domenica, novembre 10, 2019

Un giorno qualsiasi, in giro per Milano

Un giorno qualsiasi, in giro con amici per Milano: piazza Duomo (e vabbè), il Bramante geniale in Santa Maria presso San Satiro e poi giu' per via Torino fino ad incrociare le colonne di San Lorenzo, con la piazza medievale che sembra di un altro mondo e la Basilica maggiore dal sapore un po' orientale. Rievocazione storica dei tempi della colonna infame (qui di moriva di peste e di accuse tremende, altro che movida!) e poi un tuffo ancora piu' indietro nel tempo, con una puntata all'antico anfiteatro romano, degno di una corte imperiale. Altri due passi e siamo a Sant'Eustorgio, culla del cristianesimo portato dall'apostolo Barnaba e ricca di suggestioni legate alla tradizione dei re magi. Viene quindi il momento che preferisco, quello delle vie d'acqua: la conca di Viarenna, la Darsena rigenerata (caspita, come sono cresciuti gli alberi!), il Naviglio Grande con il pittoresco Vicolo dei Lavandai, Porta Genova (neo-promossa nel girone "Piazze Aperte"). Finiamo il giro visitando prima sua meraviglia Sant'Ambrogio e, dulcis in fundo, la cappella sistina... ops San Maurizio al Monastero! Rientriamo a casa stanchi ma felici... Milano, tesori da scoprire...

martedì, novembre 05, 2019

Riqualificazione di Piazzale Siena

Sono un generatore seriale di blog... :-)
Questa volta il tema è quello della riqualificazione di Piazzale Siena, secondo le linee guida dettate dal bando Piazze Aperte del Comune di Milano. Passate parola!


giovedì, maggio 30, 2019

Un blog per Martinetti Verde

Ho deciso di aprire un blog interamente dedicato alla questione del futuro dell'area dell'ex-asilo di via martinetti 23 di Milano, perche' sono ormai un membro attivo del comitato nato a tutela del verde del quartiere e vi avrei inutilmente tediato con post monotematici: la petizione, la raccolta di firme, gli incontri con stampa e politica locale, etc... c'e' pure altro nella vita, no? :-)

Mi scuserete, peraltro, se in questo periodo sono un po' scomparso dai vostri radar, ma questa storia del parchetto sta assorbendo molte energie. Ma non disperate, nel giro di qualche mese vinciamo questa causa e torno da voi, piu' vispo che mai... seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Un abbraccio!

giovedì, gennaio 24, 2019

Cascina Nosedo, falo' bis



Ad un certo punto la città s'interrompe bruscamente e cominciano i campi. Lì, dove si snoda la ciclabile per l'abbazia di Chiaravalle, al confine tra i due mondi, fa buona guardia la cascina Nosedo, ultime vestigia della civiltà contadina. Un posto assurdo, a dirla tutta. Nel cielo nugoli di gabbiani (che neppure al mare) sorvolano freneticamente i putridi liquami della Vettabbia, mentre galli indifferenti e sonnacchiosi se ne stanno accovacciati sui rami degli alberi ai margini dell'aia. Non pare proprio, ma anche questa è Milano. Anche oggi, al primo buio, la citta' della luna e dei falo'

lunedì, gennaio 14, 2019

Il falò di Sant'Antonio



Tra i campi di Baggio, al centro di un cerchio di folla composta soprattutto da famiglie con bambini, arde il grande falò di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali domestici, del bestiame e della campagna. Un festa popolare che qui si rinnova da venticinque anni ma che affonda le sue radici in una tradizione contadina lombarda ben più antica. Un rito che conserva ancora intatta un’aura magica.

Che cosa spinge tutta questa gente, nel tempo delle metropoli cementificate, dell'iper-velocità e dei social-digital, a ritrovarsi trepidante nell'aia della vecchia Cascina Linterno ad attendere pazientemente al gelo il momento in cui il fuoco comincerà a divampare consumando con rabbia una enorme pira di legna e sterpaglia? Io credo che le ragioni siano molteplici e che comprendano il bisogno di riappropriarsi del territorio, di ristabilire un contatto profondo con la natura, di riassaporare il palpito lento dell'alternarsi delle stagioni, di stare assieme e sentirsi parte di una comunità e di uno stesso destino.

Grazie a Gianni e agli amici della Linterno per la passione con cui organizzano questi eventi che regalano sempre grandi emozioni.

giovedì, gennaio 10, 2019

La morale di Andreuccio da Perugia e dintorni



Mio padre ha creato un mostro, ma questo lo si sapeva già direte voi. D'accordo, ma io mi riferisco più precisamente al fatto che da quando è uscito "il Decamerone secondo la nostra lingua", mi sto spulciando di tutto e di più in rete a riguardo del capolavoro trecentesco e così mi sta succedendo sempre piu' spesso di imbattermi in studiosi, scrittori, gruppi di discussione, associazioni con cui interloquire e dai quali apprendere curiosità, fatti eruditi, tesi originali o, all'opposto, teorie alquanto bislacche.

Ho scoperto ad esempio che il Petrarca ha tradotto la centesima novella in lingua latina, forse con il malcelato intento di insegnare all'amico Giovanni con quale altezza di stile si sarebbero dovute scrivere novelle tanto commoventi come quella di Griselda. Oppure c'è chi sostiene che il racconto di Griselda altro non sarebbe che un'allegoria, un messaggio segreto da tramandare ai posteri... una sorta di enigma in stile Codice da Vinci, con tanto di ciclo di affreschi in un castello del Nord Italia a puntellare la tesi e a disvelare all'occhio di un osservatore attento una sorta di mappa del tesoro. Fantaletteratura?

