domenica, febbraio 25, 2018

Dio salvi e protegga l'Ecuador!

Leggendo questo post forse qualcuno penserà che si tratti (letteralmente) di esagerazioni dell'altro mondo, ma io non ne sono affatto convinto. Certo, partecipare ad una festa di compleanno (5) di un compagnetto della scuola materna di tua figlia, in mezzo a non meno di cento convitati dove si è ben mangiato e ben bevuto, scherzato, cantato e ballato con grande allegria dalle quattro del pomeriggio fino all'una di notte non è una cosa a cui si può dire di essere abituati, rappresenta anzi una rarità se non un fatto unico.

Come noto, infatti, i compleanni dei bambini di questa età sono per lo più noiosi. Spesso, infatti, si riducono a rituali consumistici con poca anima e molti effetti speciali, tipo i mega-scivoli delle ludoteche o il pagliaccio trucca-bimbi che fa il pifferaio magico per due ore e poi si sfila la parrucca, intasca i soldi, ringrazia e se ne va alla festa successiva. In tutto questo, gli adulti giocano un ruolo di comparse, accompagnatori-guardiani nell'ombra. Ciao come stai, tutto bene? Sorrisi, quattro chiacchiere ma alla fine, si è e si resta estranei fra estranei. Poi per fortuna arriva la torta, si soffiano le candele, si aprono i regali e tanti cordiali saluti a tutti. Il compitino finisce. Ognuno a casa sua.

Quello che ieri ha fatto la differenza, invece, era percepire che non era solo e soltanto il compleanno di Emanuele. Era anche anche la festa di una famiglia (bisnonni compresi) e dei suoi amici. La mamma e il papà hanno sicuramente fatto tanto per la buona riuscita dell'evento, ma quante altre persone hanno contribuito! C'era chi si occupava degli stuzzichini, chi metteva in fresco e distribuiva le birre, chi serviva la cena, chi faceva le fotografie, chi montava le casse, chi mixava la musica. Persino il clown non era da solo, ma è venuto con due aiutanti (credo moglie e figlia, impegnate a vario titolo durante i giochi-premio). E chissà quanti ancora avranno aiutato a addobbare la sala, fare e trasportare la spesa, preparare la pignata, comprare i tanti pacchetti con i regalini per i bambini, ripulire la sala a tarda notte, etc... Tanto lavoro, tanta fatica, tanti sacrifici, ma il risultato è stato stupefacente: coinvolgimento, allegria, partecipazione. E alla prossima occasione, la ruota gira e si ricambiano i favori.

Dio salvi e protegga l'Equador!

Questa gente ci insegna quello che una volta ci apparteneva e che abbiamo poi dimenticato: stare assieme e fare comunità. Mentre tornavo a casa pensavo anche che i miei figli sono fortunati ad abitare a Milano: qui più che altrove, in Italia, l'immigrazione produce ricchezza e non solo paure. 

PS: maiale, mais bianco, patate lesse e insalata di cipolle, pomodoro e salsa piccante... Qualcuno sa come si chiama questo piatto delizioso?

giovedì, febbraio 01, 2018

Zia Giò

"Ci siamo divertiti, i colori mettono tanta allegria!" (Giovanna Siracusano, 15 settembre 2013)

A Pietro e Giulia auguro di poter trovare nel corso della loro vita una persona speciale come tu sei stata per me e per mia sorella. Una zia, un'amica, una confidente, una complice, un rifugio, un ponte, uno specchio, un talismano, una roccia, un baluardo, un sostegno, un sorriso. Una vicina di casa e una casa sempre vicina. Ti porterò sempre con me, ovunque te ne andrai.

martedì, gennaio 30, 2018

Lo scoiattolo sfrattato

Me truncus inlapsus... ve lo ricordate? Un altro pò ci lasciavo le penne. Ecco, stamattina passavo proprio di là quando mi taglia la strada un topolino che se la corre di gran fretta, cosa già abbastanza strana e inusuale, ma poi ci guardo meglio e noto una lunga coda spelacchiata: è uno scoiattolo! Uno di quelli della specie grigia che stanno velocemente colonizzando i parchi Milano, sloggiando i cugini autoctoni della specie "rossa". A dire il vero, non ne avevo mai visti dalle parti del Berna. Faccio qualche altra pedalata e mi si chiarisce in un lampo il motivo per cui mi ci sono imbattuto solo ora: poco più avanti stanno potando gli alberi (guarda che roba!) e l'animaletto sarà dovuto scappare per non rimetterci, oltre che la casa e la tranquillità, pure la pelliccia. Decisamente un posto poco sicuro!

