lunedì, gennaio 08, 2018

Caro Direttore Felicori

Caro Direttore Felicori,

Sono un bergamasco, anzi ormai milanese, figlio di un casertano emigrato negli anni '70 per lavoro. Tutti gli anni torno al paese d'origine di famiglia per godermi le tante bellezze artistiche ma anche le prelibatezze del territorio: la mozzarella di bufala esportata pure in Giappone del caseificio Ponticorvo o quella del Casolare, il pomodoro fresco (o imbottigliato di zia Elvira), le saporose verdure degli orti, le migliori pizze d'Italia come quelle di Pepe in Grani o quella al "ruoto" dell'Elite.

La seguo da tempo con infinita ammirazione, dopo anni di declino la Reggia aveva bisogno di una persona come lei, del suo ingegno, passione, creativita'. Non dia retta a chi la critica per aver concesso di addobbare lo scalone per un matrimonio privato, i risultati positivi della sua gestione sono sotto gli occhi di tutti: aumento dei visitatori e degli incassi a due cifre anno su anno. Vada avanti con l'entusiasmo che la contraddistingue e sfrutti al meglio la collaborazione con i privati: sono tante le realta' attive e produttive che hanno da beneficiare del rilancio del monumento e del territorio che la ospita. Il problema, semmai, e' che come fare di piu' per valorizzare l'immenso patrimonio a disposizione, ma e non e' certo facile in un contesto problematico come quello campano, dove i servizi sono carenti se non del tutto assenti.

Se posso dire la mia, il volano potrebbe proprio essere quello della realizzazione di un aereoporto civile, con l'obiettivo di portare subito un milione di turisti l'anno e poi progressivamente fino a dieci milioni l'anno: se c'e' riuscita Bergamo perche' non si puo' fare anche li'? Peraltro leggo su Internet che l'idea non è nuova, ma dopo un accordo programmatico del 2008 non se ne sente praticamente più parlare, come mai?

Ad ogni modo, continui cosi' caro direttore: ha tutto il mio sostegno!

lunedì, dicembre 18, 2017

A cena con Francesco Landolfi

Ieri pomeriggio al Teatro Sociale di Bergamo Alta è andato in scena il terzo atto della stagione lirica con il Rigoletto, diretto dal giovane e talentuoso maestro Pietro Rizzo, per la regia di Elena Barbalich. Al centro delle scene, applauditissimo protagonista dell’opera verdiana, il baritono e illustre alvignanese Francesco Landolfi, che i miei genitori hanno avuto il piacere di ospitare a cena, in compagnia del padre Aldo al termine dello spettacolo. Francesco, che la ha mia eta' ed e' padre di due belle bambine, ha raccontato dei suoi viaggi all’estero e dell’esperienza nei teatri internazionali: sempre interpretando il Rigoletto si e' esibito all’Opera di Roma, alla Deutsche Oper di Berlino e poi ancora a Francoforte, Stoccarda e Lipsia, in Giappone...

Mi fa piacere raccontarvi questo frammento di vita alvignanese all’estero, per dirla alla maniera di Vincenzo Corniello, mi ricorda quanto forte sia il legame tra Alvignano e la musica. Cosi' e' sempre stato per lo meno nella mia famiglia e qui mi riferisco principalmente alla musica popolare e leggera, napoletana e non: mio nonnno appassionato autodidatta della fisarmonica era l'anima delle feste in famiglia di una volta. Fu lui a insistere perche' a tutti i nipoti fosse data la possibilita' di studiare il pianoforte; se oggi lo strimpello un pochino lo devo senza dubbio anche a lui. Per i miei cugini, invece, suonare e' sempre stata una cosa molto piu' seria: quello piu' grande oggi e' un insegnante di musica ma per molti anni ha animato con i suoi virtuosismi matrimoni, feste ed eventi in giro per la Campania... Per suo fratello la tastiera e' stata e continua ad esssere il passatempo preferito (a pari merito con l'altro grande amore, la Vespa). Ricordo ancora quel capodanno - quello del 1994? - in cui andammo ad animare il veglione di Capodanno dell'Hotel Santamaria in Valsangro: che serata. Le mie prime centomilalire, peraltro! :-)

A Francesco, che e' gia' un nome affermato, auguro tutto il successo che merita e ogni bene. Spero di poterlo incontrare in estate ad Alvignano. Pensavo, sarebbe bello se potesse un giorno regalare una serata di bel canto in piazza...

A tutti voi invece auguro Buon Natale!

sabato, dicembre 16, 2017

Con una carezza me l'hai spiegato

Uno crede che siccome è padre e ha quarant'anni alle spalle allora sa come si vive e può sedersi in cattedra e spiegarlo ai figli. E invece no, sono loro a far luce sulle cose e a fartele capire davvero. Poco fa, nel silenzio della notte, mi sono levato le cuffie dalle orecchie, ho spento il pc, infilato il pigiama e preparato per andare a letto. Entrato in bagno per lavarmi i denti, ho trovato lo spazzolino appoggiato sul bordo del lavandino con sopra una misura precisa di dentifricio. Era lì ad attendermi, preparato un paio d'ore prima dal mio bambino che si è pure dimenticato di farmelo sapere. Oppure era proprio una sorpresa, chissà. In ogni caso un pensiero piccolo piccolo, ma di una dolcezza infinita. Nel caso mi fossi dimenticato o non avessi ancora capito che cosa è l'amore, stasera qualcuno, con una carezza, me lo ha spiegato. Grazie!

domenica, dicembre 03, 2017

Le domeniche gratis al museo

La gran parte dei bambini milanesi sapranno da dove proviene questa immagine: dal museo di storia naturale, ovviamente! Assieme all'acquario civico del parco Sempione è una delle gite più gettonate delle scolaresche, nonché la nostra meta preferita nelle prime domeniche del mese in cui l'ingresso è gratuito. Ci siamo stati almeno quattro volte e chissà quante altre volte ci dovremo tornare, perchè per Pietro e Giulia è meglio del paese dei balocchi: diventano letteralmente matti tra fossili, animali impagliati e giganteschi diorama. Ci abbiamo portato amici e cuginetti, oggi è stata la volta dei miei genitori, che sono rimasti a bocca aperta -  più o meno come il bestione della foto - di fronte ad una così ricca ed elaborata esposizione. Con i dinosauri di via Palestro si va sempre sul sicuro.

La giornata, a dire il vero, è cominciata con la visita della vicina Galleria d'Arte Moderna: splendida collezione di dipinti e sculture, ma splendido anche il palazzo, con i suoi pavimenti in legno intarsiato, lo sfarzo del salone da ballo e i curatissimi giardini, che sono senz'altro più godibili in primavera ed estate. Un altro scrigno di tesori preziosi che Milano custodisce e un pò nasconde alla vista degli avventori distratti.

