venerdì, agosto 10, 2018

The data science poem


Data science is the place where a galaxy of stars
Try to solve all problems with pie charts and bars

Where choosing between “to be or not to be”
Is a matter of training a gradient boosted tree

I've had so much fun with all of you guys
So now I can barely believe to my eyes

This class is made of enpowered girls and HEROS
I did not say a collection of one hot encoded zeros!

There are Big Data & Machine Learning kind of black belt
Like Paola, Rossella & Dave: that's what I felt!

There are business value masters like Coco the spanish
And fashion bloggers, like Vanja & Virginia, the stylish

Python monsters like Filippo, baby Angelo and Jack:
I could swear it on Kaggle, Pandas and even Slack!

People addicted to ginger-based cocktails and cioccolato
Like some indians and balcanians with… "flag_immigrato"

There’s Rita from Lisbon, that is always in late
Beloved by the whole class, she’s the funniest mate

And super organized PM like Anna the Queen
Awesome but… pushy like I've never seen

There's Enrico our Steve Jobs and showman,
He did of his presentations an art, so glam!

The Ping-Pong challenge has been our daily game:
Knock proudly at the HUB, it’s not a silly shame!

I could tell you who, where, when and how
And that so much practice made me feel WOWWW

Few words also for our teachers, Oren and Viv:
If you had tough days with us, please forgive!

That's all for now dear data science friend
Please, keep in touch! Let it not be the end.

Enjoy your holidays, I wish you all the best
See you soon in September for BAU and the rest

End of Data Science training course

E così domani è l'ultimo giorno, la festa - perché per molti versi questo è stata - finisce qui, cala il sipario su due mesi fuori dal comune, caduti dall'alto senza alcun preavviso, come manna dal cielo. Che ci tenessi a farmi una cultura di Machine Learning e ad avere occasioni professioni in questo campo credo che all'interno del dipartimento in cui opero lo sapessero anche i sassi, per cui la proposta di frequentare il corso di formazione Lanchpad.AI non è arrivata in modo casuale. Ma è pur vero che ho dovuto decidere tra take it e leave it nel giro di poche ore: tutto è successo il pomeriggio di un bel venerdì di metà giugno, con l'inizio delle lezioni fissato per il lunedì successivo. A pensarci mi vengono ancora i brividi! Confesso che inizialmente mi ero convinto che la cosa non fosse praticabile, troppi rischi nel mollare di colpo le attività che stavo seguendo, senza aver avuto tempo e modo di organizzare una prolungata assenza. Poi alcuni colleghi che definirei "amici" (Thomas su tutti, ma anche Giorgio e Giuliano) e quell'angelo di mia moglie mi hanno dato la spinta che mi serviva per fare quel passo in avanti: d'accordo avere a cuore gli interessi dell'azienda, ma a quarant'anni suonati quando mi ricapita un'altra occasione come questa? Giusto pensare anche al mio sviluppo personale. Non so dire se ho avuto coraggio, ma sicuramente ho avuto fortuna, perché nonostante avessi davanti almeno quattro-cinque settimane di scadenze importanti, tra cui presentazioni al top management, ho tenuto botta e tutto è filato liscio. Preciso che senza l'aiuto del mio capo e della sollecitudine dei miei più stretti collaboratori (Valeria, Maurizio, Uwe e Daniel), stasera non starei qui a parlare di fortuna ma solo di grossi, grossissimi buchi neri. Ciò detto, ora posso guardare indietro e dire con certezza che rifiutare sarebbe stata solo una terribile occasione persa.

L'unico neo di tutta questa storia è che ora mi ritrovo in mano delle nuove competenze ma non vedo con chiarezza come queste possano dare forma concreta ad una evoluzione professionale, una svolta di carriera che mi consenta di lasciare alle spalle il ruolo che fin qui mi è stato cucito addosso per imboccare la strada nuova che con insistenza da qualche anno cerco di intraprendere. Questa incertezza mi uccide, davvero dopo aver investito due mesi così mi rimettono alla scrivania a seguire come nulla fosse le stesse cose di prima? Sarebbe insensato, ma non per questo improbabile. Qualcuno pensa e mo ha già detto più volte che la soluzione a questi dubbi sia fuori dal mio dipartimento o addirittura fuori dall'azienda, io per il momento sono di avviso contrario, per cui macero nel dubbio e aspetto Settembre. Sembrerà strano, ma io ho fiducia nel mio capo e fino ad ora non mi sono sbagliato, perché dovrei smettere di pensare positivo?