mercoledì, gennaio 17, 2018

Geschäftsreorganisation

Mettiamola così, le riorganizzazioni in azienda possono produrre effetti turistici interessanti. Io a Berlino non ci ero mai stato ed era un grande cruccio, perché è una delle grande capitale, una metropoli super dinamica, aperta, attraente sotto molti punti di vista, insomma una di quelle mete da cui un tipo come me non può prescindere. Almeno una volta nella vita bisognava andarci. Bene, forse non è capitato nel mese più indicato, ma l'occasione è arrivata: quella del kick-off del team del mio nuovo capo. Pronti via ed eccomi in compagnia del fido Giuseppe (già compagno di trasferta a Lisbona) a cena nel multietnico quartiere di Kreuzberg e subito dopo davanti alla porta di Brandeburgo e al palazzo del Reichstag, il parlamento tedesco, con la sua inconfondibile cupola di vetro. Fine della storia, a dirla tutta. Ero troppo mal conciato dalla bronchite e infreddolito (nonostante mi sia infilato tre maglie e il pigiama-calzamaglia sotto i jeans) per bighellonare in giro. Nei tre giorni a Berlino ha nevicato due volte. Nicolai, magari il prossimo staff meeting organizzalo a Giugno, ok? Anche solo per capire cos'ha di tanto speciale il kebab di strada di Mustafa :-)

lunedì, gennaio 08, 2018

Caro Direttore Felicori

Caro Direttore Felicori,

Sono un bergamasco, anzi ormai milanese, figlio di un casertano emigrato negli anni '70 per lavoro. Tutti gli anni torno al paese d'origine di famiglia per godermi le tante bellezze artistiche ma anche le prelibatezze del territorio: la mozzarella di bufala esportata pure in Giappone del caseificio Ponticorvo o quella del Casolare, il pomodoro fresco (o imbottigliato di zia Elvira), le saporose verdure degli orti, le migliori pizze d'Italia come quelle di Pepe in Grani o quella al "ruoto" dell'Elite.

La seguo da tempo con infinita ammirazione, dopo anni di declino la Reggia aveva bisogno di una persona come lei, del suo ingegno, passione, creativita'. Non dia retta a chi la critica per aver concesso di addobbare lo scalone per un matrimonio privato, i risultati positivi della sua gestione sono sotto gli occhi di tutti: aumento dei visitatori e degli incassi a due cifre anno su anno. Vada avanti con l'entusiasmo che la contraddistingue e sfrutti al meglio la collaborazione con i privati: sono tante le realta' attive e produttive che hanno da beneficiare del rilancio del monumento e del territorio che la ospita. Il problema, semmai, e' che come fare di piu' per valorizzare l'immenso patrimonio a disposizione, ma e non e' certo facile in un contesto problematico come quello campano, dove i servizi sono carenti se non del tutto assenti.

Se posso dire la mia, il volano potrebbe proprio essere quello della realizzazione di un aereoporto civile, con l'obiettivo di portare subito un milione di turisti l'anno e poi progressivamente fino a dieci milioni l'anno: se c'e' riuscita Bergamo perche' non si puo' fare anche li'? Peraltro leggo su Internet che l'idea non è nuova, ma dopo un accordo programmatico del 2008 non se ne sente praticamente più parlare, come mai?

Ad ogni modo, continui cosi' caro direttore: ha tutto il mio sostegno!

domenica, gennaio 07, 2018

Capodanno alvignanese

Salerno e la magia delle sue "Luci 'artista". Napoli e i famosi presepi di San Gregorio Armeno. Chi ci pensava? Lungi da me, nessun programma per queste vacanze, se non il solito ping-pong tra Milano e Bergamo. Poi succede che un pomeriggio sei ospite a casa di un amico che ti racconta che ogni anno a Natale non perde occasione di farvi visita e che te ne parla con fare tanto entusiasta, da accendere la tua curiosità e crearti la suggestione. Ed ecco che veder scattare la scintilla, fare i bagagli e mettersi in marcia verso Sud è stato un tutt'uno: pronti partenza via! Capodanno alvignanese, con tappa intermedia inedita a San Gimignano (e scappatina a Siena). Tutto meraviglioso.

Adoro queste follie!



lunedì, dicembre 18, 2017

A cena con Francesco Landolfi

Ieri pomeriggio al Teatro Sociale di Bergamo Alta è andato in scena il terzo atto della stagione lirica con il Rigoletto, diretto dal giovane e talentuoso maestro Pietro Rizzo, per la regia di Elena Barbalich. Al centro delle scene, applauditissimo protagonista dell’opera verdiana, il baritono e illustre alvignanese Francesco Landolfi, che i miei genitori hanno avuto il piacere di ospitare a cena, in compagnia del padre Aldo al termine dello spettacolo. Francesco, che la ha mia eta' ed e' padre di due belle bambine, ha raccontato dei suoi viaggi all’estero e dell’esperienza nei teatri internazionali: sempre interpretando il Rigoletto si e' esibito all’Opera di Roma, alla Deutsche Oper di Berlino e poi ancora a Francoforte, Stoccarda e Lipsia, in Giappone...

