza [distanza da Milano = 20 km];
  • (5) Pavia [distanza da Milano = 41 km].
Tra i capoluoghi che non hanno un collegamento diretto ci sono:

  • (6) Cremona [distanza da Milano = 85 km];
  • (7) Mantova [distanza da Milano = 140 km];
  • (8) Sondrio [distanza da Milano = 140 km].
A parte il fatto che le distanze in gioco forse sono troppo grandi per pensare ad un collegamento diretto, bisogna tenere presente che, mettendo assieme tutte e tre le popolazioni pendolari di queste province, si arriva ad un valore sensibilmente inferiore a quello della sola provincia di Bergamo, terza in assoluto per numero di pendolari su ferro!

Per completare il discorso, mancano all'appello solo due province:

  • (9) Lecco [con Asso];
  • (10) Varese.
Pur non avendo collegamenti diretti, esse dispongono di un'offerta di treni da/per Milano superiore a quella delle altre province, dovuta al fatto che a complemento dei servizi FFSS ci sono quelli delle Ferrovie Nord.

Tutto questo mi fa pensare che Bergamo (a "soli" 52 km dal capoluogo regionale) è la vera cenerentola della situazione. Ricordiamoci sempre, infatti, che se sulle rotaie i bergamaschi non ridono sulla gomma addirittura piangono: l'A4 purtroppo non è una "alternativa" o - se proprio vogliamo prenderla in considerazione - è la peggiore d'Italia

E allora, forza Comitato! Tieni duro e punta i piedi perchè lo "scavalco" si faccia. Qui c'è il rischio di vedere vanificati o se non altro sminuiti gli sforzi fatti in questi lunghi anni di lotta. Il ministro & Co. devono sapere che il popolo pendolare ringrazia per quanto è stato fatto ma non ha nessuna intenzione di smettere di sognare...

Saluti!!!

PS: Tutte le distanze sono state calcolate con il metodo del percorso automobilistico più breve, rispetto ai centri cittadini. Dati ricavati con Alice Mappe.

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mercoledì, settembre 20, 2006

Nuove migliorìe alla casina

Anche questa è fatta. Ieri, con l'aiuto del nostro Livio-tutto-fare, abbiamo sostituito quel vecchiume di termosifoni scrostati e mezzo arrugginiti che ci ritrovavamo, con degli splendidi modelli in alluminio, nuovi di zecca. Oggi ho passato la giornata con carta vetrata e stucco alla mano per sistemare le porzioni di muro attorno ai tubi dell'acqua a cui abbiamo agganciato ciascun termosifone: è stato necessario ricorrere alla fiamma ossidrica per scaldare i tubi e divaricarli in modo tale che corrispondessero alle giunzioni dei nuovi termosifoni, così la fiamma ha sciolto la vernice in vari punti e annerito i muri. Un bel lavoraccio, ma per un bergamasco che si rispetti è meno che normale amministrazione (pota!). Più che altro sono un po' preoccupato per la mia Dyson: le ho fatto mangiare polvere e calcinacci per tutto il pomeriggio, non vorrei averne intasato i tubi digerenti. Nel weekend vedrò se sarà necessaria una lavanda gastrica.

La casina, in compenso, è sempre più spettacolare…

lunedì, settembre 18, 2006

Una gita da incorniciare

Guardate questa foto e non faticherete a capire chi porta i pantaloni, a casa nostra. Ebbene sì, la pantofolite che lamentavo venerdì, la stanchezza arretrata, le previsioni avverse su tutti i siti meteo di internet e i canali TV, il ricco programma che avevo proposto come alternativa alla gita... nulla di tutto ciò è valso a distogliere la mogliettina dal proposito di prendere parte alla festa in programma a La Serra per la prima messa da parroco del "suo" Don Alberto. Non ho potuto far altro che accontentarla e portarcela. Ed ho fatto molto bene: la gita è piaciuta tantissimo anche a me! E ora vi racconto qualcosina.

A dire il vero, al momento della partenza ero tutt'altro che di buon umore. La sveglia alle 6:00 di domenica mattina, dopo che la sera prima eravamo usciti con amici e andati a letto tardi, ha giocato sicuramente la sua parte. Ma era un pò tutta quella faccenda di fare ben 600 km a/r per assistere - in fin dei conti - ad una semplice messa che non mi andava troppo di traverso. Se poi aggiungete che sono sempre stato piuttosto geloso del forte ascendente che il celebrante ha sempre avuto sulla mia mogliettina, allora potrete farvi un'idea ancora più chiara del mio quadro psicologico.