Esperienza molto appagante anche sul piano delle relazioni. I compagni di viaggio sono stati come un secondo dono inatteso, una sorpresa nella sorpresa. Potrei raccontare davvero tante cose di ciascuna di queste venti persone e dei momenti che ho condiviso con loro, da quelli goliardici, del gioco (il mitico ping pong "BAU" pomeridiano) e dei pranzi e delle serate festaiole a quelli della grande frustrazione per le frizioni con gli insegnanti, in cui abbiamo serrato i ranghi e abbiamo reagito in modo unito e compatto. Dire che siamo diventati amici forse è esagerato, ma resta comunque la sensazione che si sia creato un gruppo vero ("the galaxy of stars"), un capitale umano di grande valore. Non c'è dubbio che anche da questo punto di vista sono stati due mesi fuori dal comune. La festa finisce qui ma il gruppo, si spera, andrà avanti ancora a lungo.

Buon ferragosto e buone vacanze a tutti!

lunedì, agosto 06, 2018

Mio zio Arturo

La morte e' cosi'. Non te l'aspetti eppure lei è nascosta dietro all'angolo, coglie all'improvviso e porta via una persona cara con cui non avrai piu' modo di fare cose che davi per scontate e a cui da sempre eri abituato: parlare di politica, attualita' e tecnologia, di arte, mostre, archistar e stile, di lavoro, di ambizioni personali, dell'ultimo articolo scritto sul blog, delle reazioni che ha suscitato e del prossimo che gia' ti frulla in testa. La morte riduce ogni fremito al nulla, spezza il filo che ci tiene uniti, ripone bruscamente in un cassetto il copione di una storia in pieno svolgimento, che da quel momento non avra' piu' alcun seguito. Della persona estinta rimagono solo come orme impresse sulla sabbia, tracce più o meno incerte di una storia come tante altre, da ripercorrere all'indietro per non consegnarla all'oblio.

La fortuna di Arturo e' che ha lasciato un documento, un corpo artistico, che e' uno specchio fedele - anche se per forza di cose non esaustivo - della sua variegata personalita', per cui chi volesse conoscerlo (o riscoprirlo) non ha da fare altro che leggere il suo blog, i suoi magazine, ammirare i suoi quadri, le fotografie (meravigliose quelle alla sua amata Simona), le sue "sculture" digitali, i video e i cortometraggi che ha girato ed editato con grandissima cura e passione, i disegni di mobili, spazi e giochi di luce all'interno di una casa... Dentro ad ogni opera c'è un frammento ben riconoscibile della sua anima.

Ma nulla vi parlerà meglio di Arthur del suo blog. Mi ha sempre stupito il fatto che uno come lui partito da zero in fatto di cultura digitale abbia potuto sviluppare una "creatura" cliccata non meno di un milione di volte (!), numeri che il mio blog non fara' mai, pur essendo stato con tutta probabilita' la sua fonte di ispirazione originaria. Come avra' fatto? E pensare che non hai mai bazzicato i social (li detestava) e quindi non e' mai andato a pesca di follower nel mare magnum di Facebook, Twitter e Co. Il successo, se cosi' lo vogliamo definire, deriva dal solo fatto di aver condiviso con semplicita' e ironia la sua visione del mondo. Ma forse piu' di ogni altra cosa c'era da parte sua una grande capacita' di ascolto e una spiccata tensione all'empatia. Mai un commento cadeva nell'oblio senza ricevere una risposta, a tutti si rivolgeva con prontezza, garbo e sensibilita', mostrando un sincero interesse verso il sentire altrui. Mi pare che i ricordi che gli sono stati dedicati fin qui da parte dei suoi amici blogger ne siano una chiara testimonianza.

Mio zio Arturo, aveva 68 anni. L'estate scorsa, quando mi e' stata comunicata la notizia del decesso, mi trovavo ad Alvignano, presso la casa di mia cugina. Ci ho messo un pò a realizzare, me lo sono fatto ripetere al telefono per due o tre volte. Credo fosse davvero l'ultima cosa che mi potessi aspettare, ci eravamo visti a casa sua a metà Luglio, poco prima della mia partenza, con la scusa dei suoi problemi con il WiFi. Avevamo parlato del più e del meno, mi aveva mostrato con orgoglio il nuovo studio che aveva appena finito di sistemare nella ex camera di Mattia, con i quadri, le fotografie e persino la stampa della sua laurea che era saltata fuori da chissà dove. Faccio ancora fatica ad accettare l'idea che non ci sia piu', mi ci e' voluto un anno per riuscire a parlarne, liberando dei pensieri rimasti strozzati in gola.

Eppure di lui potrei dire mille cose, a partire dal fatto che era uno zio sui generis. Da piccolo l'ho visto ben poco, praticamente sapevo a mala pena chi fosse. Il nostro rapporto, sostanzialmente, e' cominciato ai tempi della mia laurea. Nelle settimane in cui - trapano e squadra alla mano, sistemavamo insieme la casa in via del Lazzaretto, il legame si e' fatto cosi' intenso e stretto che ho cominciato a sentirmi un po' come il figlio che non ha mai avuto. Chissà, forse anche mia sorella avra' sentito la stessa cosa, nelle circostanze simili del suo matrimonio. Dopo anni trascorsi alla larga dalla famiglia, dipinto un po' da tutto il "clan" come l'anima ribelle o come lo scapestrato, la pecora nera, l'uccel di bosco, etc.. ad un certo punto, nel mezzo del cammin della sua vita gli è scattato qualcosa in testa e ha deciso di riavvicinarsi progressivamente all'ovile. Con i suoi tempi e con i suoi modi. Ma e' grazie a lui, per dirne una, se mia nonna ha ricucito i rapporti con suo fratello Pippo, con cui non si parlava da almeno dieci anni. Aveva capacita' di relazione non comuni.