C'è chi sostiene che le novelle non sono 100 come tutti credono, ma in realtà almeno 101, se non 105, o addirittura 106, 107 o 106 e mezzo, a seconda di come si vogliano considerare la cornice e la novella-incomprensibile che il cavaliere tenta di raccontare a madonna Oretta nella sesta giornata.

Ci sono poi quelli che in nome di Boccaccio combattono una vera e propria "guerra": è il caso della voce Decameron di Wikipedia alla quale avrei voluto contribuire con delle semplici note, ma che da giorni è in modalità semi-protetta e non più liberamente modificabile a causa di una edit war tra utenti che da mesi se le suonano di santa ragione a suon di correzioni, cancellazioni di note altrui e incursioni "vandaliche". Certo che ce n'e' di gente che non ha nulla da fare... Per carita', colgo pienamente la differenza tra contribuire allo sviluppo della piu' grande biblioteca virtuale del mondo e inondare Facebook con junk posts; mi chiedo solo se questa democratizzazione del sapere porti sempre a risultati di qualita'. Viste le beghe di cui sopra qualche dubbio mi rimane. Ma forse queste ombre sul digital che offuscano la mia vista sono solo un frutto avvelenato della lettura di "the game" di Alessandro Baricco. Un giorno di questi gli voglio dedicare un post.

Infine, mi è capitato per le mani un articolo che parla di un ritrovamento archivistico dal quale emergerebbero degli elementi a favore di una datazione del Decameron diversa e precedente rispetto a quella fin qui accettata dagli studiosi (1349-1351 o 1353). L'autore della ricerca e' un professore ordinario di storia medievale dell'università di Udine che ha studiato le analogie tra la storia di un certo Cenni di Bardella, personaggio storico realmente esistito, e Andreuccio da Perugia, protagonista della quinta novella della seconda giornata (in foto, Ninetto Davoli, nei panni di Andreuccio in una scena del film di Pasolini). Se dietro Andreuccio c'e' Cenni, allora - questa e' in sintesi la tesi del professore - il Decameron e' stato composto a partire dagli anni trenta del secolo e probabilmente rivisto e concluso negli anni sessanta. Ebbene, e' quello che sostiene anche mio padre, che dal canto suo aggiunge l'ipotesi che il libro sia stato scritto "a puntate": altrimenti perche' a quel punto dell'opera Boccaccio sente l'esigenza di difendersi dai detratttori? Le novelle traggono certamente ispirazioni da fatti riferiti all'autore, che nelle conclusioni dell'opera ci svela il segreto delle sue fonti:

[...] Ugualmente vi saranno alcune donne che diranno che sarebbe stato assai meglio che delle novelle non ci fossero. Ma ho scritto soltanto quelle che mi erano state raccontate, le donne che le raccontarono dovevano sceglierle belle ed io le avrei scritte belle. Ma, supponendo che le avessi inventate e scritte io stesso, cosa che non è, non mi vergognerei se alcune non fossero proprio belle 

Vi confesso che in un impeto di foga letteraria ho contattato il professore per esprimergli i miei personali dubbi sul fatto che la storia di Andreuccio sia la trasposizione di quella di Cenni di Bardella. Al netto del fatto che in una novella l'autore e' libero di ricamare e giocare quanto vuole con la fantasia, molti dettagli non combaciano e i due finali sono molto diversi: la beffa che subisce Andreuccio e' controbilanciata dalla conquista di un prezioso rubino, mentre al povero Cenni rimedia solo truffe e crudeli bastonate, tanto che quasi ci lascia le penne. Una brutta storia. Ed in effetti la lettera in cui viene riferita e' un vero e proprio j'accuse di Firenze contro i pericoli che si corrono sbarcando a Napoli.

Ragionando su questi aspetti ho finito con il capire quale sia la morale che Boccaccio voleva passare. Se ci riflettete bene, la cosa davvero buffa - e che non tutti colgono - dell'avventura capitata ad Andreuccio e' che cade nella trappola per il solo fatto di sentirsi chiamare "Messere", appellativo che oggi - e chi conosce Napoli sa bene di cosa parlo - potremmo tradurre con l'adulatorio e altisonante "Eccellenza". In altri termini, viene truffato in quanto sprovveduto, frivolo e vanaglorioso: una cosa che potrebbe succedere oggi e in ogni tempo (e in ogni dove) a persone di siffatta natura. Il messaggio è tutto qui: il locus pericolosus non e' il basso di Napoli in quanto tale, ma l'animo umano quando scade nella vanita'.

Ed ora datemi una laurea honoris causa! :-D

mercoledì, gennaio 02, 2019

Il gioco fa bene alla salute


Ho appena finito di leggere "the game", l'ultimo libro di Alessandro Baricco, in cui parla di rivoluzione digitale e sostiene che cio' che sta alla base di invenzioni come Internet, l'iPhone e persino gli assisteni virtuali come Alexa sia la passione per il gioco. Da circa quarant'anni, i pionieri di Google, Apple e compagnia costruiscono strumenti che risolvono problemi anche complessi come mettere in contatto milioni di persone con una leggerezza mai vista prima, quasi fosse una questione ludica. Non sara' un caso che lo stesso motore di Intelligenza Artificiale ("Deepmind", sottotitolo "use it to make world a better place") che solo un paio di anni fa sconfisse il campione mondiale del gioco rompicapo cinese Alpha Go, Lee Sedol, lo scorso mese si sia per la prima volta anche aggiudicato la competizione biannuale CASP (Critical Assessment of Structure Prediction), battendo equipe di scienziati specializzati nella previsione di strutture molecolari 3D di proteine a partire da liste di semplici aminoacidi. Un giochetto da 10 alla 300 possibili soluzioni. Uno seguito da trecento zeri, un googol al cubo. Roba giustamente che solo Google poteva per vocazione maneggiare, ed infatti la sua creatura alla fine ha azzeccato ben 25 strutture proteiche su 43: il secondo equipe, per intenderci, si e' fermato a quota 3. Un risultato che ha del miracoloso e che potrebbe dare un'accelerata pazzesca alla comprensione di certi meccanismi degenerativi che sono all'origine di varie malattie come Diabete, Parkinson, Alzheimer. Un giorno forse potremo dire che "il gioco" fa bene alla salute.