All'andata ha guidato la cognatina, così ho potuto sonnecchiare quasi tutto il viaggio, ostentando un certo distacco, misto a disapprovazione. Ma quando siamo arrivati a destinazione, come per incanto, le nubi scure e minacciose si sono diradate, il cuore s'è sciolto ed è tornato a splendere il sole alla vista del panorama mozzafiato che si gode dalla piazzetta attigua alla Chiesa parrocchiale di La Serra: arroccato sulle pendici di Monte Marcello, il paese domina Lerici con il suo Castello e altri paeselli del Golfo dei Poeti e sta proprio dirimpetto a Porto Venere e alle isole Palmaria, e Tino. Oh, fuor di metafora, va detto che il sole è comparso veramente, per lo meno a tratti, in barba a tutte le previsioni! Fortuna? Miracolo? Il Don lo aveva detto...

Già il Don... Alla fine della celebrazione, s'è presentato ai nuovi parrocchiani con un discorso semplice, ma di grande effetto, con richiami alla sua lunga parentesi boliviana, alle sue radici (con tanto di detto nostrano: "caratter de la rassa bergamasca: fiama de rar, sota la sender brasca") e ai suoi valori: missione, amicizia, ascolto rispetto, perdono. Il finale con citazione di Papa Giovanni era strappa applausi e in effetti ne è partito uno potentissimo che sembrava non finire più. Il piacione Alberto ha colpito ancora ;-))

Finita la messa è cominciata la festa. Ragazzi, che roba!!! In un batter d'occhio i tavoli disposti a ferro di cavallo nella piazzetta si sono riempiti di ogni ben di Dio: formaggi, salumi, pizzette e focacce farcite, insalate russe e di riso, torte rustiche e voulovant. Da bere, vino bianco e vino rosso e bevande di ogni tipo. Ma il pezzo forte del banchetto, nonchè pietanza tipica del posto, i mitici sgabei, una sorte di pane-pastella fritto e opportunamente salato, da mangiare caldo appena uscito dalla padella. Che magnata!!!

Nel pomeriggio ci siamo concessi una passeggiata sul lungomare di Lerici. Siamo passati accanto a Ciccillo, abbiamo fatto due fotografie al Castello e siamo finiti sul limitar degli scogli a guardare con fare malinconico quel bel mare irrequieto, chi affidando speranze, chi gettando sospiri. Tutti, sono convinto, lieti e già nostalgici di una gita da incorniciare!

giovedì, settembre 14, 2006

La pioggia, il Don e le tentazioni pantofolare

Ancora pochi giorni e il calendario decreterà la fine di quest’estate 2006. Il tempo meteorologico, tuttavia, ha già detto la sua: la pioggia di oggi (che lavata in bicicletta, nonostante la bardatura!) - mi ha già proiettato in pieno autunno. Ciao mare! E la nostalgia non è di facciata, visto che quest’estate l’ho visto poco e niente.

Per dire la verità, un'ultima chance di trascorrere una giornata al mare ci sarebbe: domenica, Don Alberto celebrerà la sua prima messa da parroco nella chiesa parrocchiale di La Serra, Lerici; al termine, festa e buffet rivolto anche a quel gruppo di fedelissimi aficionados ex-parrocchiani bergamaschi con cui è sempre rimasto in contatto in questi anni di missione a Cochabamba (Bolivia). Per vie indirette, l'invito riguarda anche me. Sembrerebbe proprio una buona scusa per fare l'ultimo bagno di stagione da quelle parti: oh, guardate che foto abbiamo scattato un paio d’anni fa, da Monte Marcello, sopra Lerici... Da lassù si vede tutto il golfo di La Spezia! Dicevo del bagno, sì… Il meteo promette proprio quello: pioggia per tutto il week-end! Forse è il caso di andare a trovare il Don verso Pasqua o meglio ancora a Maggio. Perché, no? Potremmo quasi quasi decidere di festeggiare l’anniversario di matrimonio a La Serra o Pugliola, a quattro passi dalle 5 terre