Adorava l'universo femminile, del quale era un fine conoscitore, dotato com'era di antenne speciali per captarne ogni piu' leggera vibrazioni, e ne era senz'altro ricambiato. A parte le storie d'amore con le quattri donne piu' importanti della sua vita (ci metto dentro anche mia nonna), non si contano le schiere di donne che si contendevano la sua amicizia. Non ricordo, al contrario, rapporti affettivi con il genere maschile, eccezion fatta forse per Genio e, negli ultimissimi anni, per mio padre, l'unico uomo che credo sia riuscito a gestirne fino in fondo l'ingombrante presenza. Andare d'accordo con Arturo, nel mondo reale, non era sempre una passeggiata.

Architetto e arredatore d'interni. Pittore e musicista autodidatta. Regista e Art director. Scultore digitale. Designer. Anima giocosa delle feste, ma anche rapido all'ira e spaventoso nelle sue sfuriate. Godereccio, sognatore, fumatore di pipa, ma pure perennemente irrequieto e con la testa in fermento. Genio creativo e talento discontinuo. Quante cose e quante altre di sicuro ora mi sto dimenticando! Voglio chiudere con il ricordo piu' prezioso. Aveva un cuore grande e generoso, sempre pronto a dire si'. Non dimentichero' mai le sue visite in ospedale, durante i miei giorni piu' difficili: ovunque tu sia, caro zio, per questo ti diro' sempre eternamente GRAZIE!

Riposa in pace.    

sabato, maggio 12, 2018

Fine della spiaggetta?



Per noi è uno dei luoghi più amati: la "spiaggetta" del Parco delle Cave, in riva al laghetto della cava Cabassi. Gli abitanti di Baggio non mancano di metterti in guardia sulla salubrità del posto: pare che sul fondale giacciano rifiuti e scorie di ogni genere. Lo reputo più che possibile, anzi del tutto probabile, visto quello che hanno trovato a poche centinaia di metri più in là, nell'area della ex-cava di Geregnano. Tuttavia il richiamo di una lingua di sabbia (a Milano!) dove i bambini possono giocare in tutta libertà, vestiti o in mutande, pucciando mani e piedi nell'acqua, per noi è sempre stato troppo forte. Una volta scoperto, ci siamo tornati spessissimo, soprattutto in bicicletta con i bambini infilati nei seggiolini, fino ad eleggerlo appunto meta del cuore.

Naturalmente, il posto è conosciutissimo e gettonatissimo da un sacco di gente che abita nei quartieri limitrofi e così, da Maggio a Settembre e soprattutto nei weekend estivi brulica di famiglie e bambini con palette e secchielli che scavano e sguazzano, ma anche di tanti anziani che chiacchierano oziosamente sotto al sole. Un'estate che l'ho frequentato quasi giornalmente ci trovavo sempre un gruppetto di sciure-lucertola di una certa età, super-organizzate con stuoie, spray, creme, etc... votate al culto della tintarella perfetta. In fondo, è un'alternativa "povera" ma comunque gradevole a più blasonate vacanze al mare.

Ma ora un'iniziativa del Comune minaccia la scomparsa della spiaggetta: l'area è stata recintata e un cartello recita che lì nascerà un canneto. Evidente l'intenzione da parte degli amministratori di cancellare l'uso ludico dell'area da parte di bambini e famiglie, immagino per paura che qualcuno si faccia male, visto che non c'è sorveglianza. Peccato! Non si poteva invece investire e creare una spiaggia vera e propria come quella che c'è all'Idroscalo? Mi sembra che si sia persa un'altra occasione per scommettere sulla valorizzazione delle periferie.


venerdì, maggio 04, 2018

Cinque per quattro



Il quintetto dei Concuerda y Mas al Rosetum di piazza Velasquez (sempre prezioso!) è stata come una meteora che passa una volta ogni tanto e che pochi fortunati riescono ad ammirare. Noi quattro eravamo tra quelli! Un quintetto formato da due violini, una chitarra flamenco, un contrabbasso ed un violoncello. Bravissimi. Bambini incantati dalla musica e dalla calda atmosfera: al Toreador della Carmen entrambi in piedi a tenere il tempo battendo le mani!

PS: Stefano, verremo certamente a trovarti all'Accademia di Cremona per vedere come costruite i violini e archetti.

lunedì, aprile 30, 2018

Una giornata sull'Adda



Con un pò di fantasia (neppure troppa a dire il vero), ho sfornato all'ultimo minuto un'idea-gita per il ponte del primo maggio che ha acceso la fantasia dei grandi e ha fatto contenti anche i piccini: una giornata tra Adda e parchi della Brianza. Condivido volentieri per chi abbia voglia prendere spunto.