sabato, novembre 10, 2018

Il Decamerone (secondo la nostra lingua) sbarca a Ranica



Definirla semplicemente come la presentazione di un libro sarebbe riduttivo. Vogliamo chiamarla lectio magistrialis sul Decamerone? Neppure, ma non perche' manchino i presupposti, dal momento che la conoscenza del testo e dell'autore che ha mio padre e' veramente fine e solida. Chi ha partecipato all'evento se ne sara' reso conto. Piuttosto mi sembrerebbe un'etichetta troppo seriosa e comunque non del tutto calzante, perche' di modi per approfondire l'opera ce ne sono tanti e quello che abbiamo scelto noi e' stato, fatemelo dire, divertente. Una sola cortesia, pero': non tacciatelo come "spettacolo" perche' vi garantisco che l'autore ne rimarrebbe in qualche modo ferito. Il suo scopo e' divulgare, senz'altro magari intrattenendo il pubblico con spirito, alleggerendo qui e la il discorso con qualche battuta o piccola storiella, ma lungi da lui ridurre il tutto ad un mero teatrino. E' Boccaccio, per dinci! Un mostro sacro, da trattare con il dovuto rispetto che si deve ai grandi della nostra letteratura.

Insomma, comunque la vogliate chiamare, quella di ieri sera presso la biblioteca di Ranica e' stata una serata molto interessante, a tratti erudita, a tratti esilarante, ma comunque da godere fino all'ultimo minuto. Per me e per la mia famiglia certamente un'esperienza memorabile. L'amalgama tra la relazione brillante di mio padre, le diapositive che scorrevano in sottofondo (scuola Vodafone, non so se mi spiego...) e i brani scelti e narrati dalla bravissima prof. e attrice Laura Pezzotta e' stata perfetta: grande attenzione e partecipazione del pubblico in sala, tanti applausi e mille complimenti. 

Ed ora che il "format" e' pronto e collaudato siamo pronti per il tour :-) Replicare, replicare, replicare: Bergamo, Milano, Firenze... Stiamo arrivando!!!

PS: per chi volesse seguire le ultime novità, abbiamo creato la pagina Facebook del libro: il Decamerone secondo la nostra lingua.

domenica, novembre 04, 2018

La fontanella al parco ex asilo di via Martinetti



Habemus acquam. La fontanella promessa da Bestetti (presidente del consiglio di zona 7) un anno fa durante l'incontro pubblico sul tema della riconversione dell'area pubblica dell'ex asilo Martinetti  e' finalmente stata installata. Eccola qua, nuova fiammante e pronta all'uso, soprattutto in vista della stagione bella che verra'. Ed ora, sotto con il progetto dell'ampliamento del parco... siamo tutti d'accordo, no? 

martedì, ottobre 30, 2018



Se Arturo l'avesse potuto vedere, ne avrebbe gongolato per giorni e magari ci avrebbe pure fatto un articolo sul suo blog: parlo della video clip realizzata per raccontare il mio (primo) progetto di machine learning ad una platea di 1300 persone collegate da tutta Europa in video conferenza con Milano, in occasione del plenary meeting annuale. Ne sarebbe stato orgoglioso sia perche' un nipote che fa breccia con le sue idee tra le maglie aziendali esalta le virtu' di famiglia, ma poi soprattutto perche' da geniale video maker quale era avrebbe certamente apprezzato l'estro creativo alla base della storia, la simpatica e volutamente teatrale esecuzione e il sapiente lavoro di rifinitura eseguito dallo studio dei media partner che ci assistono in queste occasioni. L'unico neo e' che non avrebbe capito un'acca di quel che diciamo in quei tre minuti e quattordici secondi, in quanto parliamo in inglese, ma questo sarebbe stato solo un dettaglio.

In breve, ci sono quattro scene.

Nella prima c'e' il mio capo, Nicolai, che pur contento dei risultati fin qui ottenuti si domanda come si possa far fruttare al meglio tutti i dati che i nostri sistemi ogni mese producono. Siamo in piena
rivoluzione industriale 4.0, ci dovra' pur essere un modo per trasformare i nostri processi, ad esempio quelli di assistenza alla clientela, nella direzione dell'automazione digitale? Nel mio copione originale, Nicolai avrebbe dovuto a questo punto indossare un cappello ed un grembiule da chef e avrebbe dovuto sfogliare un libro di cucina in cui la ricetta richiede di insaporire i nostri dati con un misterioso ingrediente: un pizzico di innovazione ("a hint of innovation"). Ma Nicolai ha glissato sulla faccenda del cuoco e in stile teutonico lancia dal suo ufficio di Berlino una semplice sfida: "Dino, trovami il pizzico di innovazione!".