PS: sto facendo la raccolta dei bollini, mi mancano ormai solo un un paio di case-museo (Boschi di Stefano e Francesco Messina), la Pietà Rondanini e le Gallerie d'Italia, dopo di che per vedere altri musei a Milano mi toccherà (ri)cominciare a pagare...

la Pinacoteca di Brera: fatto!
il Museo del Novecento: fatto!
l’Acquario Civico: fatto!
i Musei del Castello Sforzesco: fatto! 
il Museo della Pietà Rondanini: manca... 
il Museo del Risorgimento: fatto!
Palazzo Morando: fatto!
la Galleria d’Arte Moderna: fatto! 
il Museo di Storia Naturale: fatto!
il Museo Archeologico: fatto!
il Museo del Cenacolo Vinciano: fatto!

giovedì, novembre 30, 2017

Roadmaps e menù alla Catalana

Uno degli aspetti positivi della penultima riorganizzazione aziendale è che ho ripreso a viaggiare per lavoro, non spessissimo a dire il vero, giusto tre quattro trasferte all'anno che per me è più che perfetto: c'è il diversivo che non guasta ogni tanto così come la continuità a casa, che per una coppia da sola a Milano con due bimbi da crescere è disperatamente necessaria. L'ultima organizzazione è stata annunciata proprio la scorsa settimana e diventerà realtà tra poche settimane: sembra che il Lisbona diventerà il mio secondo ufficio, brrr... Staremo a vedere.

Intanto, pubblico questa bella foto notturna della casa Battlò e vi racconto del mio ultimo viaggio a Barcellona con la solita combriccola di colleghi buongustai delle software roadmaps and best practices sharing... Non vi starò a tediare con la storia delle bandiere catalane appese a tutti i balconi e la storia della Sagrada Familia (che avevo visto quindici anni fa più o meno incompiuta come l'ho trovata questa volta) che abbiamo ammirato per la via: vado dritto al punto culinario. Panza mia, che mangiate! Primo giorno, tataki di salmone con wok di verdure, salsa di ostrica e sesamo presso il raffinato ristorante "My Way", nel barrio gotico. Attenzione agli incontri notturni, c'è sempre gente poco raccomandabile da quelle parti. Secondo giorno, abbuffata di antipasti e frittura di pesce, più paella d'occasione al "Salamanca", in zona Barceloneta. Non ho dormito un gran che quella notte. Il terzo giorno, più sobria ma comunque gustosa cena a base di tapas al "Taller de Tapas", in zona molto chic e poco distante da piazza Catalunya e dalle Ramblas, dove abbiamo infatti poi chiuso la serata. Quarto ed ultimo giorno, pranzo in un ristorante frequentato solo da locali ("Cuina d'Amics") a base di filetto di baccala e fagioli. La mazzata finale.

Fortuna che a casa ho le mie certezze: frollacchia di carote, cipollotti e piselli e tanto pentimento per il resto della settimana!!!


domenica, novembre 26, 2017

Quel parcheggio sotto la Rocca


Bisogna riconoscere che c'e' una certa coerenza tra il fatto di costruire un parcheggio ai piedi dell'antica Rocca di Bergamo alta (pur tra frane, crepe, appelli e proteste dei cittadini) e la scarsità di mezzi pubblici che si arrampicano fino all'interno della citta' murata: le uniche alternative sono il (mini) bus "3" che parte ogni 45 minuti dall'Ostello della Gioventu' o la funicolare da Viale Vittorio Emanuele II che offre una corsa suggestiva ma scomoda per chi si trova lontano dal centro.

Si potevano fare scelte diverse? Credo di si, ormai di modelli virtuosi da copiare in giro ce ne sono molti e a Bergamo non mancano nè le risorse e nè le competenze per mettersi in scia o persino in testa al gruppo. Quel che manca alle amministrazioni che si susseguono a palazzo Frizzoni è la visione del futuro e il coraggio di affrontare con lungimiranza le sfide della globalizzazione. Pensare di risolvere il problema della mobilità e del turismo di massa con un parcheggio affidato a privati nel cuore di un centro storico da poco divenuto patrimonio UNESCO è semplicemente desolante.

 E ora vi saluto che mi aspetta la salita al campanone con i miei piccoli esploratori!


martedì, novembre 14, 2017

La tua prima volta a San Siro



Quando sarai grande capirai tante cose che ieri sera hai osservato senza farci troppo caso, tipo come mai salissimo la rampa della torre “torcigliona” di accesso al terzo anello fermandoci a contare ad ogni giro di spira a che piano fossimo, come mai ci fosse tutta quella gente e perchè sugli spalti si sentano dire tante parolacce o perché qualcuno tiri bottiglie vuote sulla testa di quelli sotto (questo, veramente, faccio fatica a capirlo anche io), cosa sia l’IKEA, perché Insigne, che è il nostro attaccante migliore, non abbia giocato (bè anche questo rimarrà un mistero, ma ormai che importa), etc… Da grande capirai che senza che ci fosse la minima intenzione hai assistito ad un evento storico, ad un “apocalisse” come molti giornali titolavano oggi, ad una delle pagine più nere del calcio italiano: la mancata qualificazione della nostra nazionale ad un campionato mondiale. È la seconda volta nella nostra storia, non succedeva da 60 anni… Avrai tempo per ragionare su queste cose. Ma il bello di essere bambini (e per me di averlo vissuto attraverso i tuoi occhi) è che una serata come quella di ieri – nonostante e al di là del risultato – è magia pura che non necessita di spiegazioni: si spalancano gli occhi, si salta, si canta e si urla sospinti dalla forza impetuosa della curva, si respirano emozioni a pieni polmoni e ci si abbandona all’euforia di una festa pazzesca, mai vista prima. Io, veramente, a San Siro ci ero già stato, ma andarci con te è stata tutta un’altra cosa!

martedì, ottobre 31, 2017

Ecosistema Urbano 2017: Milano, promossa o bocciata?


Ieri e' stato presentato l'annuale rapporto di Legambiente denominato "Ecosistema Urbano", giunto alla sua ventiquattresima edizione. Si puo' andare fieri di Milano nel 2017? I dati parlano ancora una volta di luci e ombre: ci sono aspetti dove nonostante la drammatica urgenza di cambiare direzione non si registrano significativi progressi e, al contrario, situazioni dove la citta' non solo vince il confronto con altri capoluoghi italiani ma risulta tra le più virtuose dell'intero continente europeo.