Partenza da Villa d'Adda, sull'estremo lembo della provincia bergamasca, dove sorge lo storico porticciolo dedicato al grande Leonardo da Vinci. Stando agli studiosi, sarebbe proprio lui l'inventore del traghetto che ancora oggi consente di passare da una sponda all'altra del fiume manzoniano, grazie all'ingegnoso meccanismo della fune d'acciaio che tiene ancorata l'imbarcazione alla linea di traversata. Noi ci siamo saliti in otto, con due macchine, spendendo una decina di euro in tutto. Bambini entusiasti, anche perché l'Adda era pieno di pesci e la festa è continuata soprattutto sul lato milanese, ad Imbersago, dove hanno giocato per un bel pezzo ai piccoli pescatori.

La seconda tappa della gita è stata il santuario della Beata Vergine del Carmelo di Montevecchia. Appollaiato su una collina che domina tutta la pianura, è un luogo affascinante, quasi magico, che non a caso è stato eletto fin da tempi antichissimi a luogo della contemplazione. Qualche millennio fa i celti utilizzarono la cima di queste colline per realizzare degli osservatori astronomici e studiare le eclissi e l'alternarsi delle stagioni. Ne sono una singolare testimonianza le famose "piramidi", colline a gradoni, modellate dalla mano dell'uomo e disposte come quelle di Giza. Oggi si viene quassù per godere di un po' di pace, immersi nel verde e circondati da un paesaggio eccezionale: la pianura con lo skyline dei grattacieli di Milano, da una parte, e l'arco alpino, con la dominanza delle cime del lecchese, dall'altra. Sono quasi certo, a questo punto, che questa sia la collina che ho sempre scorto dal Monte Stella senza sapere di che si trattasse. 



Terza ed ultima tappa, la passeggiata di circa 2 km lungo il perimetro del lago di Sartirana, oasi e riserva naturale che, nonostante le piccole dimensioni e stando ai cartelli disseminati nel parco, ospita un discreto numero di specie animali, tra cui uccelli, roditori, piccoli mammiferi e pesci. In realtà, a parte qualche germano, folaga e raro luccio non abbiamo visto un gran che. In compenso, la rigogliosa vegetazione, le infiorate, i canneti, le ninfee a pelo d'acqua, ci hanno offerto degli scorci assai romantici.

Lombardia da scoprire (e amare).

domenica, febbraio 25, 2018

Dio salvi e protegga l'Ecuador!

Leggendo questo post forse qualcuno penserà che si tratti (letteralmente) di esagerazioni dell'altro mondo, ma io non ne sono affatto convinto. Certo, partecipare ad una festa di compleanno (5) di un compagnetto della scuola materna di tua figlia, in mezzo a non meno di cento convitati dove si è ben mangiato e ben bevuto, scherzato, cantato e ballato con grande allegria dalle quattro del pomeriggio fino all'una di notte non è una cosa a cui si può dire di essere abituati, rappresenta anzi una rarità se non un fatto unico.

Come noto, infatti, i compleanni dei bambini di questa età sono per lo più noiosi. Spesso, infatti, si riducono a rituali consumistici con poca anima e molti effetti speciali, tipo i mega-scivoli delle ludoteche o il pagliaccio trucca-bimbi che fa il pifferaio magico per due ore e poi si sfila la parrucca, intasca i soldi, ringrazia e se ne va alla festa successiva. In tutto questo, gli adulti giocano un ruolo di comparse, accompagnatori-guardiani nell'ombra. Ciao come stai, tutto bene? Sorrisi, quattro chiacchiere ma alla fine, si è e si resta estranei fra estranei. Poi per fortuna arriva la torta, si soffiano le candele, si aprono i regali e tanti cordiali saluti a tutti. Il compitino finisce. Ognuno a casa sua.

Quello che ieri ha fatto la differenza, invece, era percepire che non era solo e soltanto il compleanno di Emanuele. Era anche anche la festa di una famiglia (bisnonni compresi) e dei suoi amici. La mamma e il papà hanno sicuramente fatto tanto per la buona riuscita dell'evento, ma quante altre persone hanno contribuito! C'era chi si occupava degli stuzzichini, chi metteva in fresco e distribuiva le birre, chi serviva la cena, chi faceva le fotografie, chi montava le casse, chi mixava la musica. Persino il clown non era da solo, ma è venuto con due aiutanti (credo moglie e figlia, impegnate a vario titolo durante i giochi-premio). E chissà quanti ancora avranno aiutato a addobbare la sala, fare e trasportare la spesa, preparare la pignata, comprare i tanti pacchetti con i regalini per i bambini, ripulire la sala a tarda notte, etc... Tanto lavoro, tanta fatica, tanti sacrifici, ma il risultato è stato stupefacente: coinvolgimento, allegria, partecipazione. E alla prossima occasione, la ruota gira e si ricambiano i favori.