E qui arrivo io. Nella seconda scena, mi domando cosa sia e dove si possa trovare. Parte una carrellata di immagini in cui mi arrovello a pensare, leggo, scrivo, passeggio nervosamente, ma non riesco a trovare la soluzione. Finche', fatto realmente accaduto, l'illuminazione arriva un giorno in cui ascolto un seminario tenuto da un professore svizzero che parla di autostrade del futuro (nel video parlo di smart cities... dopo il crollo del ponte Morandi di Genova parlare di autostrade non mi sembrava proprio il caso!) capaci di prevedere dove e quando si verificheranno ingorghi e incidenti, grazie all'intelligenza artificiale applicata ai dati di traffico. Fantastico, penso. Perche' non riutilizzare lo stesso approccio? Nelle Telco gli incidenti sono le lamentele dei clienti causate da un disservizio sulla linea: noi monitoriamo continuamente le linee dunque basta solo elaborare i dati che gia' abbiamo per fare previsioni e, potenzialmente, intervenire prima che il cliente chiami. Ecco la chiave di volta, quel pizzico di innovazione che, come l'ultimo pezzo di un puzzle (CARS, nel mio caso), mancava per completare la trasformazione digitale!

Si entra quindi nella terza scena. Indossando i panni di AI (Artificial Intelligence, acronimo stampato a caratteri cubitali blu sulla sua maglietta bianca), la bella Marta, analista, collega e amica, si adopera subito nello studiare i nostri dati e nel costruire ed allenare dei modelli statistici. Metaforicamente parlando, solleva pesi, fa gli addominali e corre avanti ed indietro per i corridoi, fino a quando si dichiara pronta e capace di prevedere le chiamate al call center dei clienti e le motivazioni alla base
delle lamentele con alta precisione. Per rappresentare questa capacita' quasi divintatoria di anticipare gli eventi, AI guarda una palla di vetro e agita le mani sopra di essa come a leggere realmente nel futuro. Wow!

Ma questa non e' magia! Nella quarta scena appaio nuovamente io che mi disfo della palla di vetro e spiego che dietro questa soluzione c'e' semplicemente un uso innovativo dei dati tecnici delle linee che sono gia' a nostra disposizione: basta correlarli in modo opportuno con la storia delle lamentele avvenute nel passato ed il gioco e' fatto.

Il video finisce in modo inatteso, simpatico e, per certi aspetti, davvero geniale. Siamo in pieno centro a Milano, nella trafficata via Carducci, ad un passo da Sant'Ambrogio: io guardo in camera e dico che, per quanto riguarda il fatto di evitare ingorghi e cavarsela nell'ora di punta, il pizzico di innovazione e' prendere la bicicletta. A quel punto, mentre io mi allaccio il casco, Marta entra in scena, si siede sulla canna della mia city bike e partiamo insieme, come due fidanzatini, salutando con la mano. La cosa divertente e' che siamo partiti con il rosso, fortunatamente quasi nessuno se n'e' accorto.

Enjoy: Proactive Assurance





domenica, ottobre 28, 2018

Berlino parte seconda


Le trasferte di lavoro sono sempre un’incognita, si parte carichi di dubbi e aspettative: come andrà? Porterò a casa qualche risultato? Ne varrà la pena? Questa a Berlino (la seconda), dal punto di vista pratico, è stata proprio inutile: per quel che riguarda i miei progetti non si è deciso nulla di più di quello che ci saremmo potuti dire anche al telefono, non ho fornito alcun contributo strategico alla discussione principale, in quanto ambito al di fuori delle mie competenze (i.e.: DOCSIS Provisioning). Non abbiamo neppure definito un chiaro piano d’azione che mi veda coinvolto per il futuro. Almeno per ora. Dunque, che ci sono andato a fare? Parrebbe un viaggio a vuoto, forse ho addirittura perso tempo.

Ma poi ci sono altri aspetti, altre prospettive e risvolti da considerare: quando hai un capo che opera così lontano da te, ogni ora spesa con lui di persona è un’ora investita nella relazione, nella conoscenza del mondo che lo circonda, nella comprensione dei retroscena che normalmente non vedi. Parli con lui, ma anche con tutti quelli che lo circondano, misuri la temperatura ambientale, puoi osservare da vicino come girano le cose, entri dentro ai meccanismi. Fatemi aggiungere che stiamo parlando di colleghi tedeschi, favolosi professionisti, maestri nella pianifazione e progettazione, ma non certo campioni di comunicazione. In occasioni del genere non si torna mai a mani vuote! 

E poi c’è l’aspetto “ludico”: gli scampoli di giornata da turista mentre ci si muove verso un ristorante o l'albergo, gli aperitivi in allegra compagnia, le cene esotiche nei posti più assurdi o quelle succulente nei locali più gettonati, le risate a crepapelle con personaggi come Andrea che definirlo solo un collega è un crimine contro la sua (grande) umanità. Con tutto il rispetto per il luccicante mondo Big Data che da qualche tempo mi ammalia, il vecchio mondo dell’ingegneria di rete regala ancora delle belle soddisfazioni: è una comunità piccola, fatta di gente strana e a volte un po' musona, forse proprio perche' deve sempre svangare notevoli complessita', ma che in fondo, sotto sotto, si diverte. 

A proposito! Il "BAU" a Berlino non ha prezzo: Nicolai (il mio capo) e' un mostro di calcio balilla e anche questa volta ha stracciato tutti: incredibile come un omone di quella stazza sia cosi' rapido e agile nel manovrare le bacchette. Ma se avessero un tavolo da ping pong, ragazzi miei, gli restituivo la pariglia... 

domenica, agosto 19, 2018

Seconda tappa - Terme di Saturnia


Seconda tappa del nostro viaggio per il centro Italia: Saturnia, presso le sorgive termali che circondano il vecchio mulino. Le acque sulfuree dalle rinomate proprietà terapeutiche attirano fin dai tempi antichi persone in cerca di relax e benessere. Un fatto normale. Ma qui siamo di fronte ad una tale sovrabbondanza di acqua e ad una bellezza paesaggistica cosi' dirompente (quella delle dolcissime colline toscane) che si rimane senza fiato: decisamente siamo in un luogo straordinario.