A Milano va forte il bike sharing, grazie alle iniziative messe in campo dall'operatore pubblico e più recentemente da quelli privati, Mobike e Ofo. Ed e' boom anche di car sharing: quest'anno si e' raggiunto il milione di abbonati, nonostante il contesto di mercato tutto sommato ancora poco maturo (vedi bilanci di Car2Go ed Enjoy ancora negativi). Possiamo, inoltre, vantare una rete di trasporti pubblici che funziona, la metropolitana piu' estesa d'Italia ed in continua espansione, il successo dell'area C, che ha ridotto significativamente l'utilizzo delle auto nel centro cittadino. Il livello di raccolta differenziata e' piu' alto della media, mentre la rete idrica disperde meno del 20% dell'acqua trasportata (ma rispetto a quattro anni fa la situazione e' un po' peggiorata). Infine, si può citare lo sviluppo del teleriscaldamento, che gia' lo scorso anno aveva superato la soglia dei 200 mila appartamenti "equivalenti" collegati.

D' altro canto, c'e' ancora tantissimo da fare. La distanza con la capofila Mantova e' abissale (circa 20 punti) e drammaticamente lontana appare anche quota 100, che nel modello di Legambiente rappresenta la condizione in cui la citta' rispetta pienamente le normative vigenti e si conforma a tutte le raccomandazioni e protocolli internazionali che si riferiscono alla salute umana (UE, OMS...). A Milano abbiamo poco verde pro-capite, isole pedonali e chilometri di piste ciclabili. Insufficiente, se comparato con altre realta', anche l'installato di fotovoltaico e termico pubblico. Ma il problema numero uno rimane la qualita' dell'aria. Anche quest'anno, le polveri sottili sono state sopra soglia per un numero spaventoso di giorni e consola poco sapere che la concentrazione media negli ultimi quattro anni si sia ridotta del 12%, passando da 42 a 37 microgrammi/mc.

Coraggio Sala, acceleriamo sull'ambiente! In quindici anni, come mostra il grafico, abbiamo fatto davvero troppa poca strada...

lunedì, ottobre 30, 2017

Colori d'autunno a Baggio (foliage)


Un acero infuocato dalle tinte accese dell'autunno. I rossi, i gialli, il marrone e la gamma dei verdi: uno spettacolo di una bellezza tutto sommato comune e al tempo stesso unica e indescrivibile, cui una fotografia scattata con i poveri mezzi tecnologici che mi ritrovavo in tasca questa mattina non rende purtroppo giustizia. La pianta sembra quasi specchiarsi sopra ad una una superficie di foglie secche, cadute fittamente tutte intorno al tronco e stranamente non spazzate via dal vento di questi giorni. E' impossibile passarci accanto e non rimanere estasiati dall'armonia della composizione e non perdersi nel gioco di riflessi.

Per chi volesse gustarsi dal vivo questa meraviglia: parco tra Via Viterbo e Via Forze Armate, grosso modo all'altezza del civico 250.  

venerdì, ottobre 27, 2017

Ex asilo di via Martinetti, apertura rimandata al 2020


Ci vorranno almeno altri tre anni prima che l'area dell'ex asilo di via Martinetti venga sistemata. Questo, in sintesi, l'esito dell'incontro aperto (e molto partecipato) che si è svolto ieri presso l'oratorio di Santi Nabore e Felice, alla presenza del Presidente del Municipio di zona 7 Marco Bestetti e dell'Assessore ai lavori pubblici del Comune di Milano Gabriele Rabaiotti. Quest'ultimo ha spiegato che il punto centrale della questione è la destinazione d'uso che le si vorrà attribuire. Scelta che deve essere naturalmente e il più possibile condivisa con il Municipio di zona 7 e i residenti del quartiere.

Sul tavolo ci sono diverse opzioni: un parcheggio per circa 80 veicoli, il cui costo si aggirerebbe attorno a 1 milione di euro, un'area verde da annettere al parchetto esistente (tra le piu' gradite), per un costo totale di circa 2,8 milioni di euro, un'area attrezzata per lo sport all'aria aperto, tipo campo da basket/pallavolo, per un costo totale di circa 2,9 milioni di euro, una palestra per praticare sport al chiuso, una biblioteca di quartiere, un'area polifunzionale per favorire l'aggregazione sociale, con sale riunioni, auditorium, etc... C'è infine da considerare lo scenario in cui il Comune conceda il bene ad un privato che voglia intraprendere un esercizio commerciale, ma francamente appare una ipotesi remota. In ogni caso, bisogna tenere conto che stiamo parlando di una superficie di soli 2000 metri quadrati, il che limita il campo delle possibilità: o si fa una cosa o se ne fa un'altra. Non è pensabile di farvi coesistere più di un progetto.

L'assessore ha presentato anche l'iter burocratico che si profila da qui alla riapertura dell'area. Anzitutto, bisognerà effettuare delle analisi in modo da determinare con precisione l'entità e il costo delle bonifiche del terreno. L'obiettivo è chiudere questa prima fase entro i prossimi sei mesi. Poi occorrerà selezionare una ditta a cui affidare i lavori attraverso il processo del bando pubblico di gara. Considerati i tempi tecnici della gara a mezzo bando pubblico, non si avrà un esito prima del 2019. Infine, si arriverebbe alla messa in opera del progetto, che non verrebbe realizzato prima del 2020. Le date sono puramente indicative e si riferiscono al caso "roseo" in cui la destinazione d'uso venga definita entro i prossimi sei mesi, le risorse finanziarie siano disponibili e, soprattutto, la questione dell'ex asilo rimanga nel radar delle priorità del Municipio 7 e del Comune di Milano.

Prospettive non certo esaltanti. Tre, quattro o cinque anni sono tanti, considerato che veniamo da dieci anni di abbandono, incuria e vandalismi di vario genere. Uno fa a tempo a cambiare casa, quartiere o persino citta', come e' successo al sottoscritto. Si fa a tempo a passare dalla fase in cui i bambini sono piccoli e il parchetto e' un appuntamento quotidiano, al momento in cui i figli sono grandi e al parchetto non ci si pensa piu'. In questo paese si muore di burocrazia... e di smog, aggiungo, visto che non c'e' un altro giardino pubblico nel raggio di 1 km!

Nel frattempo che si puo' fare? Certamente, chiedere al Municipio 7 di convocare al più presto un'assemblea pubblica in cui definire una volta per tutte la destinazione d'uso: inutile attendere di sapere che nel sottosuolo ci sono pesticidi o idrocarburi o che la bonifica costa 10 o 20. Poi, assicurarsi che il parchetto esistente venga manutenuto nel modo migliore possibile: ieri sera (forse) ci siamo portati a casa la promessa di una fontanella, ma c'è anche il problema ricorrente delle zanzare, il marciapiede dissestato, l'illuminazione carente, le recinzioni divelte, la crescita incontrollata della "savana", etc... Infine, perche' no? Premere sul Comune perche' valuti la possibilita' che questo intervento salti su una corsia preferenziale ("accordi quadro"), di modo da ridurre drasticamente i tempi.