Un week-end dal tempo incerto sembra invece buono per starsene buoni buoni a casuccia… A dormire!!! Raga, sarà la vecchiaia che avanza o lo stress da tripla-SG sul groppone (tripla che??? Vabbè, ma che ve lo spiego a fa’?) o non so cosa ma sono arrivato a fine settimana strisciando. Domani, fortunatamente, potrò dire (come nel famoso film) thanks God, it’s Friday! Che liberazione! Dormire dunque, ma non solo. A parte le solite incombenze domestiche (è Dyson-time) e l’irrinunciabile giro di spese/shopping all’Orio, sabato potrebbe essere la giornata giusta per finire la lunga revisione della bozza del nostro foto-album di nozze (Daniele, incrocio le dita assieme a te!). Se esce un’oretta di sole, sul tardi ci potrebbero stare pure un po’ di fubal al Lazza.

Domenica potrebbe invece essere la giornata giusta per una puntatina pomeridiana in Villa Zelanda (se il tempo regge) o per un altro pranzo/cena con coppia di amici a scelta, valido per la stagione social relations 2006/7. Il dopo cena, invece, è già scritto: rivincita a MonsterCrash! Conoscete questo gioco in scatola? È una specie di Risiko, dove al posto dei carri armati si schierano orde di teschi e la conquista dei territori è solo un tramite per acquisire sempre più peso nelle elezioni dei mostri finalisti che - abbinati ad un punteggio preassegnato dai giocatori all’inizio della partita - determinano la vittoria finale. Domenica scorsa, Gorge ha sbaragliato tutti: questa volta, con un po’ di esperienza in più, venderemo cara la pelle… ops! Le ossa.

Mah, tante idee e un solo dubbio: cosa ne penserà la mogliettina???

martedì, settembre 12, 2006

Fumetti e dubbi

Non vi sarà sfuggito che in occasione del quinto anniversario dagli attentati alle Torri Gemelle dell'11/9/2001 è uscito un libro che illustra il rapporto della commissione americana sulla strage. Si tratta nè più nè meno di un fumetto, corredato da didascalie, che fa la cronaca di quel giorno, racconta i retroscena, le origini di Al Qaida, di Bin Laden, etc... etc... (in esclusiva, sul Corriere, una anteprima) Domanda: se ne sentiva il bisogno? Il rapporto senza figure non era di per sè sufficiente? Che cosa aggiunge questo libro alle tesi arci note che da anni ci propina il dipartimento di Stato Americano?

L'unica risposta che mi riesco a dare è che quanto più i dubbi s'insinuano nella testa della gente, fino quasi a mettere in discussione le verità assolute, tanto più bisogna propagandare con maggior forza possibile le ragioni del credo ortodosso, oltre che - naturalmente! - cercare di screditare e censurare gli "eretici". In altre parole, non sembra anche a voi che siamo di fronte a un tentativo neanche troppo subdolo di fare il lavaggio del cervello a grandi e piccini? Ai bambini, soprattutto... del resto devono pur diventare dei buoni elettori, no? Largo ai fumetti, dunque.

A colpi di prime pagine sui giornali si scrive la storia, mentre i dubbi finiscono nel dimenticatoio. Chi li semina, invece, rischia il manicomio - nei casi migliori - o di finire nelle liste di proscrizione (*). Bè, una volta i "non allineati" finivano arrosto. Tutto sommato, anche in questo campo si è fatto qualche progresso!

Comunque, non voglio essere tendenzioso, se no poi il Dooca mi riprende. Pubblico quindi volentieri anche un link dove si sconfessano una ad una ed accuratamente tutte le sediziose tesi di complotto espresse nei documentari stile Loose Change.

Buona lettura allineata!!! ;-)))

(*) = L'anno scorso Meyssan è stato dichiarato persona non gradita agli USA

venerdì, settembre 08, 2006

Una dedica per Yagoua

Pubblico l'email che mi ha mandato Andrea, all'indomani del post di giovedì Ma voi sapete dov'è Yagoua?, perchè è bella, spontanea e genuina come chi l'ha scritta e perchè fa riflettere. Non so se basti davvero un post nato un pò per gioco e un pò per affetto a suscitare da quelle parti tanto entusiasmo e speranza. Ma se fosse veramente così... se bastasse davvero un pugno di click o qualche dedica per infondere coraggio a quella gente d'Africa, disperata e ai margini di tutto... Non clicchereste? Non lascereste una dedica?