L'accesso alle vasche e' gratuito e questo contribuisce a spiegare l'affollamento ritratto in questa foto. Del resto, siamo o non siamo nella settimana di Ferragosto? Quel che mi ha piu' infastidito, pero', non e' stata tanto la calca quanto, invece, imbattermi nei soliti vandali che si sentono legittimati a portarsi a casa il "ricordino": una signora, incurante dei cartelli e del buon senso civico s'e' riempita una bottiglia di plastica fino all'orlo di quei sassolini perfettamente sferici e verdognoli che si trovano sul fondo delle vasche. Ora, alzi la mano chi non s'e' mai portato a casa neppure una piccola conghiglia dalla spiaggia in cui e' stato in vacanza... Ma che ci dovrai mai fare con due litri di sassolini?!?

Per una delle prossime discese ad Alvignano, ho gia' adocchiato un posto simile. Si trova qualche decina di km piu' a Nord, nella Val d'Orcia: i Bagni di San Filippo. Si tratta di un bosco all'interno del quale scorre un torrente alimentato da sorgenti di acqua calda che formano pozze dove è possibile immergersi all'ombra di maestose concrezioni di carbonato di calcio, simili a quelle che avevamo ammirato in Turchia, a Pamukkale. Sounds interesting...

Sono posti, oltretutto, dove come noto si mangia e si beve benissimo. Il consiglio per chi capita in zona e' la trattoria "Il Rifugio" a Manciano, dove ho portuto gustare gli ottimi prodotti locali: pappardelle al cinghiale innaffiate da un soave calice di Morellino di Scansano. Uhmmmm...

sabato, agosto 18, 2018

Prima tappa - Pisa


Non era la mia prima volta a Pisa, ma e' la prima volta che l'ho visitata con cosi' tanta cognizione di causa. Il merito e' di Pietro che mi ha indotto a studiarla a puntino, cosi' da arrivare preparato e poterla raccontare per filo e per segno. Cosi' una volta giunti al Campo dei Miracoli, la Torre pendente e' stato solo uno dei nostri obiettivi e neppure quello piu' urgente. 
Ci siamo, infatti, diretti subito al Camposanto, alla scoperta delle opere medievali che ci aveva illustrato Alberto Angela quest'inverno in TV. Parlo dei famosi dipinti di Buffalmacco, il pittore citato da Bocaccio nelle novelle di Calandrino, nel Decamerone: "Il Giudizio Finale" e "Il Trionfo della morte". Impressionante il racconto dei dannati arpionati dagli uncini e destinati a finire nei gironi dell'inferno, al centro del quale siede un enorme diavolo a tre teste che mangia, digerisce ed espelle i corpi dei malcapitati dal suo fondo schiena come fossero vili escrementi! "Papa', cosa bisogna fare per andare in Paradiso?", mi ha chiesto tutta preoccupata Giulia. Notevole anche la collezione di sarcofagi romani e di lapidi istoriate con gli stemmi delle casate nobiliari, cosi' come sorprendente per i bambini e' stato conoscere la storia delle catene appese al muro, ricordi di antiche battaglie, invettive ("Ahi Pisa vituperio delle genti..."), umiliazioni e riscatto.

La tappa successiva e' stata il Battistero, dove la vista conta meno dell'udito e l'esperienza sensoriale si trasforma quasi in magia: basta che la guida intoni una sequenza di note e l'eco prolungata della voce da vita ad un avvolgente coro polifonico. Chissa' che brividi deve dare ascoltare la voce potente di un vero soprano o di un tenore come Bocelli (peraltro pisano doc)! Sono certo che anche Pietro e Giulia avrebbero voluto emettere dei suoni o persino delle urla, ma - finita la dimostrazione - l'emozione li ha sopraffatti e dalle loro ugolette solitamente cosi' vivaci non e' uscito neppure un fiato.

Quindi e' stata la volta del Duomo, Santa Maria Assunta, che come noto e' uno scrigno di tesori e meraviglie da scoprire come il fine pulpito scolpito da Giovanni Pisano (e poi mezzo trafugato), il grande mosaico sul catino dell'abside di Cimabue, la ricca pavimentazione, l'ampio matroneo, la lampada sospesa di Galileo e il vaso delle nozze di Cana. Una visita stimolante per grandi e piccini.

E per ultimo, veniamo alla Torre. Naturalmente, la conoscevamo assai bene prima ancora di vederla dal vivo, dal momento che ce n'eravamo fatti una chiara idea guardando filmati presi da youtube, fonti di ispirazione per costruzioni pendenti in bella mostra nel soggiorno di casa. Memore di un vecchio ritornello che mi cantava la nonna Pina, avevo fatto anche ascoltare (e quindi stampare a memoria) la simpatica e famosa canzone "Evviva la Torre di Pisa" di Mario Latilla, che a breve compira' ottant'anni:

[...]

Quando la vedi ai tuoi occhi non credi
e una grande paura ti fa.
Ma come fa a stare in piedi?
Meglio tirarsi piú in lá.
Dopo s’infilan le scale, si sale,
si sale, e lei pende di piú.
Senti la testa girare
mentre ripeti anche tu:
Evviva la Torre di Pisa
che pende, che pende
ma sempre sta su.
Evviva la Torre di Pisa
che pende, che pende
e mai non vien giú.