Ce la faranno i nostri eroi?

giovedì, ottobre 26, 2017

Via Menzini, chi giustifica è complice



Foto scattata in Via Menzini, in zona Forze Armate, Milano: in quartiere in cui vivo. Oltre al furgone, le fiamme hanno interessato un motorino e le persiane dell'appartamento del primo piano. Sulla fiancata del veicolo un foglio A4 appeso con lo scotch con un messaggio amaro e dal finale chiaramente accusatorio:

Questa opera è stata realizzata da una mano mossa dall'ignoranza, dall'intolleranza e da una mentalità mafiosa, che vorrebbe imporre la sua volontà con la forza, senza alcun rispetto della legge, della libertà, della proprietà e della vita altrui (visto che si è sfiorata la strage). Chi giustifica e chi tace è complice

Chi tace è complice, d'accordo. Ma chi è tanto cinico da giustificare una cosa simile? Una persona che conosca la vittima e che di fronte ad una scena simile pensi che comunque se la sia meritata. Mi viene in mente che in quella via vedo spesso passare famiglie di ebrei che portano i loro bambini a scuola: che sia quindi un atto ostile dai connotati politico-religiosi, che goda del silenzioso appoggio di una certa comunità antisemita? Ipotesi che non sta in piedi, perché gli ebrei frequentano la via ma abitano da tutt'altra parte (San Gimignano).

Ad ogni modo, stamattina non è stato facile spiegare a Pietro cosa stesse guardando, quando nel tragitto tra casa e scuola siamo passati accanto a quei resti carbonizzati in sella alla nostra bicicletta. Gli ho detto che ci sono persone molto cattive e prepotenti che arrivano a fare dispetti di questo genere, ma mentre lo dicevo mi rendevo conto che le parole non trasferivano il cupo concetto di intimidazione.

martedì, agosto 22, 2017

Storia (e leggende) della chiesetta della salute di Milano


C'era una volta un villaggio che distava solo una manciata di miglia dalle antiche mura di Milano. Vi abitavano povere famiglie di contadini che disponevano di casupole di mattoni rossi e paglia, con i fienili e le stalle per gli animali. Al centro dell'abitato, si ergeva un antico mulino, da tutti conosciuto come il Molinazzo, il quale aveva una grande ruota idraulica costruita con legno di quercia, sempre in movimento, sospinta dalle chiare acque del fontanile (o torrente) Restocco. Il lavoro nei campi era duro e il raccolto spesso magro e così la gente del posto, seppure molto devota, non aveva i mezzi per erigere una chiesetta degna di nostro Signore. Ogni sette giorni toccava mettersi in cammino per raggiungere la grande Basilica dei Martiri, dove riposavano le spoglie dell'amatissimo vescovo Ambrogio e dove veniva celebrata la santa messa domenicale.

Un giorno, però, giunsero al villaggio una strana coppia di personaggi: una nobildonna dall'aria triste accompagnata da un vecchio cavaliere, che indossava una pesante armatura in ferro. Nessuno li aveva mai visti prima, ne' si sapeva da dove venissero, tuttavia furono accolti con benevolenza e ricevettero tutti gli onori che ospiti di tal rango meritavano. Il Cavaliere racconto' di se' che aveva vinto più di mille fra giostre e duelli, ma ora, stanco di combattere, voleva deporre le armi e trascorrere gli ultimi suoi anni in un tranquillo podere di campagna, lontano dal frastuono e dagli intrighi di città. La dama fece, invece, sapere che intendeva ritirarsi a vita umile e di preghiera. Aveva fatto il voto di erigere a sue spese un piccolo oratorio e di dedicarlo all'apostolo Giacomo. E cosi' fce. Dopo qualche mese accanto all'antico Molinazzo si ergeva la nuova chiesetta di San Giacomo, dall'aspetto semplice e molto decoroso. La piccola comunita' tripudio' di gioia perche' quell'opera sembrava provenire direttamente dalle mani della divina provvidenza!

Ci si accorse subito che mancavano tuttavia due cose fondamentali: le campane per richiamare tutti dai campi al momento delle funzioni e un sacerdote che officiasse le messe. Fu quindi deciso di inviare una delegazione del contado in udienza dal potente arcivescono di Milano Ariberto, pregandolo di far fronte a quelle pie esigenze. Questi, signore incontrastato di quelle province, era un uomo risoluto e molto attento alla salute delle pecorelle del gregge che il buon Dio gli aveva affidato e fu quindi ben felice di nominare un prelato, che volle personalmente accompagnare al villaggio con l'intento di consacrare la novella costruzione e concelebrare la prima messa.

Potete immaginare la sorpresa della gente che abitava presso il Restocco nel vederlo arrivare in una calda mattina di mezza estate su un grosso carro trascinato da buoi, con quello strano cappello a doppia punta sulla testa e il bastone ricurvo e con a seguito uno stuolo di chierici, nobili e milizie a cavallo! I bambini saltellavano come mosche impazzite attorno al maestoso corteo, i contadini sgomitavano per toccare un lembo delle sue sontuose vesti e si affannavano a scappellarsi, mentre la nobildonna e il cavaliere lo accolsero prostrandosi e baciandogli il sacro anello. Ariberto dispensava a tutti le sue benedizioni, con il suo fare austero e solenne.

E le campane? I delegati del contado, nella concitazione del momento, si erano dimenticati di parlarne con l'arcivescovo, ma il vecchio cavaliere trovo' prontamente una soluzione pure a quel problema: con animo generoso dono' l'elmo lucente e la robusta armatura ferrea che lo avevano protetto in tanti e tanti duelli perche' fossero fusi e se ne ricavassero due squillanti campane con relativo batacchio. Il maniscalco del villaggio non perse tempo e prima che Ariberto facesse ritorno in citta' martello' e sagomo' due lucentissime campane, che vennero issate sul campanile di San Giacomo, suonando a festa per tre giorni e per tre notti, tra benedizioni, canti, balli e lodi al Signore. Mai al Restocco si erano vissuti giorni piu' felici di quelli.

Passarono alcuni anni di grande prosperita' e la fama del piccolo borgo crebbe tanto da attirare l'attenzione di altri prodi cavalieri di ritorno dalla Terrasanta, desiderosi di riposo e pace, ma anche affascinati dal paesaggio agreste e dalla vita operosa attorno al Molinazzo. Portavano con se' carichi di tesori preziosi e urne con le reliquie di santi e martiri d'Oriente, oltre che un bagaglio di storie fantastiche da raccontare la sera attorno al fuoco. Chiunque avesse la fortuna di ascoltarle pendeva dalle loro labbra e ascoltavano con occhi sgranati e profonda venerazione. Col passare del tempo, i cavalieri contribuirono pure ad abbellire la chiesetta, chi facendone affrescare le pareti, chi commissionando paramenti sacri e arredi vari alle botteghe artigiane di Milano. Fecero costruire anche un ospitale, per le esigenze del loro ordine. Il borgo insomma cresceva e si arricchiva di cascine e di luoghi di ristoro lungo la via per Novara. Una di queste, la cascina Linterno - che ancora oggi si erge al confine orientale del Parco delle Cave - fini' col diventare albergo del grande poeta Francesco Petrarca, il quele trasse da questi luoghi ispirazione per le sue rime immortali.