Mi fa piacere raccontarvi questo frammento di vita alvignanese all’estero, per dirla alla maniera di Vincenzo Corniello, mi ricorda quanto forte sia il legame tra Alvignano e la musica. Cosi' e' sempre stato per lo meno nella mia famiglia e qui mi riferisco principalmente alla musica popolare e leggera, napoletana e non: mio nonnno appassionato autodidatta della fisarmonica era l'anima delle feste in famiglia di una volta. Fu lui a insistere perche' a tutti i nipoti fosse data la possibilita' di studiare il pianoforte; se oggi lo strimpello un pochino lo devo senza dubbio anche a lui. Per i miei cugini, invece, suonare e' sempre stata una cosa molto piu' seria: quello piu' grande oggi e' un insegnante di musica ma per molti anni ha animato con i suoi virtuosismi matrimoni, feste ed eventi in giro per la Campania... Per suo fratello la tastiera e' stata e continua ad esssere il passatempo preferito (a pari merito con l'altro grande amore, la Vespa). Ricordo ancora quel capodanno - quello del 1994? - in cui andammo ad animare il veglione di Capodanno dell'Hotel Santamaria in Valsangro: che serata. Le mie prime centomilalire, peraltro! :-)

A Francesco, che e' gia' un nome affermato, auguro tutto il successo che merita e ogni bene. Spero di poterlo incontrare in estate ad Alvignano. Pensavo, sarebbe bello se potesse un giorno regalare una serata di bel canto in piazza...

A tutti voi invece auguro Buon Natale!

sabato, dicembre 16, 2017

Con una carezza me l'hai spiegato

Uno crede che siccome è padre e ha quarant'anni alle spalle allora sa come si vive e può sedersi in cattedra e spiegarlo ai figli. E invece no, sono loro a far luce sulle cose e a fartele capire davvero. Poco fa, nel silenzio della notte, mi sono levato le cuffie dalle orecchie, ho spento il pc, infilato il pigiama e preparato per andare a letto. Entrato in bagno per lavarmi i denti, ho trovato lo spazzolino appoggiato sul bordo del lavandino con sopra una misura precisa di dentifricio. Era lì ad attendermi, preparato un paio d'ore prima dal mio bambino che si è pure dimenticato di farmelo sapere. Oppure era proprio una sorpresa, chissà. In ogni caso un pensiero piccolo piccolo, ma di una dolcezza infinita. Nel caso mi fossi dimenticato o non avessi ancora capito che cosa è l'amore, stasera qualcuno, con una carezza, me lo ha spiegato. Grazie!

domenica, dicembre 03, 2017

Le domeniche gratis al museo

La gran parte dei bambini milanesi sapranno da dove proviene questa immagine: dal museo di storia naturale, ovviamente! Assieme all'acquario civico del parco Sempione è una delle gite più gettonate delle scolaresche, nonché la nostra meta preferita nelle prime domeniche del mese in cui l'ingresso è gratuito. Ci siamo stati almeno quattro volte e chissà quante altre volte ci dovremo tornare, perchè per Pietro e Giulia è meglio del paese dei balocchi: diventano letteralmente matti tra fossili, animali impagliati e giganteschi diorama. Ci abbiamo portato amici e cuginetti, oggi è stata la volta dei miei genitori, che sono rimasti a bocca aperta -  più o meno come il bestione della foto - di fronte ad una così ricca ed elaborata esposizione. Con i dinosauri di via Palestro si va sempre sul sicuro.

La giornata, a dire il vero, è cominciata con la visita della vicina Galleria d'Arte Moderna: splendida collezione di dipinti e sculture, ma splendido anche il palazzo, con i suoi pavimenti in legno intarsiato, lo sfarzo del salone da ballo e i curatissimi giardini, che sono senz'altro più godibili in primavera ed estate. Un altro scrigno di tesori preziosi che Milano custodisce e un pò nasconde alla vista degli avventori distratti.

PS: sto facendo la raccolta dei bollini, mi mancano ormai solo un un paio di case-museo (Boschi di Stefano e Francesco Messina), la Pietà Rondanini e le Gallerie d'Italia, dopo di che per vedere altri musei a Milano mi toccherà (ri)cominciare a pagare...

la Pinacoteca di Brera: fatto!
il Museo del Novecento: fatto!
l’Acquario Civico: fatto!
i Musei del Castello Sforzesco: fatto! 
il Museo della Pietà Rondanini: manca... 
il Museo del Risorgimento: fatto!
Palazzo Morando: fatto!
la Galleria d’Arte Moderna: fatto! 
il Museo di Storia Naturale: fatto!
il Museo Archeologico: fatto!
il Museo del Cenacolo Vinciano: fatto!

giovedì, novembre 30, 2017

Roadmaps e menù alla Catalana

Uno degli aspetti positivi della penultima riorganizzazione aziendale è che ho ripreso a viaggiare per lavoro, non spessissimo a dire il vero, giusto tre quattro trasferte all'anno che per me è più che perfetto: c'è il diversivo che non guasta ogni tanto così come la continuità a casa, che per una coppia da sola a Milano con due bimbi da crescere è disperatamente necessaria. L'ultima organizzazione è stata annunciata proprio la scorsa settimana e diventerà realtà tra poche settimane: sembra che il Lisbona diventerà il mio secondo ufficio, brrr... Staremo a vedere.