Lo so che può sembrare assurdo, ma oggi - attraverso Internet - il villaggio di Yagoua misura la vostra solidarietà. Forza, dunque! Lasciate un commento su questo post e fate partire il passa parola: a quota 200, si fa una bella festa tutti quanti (e magari vedremo finalmente le foto delle danzatrici, giusto Andre? ;-))

Dino, dimmi la verità, sono forse io Truman, vittima di una telenovela??? Come hai fatto tu da lì a descrivere quello che faccio io qui, quando io stesso che ci sto da due anni ancora non lo so? Solo se tu fossi il regista e quindi sceneggiatore della mia vita da Truman avresti potuto riassumere tutte le attività che svolgo in meno di una pagina... A questo punto i rapporti cominci a scrivermeli tu!!!

Ci tenevo a ringraziarti. A parte le palle grosse che hai sparato su di me (ci mancava solo che dicessi che ero anche bello
[*]), è stato un "regalo" graditissimo; logicamente, non perchè mi hai messo su Internet, ma perchè hai attirato l'attenzione su di un villaggio fuori dal mondo. E allora mi compiaccio della sorpresa e... rilancio con una sfida: riuscire a far sapere tramite il vostro BLOG ad almeno 200 persone dove si trova la città di Yagoua. Risvegliamo le coscienze! Conosciamo il nostro prossimo! Tutti i visitatori del blog che vogliono farci arrivare a quota 200 devono lasciare un messaggio con una dedica di solidarietà. Una dedica non costa nulla, ma regala una speranza!!!

Ecco di cosa ti ringrazio soprattutto: domani una persona in più nel mondo saprà dove si trova Yagoua e... magari si incuriosirà! Ma ti ringrazio anche perchè in poche righe hai raccontato una realtà davvero povera, nella quale tuttavia sembra veramente possibile (o cosa già fatta!) migliorare in modo così prodigioso lo stato delle cose.


Chiudo qui perchè come sempre sono di fretta. Sparirò da Internet per due settimane, ma se ti va, in linea col tuo modo di fare blog, possiamo pensare di pubblicare qualche episodio di vita africana o racconti e fiabe della sevana. Che ne dici?

Dico che è un'ottima idea!!!

;-)))

[*] = Su questo punto puoi dormire sonni tranquilli, non subisco il tuo fascino.

giovedì, settembre 07, 2006

Si può vivere di solo blog?

Il titolo del post di oggi è altamente provocatorio. Non sembra anche a voi che si tratti di una domanda del tutto priva di senso? Almeno a prima vista. Per conto mio, è una domanda sia reale che surreale, almeno se la immagino provenire dal di dentro, dalla voce della mia coscienza, desta e canzonatoria, che ad esempio proprio oggi! potrebbe apostrofarmi in quel modo e poi avvertirmi che entro la giornata devo chiudere una technical proposal, scrivere una presentazione in inglese per il mio capo e impostarne un'altra in vista delle attività previste per la prossima settimana. Tempo da perdere, insomma, non ce n'è. Eppure... Siamo sicuri che sia tempo buttato?

Chissà se questa domanda se l'era mai seriamente posta Javier Penalva, giovane Ingegnere TLC di 27 anni, di Cieza, piccola centro della Murcia (Spagna), prima che la Weblog SL gli offrisse un ingaggio ben più interessante dello stipendio percepito attualmente come insegnante, chiedendogli - come unica contro parte - di poter gestire la pubblicità sui suoi 3 blog. Affiancato da 6 collaboratori per singolo blog (per la cronaca: Genbeta, specializzato in software; Xataka, in dispositivi electronici; Applesfera, dedicato al mondo Apple world), oggi Javier è il primo spagnolo pagato semplicemente (e profumatamente) perché continui a pubblicare i suoi articoli. Vive del suo hobby: il sogno di tutti i blogger (e non solo). Negli Stati Uniti esistono diversi precedenti come il suo, ma c’è da scommettere che il fenomeno è destinato a dilagare un po’ ovunque.