Per secoli tutto ando' per il meglio, fino a quando un giorno anche a Milano e nei contadi circostanti scoppio' purtroppo la peste nera. Pare che l'infezione traesse origine da batteri portati in Italia da navi genovesi (e topi) di ritorno dal lontano Oriente. Quale che fosse l'orgine del morbo, fu un tremendo flagello: Allora, si sa, non esistevano antibiotici e le sofisticate medicine di cui disponiamo oggi, inoltre la gente si lavava ben di rado e non sapeva in che modo viaggiasse il contagio. La peste si diffuse con grande facilita', falciando uomini e donne, vecchi e bambini: ne perirono a migliaia. Non sembrava esserci scampo alcuno, l'unica speranza della gente era affidarsi alla preghiera e stringersi attorno al caro, amato e santo Arcivescovo di quei tempi, Carlo Borromeo. Costui era un omone corpulento, alto quasi due metri, che aveva donato tutte le sue ricchezze ai poveri e che si era tanto prodigato per far costruire ospizi ed ospedali per assistere i malati. Uno, il Maggiore, e' ancora presente ai giorni nostri e sorge proprio nei pressi della chiesetta di San Giacomo.

Carlo si spostava da un borgo all'altro sul dorso di un mulo e ovunque si trovasse organizzava grandi processioni penitenziali, predicando obbedienza alla chiesa e il perdono dei peccati. Giunse finalmente anche alla chiesetta di San Giacomo, che - non si sa come - nel frattempo aveva cambiato nome ed era ora intitolata ai santi Filippo e Donato. Davanti alla folla, benedisse le campane e annuncio' che chiunque, pentito delle proprie malefatte, le avesse sentite suonare non si sarebbe ammalato o sarebbe addirittura guarito. D'improvviso, l'epidemia spari' da quelle terre. L'eco del miracolo si sparse come un fulmine per Milano e furono molti quelli che si trasferirono e che cercarono un riparo al Restocco, tant'e' che il cugino di Carlo, il pio Cardinale Federigo Borromeo, si adopero' perche' accanto alla chiesetta, da tuttti conosciuta anche come "della Salute", sorgesse un vasto convento in grado di ospitare famiglie e viandanti. Furono i frati francescani ad occuparsene per ben due secoli. Si dice che per una notte ospito' niente meno che l'imperatore di Francia Napoleone Bonaparte, impegnato nella campagna militare cispadana nei giorni in cui venne incoronato re d'Italia in piazza Duomo.

Purtroppo oggi non rimane quasi piu' nulla dell'antico borgo. Un imprenditore edile nel dopoguerra acquisi' i terreni, ricopri' il corso del torrente, demoli' il grande convento, le antiche cascine e l'antico Molinazzo per far spazio ad alti palazzoni e cemento. Quando rivolse le sue ruspe verso la chiesetta della salute la gente gli si rivolto' contro e comincio' ad urlare e a protestare cosi' vivacemente che l'uomo dovette rinunciare all'impresa. In tutto quel trambusto, sparirono pero' le belle campane lucenti che erano state fuse con l'elmo e l'armatura del vecchio cavaliere. Che fine fecero? Qualcuno ipotizza che siano finite con le macerie del convento, delle cascine e del mulino sotto il Monte Stella. Altri dicono che siano state nascoste dal sagrestano della chiesa per preservarle e venerarle come reliquie preziose in un luogo segreto. Altri ancora malignano che siano state rubate nottetempo dall'imprenditore per dispetto agli abitanti del quartiere. Nessuno lo sa con certezza. La leggenda dice che un giorno un bambino le trovera', le rimettera' al loro posto, le fara' di nuovo suonare rallegrando il quartiere, che lo eleggera' a novello eroe del Molinazzo. Nel frattempo, se passate di la' in una tiepida serata d'Agosto senza traffico di auto e tram, tendete l'orecchio e fate attenzione: potreste sentire il fievole scroscio delle acque del fontanile che ancora scorre lento sotto ai vostri piedi.

(dedicata ai miei figli Pietro e Giulia, nuovi milanesi del Restocco)

domenica, aprile 09, 2017

Fioriture sul Naviglio di Alzano


In attesa di riaprire quelli di Milano, mi godo quello di Alzano: stamattina lungo il corso della Seriola ho trovato questa bella fioritura di tulipani. Le passeggiate con papà sono sempre speciali.

venerdì, aprile 07, 2017

Riapriamo i navigli!

Caro Roberto Biscardini, 

Ci siamo conosciuti ieri sera, nel corso dell'evento "Concarte". Mi piacerebbe molto entrare nella tua associazione e darti una mano. Per dieci anni, quando facevo il pendolare, mi sono battuto per Bergamo e i suoi collegamenti ferroviari; ora che ho messo radici a Milano vorrei far mia la tua causa, che e' ambiziosa, visionaria, molto suggestiva e affascinante. Tra dieci anni vorrei poter pedalare con la mia bicicletta lungo quel percorso di 8 km di vie d'acqua riconquistato alla citta' e alla sua storia, con l'orgoglio che li' dentro c'e' anche un po' del mio impegno.

Riapriamo i Navigli!




domenica, marzo 26, 2017

Piovono coriandoli a mezza quaresima


Nulla di nuovo, ve lo avevo gia' raccontato quando mi ero travestito da scoria radioattiva: Bergamo, città dalle profonde radici cattoliche, si concede nel bel mezzo della quaresima una sfilata profana e carnevalesca, con carri, figuranti mascherati, balli, burle, musica, chiasso, frastuono e pioggia di coriandoli. La baraonda termina con il famoso rasgament dela egia, personificazione di tutti i mali, e che per quest'anno il mitico Ducato di Pontida ha voluto identificare con la cattiva manutenzione delle strade orobiche. Con tutto il rispetto per il Duca e i suoi nobili accoliti, con tutte le cose che funzionano male e che potevano denunciare, pensare alle buche mi sembra una scelta piuttosto banale. Comunque sia, noi c'eravamo e ce la siamo goduta anche quest'anno!

PS: qualcuno mi sa dire dove trovare l'elenco completo dei "soggetti" mandati al rogo dal Ducato da quando esiste la tradizione del rasgament?

sabato, marzo 25, 2017

Che emozione è stata incontrarti, papa Francesco!