Intanto, pubblico questa bella foto notturna della casa Battlò e vi racconto del mio ultimo viaggio a Barcellona con la solita combriccola di colleghi buongustai delle software roadmaps and best practices sharing... Non vi starò a tediare con la storia delle bandiere catalane appese a tutti i balconi e la storia della Sagrada Familia (che avevo visto quindici anni fa più o meno incompiuta come l'ho trovata questa volta) che abbiamo ammirato per la via: vado dritto al punto culinario. Panza mia, che mangiate! Primo giorno, tataki di salmone con wok di verdure, salsa di ostrica e sesamo presso il raffinato ristorante "My Way", nel barrio gotico. Attenzione agli incontri notturni, c'è sempre gente poco raccomandabile da quelle parti. Secondo giorno, abbuffata di antipasti e frittura di pesce, più paella d'occasione al "Salamanca", in zona Barceloneta. Non ho dormito un gran che quella notte. Il terzo giorno, più sobria ma comunque gustosa cena a base di tapas al "Taller de Tapas", in zona molto chic e poco distante da piazza Catalunya e dalle Ramblas, dove abbiamo infatti poi chiuso la serata. Quarto ed ultimo giorno, pranzo in un ristorante frequentato solo da locali ("Cuina d'Amics") a base di filetto di baccala e fagioli. La mazzata finale.

Fortuna che a casa ho le mie certezze: frollacchia di carote, cipollotti e piselli e tanto pentimento per il resto della settimana!!!


domenica, novembre 26, 2017

Quel parcheggio sotto la Rocca


Bisogna riconoscere che c'e' una certa coerenza tra il fatto di costruire un parcheggio ai piedi dell'antica Rocca di Bergamo alta (pur tra frane, crepe, appelli e proteste dei cittadini) e la scarsità di mezzi pubblici che si arrampicano fino all'interno della citta' murata: le uniche alternative sono il (mini) bus "3" che parte ogni 45 minuti dall'Ostello della Gioventu' o la funicolare da Viale Vittorio Emanuele II che offre una corsa suggestiva ma scomoda per chi si trova lontano dal centro.

Si potevano fare scelte diverse? Credo di si, ormai di modelli virtuosi da copiare in giro ce ne sono molti e a Bergamo non mancano nè le risorse e nè le competenze per mettersi in scia o persino in testa al gruppo. Quel che manca alle amministrazioni che si susseguono a palazzo Frizzoni è la visione del futuro e il coraggio di affrontare con lungimiranza le sfide della globalizzazione. Pensare di risolvere il problema della mobilità e del turismo di massa con un parcheggio affidato a privati nel cuore di un centro storico da poco divenuto patrimonio UNESCO è semplicemente desolante.

 E ora vi saluto che mi aspetta la salita al campanone con i miei piccoli esploratori!


martedì, novembre 14, 2017

La tua prima volta a San Siro



Quando sarai grande capirai tante cose che ieri sera hai osservato senza farci troppo caso, tipo come mai salissimo la rampa della torre “torcigliona” di accesso al terzo anello fermandoci a contare ad ogni giro di spira a che piano fossimo, come mai ci fosse tutta quella gente e perchè sugli spalti si sentano dire tante parolacce o perché qualcuno tiri bottiglie vuote sulla testa di quelli sotto (questo, veramente, faccio fatica a capirlo anche io), cosa sia l’IKEA, perché Insigne, che è il nostro attaccante migliore, non abbia giocato (bè anche questo rimarrà un mistero, ma ormai che importa), etc… Da grande capirai che senza che ci fosse la minima intenzione hai assistito ad un evento storico, ad un “apocalisse” come molti giornali titolavano oggi, ad una delle pagine più nere del calcio italiano: la mancata qualificazione della nostra nazionale ad un campionato mondiale. È la seconda volta nella nostra storia, non succedeva da 60 anni… Avrai tempo per ragionare su queste cose. Ma il bello di essere bambini (e per me di averlo vissuto attraverso i tuoi occhi) è che una serata come quella di ieri – nonostante e al di là del risultato – è magia pura che non necessita di spiegazioni: si spalancano gli occhi, si salta, si canta e si urla sospinti dalla forza impetuosa della curva, si respirano emozioni a pieni polmoni e ci si abbandona all’euforia di una festa pazzesca, mai vista prima. Io, veramente, a San Siro ci ero già stato, ma andarci con te è stata tutta un’altra cosa!

martedì, ottobre 31, 2017

Ecosistema Urbano 2017: Milano, promossa o bocciata?


Ieri e' stato presentato l'annuale rapporto di Legambiente denominato "Ecosistema Urbano", giunto alla sua ventiquattresima edizione. Si puo' andare fieri di Milano nel 2017? I dati parlano ancora una volta di luci e ombre: ci sono aspetti dove nonostante la drammatica urgenza di cambiare direzione non si registrano significativi progressi e, al contrario, situazioni dove la citta' non solo vince il confronto con altri capoluoghi italiani ma risulta tra le più virtuose dell'intero continente europeo.