Dio salvi e protegga l'Equador!

Questa gente ci insegna quello che una volta ci apparteneva e che abbiamo poi dimenticato: stare assieme e fare comunità. Mentre tornavo a casa pensavo anche che i miei figli sono fortunati ad abitare a Milano: qui più che altrove, in Italia, l'immigrazione produce ricchezza e non solo paure. 

PS: maiale, mais bianco, patate lesse e insalata di cipolle, pomodoro e salsa piccante... Qualcuno sa come si chiama questo piatto delizioso?

giovedì, febbraio 01, 2018

Zia Giò

"Ci siamo divertiti, i colori mettono tanta allegria!" (Giovanna Siracusano, 15 settembre 2013)

A Pietro e Giulia auguro di poter trovare nel corso della loro vita una persona speciale come tu sei stata per me e per mia sorella. Una zia, un'amica, una confidente, una complice, un rifugio, un ponte, uno specchio, un talismano, una roccia, un baluardo, un sostegno, un sorriso. Una vicina di casa e una casa sempre vicina. Ti porterò sempre con me, ovunque te ne andrai.

martedì, gennaio 30, 2018

Lo scoiattolo sfrattato

Me truncus inlapsus... ve lo ricordate? Un altro pò ci lasciavo le penne. Ecco, stamattina passavo proprio di là quando mi taglia la strada un topolino che se la corre di gran fretta, cosa già abbastanza strana e inusuale, ma poi ci guardo meglio e noto una lunga coda spelacchiata: è uno scoiattolo! Uno di quelli della specie grigia che stanno velocemente colonizzando i parchi Milano, sloggiando i cugini autoctoni della specie "rossa". A dire il vero, non ne avevo mai visti dalle parti del Berna. Faccio qualche altra pedalata e mi si chiarisce in un lampo il motivo per cui mi ci sono imbattuto solo ora: poco più avanti stanno potando gli alberi (guarda che roba!) e l'animaletto sarà dovuto scappare per non rimetterci, oltre che la casa e la tranquillità, pure la pelliccia. Decisamente un posto poco sicuro!

mercoledì, gennaio 17, 2018

Geschäftsreorganisation

Mettiamola così, le riorganizzazioni in azienda possono produrre effetti turistici interessanti. Io a Berlino non ci ero mai stato ed era un grande cruccio, perché è una delle grande capitale, una metropoli super dinamica, aperta, attraente sotto molti punti di vista, insomma una di quelle mete da cui un tipo come me non può prescindere. Almeno una volta nella vita bisognava andarci. Bene, forse non è capitato nel mese più indicato, ma l'occasione è arrivata: quella del kick-off del team del mio nuovo capo. Pronti via ed eccomi in compagnia del fido Giuseppe (già compagno di trasferta a Lisbona) a cena nel multietnico quartiere di Kreuzberg e subito dopo davanti alla porta di Brandeburgo e al palazzo del Reichstag, il parlamento tedesco, con la sua inconfondibile cupola di vetro. Fine della storia, a dirla tutta. Ero troppo mal conciato dalla bronchite e infreddolito (nonostante mi sia infilato tre maglie e il pigiama-calzamaglia sotto i jeans) per bighellonare in giro. Nei tre giorni a Berlino ha nevicato due volte. Nicolai, magari il prossimo staff meeting organizzalo a Giugno, ok? Anche solo per capire cos'ha di tanto speciale il kebab di strada di Mustafa :-)

lunedì, gennaio 08, 2018

Caro Direttore Felicori

Caro Direttore Felicori,

Sono un bergamasco, anzi ormai milanese, figlio di un casertano emigrato negli anni '70 per lavoro. Tutti gli anni torno al paese d'origine di famiglia per godermi le tante bellezze artistiche ma anche le prelibatezze del territorio: la mozzarella di bufala esportata pure in Giappone del caseificio Ponticorvo o quella del Casolare, il pomodoro fresco (o imbottigliato di zia Elvira), le saporose verdure degli orti, le migliori pizze d'Italia come quelle di Pepe in Grani o quella al "ruoto" dell'Elite.

La seguo da tempo con infinita ammirazione, dopo anni di declino la Reggia aveva bisogno di una persona come lei, del suo ingegno, passione, creativita'. Non dia retta a chi la critica per aver concesso di addobbare lo scalone per un matrimonio privato, i risultati positivi della sua gestione sono sotto gli occhi di tutti: aumento dei visitatori e degli incassi a due cifre anno su anno. Vada avanti con l'entusiasmo che la contraddistingue e sfrutti al meglio la collaborazione con i privati: sono tante le realta' attive e produttive che hanno da beneficiare del rilancio del monumento e del territorio che la ospita. Il problema, semmai, e' che come fare di piu' per valorizzare l'immenso patrimonio a disposizione, ma e non e' certo facile in un contesto problematico come quello campano, dove i servizi sono carenti se non del tutto assenti.