[...]

Quello che mi fa impazzire e' che quasi nessun turista resista alla tentazione di scattarsi una foto nella classica posa di "sostenere" il monumento dal lato inclinato e cosi' i piloni che sorreggono le catene che delimitano il prato sembrano fatte apposta per offrire un piedistallo a queste improvvisate e divertenti sculture umane. Per mio diletto, ne ho fotografate diverse, disinteressandomi del soggetto principale. Alle sette della mattina successiva, io e Pietro eravamo di nuovo sul posto, per goderci il miracololoso campo e la sua piu' famosa meraviglia in un momento in cui quest'orda di personaggi per nulla originali nel migliore dei casi si stava alzando dal letto per fare colazione. Che sia messo agli atti che alle 06:30 eravamo davanti al murales "Tutto Mondo" di Keith Haring e alle 06:45 sul lungarno ad ammirare le guglie di Santa Maria della Spina stagliarsi contro le prime luci dell'alba. Orgoglio di padre...

PS: Non pensiate che la cosa fosse programmata! Dopo una notte in bianco dovuta al marmocchio aggrappato a cozza su un fianco entrambi non vedevamo l'ora di liberarci di quelle tormentose lenzuola...

venerdì, agosto 10, 2018

The data science poem


Data science is the place where a galaxy of stars
Try to solve all problems with pie charts and bars

Where choosing between “to be or not to be”
Is a matter of training a gradient boosted tree

I've had so much fun with all of you guys
So now I can barely believe to my eyes

This class is made of enpowered girls and HEROS
I did not say a collection of one hot encoded zeros!

There are Big Data & Machine Learning kind of black belt
Like Paola, Rossella & Dave: that's what I felt!

There are business value masters like Coco the spanish
And fashion bloggers, like Vanja & Virginia, the stylish

Python monsters like Filippo, baby Angelo and Jack:
I could swear it on Kaggle, Pandas and even Slack!

People addicted to ginger-based cocktails and cioccolato
Like some indians and balcanians with… "flag_immigrato"

There’s Rita from Lisbon, that is always in late
Beloved by the whole class, she’s the funniest mate

And super organized PM like Anna the Queen
Awesome but… pushy like I've never seen

There's Enrico our Steve Jobs and showman,
He did of his presentations an art, so glam!

The Ping-Pong challenge has been our daily game:
Knock proudly at the HUB, it’s not a silly shame!

I could tell you who, where, when and how
And that so much practice made me feel WOWWW

Few words also for our teachers, Oren and Viv:
If you had tough days with us, please forgive!

That's all for now dear data science friend
Please, keep in touch! Let it not be the end.

Enjoy your holidays, I wish you all the best
See you soon in September for BAU and the rest

End of Data Science training course

E così domani è l'ultimo giorno, la festa - perché per molti versi questo è stata - finisce qui, cala il sipario su due mesi fuori dal comune, caduti dall'alto senza alcun preavviso, come manna dal cielo. Che ci tenessi a farmi una cultura di Machine Learning e ad avere occasioni professioni in questo campo credo che all'interno del dipartimento in cui opero lo sapessero anche i sassi, per cui la proposta di frequentare il corso di formazione Lanchpad.AI non è arrivata in modo casuale. Ma è pur vero che ho dovuto decidere tra take it e leave it nel giro di poche ore: tutto è successo il pomeriggio di un bel venerdì di metà giugno, con l'inizio delle lezioni fissato per il lunedì successivo. A pensarci mi vengono ancora i brividi! Confesso che inizialmente mi ero convinto che la cosa non fosse praticabile, troppi rischi nel mollare di colpo le attività che stavo seguendo, senza aver avuto tempo e modo di organizzare una prolungata assenza. Poi alcuni colleghi che definirei "amici" (Thomas su tutti, ma anche Giorgio e Giuliano) e quell'angelo di mia moglie mi hanno dato la spinta che mi serviva per fare quel passo in avanti: d'accordo avere a cuore gli interessi dell'azienda, ma a quarant'anni suonati quando mi ricapita un'altra occasione come questa? Giusto pensare anche al mio sviluppo personale. Non so dire se ho avuto coraggio, ma sicuramente ho avuto fortuna, perché nonostante avessi davanti almeno quattro-cinque settimane di scadenze importanti, tra cui presentazioni al top management, ho tenuto botta e tutto è filato liscio. Preciso che senza l'aiuto del mio capo e della sollecitudine dei miei più stretti collaboratori (Valeria, Maurizio, Uwe e Daniel), stasera non starei qui a parlare di fortuna ma solo di grossi, grossissimi buchi neri. Ciò detto, ora posso guardare indietro e dire con certezza che rifiutare sarebbe stata solo una terribile occasione persa.

L'unico neo di tutta questa storia è che ora mi ritrovo in mano delle nuove competenze ma non vedo con chiarezza come queste possano dare forma concreta ad una evoluzione professionale, una svolta di carriera che mi consenta di lasciare alle spalle il ruolo che fin qui mi è stato cucito addosso per imboccare la strada nuova che con insistenza da qualche anno cerco di intraprendere. Questa incertezza mi uccide, davvero dopo aver investito due mesi così mi rimettono alla scrivania a seguire come nulla fosse le stesse cose di prima? Sarebbe insensato, ma non per questo improbabile. Qualcuno pensa e mo ha già detto più volte che la soluzione a questi dubbi sia fuori dal mio dipartimento o addirittura fuori dall'azienda, io per il momento sono di avviso contrario, per cui macero nel dubbio e aspetto Settembre. Sembrerà strano, ma io ho fiducia nel mio capo e fino ad ora non mi sono sbagliato, perché dovrei smettere di pensare positivo?