A Milano va forte il bike sharing, grazie alle iniziative messe in campo dall'operatore pubblico e più recentemente da quelli privati, Mobike e Ofo. Ed e' boom anche di car sharing: quest'anno si e' raggiunto il milione di abbonati, nonostante il contesto di mercato tutto sommato ancora poco maturo (vedi bilanci di Car2Go ed Enjoy ancora negativi). Possiamo, inoltre, vantare una rete di trasporti pubblici che funziona, la metropolitana piu' estesa d'Italia ed in continua espansione, il successo dell'area C, che ha ridotto significativamente l'utilizzo delle auto nel centro cittadino. Il livello di raccolta differenziata e' piu' alto della media, mentre la rete idrica disperde meno del 20% dell'acqua trasportata (ma rispetto a quattro anni fa la situazione e' un po' peggiorata). Infine, si può citare lo sviluppo del teleriscaldamento, che gia' lo scorso anno aveva superato la soglia dei 200 mila appartamenti "equivalenti" collegati.

D' altro canto, c'e' ancora tantissimo da fare. La distanza con la capofila Mantova e' abissale (circa 20 punti) e drammaticamente lontana appare anche quota 100, che nel modello di Legambiente rappresenta la condizione in cui la citta' rispetta pienamente le normative vigenti e si conforma a tutte le raccomandazioni e protocolli internazionali che si riferiscono alla salute umana (UE, OMS...). A Milano abbiamo poco verde pro-capite, isole pedonali e chilometri di piste ciclabili. Insufficiente, se comparato con altre realta', anche l'installato di fotovoltaico e termico pubblico. Ma il problema numero uno rimane la qualita' dell'aria. Anche quest'anno, le polveri sottili sono state sopra soglia per un numero spaventoso di giorni e consola poco sapere che la concentrazione media negli ultimi quattro anni si sia ridotta del 12%, passando da 42 a 37 microgrammi/mc.

Coraggio Sala, acceleriamo sull'ambiente! In quindici anni, come mostra il grafico, abbiamo fatto davvero troppa poca strada...

lunedì, ottobre 30, 2017

Colori d'autunno a Baggio (foliage)


Un acero infuocato dalle tinte accese dell'autunno. I rossi, i gialli, il marrone e la gamma dei verdi: uno spettacolo di una bellezza tutto sommato comune e al tempo stesso unica e indescrivibile, cui una fotografia scattata con i poveri mezzi tecnologici che mi ritrovavo in tasca questa mattina non rende purtroppo giustizia. La pianta sembra quasi specchiarsi sopra ad una una superficie di foglie secche, cadute fittamente tutte intorno al tronco e stranamente non spazzate via dal vento di questi giorni. E' impossibile passarci accanto e non rimanere estasiati dall'armonia della composizione e non perdersi nel gioco di riflessi.

Per chi volesse gustarsi dal vivo questa meraviglia: parco tra Via Viterbo e Via Forze Armate, grosso modo all'altezza del civico 250.  

venerdì, ottobre 27, 2017

Ex asilo di via Martinetti, apertura rimandata al 2020


Ci vorranno almeno altri tre anni prima che l'area dell'ex asilo di via Martinetti venga sistemata. Questo, in sintesi, l'esito dell'incontro aperto (e molto partecipato) che si è svolto ieri presso l'oratorio di Santi Nabore e Felice, alla presenza del Presidente del Municipio di zona 7 Marco Bestetti e dell'Assessore ai lavori pubblici del Comune di Milano Gabriele Rabaiotti. Quest'ultimo ha spiegato che il punto centrale della questione è la destinazione d'uso che le si vorrà attribuire. Scelta che deve essere naturalmente e il più possibile condivisa con il Municipio di zona 7 e i residenti del quartiere.

Sul tavolo ci sono diverse opzioni: un parcheggio per circa 80 veicoli, il cui costo si aggirerebbe attorno a 1 milione di euro, un'area verde da annettere al parchetto esistente (tra le piu' gradite), per un costo totale di circa 2,8 milioni di euro, un'area attrezzata per lo sport all'aria aperto, tipo campo da basket/pallavolo, per un costo totale di circa 2,9 milioni di euro, una palestra per praticare sport al chiuso, una biblioteca di quartiere, un'area polifunzionale per favorire l'aggregazione sociale, con sale riunioni, auditorium, etc... C'è infine da considerare lo scenario in cui il Comune conceda il bene ad un privato che voglia intraprendere un esercizio commerciale, ma francamente appare una ipotesi remota. In ogni caso, bisogna tenere conto che stiamo parlando di una superficie di soli 2000 metri quadrati, il che limita il campo delle possibilità: o si fa una cosa o se ne fa un'altra. Non è pensabile di farvi coesistere più di un progetto.