Bergamo, 26 Aprile 1981. Avevo cinque anni e mezzo quel giorno quando i miei genitori mi portarono a vedere il Papa. Nonostante il tempo inclemente, c'era una folla enorme assiepata in ogni angolo del centro. Noi stavamo all'altezza dell'incrocio tra il Sentierone e via Roma. Ho un ricordo assai vago di cosa disse e di cosa fece, ricordo bene invece che che quando andammo via commentai: "A me questo papa non piace molto". Mia madre ne rimase turbata, ma la ragione è che io lo avevo preso in antipatia per le stesse ragioni per cui tutti sembravano esserne rimasti folgorati: la sua voce, l'energia, il carisma... Era un giorno piovoso di fine aprile aprile quando incontrai Karol Wojtyla, venuto per rendere omaggio alla terra natìa di un suo grande predecessore. Così si rivolse alla gente che lo accoglieva a Sotto il Monte: 

[...] Vengo per entrare, in un certo senso, nel cenacolo. Il cenacolo è la casa in cui è nata la Chiesa. Sono venuto quindi per visitare prima di tutto una casa. È la casa familiare dalla quale è uscito un grande Papa e servo di Dio, Giovanni XXIII. In questo anno cade il centenario della sua nascita. Per tale ragione con gioia ho accolto l’invito della Chiesa di Bergamo a visitare quest’anno il luogo di nascita di Angelo Giuseppe Roncalli, e la terra alla quale egli fu legato a motivo della sua provenienza: la vostra terra bergamasca. 

In quell'occasione si pronuncio' contro l'aborto, difendendo strenuamente quelli che definiva "valori essenziali". Un discorso che alla luce delle dinamiche sociali in corso sembra di un'altra epoca, ma che invece credo non smettera' mai di interrogare l'uomo di ogni tempo. Da leggere, rileggere e meditare con attenzione:

[...] Il primo di questi valori è l’amore fedele degli stessi coniugi, come sorgente della loro fiducia reciproca e anche della fiducia dei figli verso di loro. Su tale fiducia, come su di una roccia, si basa tutta la sottile costruzione interiore della famiglia, l’intera “architettura delle anime”, che irradia con una matura umanità sulle generazioni nuove. Il secondo valore fondamentale è il rispetto della vita sin dal momento del suo concepimento sotto il cuore della madre. Se accettassimo il diritto di togliere il dono della vita all’uomo non ancora nato, riusciremmo poi a difendere il diritto dell’uomo alla vita in ogni altra situazione? Riusciremmo a fermare il processo di distruzione delle coscienze umane?” 

Milano, 25 Marzo 2017. Questa mattina ho portato Pietro a vedere il Papa. Curiosamente, anche la sua "prima volta" cade all'età di cinque anni e mezzo. Evidentemente, il luogo non è lo stesso e per fortuna neppure la condizione meteorologica: il sole inondava piazza Duomo regalando una temperatura gradevole. Per me è stata una grande emozione, ma chissà come avrà elaborato lui questo incontro, cosa gli rimarrà dentro e come se lo ricorderà da grande. Sarà stato un evento come tanti, o qualcosa di speciale? Forse dipenderà anche da quanto lo avremo realmente condiviso:

[...] Il ritmo vertiginoso cui siamo sottoposti sembra rubarci la speranza e la gioia, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Occorre prendersi il tempo, per la famiglia, per la comunità, per l'amicizia, per la solidarietà e per la memoria.

Il mio amico airbnb



Oggi ho incontrato un amico per strada, ci siamo fermati a scambiare quattro chiacchiere, aggiornandoci sulle ultime novità. Io ne avevo ben poche, a dire il vero, mente lui mi ha raccontato che ha deciso di mettere in affitto su airbnb un mini-appartamento di 30 mq sito in zona San Siro, appena finito di ristrutturare. Le prime quattro prenotazioni, mi rivela con soddisfazione, sono fioccate nel giro di soli trenta minuti da quando l'annuncio è comparso sul portale. Bel colpo, mi sono detto: ecco un modo intelligente di crearsi una rendita ausiliaria e nel contempo familiarizzare con un settore intrigante come quello dell'accoglienza e del turismo. Chissà che questa esperienza torni utile un domani e che rappresenti l'inizio di un percorso professionale nuovo?

Incuriosito dal suo racconto ed essendo a due passi dallo stabile in cui si trova l'immobile, gli ho chiesto il piacere di accompagnarmici e di mostrarmelo. Senza grossa sopresa, conoscendo il suo gusto ed estro a volte geniale per l'arredamento d'interni, mi sono trovato davanti ad un ottimo lavoro: finiture in legno e ferro, un grande soppalco con travi a vista su cui poggia il letto matrimoniale, nicchie ornamentali sulle pareti, bagno minimale ma con mega-doccia, per il resto cucinotto, mobili e divano in stile moderno e rigorosamente IKEA.

Tornato a casa, sempre più intrigato dalla faccenda, mi sono messo a studiare il business case "airbnb", per capire come funziona. Ammetto che non ne sapevo quasi nulla, ne' dell'azienda ne' del servizio che offrono. Mai fatto un acquisto con loro. Quelle poche volte che ho cercato alloggi sul sito ho sempre trovato prezzi poco convenienti o comunque non allettanti rispetto alla disponibilita' delle mie tasche.

Ebbene, cominciamo con un dato forse non sorprendente: l'Italia, patria delle microimprese e per vocazione paese a trazione turistica, è la terza miglior piazza al mondo per la compagnia di San Francisco. Da noi ci sono già almeno 200 mila persone ("host") che condividono almeno una stanza, o piu' spesso una o piu' case. In più della metà dei casi, si tratta di donne, eta' media 42 anni. A Milano un anno fa gli annunci in bacheca sfioravano quota 13 mila, contro i 7 mila di Firenze e i 20 mila di Roma. Il fenomeno è dilagato in modo cosi' fulmineo e incontrollato (fatto comune a tutti i grandi fenomeni che nascono sul web) da attirare l'attenzione del parlamento, che lo scorso autunno era pronto a votare un emendamento alla legge di bilancio noto come "tassa airbnb" (poi ritirato). Quello delle tasse e della regolamentazione degli affitti a breve termine rimane un tema assai scottante e, per certi versi, irrisolto: gli albergatori e i Bed&Breakfast registrati sugli albi dei comuni lamentano da tempo e non senza ragione la concorrenza sleale di chi opera al di fuori delle leggi, affittando alloggi senza contratto e senza nulla dichiarare al fisco. A costoro, prima o poi, bisognera' dare una risposta.