Se posso dire la mia, il volano potrebbe proprio essere quello della realizzazione di un aereoporto civile, con l'obiettivo di portare subito un milione di turisti l'anno e poi progressivamente fino a dieci milioni l'anno: se c'e' riuscita Bergamo perche' non si puo' fare anche li'? Peraltro leggo su Internet che l'idea non è nuova, ma dopo un accordo programmatico del 2008 non se ne sente praticamente più parlare, come mai?

Ad ogni modo, continui cosi' caro direttore: ha tutto il mio sostegno!

domenica, gennaio 07, 2018

Capodanno alvignanese

Salerno e la magia delle sue "Luci 'artista". Napoli e i famosi presepi di San Gregorio Armeno. Chi ci pensava? Lungi da me, nessun programma per queste vacanze, se non il solito ping-pong tra Milano e Bergamo. Poi succede che un pomeriggio sei ospite a casa di un amico che ti racconta che ogni anno a Natale non perde occasione di farvi visita e che te ne parla con fare tanto entusiasta, da accendere la tua curiosità e crearti la suggestione. Ed ecco che veder scattare la scintilla, fare i bagagli e mettersi in marcia verso Sud è stato un tutt'uno: pronti partenza via! Capodanno alvignanese, con tappa intermedia inedita a San Gimignano (e scappatina a Siena). Tutto meraviglioso.

Adoro queste follie!



lunedì, dicembre 18, 2017

A cena con Francesco Landolfi

Ieri pomeriggio al Teatro Sociale di Bergamo Alta è andato in scena il terzo atto della stagione lirica con il Rigoletto, diretto dal giovane e talentuoso maestro Pietro Rizzo, per la regia di Elena Barbalich. Al centro delle scene, applauditissimo protagonista dell’opera verdiana, il baritono e illustre alvignanese Francesco Landolfi, che i miei genitori hanno avuto il piacere di ospitare a cena, in compagnia del padre Aldo al termine dello spettacolo. Francesco, che la ha mia eta' ed e' padre di due belle bambine, ha raccontato dei suoi viaggi all’estero e dell’esperienza nei teatri internazionali: sempre interpretando il Rigoletto si e' esibito all’Opera di Roma, alla Deutsche Oper di Berlino e poi ancora a Francoforte, Stoccarda e Lipsia, in Giappone...

Mi fa piacere raccontarvi questo frammento di vita alvignanese all’estero, per dirla alla maniera di Vincenzo Corniello, mi ricorda quanto forte sia il legame tra Alvignano e la musica. Cosi' e' sempre stato per lo meno nella mia famiglia e qui mi riferisco principalmente alla musica popolare e leggera, napoletana e non: mio nonnno appassionato autodidatta della fisarmonica era l'anima delle feste in famiglia di una volta. Fu lui a insistere perche' a tutti i nipoti fosse data la possibilita' di studiare il pianoforte; se oggi lo strimpello un pochino lo devo senza dubbio anche a lui. Per i miei cugini, invece, suonare e' sempre stata una cosa molto piu' seria: quello piu' grande oggi e' un insegnante di musica ma per molti anni ha animato con i suoi virtuosismi matrimoni, feste ed eventi in giro per la Campania... Per suo fratello la tastiera e' stata e continua ad esssere il passatempo preferito (a pari merito con l'altro grande amore, la Vespa). Ricordo ancora quel capodanno - quello del 1994? - in cui andammo ad animare il veglione di Capodanno dell'Hotel Santamaria in Valsangro: che serata. Le mie prime centomilalire, peraltro! :-)

A Francesco, che e' gia' un nome affermato, auguro tutto il successo che merita e ogni bene. Spero di poterlo incontrare in estate ad Alvignano. Pensavo, sarebbe bello se potesse un giorno regalare una serata di bel canto in piazza...

A tutti voi invece auguro Buon Natale!

sabato, dicembre 16, 2017

Con una carezza me l'hai spiegato

Uno crede che siccome è padre e ha quarant'anni alle spalle allora sa come si vive e può sedersi in cattedra e spiegarlo ai figli. E invece no, sono loro a far luce sulle cose e a fartele capire davvero. Poco fa, nel silenzio della notte, mi sono levato le cuffie dalle orecchie, ho spento il pc, infilato il pigiama e preparato per andare a letto. Entrato in bagno per lavarmi i denti, ho trovato lo spazzolino appoggiato sul bordo del lavandino con sopra una misura precisa di dentifricio. Era lì ad attendermi, preparato un paio d'ore prima dal mio bambino che si è pure dimenticato di farmelo sapere. Oppure era proprio una sorpresa, chissà. In ogni caso un pensiero piccolo piccolo, ma di una dolcezza infinita. Nel caso mi fossi dimenticato o non avessi ancora capito che cosa è l'amore, stasera qualcuno, con una carezza, me lo ha spiegato. Grazie!