L'assessore ha presentato anche l'iter burocratico che si profila da qui alla riapertura dell'area. Anzitutto, bisognerà effettuare delle analisi in modo da determinare con precisione l'entità e il costo delle bonifiche del terreno. L'obiettivo è chiudere questa prima fase entro i prossimi sei mesi. Poi occorrerà selezionare una ditta a cui affidare i lavori attraverso il processo del bando pubblico di gara. Considerati i tempi tecnici della gara a mezzo bando pubblico, non si avrà un esito prima del 2019. Infine, si arriverebbe alla messa in opera del progetto, che non verrebbe realizzato prima del 2020. Le date sono puramente indicative e si riferiscono al caso "roseo" in cui la destinazione d'uso venga definita entro i prossimi sei mesi, le risorse finanziarie siano disponibili e, soprattutto, la questione dell'ex asilo rimanga nel radar delle priorità del Municipio 7 e del Comune di Milano.

Prospettive non certo esaltanti. Tre, quattro o cinque anni sono tanti, considerato che veniamo da dieci anni di abbandono, incuria e vandalismi di vario genere. Uno fa a tempo a cambiare casa, quartiere o persino citta', come e' successo al sottoscritto. Si fa a tempo a passare dalla fase in cui i bambini sono piccoli e il parchetto e' un appuntamento quotidiano, al momento in cui i figli sono grandi e al parchetto non ci si pensa piu'. In questo paese si muore di burocrazia... e di smog, aggiungo, visto che non c'e' un altro giardino pubblico nel raggio di 1 km!

Nel frattempo che si puo' fare? Certamente, chiedere al Municipio 7 di convocare al più presto un'assemblea pubblica in cui definire una volta per tutte la destinazione d'uso: inutile attendere di sapere che nel sottosuolo ci sono pesticidi o idrocarburi o che la bonifica costa 10 o 20. Poi, assicurarsi che il parchetto esistente venga manutenuto nel modo migliore possibile: ieri sera (forse) ci siamo portati a casa la promessa di una fontanella, ma c'è anche il problema ricorrente delle zanzare, il marciapiede dissestato, l'illuminazione carente, le recinzioni divelte, la crescita incontrollata della "savana", etc... Infine, perche' no? Premere sul Comune perche' valuti la possibilita' che questo intervento salti su una corsia preferenziale ("accordi quadro"), di modo da ridurre drasticamente i tempi.

Ce la faranno i nostri eroi?

giovedì, ottobre 26, 2017

Via Menzini, chi giustifica è complice



Foto scattata in Via Menzini, in zona Forze Armate, Milano: in quartiere in cui vivo. Oltre al furgone, le fiamme hanno interessato un motorino e le persiane dell'appartamento del primo piano. Sulla fiancata del veicolo un foglio A4 appeso con lo scotch con un messaggio amaro e dal finale chiaramente accusatorio:

Questa opera è stata realizzata da una mano mossa dall'ignoranza, dall'intolleranza e da una mentalità mafiosa, che vorrebbe imporre la sua volontà con la forza, senza alcun rispetto della legge, della libertà, della proprietà e della vita altrui (visto che si è sfiorata la strage). Chi giustifica e chi tace è complice

Chi tace è complice, d'accordo. Ma chi è tanto cinico da giustificare una cosa simile? Una persona che conosca la vittima e che di fronte ad una scena simile pensi che comunque se la sia meritata. Mi viene in mente che in quella via vedo spesso passare famiglie di ebrei che portano i loro bambini a scuola: che sia quindi un atto ostile dai connotati politico-religiosi, che goda del silenzioso appoggio di una certa comunità antisemita? Ipotesi che non sta in piedi, perché gli ebrei frequentano la via ma abitano da tutt'altra parte (San Gimignano).

Ad ogni modo, stamattina non è stato facile spiegare a Pietro cosa stesse guardando, quando nel tragitto tra casa e scuola siamo passati accanto a quei resti carbonizzati in sella alla nostra bicicletta. Gli ho detto che ci sono persone molto cattive e prepotenti che arrivano a fare dispetti di questo genere, ma mentre lo dicevo mi rendevo conto che le parole non trasferivano il cupo concetto di intimidazione.

martedì, agosto 22, 2017

Storia (e leggende) della chiesetta della salute di Milano


C'era una volta un villaggio che distava solo una manciata di miglia dalle antiche mura di Milano. Vi abitavano povere famiglie di contadini che disponevano di casupole di mattoni rossi e paglia, con i fienili e le stalle per gli animali. Al centro dell'abitato, si ergeva un antico mulino, da tutti conosciuto come il Molinazzo, il quale aveva una grande ruota idraulica costruita con legno di quercia, sempre in movimento, sospinta dalle chiare acque del fontanile (o torrente) Restocco. Il lavoro nei campi era duro e il raccolto spesso magro e così la gente del posto, seppure molto devota, non aveva i mezzi per erigere una chiesetta degna di nostro Signore. Ogni sette giorni toccava mettersi in cammino per raggiungere la grande Basilica dei Martiri, dove riposavano le spoglie dell'amatissimo vescovo Ambrogio e dove veniva celebrata la santa messa domenicale.