Ma torniamo al caso del mio amico: quanto ci potra' guadagnare? Ammettendo che gli vada particolarmente bene e che in un anno venda 50 pernottamenti (la media nazionale e' 26, ma qui stiamo parlando della vivacissima Milano post-Expo...) a 100 euro l'una, avrebbe un guadagno lordo di 5000 euro, da cui scalare il 3% che si trattiene airbnb e il 21% (almeno) di tasse. Se non se ne occupa direttamente lui, deve poi togliere le spese di pulizia (400 euro?). In tasca gli rimarrebbero quindi 3400 euro, con cui pagare le spese fisse di condominio (circa 1200 euro?), le utenze (altri 400 euro?) e le varie IMU/TARI/TASI (altri 500 euro?). Io immagino che ci siano, infine, anche delle spese di assicurazione sugli infortuni agli ospiti (100 euro?). Sottraendo tutte queste voci, il guadagno netto annuo scenderebbe cosi' a 1200 euro e mi fermo qui, perche' il mio amico abita molto vicino al mini-appartamento e potra' seguire l'attivita' senza sostenere spese significative di viaggio. Altrimenti ci sarebbero anche quelle...

Morale, un immobile che oggi vale attorno ai 100 mila euro puo' produrre una rendita netta annua attorno all'1,2%, certamente da non disdegnare ma comunque non dissimile da quella che si otterrebbe vincolando i soldi ad un banalissimo conto deposito. In ogni caso, non si tratta di una rendita tale da giustificare uno scenario di acquisto di seconda casa. A mio parere, Airbnb ha un senso dal punto di vista economico solo se la seconda casa ce l'hai gia' in mano, oppure se puoi sfruttare allo scopo una porzione della tua prima casa.

Fine dell'analisi. Ora, spero che qualcuno venga commentare questo articolo, raccontando la sua esperienza. Dopo tante elucubrazioni, sarei proprio curioso di sapere come vanno le cose nel mondo reale e sapere se e' vero che in fondo quel che conta di piu' e' il valore intrinseco dell'ospitalita' e del continuo incontro con persone di altri paesi e culture. Fatemi sapere!

venerdì, marzo 17, 2017

Bravi, bravissimi (vi conosco Mascheroni!)



La scorsa domenica mi è capitato per le mani un articolo dell'Eco di Bergamo conservato (diciamo pure dimenticato) in una scatola di ricordi, in cui venivano pubblicate le fotografie degli studenti più "bravi" del mio liceo, all'indomani della pubblicazione dei voti della maturità. A scanso equivoci, dichiaro subito che io non facevo parte della schiera degli eletti, dal momento che i miei esami purtroppo furono un vero e proprio disastro. Va anche detto, però, che le commissioni esaminatrici quell'anno non furono di manica particolarmente larga: solo 6 alunni su 218 furono premiati con il 60 sessantesimi (di cui tre con encomio), mentre tre quarti dell'intero corpo studentesco dovette accontentarsi di un voto al di sotto della soglia dei 50/60. Non starò certo qui a rinvangare storie di mortificazioni e ingiustizie, ma posso assicurare che dietro alcuni di quei voti mediocri si celassero carriere scolastiche con rendimenti più che buoni e, soprattutto, vere e proprie menti brillanti. Basti l'esempio di Simone, compagno di classe (nonche' di visite al Gleno all'indimenticabile Professor Foce), ora docente di economia pubblica presso la Bocconi.

Ma tornando a loro, che ne è stato invece di quei "bravissimi"? A distanza di oltre vent'anni mi è venuta la curiosità di cercare qualche notizia in rete per vedere se il futuro radioso che allora si preannunciava davanti a loro si è poi concretamente realizzato in qualche forma di successo. Ecco dieci storie (e conferme), tutte molto interessanti:

Partiamo con gli uomini.

Dario è docente presso il dipartimento di ingegneria elettronica del Politecnico di Milano, con all'attivo numerose pubblicazioni nel campo dei semiconduttori organici. Paolo, ingegnere, vive a Milano e fa il dirigente in un grande gruppo petrolifero. Andrea, altro ingegnere, dopo qualche tumultuo anno speso nella consulenza strategica (ogni tanto lo incrociavo sui treni e mi raccontava che non staccava la spina prima delle due di notte), è rientrato a Bergamo e fa il direttore strategie e sviluppo per una società di contact management. E' sicuramente uno dei cervelli più vivaci che abbia mai incontrato. All'università lo chiamavano Numero 1, principalmente perchè aveva passato il test di ammissione ad Ingegneria classificandosi al primo posto su oltre quattrocento aspiranti, ma pure perchè a lezione se ne stava in ultima fila, non prendeva mai appunti, gli bastava ascoltare il professore una volta per capire e memorizzare tutto e macinava un esame dietro l'altro come fossero noccioline. Un altro Paolo, ingegnere e bergamasco da moltissime generazioni come testimoniano le interessanti ricerche genealogiche pubblicate sul suo sito, progetta sistemi in ambio aereonautica e difesa e per hobby si occupa di astronomia: l'Osservatorio delle orobie in località Ganda è anche figlio suo. Federico, laureatosi in lettere moderne, si è messo in proprio con il fratello Francesco ed è un raffinato commerciante d'arte: il suo negozio a Milano è una vera e propria galleria di dipinti, sculture, ceramiche e arredi antichi. Marco, che conosco dai tempi delle medie, è diventato notaio.

E veniamo ora alle donne.

Patrizia è neurologa e lavora all'istituto Besta di Milano. Anche Micol si è laureata in medicina, ma ha poi seguito tutt'altro percorso, diventando responsabile sanitario dei progetti della onlus CCM per i paesi a basso reddito. Dopo le prime esperienze in Vietnam e Kenya, opera ora in Etiopia, dove assiste con strutture mobili le donne in gravidanza e i bambini che vivono nei più remoti villaggi rurali. Di Laura avevo perso le tracce fino a quando l'Eco si è occupato nuovamente di lei dedicandole un articolo che racconta la sua parabola di bergamasca nel mondo. Laureata in fisica, è riuscita a conciliare le sue due passioni per l'astronomia e la natura e ora fa l'astronoma per l'ESO a Santiago, avendo alle spalle anni di esperienze il luoghi estremi come il deserto cileno dell'Atacama. All'epoca la conoscevo solo di vista, era molto bella e non passava di certo inosservata con quei suoi riccioli d'oro e il rossetto rosso fuoco stampato sulle labbra. Ricordo lo spettacolo in cui faceva la parte di Marilyn Monroe alla festa del'interscambio culturale con i russi. Marcella, infine, è ingegnere elettronico e si è specializzata nel disegno di architetture di memoria non-volatile presso una grande multinazionale del settore, ha all'attivo anche dei brevetti. Sempre stata una grande testa.