Esperienza molto appagante anche sul piano delle relazioni. I compagni di viaggio sono stati come un secondo dono inatteso, una sorpresa nella sorpresa. Potrei raccontare davvero tante cose di ciascuna di queste venti persone e dei momenti che ho condiviso con loro, da quelli goliardici, del gioco (il mitico ping pong "BAU" pomeridiano) e dei pranzi e delle serate festaiole a quelli della grande frustrazione per le frizioni con gli insegnanti, in cui abbiamo serrato i ranghi e abbiamo reagito in modo unito e compatto. Dire che siamo diventati amici forse è esagerato, ma resta comunque la sensazione che si sia creato un gruppo vero ("the galaxy of stars"), un capitale umano di grande valore. Non c'è dubbio che anche da questo punto di vista sono stati due mesi fuori dal comune. La festa finisce qui ma il gruppo, si spera, andrà avanti ancora a lungo.

Buon ferragosto e buone vacanze a tutti!

lunedì, agosto 06, 2018

Mio zio Arturo

La morte e' cosi'. Non te l'aspetti eppure lei è nascosta dietro all'angolo, coglie all'improvviso e porta via una persona cara con cui non avrai piu' modo di fare cose che davi per scontate e a cui da sempre eri abituato: parlare di politica, attualita' e tecnologia, di arte, mostre, archistar e stile, di lavoro, di ambizioni personali, dell'ultimo articolo scritto sul blog, delle reazioni che ha suscitato e del prossimo che gia' ti frulla in testa. La morte riduce ogni fremito al nulla, spezza il filo che ci tiene uniti, ripone bruscamente in un cassetto il copione di una storia in pieno svolgimento, che da quel momento non avra' piu' alcun seguito. Della persona estinta rimagono solo come orme impresse sulla sabbia, tracce più o meno incerte di una storia come tante altre, da ripercorrere all'indietro per non consegnarla all'oblio.

La fortuna di Arturo e' che ha lasciato un documento, un corpo artistico, che e' uno specchio fedele - anche se per forza di cose non esaustivo - della sua variegata personalita', per cui chi volesse conoscerlo (o riscoprirlo) non ha da fare altro che leggere il suo blog, i suoi magazine, ammirare i suoi quadri, le fotografie (meravigliose quelle alla sua amata Simona), le sue "sculture" digitali, i video e i cortometraggi che ha girato ed editato con grandissima cura e passione, i disegni di mobili, spazi e giochi di luce all'interno di una casa... Dentro ad ogni opera c'è un frammento ben riconoscibile della sua anima.

Ma nulla vi parlerà meglio di Arthur del suo blog. Mi ha sempre stupito il fatto che uno come lui partito da zero in fatto di cultura digitale abbia potuto sviluppare una "creatura" cliccata non meno di un milione di volte (!), numeri che il mio blog non fara' mai, pur essendo stato con tutta probabilita' la sua fonte di ispirazione originaria. Come avra' fatto? E pensare che non hai mai bazzicato i social (li detestava) e quindi non e' mai andato a pesca di follower nel mare magnum di Facebook, Twitter e Co. Il successo, se cosi' lo vogliamo definire, deriva dal solo fatto di aver condiviso con semplicita' e ironia la sua visione del mondo. Ma forse piu' di ogni altra cosa c'era da parte sua una grande capacita' di ascolto e una spiccata tensione all'empatia. Mai un commento cadeva nell'oblio senza ricevere una risposta, a tutti si rivolgeva con prontezza, garbo e sensibilita', mostrando un sincero interesse verso il sentire altrui. Mi pare che i ricordi che gli sono stati dedicati fin qui da parte dei suoi amici blogger ne siano una chiara testimonianza.

Mio zio Arturo, aveva 68 anni. L'estate scorsa, quando mi e' stata comunicata la notizia del decesso, mi trovavo ad Alvignano, presso la casa di mia cugina. Ci ho messo un pò a realizzare, me lo sono fatto ripetere al telefono per due o tre volte. Credo fosse davvero l'ultima cosa che mi potessi aspettare, ci eravamo visti a casa sua a metà Luglio, poco prima della mia partenza, con la scusa dei suoi problemi con il WiFi. Avevamo parlato del più e del meno, mi aveva mostrato con orgoglio il nuovo studio che aveva appena finito di sistemare nella ex camera di Mattia, con i quadri, le fotografie e persino la stampa della sua laurea che era saltata fuori da chissà dove. Faccio ancora fatica ad accettare l'idea che non ci sia piu', mi ci e' voluto un anno per riuscire a parlarne, liberando dei pensieri rimasti strozzati in gola.

Eppure di lui potrei dire mille cose, a partire dal fatto che era uno zio sui generis. Da piccolo l'ho visto ben poco, praticamente sapevo a mala pena chi fosse. Il nostro rapporto, sostanzialmente, e' cominciato ai tempi della mia laurea. Nelle settimane in cui - trapano e squadra alla mano, sistemavamo insieme la casa in via del Lazzaretto, il legame si e' fatto cosi' intenso e stretto che ho cominciato a sentirmi un po' come il figlio che non ha mai avuto. Chissà, forse anche mia sorella avra' sentito la stessa cosa, nelle circostanze simili del suo matrimonio. Dopo anni trascorsi alla larga dalla famiglia, dipinto un po' da tutto il "clan" come l'anima ribelle o come lo scapestrato, la pecora nera, l'uccel di bosco, etc.. ad un certo punto, nel mezzo del cammin della sua vita gli è scattato qualcosa in testa e ha deciso di riavvicinarsi progressivamente all'ovile. Con i suoi tempi e con i suoi modi. Ma e' grazie a lui, per dirne una, se mia nonna ha ricucito i rapporti con suo fratello Pippo, con cui non si parlava da almeno dieci anni. Aveva capacita' di relazione non comuni.