Un giorno, però, giunsero al villaggio una strana coppia di personaggi: una nobildonna dall'aria triste accompagnata da un vecchio cavaliere, che indossava una pesante armatura in ferro. Nessuno li aveva mai visti prima, ne' si sapeva da dove venissero, tuttavia furono accolti con benevolenza e ricevettero tutti gli onori che ospiti di tal rango meritavano. Il Cavaliere racconto' di se' che aveva vinto più di mille fra giostre e duelli, ma ora, stanco di combattere, voleva deporre le armi e trascorrere gli ultimi suoi anni in un tranquillo podere di campagna, lontano dal frastuono e dagli intrighi di città. La dama fece, invece, sapere che intendeva ritirarsi a vita umile e di preghiera. Aveva fatto il voto di erigere a sue spese un piccolo oratorio e di dedicarlo all'apostolo Giacomo. E cosi' fce. Dopo qualche mese accanto all'antico Molinazzo si ergeva la nuova chiesetta di San Giacomo, dall'aspetto semplice e molto decoroso. La piccola comunita' tripudio' di gioia perche' quell'opera sembrava provenire direttamente dalle mani della divina provvidenza!

Ci si accorse subito che mancavano tuttavia due cose fondamentali: le campane per richiamare tutti dai campi al momento delle funzioni e un sacerdote che officiasse le messe. Fu quindi deciso di inviare una delegazione del contado in udienza dal potente arcivescono di Milano Ariberto, pregandolo di far fronte a quelle pie esigenze. Questi, signore incontrastato di quelle province, era un uomo risoluto e molto attento alla salute delle pecorelle del gregge che il buon Dio gli aveva affidato e fu quindi ben felice di nominare un prelato, che volle personalmente accompagnare al villaggio con l'intento di consacrare la novella costruzione e concelebrare la prima messa.

Potete immaginare la sorpresa della gente che abitava presso il Restocco nel vederlo arrivare in una calda mattina di mezza estate su un grosso carro trascinato da buoi, con quello strano cappello a doppia punta sulla testa e il bastone ricurvo e con a seguito uno stuolo di chierici, nobili e milizie a cavallo! I bambini saltellavano come mosche impazzite attorno al maestoso corteo, i contadini sgomitavano per toccare un lembo delle sue sontuose vesti e si affannavano a scappellarsi, mentre la nobildonna e il cavaliere lo accolsero prostrandosi e baciandogli il sacro anello. Ariberto dispensava a tutti le sue benedizioni, con il suo fare austero e solenne.

E le campane? I delegati del contado, nella concitazione del momento, si erano dimenticati di parlarne con l'arcivescovo, ma il vecchio cavaliere trovo' prontamente una soluzione pure a quel problema: con animo generoso dono' l'elmo lucente e la robusta armatura ferrea che lo avevano protetto in tanti e tanti duelli perche' fossero fusi e se ne ricavassero due squillanti campane con relativo batacchio. Il maniscalco del villaggio non perse tempo e prima che Ariberto facesse ritorno in citta' martello' e sagomo' due lucentissime campane, che vennero issate sul campanile di San Giacomo, suonando a festa per tre giorni e per tre notti, tra benedizioni, canti, balli e lodi al Signore. Mai al Restocco si erano vissuti giorni piu' felici di quelli.

Passarono alcuni anni di grande prosperita' e la fama del piccolo borgo crebbe tanto da attirare l'attenzione di altri prodi cavalieri di ritorno dalla Terrasanta, desiderosi di riposo e pace, ma anche affascinati dal paesaggio agreste e dalla vita operosa attorno al Molinazzo. Portavano con se' carichi di tesori preziosi e urne con le reliquie di santi e martiri d'Oriente, oltre che un bagaglio di storie fantastiche da raccontare la sera attorno al fuoco. Chiunque avesse la fortuna di ascoltarle pendeva dalle loro labbra e ascoltavano con occhi sgranati e profonda venerazione. Col passare del tempo, i cavalieri contribuirono pure ad abbellire la chiesetta, chi facendone affrescare le pareti, chi commissionando paramenti sacri e arredi vari alle botteghe artigiane di Milano. Fecero costruire anche un ospitale, per le esigenze del loro ordine. Il borgo insomma cresceva e si arricchiva di cascine e di luoghi di ristoro lungo la via per Novara. Una di queste, la cascina Linterno - che ancora oggi si erge al confine orientale del Parco delle Cave - fini' col diventare albergo del grande poeta Francesco Petrarca, il quele trasse da questi luoghi ispirazione per le sue rime immortali.