Sarebbe interessante completare l'esercizio andando a spulciarsi le storie anche dei cosiddetti "meno bravi", sono certo che ne verrebbero fuori storie molto interessanti. Come quella di Alessandro, ad esempio, uno di quelli che faticava a stare sopra ai libri, ma che oggi è un volto noto e popolare, per via dei tanti lavori teatrali all'attivo e, soprattutto, alle prove cinematografiche con registi del calibro di Venier, Mazzuccarati e Bellocchio. O come quella di Francesca, che per me al liceo era una specie di UFO, tanto la trovavo introversa e timida e che adesso invece gira l'Inghilterra facendo niente meno che il clown in un circo! Per restare sempre nella mia classe, potrei chiudere con Fabrizio, in arte A.R., brioso presentatore di spettacoli di varietà e ambasciatore del burlesque in Italia, come lui stesso ama definirsi; oppure con Sara, ai tempi tra le più carine della scuola (ma ancora adesso, sia chiaro, bellissima donna) che è diventata un alto dirigente veterinario all'interno della sanità pubblica e da cui dipendono i controlli sugli alimenti che finiscono nei nostri piatti... Vi conosco Mascheroni!

Verrebbe da chiosare il mondo è bello perchè è vario... :-)

venerdì, marzo 10, 2017

10 Marzo, maniche corte


Guardate qua: c'è chi si mangia un panino in compagnia, chi legge un libro o studia, chi se ne sta beatamente sdraiato al sole in maglietta a maniche corte. Per forza! Oggi a Milano abbiamo toccato la bella temperatura di ventidue gradi! Una favola, certo, basta solo non consultare il calendario e scordarsi che oggi è soltanto il 10 del mese di Marzo. Aiuto... C'è da dire che a queste bizzarrie da paese tropicale forse ci stiamo un po' tutti abituando e la cosa non ci sorprende più. L'inverno in città è diventato un incerto balletto di poche settimane attorno allo zero, più sopra che sotto a dire il vero, con precipitazioni scarse e neve ormai quasi del tutto assente (menomale, dirà qualcuno). Con un clima tanto mite, non è stato necessario riporre la bicicletta in cantina e ho potuto usarla quotidianamente per recarmi in ufficio; forse dovrò farlo più avanti, se il caldo avrà il sopravvento. Vedremo.

Questo anticipo di primavera invita ovviamente a starsene il più possibile all'aria aperta. Oggi che ero in ferie mi sono fatto una pedalata da San Protaso a San Cristoforo, ho scattato la foto che vedete sopra in Darsena, quindi mi sono messo il cappello da turista e ho girovagato in centro alla scoperta di angoli e tesori nascosti che mi ero appuntato di visitare: Via Conca del Naviglio, il parco archeologico dell'anfiteatro romano, di cui oggi rimangono ben poche tracce ma che a suo tempo era grande quanto l'Arena di Verona, la Basilica di San Lorenzo (intessuta delle pietre dell'anfiteatro), la chiesa di San Sepolcro, che sorge proprio nel foro antico di Mediolanum, la chiesa di Santa Maria presso San Satiro, celeberrima per via del finto coro realizzato da Bramante e, infine, San Bernardino alle Ossa. Altro che real bodies...

Ho chiuso il giro in piazza Duomo, all'ombra delle palme e dei banani piantati da Starbucks, che - se mi è consentito entrare nell'acceso dibattito - non mi dispiacciono affatto: gli intenti ultimi non saranno così nobili come quelli a cui si ispirava il maestro Abbado, gli alberi non saranno autoctoni e padanamente intonati alla sacralità del luogo, ma è pur sempre una macchia di verde che rallegra la vista per il resto schiava di una imperante lapidea monocromia.

Ah, c'è da scommettere che con questo sole camperanno più che bene e daranno pure frutti!

Milano, castello e fermento


Di Milano tutto si puo' dire fuorche' sia noiosa. Forse non e' sempre stata cosi' vivace e orgogliosa come la vedo io che ci vivo da pochi anni. La mia vicina di casa dice, ad esempio, che negli anni novanta (in piena epoca Formentini) era grige e triste, praticamente sull'orlo della decadenza. Poi e' successo qualcosa e la citta' e' rifiorita.

Ogni settimana puoi assistere a mostre o eventi di vario tipo e per tutti i gusti: si va dall'arte, alla musica, al teatro, passando poi per la moda e design, sport, cucina e ultimamente persino il cinema. I musei non sono mai stati cosi' pieni e gettonati, complice l'iniziativa delle prime domeniche del mese gratuite che li hanno fatti riscoprire per primi ai cittadini residenti, ma anche la ricchezza dell'offerta. Solo negli ultimi anni, tanto per fare qualche nome, hanno aperto i battenti il Mudec, il Silos Armani, la Fondazione Prada, WOW Spazio Fumetto, il Museo delle Culture e chissa' cos'altro sto dimenticando. Un museo ogni due chilometri: meglio di Roma, Parigi e Berlino! Un contributo lo avro' certamente dato anche l'intelligente operazione di apertura alle famiglie con attivita' e laboratori pensati per i piu' piccoli.

Da anni, non passa mese che in citta' che non si assista all'inaugurazione di un parco di quartiere, di un ponte, di un tunnel, di un palasport o al taglio del nastro della sede di una grossa azienda. Milano e i servizi innovativi (digitali e non), Milano e i restauri e le importanti riqualificazioni urbanistiche, non ultima proprio quella - meravigliosa! - di piazza Castello. Milano e le grandi opere, vedi mega-cantieri aperti per le e nuove stazioni e le nuove linee della metro o mega-cantieri che verranno, come ad esempio quello per il restyling di Linate. Un fermento continuo e contagioso che si manifesta anche nell'organizzazione di convegni pubblici su temi futuribili davvero strabilianti. Tra questi i miei preferiti sono senz'altro la Riapertura dei Navigli, l'idrovia Locarno-Venezia con scalo alla Darsena e il recupero degli scali ferroviari trasformati in nuovi polmoni verdi. Pane per i miei denti, mi verrebbe voglia di tuffarmici dentro anima e corpo.

Che sia stato l'Expo o cos'altro non lo saprei dire. Io so solo che adoro questa citta' e scoprirla pezzo per pezzo rappresenta sempre un grande piacere. Domenica abbiamo visitato con i bambini una parte dei musei del Castello Sforzesco: quello degli strumenti musicali e l'armeria, passando per sale con mastodontici arazzi, affreschi e reperti d'arte, sarcofagi e monumenti funebri di antichi signori e condottieri, persino colonne di chiese e ingressi in pietra di palazzi che non esistono piu' (vedi il famoso portale del "banco mediceo"). Libri di storia che sarebbe bello poter leggere con uno solo sguardo, ma ci vorrebbe invece una vita per capirne interamente l'intreccio.

Ma come intuirete, ci sto lavorando...