domenica, dicembre 03, 2017

Le domeniche gratis al museo

La gran parte dei bambini milanesi sapranno da dove proviene questa immagine: dal museo di storia naturale, ovviamente! Assieme all'acquario civico del parco Sempione è una delle gite più gettonate delle scolaresche, nonché la nostra meta preferita nelle prime domeniche del mese in cui l'ingresso è gratuito. Ci siamo stati almeno quattro volte e chissà quante altre volte ci dovremo tornare, perchè per Pietro e Giulia è meglio del paese dei balocchi: diventano letteralmente matti tra fossili, animali impagliati e giganteschi diorama. Ci abbiamo portato amici e cuginetti, oggi è stata la volta dei miei genitori, che sono rimasti a bocca aperta -  più o meno come il bestione della foto - di fronte ad una così ricca ed elaborata esposizione. Con i dinosauri di via Palestro si va sempre sul sicuro.

La giornata, a dire il vero, è cominciata con la visita della vicina Galleria d'Arte Moderna: splendida collezione di dipinti e sculture, ma splendido anche il palazzo, con i suoi pavimenti in legno intarsiato, lo sfarzo del salone da ballo e i curatissimi giardini, che sono senz'altro più godibili in primavera ed estate. Un altro scrigno di tesori preziosi che Milano custodisce e un pò nasconde alla vista degli avventori distratti.

PS: sto facendo la raccolta dei bollini, mi mancano ormai solo un un paio di case-museo (Boschi di Stefano e Francesco Messina), la Pietà Rondanini e le Gallerie d'Italia, dopo di che per vedere altri musei a Milano mi toccherà (ri)cominciare a pagare...

la Pinacoteca di Brera: fatto!
il Museo del Novecento: fatto!
l’Acquario Civico: fatto!
i Musei del Castello Sforzesco: fatto! 
il Museo della Pietà Rondanini: manca... 
il Museo del Risorgimento: fatto!
Palazzo Morando: fatto!
la Galleria d’Arte Moderna: fatto! 
il Museo di Storia Naturale: fatto!
il Museo Archeologico: fatto!
il Museo del Cenacolo Vinciano: fatto!

giovedì, novembre 30, 2017

Roadmaps e menù alla Catalana

Uno degli aspetti positivi della penultima riorganizzazione aziendale è che ho ripreso a viaggiare per lavoro, non spessissimo a dire il vero, giusto tre quattro trasferte all'anno che per me è più che perfetto: c'è il diversivo che non guasta ogni tanto così come la continuità a casa, che per una coppia da sola a Milano con due bimbi da crescere è disperatamente necessaria. L'ultima organizzazione è stata annunciata proprio la scorsa settimana e diventerà realtà tra poche settimane: sembra che il Lisbona diventerà il mio secondo ufficio, brrr... Staremo a vedere.

Intanto, pubblico questa bella foto notturna della casa Battlò e vi racconto del mio ultimo viaggio a Barcellona con la solita combriccola di colleghi buongustai delle software roadmaps and best practices sharing... Non vi starò a tediare con la storia delle bandiere catalane appese a tutti i balconi e la storia della Sagrada Familia (che avevo visto quindici anni fa più o meno incompiuta come l'ho trovata questa volta) che abbiamo ammirato per la via: vado dritto al punto culinario. Panza mia, che mangiate! Primo giorno, tataki di salmone con wok di verdure, salsa di ostrica e sesamo presso il raffinato ristorante "My Way", nel barrio gotico. Attenzione agli incontri notturni, c'è sempre gente poco raccomandabile da quelle parti. Secondo giorno, abbuffata di antipasti e frittura di pesce, più paella d'occasione al "Salamanca", in zona Barceloneta. Non ho dormito un gran che quella notte. Il terzo giorno, più sobria ma comunque gustosa cena a base di tapas al "Taller de Tapas", in zona molto chic e poco distante da piazza Catalunya e dalle Ramblas, dove abbiamo infatti poi chiuso la serata. Quarto ed ultimo giorno, pranzo in un ristorante frequentato solo da locali ("Cuina d'Amics") a base di filetto di baccala e fagioli. La mazzata finale.

Fortuna che a casa ho le mie certezze: frollacchia di carote, cipollotti e piselli e tanto pentimento per il resto della settimana!!!


domenica, novembre 26, 2017

Quel parcheggio sotto la Rocca


Bisogna riconoscere che c'e' una certa coerenza tra il fatto di costruire un parcheggio ai piedi dell'antica Rocca di Bergamo alta (pur tra frane, crepe, appelli e proteste dei cittadini) e la scarsità di mezzi pubblici che si arrampicano fino all'interno della citta' murata: le uniche alternative sono il (mini) bus "3" che parte ogni 45 minuti dall'Ostello della Gioventu' o la funicolare da Viale Vittorio Emanuele II che offre una corsa suggestiva ma scomoda per chi si trova lontano dal centro.