Secondo Javier, recentemente intervistato (*) dal quotidiano spagnolo El Pais, il segreto del successo dipende dal fatto di tenersi sempre aggiornati, dall’amorosa cura per i lettori (seguire i commenti, rispondere alle domande, in definitiva, dialogare con i lettori) e soprattutto, nella costante dedizione: ci vuole molta costanza, regolarità e disciplina! Doti che hanno portato i suoi blog a quota 1,000,000 di click al mese. Che ve ne pare? Niente male, no?

Va bè, ora smettetela di sognare e tornate in voi: davanti a voi c’è il solito puzzolente guano da spalare…

(*) = Ringrazio Mericard per la segnalazione!

Ma voi sapete dov'è Yagoua?

Dopo un paio di mesi di silenzio, ieri abbiamo finalmente ricevuto notizie dal nostro caro inviato speciale in Africa, il barbuto Andreone. Con la sua email ho ricevuto anche l'ok a parlare (bene) di lui e della sua attività sul nostro blog, cosa che faccio subito con molto piacere.

Partiamo con due parole sul personaggio. Single (ahilui!) ma sempre innamorato, pochi compleani alle spalle dopo i 30, un cuore grande così che la gente poi se ne approfitta, senza peli sulla lingua e anticonformista fino al midollo, ma non per scelta o per il gusto snob di essere a tutti i costi originale, lui è così di natura. Una sola vera grande passione... No, non quella! La sua passione si chiama Africa.

Da ormai un anno e mezzo, più o meno, Andrea si trova proprio lì, nell'Africa più nera e cruda che c'è, a Yagoua, nella provincia all'estremo nord del Cameroun, un posto arido e secco per 9 mesi all'anno e colpito da pioggie torrenziali proprio in questo periodo. Per darvi un'idea, allego una Google-cartina, ma credo che non potremo mai capire dov'è e soprattutto cos'è quel posto, standocene comodamenti seduti dietro alle nostre scrivanie da colletti bianchi. In una delle sue prime email, ce l'ha descritta così:

...un villaggio di 70000 abitanti, con solo 12 macchine, zero ristoranti, due bar, una pompa di benzina, zero strade asfaltate, poche case in muraturatanta e tanta polvere. Attorno il niente...

Andrea è lì per seguire un progetto di cooperazione in collaborazione con la O.N.G. ACRA. Scopo: rafforzare la locale produzione del latte, ma non solo (*). A quanto pare, gli africani ne consumano parecchio ma ne producono pochissimo e dipendono in massima parte dalle importazioni di latte in polvere confezionato in Occidente, che del resto costa poco, si trasporta e si conserva molto facilmente. Peccato che in questo modo l'economia locale (prevalentemente agricola) ne esca con le ossa rotte, con conseguenze devastanti in ambito sociale e sanitario.

Ma da quando c'è Andrea, le cose stanno cambiando:

  • Oltre alle mucche (purtroppo sempre molto magroline), la gente alleva anche conigli e capre. L'avventura del giorno in cui si sono procurate le caprette meriterebbe uno spazio a parte... N'è valsa la pena! Ora hanno formaggio fresco, quasi come le mozzarelle di Mondragone;
  • C'è disponibilità di pesce tutto l'anno, grazie all'invenzione geniale degli "allevamenti in pozzanghera" (da coltivare durante la stagione delle pioggie, ovviamente) e dell'introduzione delle tecniche di essicazione;
  • Per arare i campi, si usa per la prima volta l'aratro trainato da buoi. In Europa è una pratica conosciuta sin dal Medioevo: c'è voluto un pò di tempo, ma alla fine siamo riusciti ad esportare anche questa tecnologia. Non ho notizie del raccolto, ma incrociando le dita, tra non molto la domenica si mangeranno polenta e coniglio, come a Bergamo!
  • E' partita anche se un pò di ritardo - causa primo gallo gay - la filiera avicola;
  • E per non farsi mancare niente, arnie e api a go go. Formaggio e miele, mica male, no?
Bravo Andre, continua così! Tienici sempre aggiornati su come vanno le cose e chissà che un giorno non passiamo a trovarti da quelle parti per fare un bel giro sulla tua mitica Brousse!!!

;-)))



PS: Ricordati di portare sempre la macchina fotografica con te. Va bene vedere i campi, le capre, la gente che pesca, le giraffe, etc... Però non ci dispiacerebbe vedere ogni tanto anche un reportage fotografico delle feste tribali di cui ci parlavi, quelle delle donne danzanti mezzo (s)vestite...