Adorava l'universo femminile, del quale era un fine conoscitore, dotato com'era di antenne speciali per captarne ogni piu' leggera vibrazioni, e ne era senz'altro ricambiato. A parte le storie d'amore con le quattri donne piu' importanti della sua vita (ci metto dentro anche mia nonna), non si contano le schiere di donne che si contendevano la sua amicizia. Non ricordo, al contrario, rapporti affettivi con il genere maschile, eccezion fatta forse per Genio e, negli ultimissimi anni, per mio padre, l'unico uomo che credo sia riuscito a gestirne fino in fondo l'ingombrante presenza. Andare d'accordo con Arturo, nel mondo reale, non era sempre una passeggiata.

Architetto e arredatore d'interni. Pittore e musicista autodidatta. Regista e Art director. Scultore digitale. Designer. Anima giocosa delle feste, ma anche rapido all'ira e spaventoso nelle sue sfuriate. Godereccio, sognatore, fumatore di pipa, ma pure perennemente irrequieto e con la testa in fermento. Genio creativo e talento discontinuo. Quante cose e quante altre di sicuro ora mi sto dimenticando! Voglio chiudere con il ricordo piu' prezioso. Aveva un cuore grande e generoso, sempre pronto a dire si'. Non dimentichero' mai le sue visite in ospedale, durante i miei giorni piu' difficili: ovunque tu sia, caro zio, per questo ti diro' sempre eternamente GRAZIE!

Riposa in pace.    

lunedì, giugno 18, 2018

Il Decamerone secondo la nostra lingua



Tutto nacque da una caduta in bicicletta e da una temporanea infermita' fisica che ti costrinse a rimanere chiuso in una stanza per qualche mese e a trovare quindi un'occupazione sufficientemente interessante per riempire il tanto tempo libero che ti si parava davanti. Vent'anni sono passati da allora, dai tempi di quella prima bozza che gia' era di ottima fattura, fresca e vivace, ma a cui allora nessun editore volle prestare attenzione. Il manoscritto fini' in un cassetto, non dico dimenticato, ma per lo meno messo da parte assieme a tante speranze.

Fino ad oggi, giorno della pubblicazione: bravo papà, ce l'hai fatta! Sono davvero felice per te. Hai avuto la forza di portare a termine un'opera titanica, con risultati a mio giudizio davvero felici (un giudizio di parte? Leggere per credere!). Ma non parlo del solo scrivere, che già era tanto visto il genere letterario, ma anche del trovare tempi e modi giusti per pubblicare il libro e quindi, ora, di farlo conoscere e apprezzare da un variegato pubblico. Partendo da una semplice idea, sei riuscito a dare forma e sostanza ad una passione giovanile e ora stai creando attorno a te un vero e proprio "movimento" fatto di persone, amici e cultori dei grandi classici che da qui in avanti, ne sono certo, daranno una mano a far crescere questa splendida creatura. La cura, la tenacia e la grande forza d'animo che hai speso in tutti questi mesi non potevano condurre ad un epilogo diverso. Io ti auguro che questo sia solo l'inizio di un percorso ricco di soddisfazioni.

PS: Bravo papa' e... brava mamma che sei stata il motore silenzioso di questo scatto d'orgoglio.

sabato, maggio 12, 2018

Fine della spiaggetta?



Per noi è uno dei luoghi più amati: la "spiaggetta" del Parco delle Cave, in riva al laghetto della cava Cabassi. Gli abitanti di Baggio non mancano di metterti in guardia sulla salubrità del posto: pare che sul fondale giacciano rifiuti e scorie di ogni genere. Lo reputo più che possibile, anzi del tutto probabile, visto quello che hanno trovato a poche centinaia di metri più in là, nell'area della ex-cava di Geregnano. Tuttavia il richiamo di una lingua di sabbia (a Milano!) dove i bambini possono giocare in tutta libertà, vestiti o in mutande, pucciando mani e piedi nell'acqua, per noi è sempre stato troppo forte. Una volta scoperto, ci siamo tornati spessissimo, soprattutto in bicicletta con i bambini infilati nei seggiolini, fino ad eleggerlo appunto meta del cuore.

Naturalmente, il posto è conosciutissimo e gettonatissimo da un sacco di gente che abita nei quartieri limitrofi e così, da Maggio a Settembre e soprattutto nei weekend estivi brulica di famiglie e bambini con palette e secchielli che scavano e sguazzano, ma anche di tanti anziani che chiacchierano oziosamente sotto al sole. Un'estate che l'ho frequentato quasi giornalmente ci trovavo sempre un gruppetto di sciure-lucertola di una certa età, super-organizzate con stuoie, spray, creme, etc... votate al culto della tintarella perfetta. In fondo, è un'alternativa "povera" ma comunque gradevole a più blasonate vacanze al mare.

Ma ora un'iniziativa del Comune minaccia la scomparsa della spiaggetta: l'area è stata recintata e un cartello recita che lì nascerà un canneto. Evidente l'intenzione da parte degli amministratori di cancellare l'uso ludico dell'area da parte di bambini e famiglie, immagino per paura che qualcuno si faccia male, visto che non c'è sorveglianza. Peccato! Non si poteva invece investire e creare una spiaggia vera e propria come quella che c'è all'Idroscalo? Mi sembra che si sia persa un'altra occasione per scommettere sulla valorizzazione delle periferie.