Per secoli tutto ando' per il meglio, fino a quando un giorno anche a Milano e nei contadi circostanti scoppio' purtroppo la peste nera. Pare che l'infezione traesse origine da batteri portati in Italia da navi genovesi (e topi) di ritorno dal lontano Oriente. Quale che fosse l'orgine del morbo, fu un tremendo flagello: Allora, si sa, non esistevano antibiotici e le sofisticate medicine di cui disponiamo oggi, inoltre la gente si lavava ben di rado e non sapeva in che modo viaggiasse il contagio. La peste si diffuse con grande facilita', falciando uomini e donne, vecchi e bambini: ne perirono a migliaia. Non sembrava esserci scampo alcuno, l'unica speranza della gente era affidarsi alla preghiera e stringersi attorno al caro, amato e santo Arcivescovo di quei tempi, Carlo Borromeo. Costui era un omone corpulento, alto quasi due metri, che aveva donato tutte le sue ricchezze ai poveri e che si era tanto prodigato per far costruire ospizi ed ospedali per assistere i malati. Uno, il Maggiore, e' ancora presente ai giorni nostri e sorge proprio nei pressi della chiesetta di San Giacomo.

Carlo si spostava da un borgo all'altro sul dorso di un mulo e ovunque si trovasse organizzava grandi processioni penitenziali, predicando obbedienza alla chiesa e il perdono dei peccati. Giunse finalmente anche alla chiesetta di San Giacomo, che - non si sa come - nel frattempo aveva cambiato nome ed era ora intitolata ai santi Filippo e Donato. Davanti alla folla, benedisse le campane e annuncio' che chiunque, pentito delle proprie malefatte, le avesse sentite suonare non si sarebbe ammalato o sarebbe addirittura guarito. D'improvviso, l'epidemia spari' da quelle terre. L'eco del miracolo si sparse come un fulmine per Milano e furono molti quelli che si trasferirono e che cercarono un riparo al Restocco, tant'e' che il cugino di Carlo, il pio Cardinale Federigo Borromeo, si adopero' perche' accanto alla chiesetta, da tuttti conosciuta anche come "della Salute", sorgesse un vasto convento in grado di ospitare famiglie e viandanti. Furono i frati francescani ad occuparsene per ben due secoli. Si dice che per una notte ospito' niente meno che l'imperatore di Francia Napoleone Bonaparte, impegnato nella campagna militare cispadana nei giorni in cui venne incoronato re d'Italia in piazza Duomo.

Purtroppo oggi non rimane quasi piu' nulla dell'antico borgo. Un imprenditore edile nel dopoguerra acquisi' i terreni, ricopri' il corso del torrente, demoli' il grande convento, le antiche cascine e l'antico Molinazzo per far spazio ad alti palazzoni e cemento. Quando rivolse le sue ruspe verso la chiesetta della salute la gente gli si rivolto' contro e comincio' ad urlare e a protestare cosi' vivacemente che l'uomo dovette rinunciare all'impresa. In tutto quel trambusto, sparirono pero' le belle campane lucenti che erano state fuse con l'elmo e l'armatura del vecchio cavaliere. Che fine fecero? Qualcuno ipotizza che siano finite con le macerie del convento, delle cascine e del mulino sotto il Monte Stella. Altri dicono che siano state nascoste dal sagrestano della chiesa per preservarle e venerarle come reliquie preziose in un luogo segreto. Altri ancora malignano che siano state rubate nottetempo dall'imprenditore per dispetto agli abitanti del quartiere. Nessuno lo sa con certezza. La leggenda dice che un giorno un bambino le trovera', le rimettera' al loro posto, le fara' di nuovo suonare rallegrando il quartiere, che lo eleggera' a novello eroe del Molinazzo. Nel frattempo, se passate di la' in una tiepida serata d'Agosto senza traffico di auto e tram, tendete l'orecchio e fate attenzione: potreste sentire il fievole scroscio delle acque del fontanile che ancora scorre lento sotto ai vostri piedi.

(dedicata ai miei figli Pietro e Giulia, nuovi milanesi del Restocco)

domenica, aprile 09, 2017

Fioriture sul Naviglio di Alzano


In attesa di riaprire quelli di Milano, mi godo quello di Alzano: stamattina lungo il corso della Seriola ho trovato questa bella fioritura di tulipani. Le passeggiate con papà sono sempre speciali.

venerdì, aprile 07, 2017

Riapriamo i navigli!

Caro Roberto Biscardini, 

Ci siamo conosciuti ieri sera, nel corso dell'evento "Concarte". Mi piacerebbe molto entrare nella tua associazione e darti una mano. Per dieci anni, quando facevo il pendolare, mi sono battuto per Bergamo e i suoi collegamenti ferroviari; ora che ho messo radici a Milano vorrei far mia la tua causa, che e' ambiziosa, visionaria, molto suggestiva e affascinante. Tra dieci anni vorrei poter pedalare con la mia bicicletta lungo quel percorso di 8 km di vie d'acqua riconquistato alla citta' e alla sua storia, con l'orgoglio che li' dentro c'e' anche un po' del mio impegno.

Riapriamo i Navigli!