(*) = Per farvi un'idea più precisa di come funzionano questo tipo di progetti, cliccate su questo link dell'Istituto di Zootecnica dell'Università degli Studi di Milano. Troverete la descrizione di un progetto analogo per la città di Maroua, sempre in Cameroun.

martedì, settembre 05, 2006

Mami, kebab e le tentazioni dello zucchero

Per il ciclo "Alimentarsi in modo sano o manie ortoressiche?" (ormai è una fissa!) ieri abbiamo sperimentato la nostra Mami, evoluzione moderna e molto raffinata (designed by Alessi, mica bau bau...) della "Digester", la prima pentola a pressione, inventata dal fisico francese Denis Papin nel lontano 1691.

Grazie alla Mami (ma quant'è bella???), la mia mogliettina ha cucinato riso in bianco, papate e zucchine al vapore e purea di fagioli (e qui ho dovuto eccepire, il fagiolo non era fresco ma in scatola, lontanissimo parente di quell'alimento ricco di proteine ed eccezionali fibre vegetali!). Il tutto è stato poi condito con philadelphia. Bè, a dire il vero, ho implorato e ottenuto di poter sostituire il philadelphia con pezzetti di grana: va bene mangiare sano e leggero, ma a tutto c'è un limite! Per chiudere, due fette di melone giallo a testa, freschissimo. Considerato che a pranzo mi sono calato un succulento e unto Kebab, è stata una cena molto, molto equilibrata.

Ehm... stavo dimenticando di dirvi del dolce ^_^. In effetti, i nostri intenti salutistici sono andati a farsi benedire quando Michela&Orlando ci hanno suonato alla porta per omaggiarci del dolce di Varese. Che soffice bontà! A dirla tutta, anche questa mattina, me n'è "caduta" qualche fetta di troppo nel latte.

Ma la battaglia contro gli zuccheri continua! Arrivederci, dunque, alla prossima puntata! ;-)

lunedì, settembre 04, 2006

Sono arrivate le piante!!!

Carissimi, chi l'avrebbe mai detto che per il mio 31-esimo compleanno avrei chiesto ed ottenuto come regalo 4 piante da appartamento??? Sto proprio invecchiando! ;-) Però vuoi mettere che soddisfazione, ora che la fioriera nell'angolo più "in" della casa (quello fra i due divani del soggiorno, in piena zona TV!) è tutto un brulicare rigoglioso di rami e foglie dalle variegate tonalità di verde?

Vi presento, dunque, le neo-arrivate:
  1. Dracaena Godseffiana (o Surculosa - per noi di casa, "Spillo"), è la pianta con i rametti più alti e le foglie appuntite di colore verde scuro screziata di color crema in centro;
  2. Dracaena Fragrans, che è quella più scura sulla destra e che ricorda i ciuffi verdi dell'Ananas, motivo per il quale è stata subito e affettuosamente soprannominata "Anni";
  3. Dracaena ??? (ehm... non abbiamo ancora capito di che varietà si tratti, veramente...), che è quella che si sviluppa in altezza sulla sinistra, dalle foglie larghe e chiare nella parte interna. Visto che avevamo una "Anni", ci è sembrato giusto avere nelle fioriera anche un "Genio" (chiedo scusa, ma questa è una citazione per soli frequentatori della mitica Villa Zelanda!!!);
  4. Cissus ???, la rampicante gentilmente adagiata sulla base della fioriera. Anche qui, a quale varietà apparterrà? Ce ne sono circa 350... Noi l'abbiamo chiamata semplicemente "Rita".
Attenzione! In tutti e quattro i casi si tratta di piante da coltivare in idrocultura. In teoria - dal momento che il loro destino è nelle nostre sbadate mani - potrebbero anche morire (vedi il povero basilico!), ma visto che dobbiamo semplicemente controllare il livello dell'acqua sull'apposito misurino e mettere un cucchiaio di fertilizzante una volta ogni 6 mesi ci sono discrete possibilità che durino e crescano sane [fortunatamente, allo Spadifilium (Lilli) fuori dalla porta di casa ci pensano i nostri vicini: è diventata una bestia!].

Insomma, è l'ora di misurare la verdancy dei nostri pollici!!! ;-)))