Si potevano fare scelte diverse? Credo di si, ormai di modelli virtuosi da copiare in giro ce ne sono molti e a Bergamo non mancano nè le risorse e nè le competenze per mettersi in scia o persino in testa al gruppo. Quel che manca alle amministrazioni che si susseguono a palazzo Frizzoni è la visione del futuro e il coraggio di affrontare con lungimiranza le sfide della globalizzazione. Pensare di risolvere il problema della mobilità e del turismo di massa con un parcheggio affidato a privati nel cuore di un centro storico da poco divenuto patrimonio UNESCO è semplicemente desolante.

 E ora vi saluto che mi aspetta la salita al campanone con i miei piccoli esploratori!


martedì, novembre 14, 2017

La tua prima volta a San Siro



Quando sarai grande capirai tante cose che ieri sera hai osservato senza farci troppo caso, tipo come mai salissimo la rampa della torre “torcigliona” di accesso al terzo anello fermandoci a contare ad ogni giro di spira a che piano fossimo, come mai ci fosse tutta quella gente e perchè sugli spalti si sentano dire tante parolacce o perché qualcuno tiri bottiglie vuote sulla testa di quelli sotto (questo, veramente, faccio fatica a capirlo anche io), cosa sia l’IKEA, perché Insigne, che è il nostro attaccante migliore, non abbia giocato (bè anche questo rimarrà un mistero, ma ormai che importa), etc… Da grande capirai che senza che ci fosse la minima intenzione hai assistito ad un evento storico, ad un “apocalisse” come molti giornali titolavano oggi, ad una delle pagine più nere del calcio italiano: la mancata qualificazione della nostra nazionale ad un campionato mondiale. È la seconda volta nella nostra storia, non succedeva da 60 anni… Avrai tempo per ragionare su queste cose. Ma il bello di essere bambini (e per me di averlo vissuto attraverso i tuoi occhi) è che una serata come quella di ieri – nonostante e al di là del risultato – è magia pura che non necessita di spiegazioni: si spalancano gli occhi, si salta, si canta e si urla sospinti dalla forza impetuosa della curva, si respirano emozioni a pieni polmoni e ci si abbandona all’euforia di una festa pazzesca, mai vista prima. Io, veramente, a San Siro ci ero già stato, ma andarci con te è stata tutta un’altra cosa!

martedì, ottobre 31, 2017

Ecosistema Urbano 2017: Milano, promossa o bocciata?


Ieri e' stato presentato l'annuale rapporto di Legambiente denominato "Ecosistema Urbano", giunto alla sua ventiquattresima edizione. Si puo' andare fieri di Milano nel 2017? I dati parlano ancora una volta di luci e ombre: ci sono aspetti dove nonostante la drammatica urgenza di cambiare direzione non si registrano significativi progressi e, al contrario, situazioni dove la citta' non solo vince il confronto con altri capoluoghi italiani ma risulta tra le più virtuose dell'intero continente europeo.

A Milano va forte il bike sharing, grazie alle iniziative messe in campo dall'operatore pubblico e più recentemente da quelli privati, Mobike e Ofo. Ed e' boom anche di car sharing: quest'anno si e' raggiunto il milione di abbonati, nonostante il contesto di mercato tutto sommato ancora poco maturo (vedi bilanci di Car2Go ed Enjoy ancora negativi). Possiamo, inoltre, vantare una rete di trasporti pubblici che funziona, la metropolitana piu' estesa d'Italia ed in continua espansione, il successo dell'area C, che ha ridotto significativamente l'utilizzo delle auto nel centro cittadino. Il livello di raccolta differenziata e' piu' alto della media, mentre la rete idrica disperde meno del 20% dell'acqua trasportata (ma rispetto a quattro anni fa la situazione e' un po' peggiorata). Infine, si può citare lo sviluppo del teleriscaldamento, che gia' lo scorso anno aveva superato la soglia dei 200 mila appartamenti "equivalenti" collegati.

D' altro canto, c'e' ancora tantissimo da fare. La distanza con la capofila Mantova e' abissale (circa 20 punti) e drammaticamente lontana appare anche quota 100, che nel modello di Legambiente rappresenta la condizione in cui la citta' rispetta pienamente le normative vigenti e si conforma a tutte le raccomandazioni e protocolli internazionali che si riferiscono alla salute umana (UE, OMS...). A Milano abbiamo poco verde pro-capite, isole pedonali e chilometri di piste ciclabili. Insufficiente, se comparato con altre realta', anche l'installato di fotovoltaico e termico pubblico. Ma il problema numero uno rimane la qualita' dell'aria. Anche quest'anno, le polveri sottili sono state sopra soglia per un numero spaventoso di giorni e consola poco sapere che la concentrazione media negli ultimi quattro anni si sia ridotta del 12%, passando da 42 a 37 microgrammi/mc.

Coraggio Sala, acceleriamo sull'ambiente! In quindici anni, come mostra il grafico, abbiamo fatto davvero troppa poca strada...